30 marzo
San Ludovico (Arcangelo) Palmentieri da Casoria
Sacerdote francescano, fondatore
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la conversione
Arcangelo Palmentieri nacque a Casoria, in provincia di Napoli, l'undici marzo 1814. Era il terzo dei cinque figli di Candida Zenga e Vincenzo Palmentieri. Il padre Vincenzo Palmentieri faceva il vinaio, garantendo alla famiglia una vita semplice e laboriosa. Sentendo la chiamata del Signore, vestì il saio dei Frati Minori Alcantarini il diciassette giugno 1832. All'atto della vestizione assunse il nome di fra Ludovico, iniziando un cammino di radicale sequela evangelica. Compì gli studi necessari come novizio presso Nola, preparandosi al sacerdozio. Fu ordinato sacerdote il quattro giugno 1837, coronando il desiderio di donarsi interamente a Dio e ai fratelli. Gli fu inizialmente affidato l'insegnamento di matematica e fisica nei seminari del suo Ordine, un incarico che svolse con dedizione. Tra il 1847 e il 1848 visse una malattia e un'intensa esperienza di grazia da lui definita lavacro, che diede un nuovo corso alla sua vita, orientandola decisamente verso le forme più alte e concrete della carità cristiana.
Le prime opere e la carità napoletana
Guidato dal nuovo fervore spirituale, si dedicò al rilancio del Terz'Ordine di San Francesco. Istituì una farmacia-infermeria per i frati malati e per i sacerdoti poveri del Terz'Ordine. Istituì una piccola infermeria per i confratelli e per i sacerdoti terziari poveri presso il convento napoletano di San Pietro ad Aram. L'infermeria fu poi ingrandita e trasferita presso Capodimonte. Alloggiò i frati malati e i sacerdoti poveri in un edificio a Scudillo di Capodimonte in Napoli, chiamato La Palma. Estese ben presto la sua carità ai piccoli scugnizzi che vagavano per le strade di Napoli, offrendo loro riparo e istruzione.
La missione per l'Africa e le fondazioni
Ricevette il suggerimento da don Niccolò Giovanni Battista Olivieri, fondatore della Pia Opera del Riscatto, di occuparsi dei giovanissimi africani condotti in Occidente come schiavi. Don Niccolò Giovanni Battista Olivieri era originario di Genova e per lui è in corso la causa di beatificazione. Nel 1854 accolse i primi due bambini africani affidatigli da don Olivieri, chiamati Giuseppe Rab e Giuseppe Morgian, con risultati confortanti. Ideò il progetto di reclutare i missionari fra gli stessi indigeni sintetizzandolo nella frase L'Africa deve convertire l'Africa. Ottenne le approvazioni dei superiori e il beneplacito reale per il suo progetto. Nel 1856 riunì nel convento La Palma allo Scudillo nove bambini di colore e li indirizzò agli studi. Alcuni dei bambini di colore furono battezzati solennemente dal cardinale arcivescovo di Napoli. Nel 1857 ottenne che il re Ferdinando II riscattasse dodici bambini africani. Andò personalmente ad Alessandria d'Egitto a prendere i dodici bambini riscattati dal re. Nonostante le offerte economiche provenienti da ogni parte, specialmente dalla Germania, i locali de La Palma divennero presto insufficienti. Falliti i tentativi di acquistare un edificio adiacente, il re intervenne espropriandolo e donandolo a padre Ludovico. Incontrò madre Anna Lapini, fondatrice delle Povere Figlie delle Sacre Stimmate di San Francesco d'Assisi, note come Suore Stimmatine e Venerabili dal 2003. Madre Anna Lapini era fiorentina. Affidò a madre Anna Lapini un progetto analogo per l'educazione delle bambine. Il collegio delle Morette e la Casa delle Stimmatine a Capodimonte furono inaugurati il dieci maggio 1859. Nel collegio delle Morette venivano educate dodici bambine africane insieme alle fanciulle povere della città. Nel 1859 fondò i Terziari Francescani della Carità, detti Frati Bigi dal colore del saio, ora non più esistenti. Cinque anni dopo fondò le Suore Francescane Elisabettine, dette Bigie. La Sacra Congregazione di Propaganda Fide gli affidò la stazione missionaria africana di Scellal. A Scellal fondò un Istituto di missionari e un ospedale. Dovette chiudere l'ospedale di Scellal un anno dopo per mancanza di fondi. Il diciassette settembre 1871 fondò ad Assisi l'Istituto Serafico per i bambini disabili, dedicandolo a san Francesco.
Relazioni spirituali e ultimi anni
Seppe muoversi diplomaticamente durante la caduta dei Borbone e l'avvento del Regno d'Italia, risultando benvoluto e considerato da tutti per la sua rettitudine. Ebbe molti grandi amici dello spirito tra cui Caterina Volpicelli, alla quale suggerì di dedicarsi alla diffusione del culto al Sacro Cuore a Napoli. Caterina Volpicelli fondò in seguito le Ancelle del Sacro Cuore ed è Santa dal 2009. Fu ispiratore dell'avvocato Bartolo Longo, Beato dal 1986, nella fondazione delle opere annesse al Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Morì a Napoli il trenta marzo 1885 all'età di settantuno anni. Il suo corpo è sepolto presso l'Ospizio Marino in via Posillipo 24 a Napoli. L'Ospizio Marino fu istituito dallo stesso padre Ludovico per i pescatori poveri e malati della zona.
Il cammino sacerdotale
Il percorso di San Ludovico ha inizio a Casoria, sua terra natale, per poi svilupparsi attraverso un fecondo ministero sacerdotale. Dopo aver completato gli studi a Nola, riceve l'ordinazione nel 1837, avviando una missione che lo porta a operare tra Casoria, Napoli, Assisi e Alessandria. La sua vocazione non conosce confini geografici, poiché il suo sguardo è costantemente rivolto verso le necessità degli oppressi e dei bisognosi. Nel 1859 fonda i Terziari Francescani della Carità, seguiti nel 1864 dalla nascita delle Suore Francescane Elisabettine, congregazioni destinate a proseguire la sua missione di dedizione verso il prossimo. Il culmine della sua opera caritatevole si manifesta nel 1871 ad Assisi, dove istituisce l'Istituto Serafico, una realtà pionieristica concepita per accogliere e curare i bambini affetti da disabilità. Parallelamente a queste istituzioni, San Ludovico si distingue per un impegno civile e spirituale di grande portata: la promozione del riscatto e dell'educazione dei bambini africani vittime della schiavitù. La sua vita, conclusasi a Napoli nel 1885, rappresenta una sintesi mirabile tra la contemplazione del mistero di Dio e l'azione instancabile in favore degli uomini. Ogni sua iniziativa nasceva dalla profonda convinzione che il servizio ai poveri fosse la forma più alta di preghiera e di fedeltà al carisma di San Francesco d'Assisi.
Il ricordo liturgico
La Chiesa universale celebra la memoria di San Ludovico da Casoria il trenta marzo, giorno che invita i fedeli a riflettere sulla fecondità del suo ministero sacerdotale. Oltre a questa data, la devozione liturgica ricorda con particolare intensità il diciassette giugno, anniversario della sua vestizione religiosa, momento fondante della sua consacrazione a Dio. La canonizzazione solenne, avvenuta il ventitré novembre duemilaquattordici per mano di papa Francesco, ha confermato la santità di questo umile figlio di Napoli, elevandolo agli onori degli altari come esempio universale di carità operosa. Il suo culto non si esaurisce nel ricordo storico, ma si rinnova quotidianamente nelle opere fondate dal Santo, che continuano a offrire speranza e dignità a chi vive nella sofferenza. San Ludovico rimane un faro di luce per coloro che cercano di vivere il Vangelo con coerenza, ricordando che la santità si costruisce nel quotidiano, attraverso gesti di accoglienza e un amore che non esclude nessuno.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Ludovico Palmentieri da Casoria?
San Ludovico si festeggia il 30 marzo, giorno della sua morte, mentre la sua ricorrenza liturgica si celebra il 17 giugno, nell'anniversario della sua vestizione religiosa.
Quali furono le tappe principali della sua glorificazione?
Fu beatificato da san Giovanni Paolo II il 18 aprile 1993 e successivamente canonizzato da papa Francesco il 23 novembre 2014.
A Napoli, beato Ludovico (Arcangelo) Palmentieri da Casoria, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, che, spinto da ardore di carità verso i poveri di Cristo, istituì le due Congregazioni dei Fratelli della Carità e delle Suore Francescane di Santa Elisabetta. — Martirologio Romano