12 maggio
San Leopoldo Mandić
Sacerdote cappuccino, confessore
Aggiornato il 30 ottobre 2026
Dalle Bocche di Cattaro ai Cappuccini
Leopoldo nacque il 12 maggio 1866 a Castelnuovo di Cattaro, sulle Bocche di Cattaro, allora nell'Impero austriaco e oggi in Montenegro. Era il penultimo dei figli di Pietro Mandić, in una famiglia croata cattolica, e al battesimo ricevette il nome di Bogdan Ivan, cioè Adeodato Giovanni. In città c'era un convento di Cappuccini veneti, e il ragazzo, frequentandolo, sentì il desiderio di farsi frate.
A sedici anni lasciò la famiglia e la sua terra per il seminario dei Cappuccini di Udine. Il 2 maggio 1884, a Bassano del Grappa, vestì l'abito francescano e prese il nome di fra Leopoldo. Studiò filosofia e teologia a Padova e a Venezia, e il 20 settembre 1890 fu ordinato sacerdote nella basilica della Madonna della Salute, a Venezia.
Il sogno dell'Oriente
Fin dal 1887 Leopoldo si sentì chiamato a lavorare per l'unione fra i cristiani orientali separati e la Chiesa cattolica, e chiese di partire missionario per la sua terra. I superiori non glielo permisero: era di costituzione fragile e aveva un difetto di pronuncia che gli impediva di predicare. Fu mandato invece a confessare, in vari conventi: Venezia, Zara, Bassano del Grappa, Capodistria, Thiene.
Leopoldo non rinunciò al suo ideale, ma lo trasformò. Si impegnò con un voto a offrire preghiere, sofferenze e lavoro per l'unità dei cristiani, e decise che ogni persona venuta a chiedere il suo ministero sarebbe stata per lui il suo Oriente.
Il confessore di Padova
Nel 1909 arrivò al convento di Santa Croce a Padova, che lasciò soltanto per due brevi parentesi. Durante la Prima guerra mondiale, nel 1917, poiché non aveva voluto rinunciare alla cittadinanza austriaca, fu mandato al confino in alcuni conventi della Campania; tornò a Padova nel 1919. Nel 1923 fu trasferito a Fiume, ma dopo poche settimane, su richiesta dei padovani, i superiori lo rimandarono indietro.
Da allora la sua vita si svolse quasi tutta in una piccola cella che faceva da confessionale. Vi passava molte ore al giorno e accoglieva moltissime persone, che arrivavano anche da fuori città. Era basso di statura, malaticcio, parlava con fatica, e chi lo conobbe ricorda soprattutto la sua pazienza e la sua bontà. Giovanni Paolo II disse di lui che sapeva fare una cosa sola: confessare.
La morte e la memoria
Negli ultimi anni si ammalò di un tumore all'esofago, ma continuò a confessare finché poté. All'alba del 30 luglio 1942, mentre si preparava a celebrare la Messa, perse i sensi; riportato a letto, ricevette l'unzione degli infermi e morì poco dopo, mentre i confratelli recitavano la Salve Regina. Il 14 maggio 1944 un bombardamento distrusse la chiesa e parte del convento, ma la sua cella-confessionale rimase in piedi; si racconta che egli lo avesse previsto.
Dal 1963 il suo corpo riposa in una cappella accanto alla chiesa dei Cappuccini di Padova, meta di pellegrinaggi. Paolo VI lo proclamò beato il 2 maggio 1976 e Giovanni Paolo II santo il 16 ottobre 1983. Di solito un santo si festeggia nel giorno della morte; per san Leopoldo, dopo la canonizzazione, la festa fu spostata al 12 maggio, giorno della nascita, ed è questa la data che si celebra a Padova. Il Martirologio Romano lo ricorda invece il 30 luglio. Con un decreto del 6 gennaio 2020 la Santa Sede lo ha riconosciuto patrono dei malati di tumore in Italia.
Domande frequenti
Quando si festeggia san Leopoldo Mandić?
Il 12 maggio, giorno della sua nascita nel 1866: dopo la canonizzazione la festa fu fissata in questa data, celebrata in particolare a Padova. Il Martirologio Romano lo ricorda invece il 30 luglio, giorno della sua morte nel 1942.
Di che cosa è patrono san Leopoldo Mandić?
È patrono dei malati di tumore in Italia, per un decreto della Santa Sede del 6 gennaio 2020. Egli stesso morì di un tumore all'esofago.
Dove si trova il corpo di san Leopoldo Mandić?
A Padova, nella cappella a lui dedicata accanto alla chiesa dei Cappuccini di piazzale Santa Croce, dove si può visitare anche la cella in cui confessava.
Perché san Leopoldo è chiamato il santo della confessione?
Perché per decenni passò gran parte delle sue giornate a confessare, a Padova. Giovanni Paolo II lo canonizzò nel 1983 indicandolo come modello dei confessori.
A Padova, san Leopoldo (Bogdano) da Castronuovo Mandic, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che arse di zelo per l’unità dei cristiani e dedicò tutta la vita al ministero della riconciliazione. — Martirologio Romano