6 settembre
San Magno di Fussen
Abate
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e le fonti agiografiche
La ricostruzione della vita di san Magno si fonda su un testo noto come la Vita di san Magno, la cui redazione è frutto di un'opera collettiva stratificata nel tempo. Gebele, Bigelmair e altri studiosi hanno ipotizzato che Teodoro, fedele compagno del santo, abbia scritto la prima agiografia basandosi su indicazioni dirette. Ermenrico di Ellwangen, deceduto nell'ottocento settantaquattro, avrebbe successivamente ampliato questo testo primario. Un terzo autore rimasto ignoto avrebbe aggiunto una prima parte all'opera intorno all'ottocento novanta, in occasione del trasferimento delle reliquie del santo a San Gallo, in Svizzera. Otloh di Sant'Emmerano avrebbe infine redatto la versione definitiva della Vita di san Magno, limitando tuttavia il suo intervento a un abbellimento di carattere letterario. In epoca recente, lo studioso Coens ha avanzato diverse critiche verso la ricostruzione storica di questa redazione a più mani, ritenendo che l'unico dato certo sia la circolazione della versione completa già nel decimo secolo. Coens ritiene probabile che l'idea della stesura sia nata a Füssen e che la composizione effettiva sia avvenuta ad Augusta, sebbene le modalità precise di compilazione rimangono oscure. La prima parte della Vita sostiene che Magno fosse originario dell'Irlanda e che sia giunto nel continente al seguito dei santi Colombano e Gallo. San Colombano è morto nel seicentindiciassette e san Gallo è morto all'incirca nel seicentoquaranta. La prima parte del testo identifica inoltre Magno con Magnoaldo, amico di san Gallo. Se la datazione di tali avvenimenti fosse vera, Magno avrebbe avuto oltre centocinquanta anni al momento della morte nel settecentosettantadue. È stato tuttavia riconosciuto precocemente che tali informazioni giovanili sono dettagli tratti dalle Vite di Colombano e Gallo e adattati alla figura di san Magno. Magno era probabilmente un ladino divenuto monaco nel monastero di San Gallo.
L'opera missionaria nell'Allgäu
Bigelmair ipotizza che nel settecentoquarantasei, a seguito dell'occupazione dell'Alemannia da parte dei Franchi, il vescovo Wikterp di Augusta abbia incaricato il sacerdote Tozzo di far venire monaci da San Gallo per evangelizzare l'Allgäu pagano, sebbene la Vita non menzioni esplicitamente questa iniziativa. La seconda parte della Vita inizia raccontando la partenza da San Gallo di Magno e del confratello Teodoro insieme al sacerdote Tozzo, avvenuta dopo la morte di san Gallo e in adempimento a una profezia di san Colombano. La seconda parte del testo contiene elementi storici reali, pur includendo episodi di lotte contro draghi e serpenti. I tre viaggiatori sono giunti a Kempten passando per Bregenz, situata sul lago di Costanza. Teodoro si è stabilito a Kempten con mansioni missionarie, ma è ritornato dopo poco tempo a San Gallo. Magno e Tozzo si sono diretti ad Epfach, dove il vescovo Wikterp ha assegnato a Magno il territorio di Füssen come zona di missione. Lungo il tragitto verso Füssen, Magno ha fondato una chiesa a Waltenhofen, ipoteticamente nei pressi di Kempten. Tozzo è rimasto a Waltenhofen in veste di sacerdote, per poi succedere a Wikterp nella carica vescovile dopo la morte di quest'ultimo nel settecentosettantuno. Magno ha attraversato il fiume Lech e ha fondato un insediamento a Füssen, indicato come ad fauces. Il vescovo Wikterp ha inviato a Füssen alcuni chierici affinché diventassero discepoli di Magno. Attorno a Magno è sorta una comunità monastica regolata dalla norma di san Benedetto, e san Magno ha ricoperto la carica di abate presso il monastero di Füssen, situato in Baviera, nell'attuale Germania. Il re Pipino il Giovane, su richiesta del vescovo Wikterp, ha donato un fondo terriero alla comunità monastica tra il settecentocinquantuno e il settecentocinquantaquattro. Magno ha svolto la sua attività evangelizzatrice da Füssen per circa ventisei anni, periodo di cui si conservano poche notizie. Il vescovo Wikterp ha ordinato sacerdote san Magno. L'impegno sociale di Magno si è manifestato nel tentativo di riattivare le miniere del vicino monte Säuling, i cui proventi dovevano servire a prestare soccorso ai poveri. La morte di san Magno è avvenuta nell'anno settecentosettantadue, precisamente il sei settembre settecentosettantadue a Füssen, all'età di settantasei anni, secondo quanto riportato dalla Vita.
Il culto e la diffusione delle reliquie
Tra l'ottocentoquarantatré e l'ottocentoquarantotto è stata edificata una chiesa sopra la tomba del santo. In concomitanza con la costruzione della chiesa, forse durante un sinodo tenuto a Magonza nell'ottocentoquarantasette, è stata decretata la riesumazione e l'esposizione dei suoi resti. Le spoglie mortali di san Magno sono tuttavia andate perdute a partire dall'undicesimo secolo. Il nome di san Magno figura nei calendari liturgici a partire dall'epoca del sinodo dell'ottocentoquarantasette. Molte chiese sono state dedicate a san Magno, in particolare nelle regioni della Svevia, della Baviera, del Tirolo e della Svizzera. La presenza del culto di san Magno è documentata a Colonia nel decimo secolo. A partire dal tredicesimo secolo la venerazione del santo si è diffusa in quasi tutta la Germania. Un priorato benedettino intitolato a san Magno è stato fondato nel mille e dieci a Colbitz, in Sassonia. Il monastero di Colbitz è successivamente passato all'ordine dei Premostratensi, e presso questa comunità il titolare è stato erroneamente ritenuto un santo martire locale. La festività liturgica di san Magno si celebra il sei settembre nelle diocesi di Augusta, Monaco, Frisinga, Bressanone e Coira. San Magno è soprannominato apostolo dell'Allgäu ed è riconosciuto come uno dei santi più popolari dell'area bavarese. Si riteneva che Magno avesse ereditato da san Colombano un bastone pastorale chiamato combutta, impiegato per la benedizione dei campi coltivati contro le infestazioni di insetti. In invocazione della protezione di san Magno contro le tempeste, si usava suonare campane a lui intitolate e benedire l'acqua. A partire dal quindicesimo secolo il santo è stato spesso affiancato al gruppo dei santi Ausiliatori.
L'iconografia e le rappresentazioni artistiche
Nell'iconografia tradizionale Magno viene rappresentato in abito monastico. Konrad Kunze è l'autore della sezione iconografica sul santo, mentre Angelo Maria Raggi è l'autore della scheda o di una sezione del testo. Una miniatura contenuta in un codice del decimo secolo conservato a San Gallo costituisce una delle rappresentazioni più antiche di san Magno, in cui il santo indossa abiti monastici e l'unico attributo specifico presente è il bastone abbaziale. Al bastone abbaziale di san Magno era attribuita la capacità miracolosa di uccidere serpenti e altre creature nocive. I serpenti e gli animali immondi raffigurati simboleggiano il paganesimo sconfitto dall'opera di evangelizzazione del santo, e nelle opere d'arte il paganesimo sconfitto è solitamente rappresentato da un drago sottomesso ai piedi del santo. Nelle raffigurazioni artistiche il santo è spesso ritratto nell'atto di restituire la vista a un cieco, e gli attributi iconografici tipici di san Magno sono il libro, il pastorale e un drago alato. Nelle statue del sedicesimo secolo conservate al Museo Nazionale Bavarese di Monaco e nella chiesa parrocchiale di Grossengstingen, nel Württemberg, san Magno è raffigurato a capo scoperto e con un libro in mano. Sulla volta dell'antica chiesa abbaziale di Füssen si trova un ciclo di affreschi incentrato sugli episodi della vita del santo, e un ulteriore ciclo figurativo è affrescato nella chiesa dei Premostratensi a Schussenried, in Svevia. Il pittore Johan Zick ha realizzato sia il ciclo di affreschi di Schussenried sia quello di Füssen. Tra le scene biografiche più comunemente rappresentate figura l'episodio della pecora che svolge il ruolo di servitrice per il santo. Un altro episodio frequente riguarda la conversione dell'orso che aveva mangiato le mele selvatiche destinate al sostentamento di san Gallo e san Colombano. Un episodio ricorrente nelle raffigurazioni mostra un angelo nell'atto di donare della moneta d'oro al santo.
Il cammino monastico
Il percorso terreno di San Magno ebbe inizio nell'anno seicentonovantasei. La sua vocazione trovò il primo terreno fertile nel convento di San Gallo, dove egli abbracciò la vita monastica con spirito di umiltà e obbedienza. In questo luogo di silenzio e di preghiera, Magno maturò la propria disciplina interiore, preparandosi alla missione che lo attendeva. La sua dedizione non rimase confinata entro le mura del monastero, ma si estese con vigore apostolico attraverso le terre dell'Allgau. Per ventisei lunghi anni, egli percorse quelle regioni, portando il messaggio del Vangelo e fondando, in nome di Cristo, una comunità monastica a Fussen.
Guidato dalla regola benedettina, San Magno seppe dare una struttura solida alla vita dei monaci, ponendo la preghiera e il lavoro al centro di ogni giornata. Il suo prestigio e la bontà delle sue intenzioni furono riconosciuti anche dalle autorità civili del tempo, in particolare dal re Pipino il Giovane, il quale volle sostenere l'opera del santo concedendo generose donazioni di terre. Questi beni non furono mai visti da San Magno come un privilegio personale, ma come un mezzo per servire la comunità. Egli, infatti, si distinse per una visione sociale rara per l'epoca, tentando di avviare l'estrazione di minerali nelle cave locali, con il nobile intento di procurare lavoro e sollievo economico ai poveri che vivevano nel territorio. La sua esistenza si concluse nell'anno settecentosettantadue, proprio a Fussen, lasciando dietro di sé una scia di santità che ha attraversato i secoli, testimoniando la bellezza di una vita spesa totalmente per l'edificazione del regno di Dio.
Il culto e la memoria
La figura di San Magno di Fussen è venerata con profonda devozione nelle diocesi di Augusta, Monaco, Frisinga, Bressanone e Coira, dove il ricordo della sua missione continua a nutrire la fede dei fedeli. Il legame con il santo si manifesta in modo particolare attraverso la preghiera, che invoca la sua intercessione per le necessità quotidiane che affliggono il mondo rurale. Egli viene infatti invocato con fiducia come protettore dell'agricoltura, affidandogli la custodia dei frutti della terra e il buon esito del lavoro nei campi.
Oltre alla protezione delle messi, la pietà popolare riconosce in San Magno un intercessore potente contro le avversità naturali, in particolare per la difesa contro gli insetti dannosi e i temporali che minacciano la sicurezza delle case e delle coltivazioni. Questa fiducia, tramandata di generazione in generazione, attesta quanto profonda sia stata l'impronta lasciata dal santo nel cuore delle genti che hanno beneficiato della sua opera. Celebrare la sua memoria il sei settembre significa, per ogni fedele, rinnovare il proposito di affidare alla cura di Dio le proprie fatiche, confidando nella protezione di chi, in vita, ha sempre guardato con amore e sollecitudine alle necessità del prossimo.
Domande frequenti
Quando si festeggia san Magno?
La festività liturgica di san Magno si celebra il sei settembre.
Di cosa è patrono san Magno?
San Magno è invocato per la protezione delle campagne dagli insetti e per la protezione dai temporali.
Nel monastero di Füssen nella Baviera, in Germania, san Magno, abate. — Martirologio Romano