11 novembre
San Menna d'Egitto
Eremita
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vita e il martirio
San Menna nacque in Egitto e, secondo il racconto leggendario, fu un soldato dell'esercito romano. Durante il servizio militare prestato a Cotyaeum in Frigia, fu colto dallo scoppio della persecuzione indetta da Diocleziano. In quella circostanza San Menna decise di lasciare l'esercito romano per intraprendere una vita di preghiera e austerità come eremita tra le montagne. Un giorno entrò nell'anfiteatro di Cotyaeum durante lo svolgimento dei giochi e si dichiarò pubblicamente cristiano. Fu immediatamente arrestato dopo la sua dichiarazione di fede e il presidente del tribunale ordinò di torturarlo e decapitarlo. Le spoglie mortali del santo furono riportate in Egitto e lì sepolte, mentre il martirologio colloca la memoria del martire oltre il lago Mareotide.
Il culto e i ritrovamenti archeologici
Sulla tomba di San Menna si verificarono numerosi miracoli che alimentarono un culto antichissimo, sebbene privo di prove storiche di supporto e fondato su una biografia originaria andata perduta e poi riscritta sfruttandone un'altra, forse quella del martire San Gordio. Nel luogo della sepoltura, a Bumma e noto come Karm Abu-Mina nei pressi di alessandria d'Egitto, fu edificato un sepolcro che rimase meta di pellegrinaggi fino all'invasione araba del settimo secolo. Tra il millenovecentocinque e il millenovecentootto furono scoperte le rovine di una basilica, un monastero, delle terme e alcune piccole fiale a Karm Abu-Mina. Le fiale scoperte recavano l'iscrizione Ricordo di San Menna e venivano utilizzate per attingere acqua da un pozzo situato accanto al reliquiario. Fiale simili ritrovate in Africa ed Europa servivano presumibilmente per custodire l'olio prelevato dalle lampade della basilica del santo, testimoniando l'antica devozione tributata in suo onore.
La vita e il martirio
San Menna d'Egitto nacque in una terra feconda di spiritualità, dove il silenzio del deserto favoriva l'incontro con il divino. La sua vocazione di eremita lo condusse a una solitudine abitata dalla preghiera, in un impegno costante di ascesi e contemplazione. Tuttavia, la storia della Chiesa non gli chiese soltanto il silenzio, ma anche il coraggio della testimonianza pubblica. Quando la persecuzione di Diocleziano si abbatté contro i cristiani con inaudita violenza, San Menna non rinnegò il suo legame con il Signore. Egli affrontò il martirio in Egitto nell'anno trecento, offrendo il suo corpo e la sua vita come sacrificio gradito a Dio. Il suo passaggio da questa terra non fu un termine, ma l'inizio di una presenza duratura che ha segnato profondamente la storia religiosa del territorio, estendendosi fino a Cotyaeum.
Dopo la sua morte, il luogo della sepoltura, identificato presso il sito di Bumma non lontano da Alessandria, divenne rapidamente un centro di fervente venerazione. La memoria del martire attirò folle di pellegrini che cercavano conforto e intercessione presso la sua tomba. Fino al settimo secolo, il sito di Bumma rappresentò uno dei luoghi sacri più significativi d'Egitto. La riscoperta delle strutture monumentali, avvenuta nei primi anni del ventesimo secolo, ha permesso di testimoniare concretamente la grandezza della basilica eretta in suo onore e la diffusione delle fiale votive, contenenti solitamente olio benedetto, che i pellegrini portavano con sé come segno tangibile della protezione di San Menna. Questa eredità archeologica ci parla ancora oggi di una fede vissuta con semplicità, capace di unire uomini e donne di ogni condizione nel ricordo di un uomo che ha saputo donare tutto per amore della verità.
Il culto e la memoria
Il culto di San Menna d'Egitto si è radicato nel tempo grazie alla forza dell'esempio e alla devozione dei credenti, che hanno trovato nella sua figura un intercessore potente. La sua commemorazione liturgica, fissata all'undici novembre, trova il suo centro ideale presso il lago Mareotide, dove si rinnova il legame tra la terra egiziana e il ricordo del martire. La devozione popolare, nel corso dei secoli, ha attribuito a San Menna il patrocinio sugli oggetti smarriti. Questa particolare protezione, che può apparire umile, racchiude in sé il senso della ricerca spirituale e materiale, affidando alla sapienza del santo le cose che sembrano perdute per sempre nel tumulto della vita quotidiana.
Ogni pellegrino che giungeva a Bumma portava con sé la speranza di un rinnovamento interiore, e le fiale votive ritrovate testimoniano quanto fosse viva l'esigenza di portare con sé una benedizione che varcasse i confini del luogo sacro. San Menna ci insegna che il martirio non è soltanto un evento del passato, ma una luce che illumina le oscurità del presente, aiutandoci a ritrovare ciò che conta veramente nelle nostre giornate. La sua figura, sobriamente custodita nel martirologio, continua a intercedere per noi, ricordandoci che ogni smarrimento umano può essere ricondotto alla pace di Dio attraverso il costante affidamento alla sua protezione.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Menna d'Egitto?
La festa di San Menna d'Egitto si celebra il undici novembre.
Di cosa è patrono San Menna?
San Menna è particolarmente invocato dai fedeli per ritrovare gli oggetti smarriti.
Oltre il lago Mareotide in Egitto, san Menna, martire. — Martirologio Romano