Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

14 febbraio

San Metodio

Vescovo, apostolo degli Slavi

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la fraternità nella santità

Esistono nella storia della Chiesa cristiana molti casi luminosi di fratelli che condivisero non soltanto il vincolo di sangue, ma anche la straordinaria vocazione alla santità e al servizio divino. Tra i patriarchi dell'Antico Testamento si ricordano Mosè e Aronne, così come nel Nuovo Testamento rilucono gli apostoli Pietro e Andrea. La tradizione cristiana custodisce la memoria di altri fratelli insigni, come i martiri Cosma e Damiano, i protomartiri russi Boris e Gleb, e figure più vicine ai nostri tempi quali Annibale Maria e Francesco Maria Di Francia, Paolo della Croce e Giovanni Battista Danei, Giovanni Maria e Luigi Boccardo, Antonio e Marco Cavanis, oppure Flavio e Gedeone Corrà. In questo novero di fraternità consacrata al Signore si inseriscono pienamente San Metodio e suo fratello Cirillo, il cui nome di battesimo era Costantino.

I due fratelli nacquero all'inizio del nono secolo a Tessalonica, città greca appartenente all'Impero Bizantino. Erano figli di una nobile famiglia greca; il padre si chiamava Leone e svolgeva l'incarico di drungario della città, godendo di un elevato status sociale. La Vita Cyrilli tramanda che Cirillo era il più giovane di sette fratelli, all'interno di una famiglia che offrì loro una solida educazione e una spiccata sensibilità spirituale. La scarsità di fonti storicamente attendibili ha talvolta favorito la nascita di leggende intorno alla loro figura, ma la ricostruzione storica può contare su documenti preziosi. Tra questi figurano due Vite scritte in lingua paleoslava, note come Leggende Pannoniche, alcune lettere indirizzate dal pontefice a Metodio e la Leggenda italica scritta in latino.

La Leggenda italica narra che il vescovo Gauderico di Velletri volle redigere un accurato resoconto sulla vita di Cirillo, poiché Gauderico era particolarmente devoto del papa San Clemente, le cui sacre reliquie erano state mirabilmente traslate in Italia proprio grazie all'opera di Cirillo. Cirillo espresse fin da fanciullo il vivo desiderio di dedicarsi interamente alla sapienza e, ancora giovane, si trasferì a Costantinopoli per approfondire gli studi di teologia e filosofia. La tradizione indica il patriarca Fozio tra i suoi precettori, mentre Anastasio Bibliotecario riferisce di un'amicizia e di una successiva disputa dottrinaria intercorsa tra Cirillo e lo stesso Fozio. Nel frattempo, il giovane coltivò con profitto discipline quali l'astronomia, la geometria, la retorica e la musica, eccellendo soprattutto nella linguistica grazie alla padronanza del greco, del latino, dell'arabo e dell'ebraico.

Le prime missioni e l'opera in Pannonia e Moravia

Le doti intellettuali e diplomatiche dei due fratelli spinsero l'imperatore a inviarli in varie missioni diplomatiche e religiose, inclusa una delicata ambasceria presso gli Arabi. La Vita Methodii narra che, durante una successiva missione compiuta presso i Càsari, Cirillo rinvenne le venerabili reliquie di San Clemente, insieme a un Vangelo e a un salterio scritti in lettere russe. Tuttavia, l'incarico più importante della loro esistenza fu quello affidato loro presso gli slavi di Pannonia e Moravia. Il sovrano di Moravia, Rostislav, aveva avanzato all'imperatore bizantino la richiesta di inviare missionari capaci di predicare nella lingua locale. Rostislav celava motivazioni di carattere religioso ma anche una forte preoccupazione politica legata alla crescente e invadente presenza del clero tedesco nel suo regno.

Cirillo accettò la missione con spirito di dedizione e iniziò a tradurre brani scelti del Vangelo di Giovanni per le popolazioni locali. Per rendere accessibili i testi sacri, Cirillo inventò l'alfabeto glagolitico, derivato dalla parola glagol, che oggi è comunemente noto come alfabeto cirillico. È probabile che egli avesse elaborato tale alfabeto per la lingua slava già da tempo. Questa straordinaria intuizione culturale suscitò però immediati contrasti con il clero tedesco, che aveva operato la prima evangelizzazione di quelle terre e mal tollerava l'uso di una liturgia in lingua slava. Per dirimere le controversie e far ordinare sacerdoti i propri discepoli, nel corso dell'anno ottocentosessantasette Cirillo e Metodio intrapresero un viaggio alla volta di Roma.

La visita nell'Urbe fu forse motivata anche da una convocazione ufficiale da parte di papa Adriano II, il quale nutriva iniziali sospetti a causa della passata amicizia tra Cirillo e l'allora discusso Fozio. Il pontefice, tuttavia, accolse i fratelli con grande benevolenza. Papa Adriano II ordinò personalmente prete Metodio e approvò ufficialmente le traduzioni della Bibbia e dei testi liturgici in lingua slava. Dal canto suo, Cirillo donò al papa le reliquie di San Clemente ritrovate in Crimea, suggellando un momento di profonda comunione ecclesiale.

Il transito di Cirillo e le prove di Metodio

Durante il soggiorno nella città eterna, Cirillo fu colpito da grave infermità. Costantino Cirillo, stanco per le molte fatiche apostoliche, cadde malato e sopportò il proprio male per molti giorni con esemplare pazienza. In quel tempo di prova fu mirabilmente ricreato da una visione di Dio, iniziando a cantare il versetto del Salmo centoventuno: «Quando mi dissero: “andremo alla casa del Signore”, il mio spirito si è rallegrato e il mio cuore ha esultato». Vestite le sacre vesti, rimase per l'intera giornata ricolmo di gioia spirituale. Affermò di non essere più servo né dell'imperatore né di alcun uomo sulla terra, ma unicamente di Dio onnipotente, pronunciando parole profonde sul proprio non esistere prima e sull'esistere ora ed in eterno.

Il giorno successivo, Costantino vestì il santo abito monastico, aggiungendo luce a luce e imponendosi il nome di Cirillo. Rimase in abito monastico per cinquanta giorni, finché, giunta l'ora della fine e del passaggio al riposo eterno, levò le mani al cielo in preghiera. Pregò tra le lacrime chiedendo a Dio di conservare nella fede il suo gregge, di liberarlo dalla malizia empia e pagana e di far crescere la Chiesa nella concordia e nella retta confessione. Ringraziò il Signore per il dono di essere stati scelti a predicare il Vangelo di Cristo, restituì a Dio le anime affidate alle sue cure e baciò tutti col bacio santo, pronunciando una benedizione per essere stati salvati dai denti degli avversari invisibili. Cirillo si addormentò nel Signore a Roma il quattordici febbraio ottocentosessantanove, all'età di soli quarantadue anni.

Il papa ordinò che tutti i Greci presenti a Roma e gli stessi Romani si riunissero portando ceri e cantando, tributando a Cirillo onorificenze funebri non diverse da quelle riservate al pontefice stesso. Fu sepolto nella basilica di San Clemente a Roma. Dopo la morte del fratello, Metodio ritornò in Moravia, ma durante un successivo viaggio a Roma fu consacrato vescovo da papa Adriano II e assegnato alla sede di Sirmiun, l'odierna Sremska Mitrovica. Metodio evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, pur dovendo sopportare molti dissidi e opposizioni. Sventopelk, succeduto allo zio Rostislav in Moravia, favorì la presenza tedesca e avviò una dura persecuzione contro i discepoli di Cirillo e Metodio, considerati erroneamente eretici. Per questo motivo Metodio fu detenuto per due anni in Baviera, sempre sostenuto dalla costante vicinanza dei Romani Pontefici, prima di concludere le sue fatiche terrene a Velehrad, nel sud della Moravia, il sesto giorno di aprile dell'anno ottantacinque.

L'eredità spirituale e la Bulgaria

L'opera dei due fratelli di Tessalonica subì inizialmente una battuta d'arresto in Moravia, dove la loro azione fu violentemente contrastata e cancellata. I discepoli di Metodio furono incarcerati oppure venduti come schiavi a Venezia, mentre una parte di essi riuscì a fuggire rifugiandosi nei Balcani. Nonostante le persecuzioni, l'opera dei santi fratelli trovò una straordinaria fortuna e un duraturo proseguimento in terra bulgara, anche grazie al favore illuminato del sovrano San Boris Michele I. San Boris Michele I, considerato isapostolo, aveva abbracciato coraggiosamente il cristianesimo facendone la religione nazionale del suo popolo.

In Bulgaria si venerano con profonda devozione Cirillo, Metodio e i loro discepoli Clemente, Nahum, Saba, Gorazd ed Angelario, noti come i Sette Apostoli della nazione, la cui memoria viene comunemente festeggiata il ventisette luglio. L'attività dei discepoli in terra bulgara diede origine alla letteratura nazionale e pose solide basi per la cultura scritta dei grandi stati russi. L'alfabeto cirillico, composto originariamente da trentotto lettere, di cui ventiquattro tratte dall'alfabeto greco e le restanti ideate appositamente per la fonetica slava, permise di trapiantare con grande facilità l'enorme tradizione letteraria greca nella lingua slava. Questa nuova lingua soppiantò ovunque il glagolitico, avvicinò moltissimo i bulgari e tutti i popoli slavi al mondo greco-bizantino e rese celebre sino ai giorni nostri il nome del suo insigne ideatore.

Sebbene Cirillo e Metodio non siano mai stati formalmente canonizzati dai papi secondo le procedure canoniche successive, il loro culto ricevette una solenne ratifica universale. Papa Leone XIII, nell'anno ottocentottanta, estese infatti il culto dei santi Cirillo e Metodio a tutta la Chiesa universale. Successivamente, il trentuno dicembre dell'anno millenovecentoottanta, papa Giovanni Paolo II emanò la lettera apostolica Egregiae virtutis, proclamando ufficialmente Cirillo e Metodio patroni d'Europa insieme a San Benedetto. La loro testimonianza rimane un faro di unità ecclesiale, di amore per la Parola di Dio e di dedizione incondizionata all'annuncio del Vangelo tra le genti.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Metodio?

La memoria liturgica si celebra il 14 febbraio insieme al fratello Cirillo, secondo il Martyrologium Romanum e il calendario liturgico, mentre l'anniversario della sua morte si commemora il 6 aprile.

Di cosa è patrono San Metodio?

San Metodio è proclamato patrono d'Europa, insieme a San Benedetto, ed è inoltre particolarmente venerato come apostolo e protettore della Bulgaria.

Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche.<BR>(6 aprile: A Staré Mešto in Moravia, nei confini dell’odierna Slovacchia, anniversario della morte di san Metodio, vescovo, la cui memoria si celebra insieme a quella del fratello san Cirillo il 14 febbraio). — Martirologio Romano