29 settembre
San Michele
Arcangelo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il nome e la milizia celeste
Il nome dell'arcangelo Michele significa 'chi è come Dio?'. Il nome di Michele è citato cinque volte nella Sacra Scrittura, di cui tre volte nel libro di Daniele, una volta nel libro di Giuda e nell'Apocalisse di san Giovanni Evangelista. In tutte le cinque citazioni bibliche, Michele è considerato il capo supremo dell'esercito celeste. L'esercito celeste è costituito dagli angeli in guerra contro il male. Il male nell'Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli. Il dragone fu sconfitto nella lotta, scacciato dai cieli e precipitato sulla terra. In altre scritture, il dragone è un angelo che aveva voluto farsi grande quanto Dio. Dio fece scacciare il dragone, facendolo precipitare dall'alto verso il basso insieme ai suoi angeli. Michele è stato sempre rappresentato e venerato come l'angelo-guerriero di Dio. Michele è rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio. Il Demonio continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio. La Chiesa di Cristo ha riservato a Michele fin dai tempi antichissimi un culto e una devozione particolare. La Chiesa considera Michele sempre presente nella lotta contro le forze del male che operano nel genere umano. La lotta contro le forze del male si combatte e si combatterà fino alla fine del mondo. Dante nella sua Divina Commedia pone il demonio, l'angelo Lucifero, in fondo all'inferno. Lucifero è conficcato a testa in giù al centro della terra nella Divina Commedia. La terra si era ritirata al cadere di Lucifero, provocando il grande cratere dell'inferno dantesco.
La diffusione del culto in Oriente e in Occidente
Dopo l'affermazione del cristianesimo, il culto per san Michele ebbe in Oriente una diffusione enorme. Nel mondo pagano il culto per san Michele equivaleva ad una divinità. Innumerevoli chiese, santuari e monasteri in Oriente sono testimonianza della diffusione del culto. Nel secolo nono a Costantinopoli si contavano quindici fra santuari e monasteri dedicati a san Michele. Nel secolo nono si contavano altri quindici santuari e monasteri nei sobborghi di Costantinopoli. Tutto l'Oriente era costellato da famosi santuari dedicati all'arcangelo. Migliaia di pellegrini da ogni regione del vasto impero bizantino si recavano ai santuari orientali. La celebrazione di san Michele avveniva in tanti giorni diversi del calendario orientale. Il grande fiume Nilo fu posto sotto la protezione di san Michele. La chiesa funeraria del Cremlino a Mosca in Russia è dedicata a san Michele. Ogni Stato orientale e nord africano possiede oggetti, stele, documenti ed edifici sacri che testimoniano la venerazione per il santo. Nei primi secoli della Chiesa fu tributata una grande venerazione al santo condottiero degli angeli. In Occidente si hanno testimonianze di un culto attraverso numerosissime chiese intitolate a sant'Angelo o san Michele. Località e monti vennero chiamati Monte Sant'Angelo o Monte San Michele. Un celebre santuario e monastero sorge in Normandia in Francia. Il culto in Normandia fu portato forse dai Celti sulla costa. Il culto di san Michele si diffuse rapidamente nel mondo Longobardo, nello Stato Carolingio e nell'Impero Romano. In Italia sorgono moltissime cappelle, oratori, grotte, chiese, colline e monti intitolati all'arcangelo Michele. Sul Monte Tancia, nella Sabina, vi era una grotta già usata per un culto pagano. Verso il settimo secolo la grotta del Monte Tancia fu dedicata dai Longobardi a san Michele. Sul Monte Tancia fu costruito in breve un santuario che raggiunse gran fama. La fama del santuario del Monte Tancia fu parallela a quella del Monte Gargano, che era comunque più antico. La celebrazione religiosa era fissata all'otto maggio in Sabina, nel Reatino, nel Ducato Romano e nei territori influenzati dalla badia benedettina di Farfa. I Longobardi di Spoleto avevano donato il santuario del Monte Tancia alla badia benedettina di Farfa.
Le origini del santuario del Monte Gargano
Il più celebre santuario italiano dedicato a san Michele è quello in Puglia sul Monte Gargano. La storia del santuario del Monte Gargano inizia nel 490. Nel 490 papa Gelasio I guidava la Chiesa cattolica. La leggenda narra che un certo Elvio Emanuele, signore del Monte Gargano, aveva smarrito il più bel toro della sua mandria. Elvio Emanuele ritrovò il toro dentro una caverna inaccessibile. Visto l'impossibilità di recuperare il toro, Elvio Emanuele decise di ucciderlo con una freccia del suo arco. La freccia inspiegabilmente girò su sé stessa invece di colpire il toro. La freccia deviata colpì il tiratore Elvio Emanuele ad un occhio. Il signorotto meravigliato e ferito si recò dal suo vescovo san Lorenzo Maiorano. San Lorenzo Maiorano era vescovo di Siponto, odierna Manfredonia. Elvio Emanuele raccontò il fatto prodigioso al vescovo. Il presule indisse tre giorni di preghiere e di penitenza. San Michele apparve all'ingresso della grotta dopo i tre giorni di preghiere. San Michele rivelò al vescovo la sua identità dicendo di essere l'arcangelo sempre alla presenza di Dio. L'arcangelo dichiarò che la caverna è a lui sacra, scelta da lui stesso e di cui è vigile custode. L'arcangelo promise che là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini. L'arcangelo promise che quel che sarà chiesto nella preghiera sarà esaudito. L'arcangelo ordinò al vescovo di dedicare la grotta al culto cristiano. Il santo vescovo non diede seguito alla richiesta dell'arcangelo perché sul monte persisteva il culto pagano. Nel 492 Siponto fu assediata dalle orde del re barbaro Odoacre, vissuto tra il 434 e il 493. Durante una tregua dell'assedio, il vescovo e il popolo si riunirono in preghiera perché ormai allo stremo. L'arcangelo riapparve al vescovo san Lorenzo promettendo la vittoria. Durante la battaglia si alzò una tempesta di sabbia e grandine che si rovesciò sui barbari invasori. I barbari invasori fuggirono spaventati dalla tempesta. Tutta la città con il vescovo salì sul monte in processione di ringraziamento. Il vescovo non volle entrare nella grotta neanche durante la processione di ringraziamento. San Lorenzo Maiorano si recò a Roma dal papa Gelasio I, pontificato tra il 490 e il 496, per spiegare la sua esitazione. Papa Gelasio I ordinò al vescovo di entrare nella grotta insieme ai vescovi della Puglia dopo un digiuno di penitenza. I tre vescovi si recarono alla grotta per la dedicazione. L'arcangelo riapparve per la terza volta ai vescovi annunciando che la cerimonia non era necessaria perché la consacrazione era già avvenuta con la sua presenza. La leggenda racconta che i vescovi trovarono all'interno della grotta un altare coperto da un panno rosso con sopra una croce di cristallo. Sulla roccia della grotta era impressa l'impronta di un piede infantile, che la tradizione popolare attribuisce a san Michele. Il vescovo san Lorenzo fece costruire una chiesa all'ingresso della grotta dedicata a san Michele. La chiesa fu inaugurata il 29 settembre 493. La Sacra Grotta è rimasta un luogo di culto mai consacrato da vescovi. Nei secoli la grotta divenne celebre con il titolo di Celeste Basilica. Attorno alla chiesa e alla grotta crebbe nel tempo la cittadina di Monte Sant'Angelo nel Gargano.
Il pellegrinaggio e i Longobardi
I Longobardi fondarono nel secolo sesto il Ducato di Benevento. I Longobardi vinsero i saraceni, definiti feroci nemici delle coste italiane, nei pressi di Siponto l'8 maggio 663. I Longobardi attribuirono la vittoria alla protezione celeste di san Michele. I Longobardi presero a diffondere il culto per l'arcangelo in tutta Italia erigendogli chiese, effigiandolo su stendardi e monete e instaurando la festa dell'otto maggio. La Sacra Grotta diventò per i secoli successivi una delle mete più frequentate dai pellegrini cristiani. Il santuario divenne uno dei poli sacri dell'Alto Medioevo insieme a Gerusalemme, Roma, Loreto e San Giacomo di Compostella. Sul Gargano giunsero in pellegrinaggio papi, sovrani e futuri santi. Sul portale dell'atrio superiore della basilica vi è un'iscrizione latina che ammonisce che quello è un luogo impressionante, la casa di Dio e la porta del Cielo. Il santuario e la Sacra Grotta sono ricchi di opere d'arte, di devozione e di voto che testimoniano lo scorrere millenario dei pellegrini. Nell'oscurità del santuario campeggia la statua in marmo bianco di san Michele, opera del Sansovino datata 1507. L'arcangelo è comparso lungo i secoli altre volte, sebbene il Gargano rimanga il centro del suo culto. Il popolo cristiano celebra l'arcangelo ovunque con sagre, fiere, processioni e pellegrinaggi. Non c'è Paese europeo che non abbia un'abbazia, chiesa o cattedrale dedicata alla venerazione dell'arcangelo.
Apparizioni, arte e liturgia
L'arcangelo apparve a una devota portoghese di nome Antonia de Astonac. Durante l'apparizione, l'arcangelo promise continua assistenza in vita e in purgatorio a chi avesse recitato la corona angelica da lui rivelata. La promessa includeva l'accompagnamento alla Santa Comunione da parte di un angelo di ciascuno dei nove cori celesti. I nove cori celesti rivelati sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù, Principati, Arcangeli ed Angeli. La statua di san Michele compare sulla sommità di Castel Sant'Angelo a Roma in qualità di difensore della Chiesa. Castel Sant'Angelo era diventata una fortezza in difesa del Pontefice. San Michele è protettore del popolo cristiano e lo era dei pellegrini medievali. I pellegrini medievali invocavano l'arcangelo nei santuari e oratori lungo le strade per avere protezione contro malattie, scoraggiamento e imboscate dei banditi. La raffigurazione artistica dei santi arcangeli è vastissima e presente in ogni scuola pittorica sia in Oriente che in Occidente. I santi arcangeli sono quasi sempre raffigurati armati nell'atto di combattere il demonio. Nel convento di Dionisio sul Monte Athos, in un'opera del 1547, i tre principali arcangeli sono raffigurati secondo ruoli specifici. Nel dipinto del Monte Athos, Raffaele è raffigurato in abito ecclesiastico. Nel dipinto del Monte Athos, Michele è raffigurato da guerriero. Nel dipinto del Monte Athos, Gabriele è raffigurato in pacifica posa. Le raffigurazioni del Monte Athos rappresentano rispettivamente i poteri religioso, militare e civile. La festa liturgica dei santi Michele, Gabriele e Raffaele arcangeli si celebra nel giorno della dedicazione della basilica intitolata a san Michele. La basilica di san Michele era anticamente edificata a Roma al sesto miglio della via Salaria. La Sacra Scrittura rivela le particolari missioni dei tre arcangeli. Gli arcangeli servono Dio giorno e notte. Gli arcangeli contemplano il volto di Dio e lo glorificano incessantemente.
La missione dell'Arcangelo
Nella Sacra Scrittura, San Michele è solennemente indicato come il capo delle schiere angeliche, colui che guida la battaglia vittoriosa contro il male. Questa sua vocazione celeste si è manifestata sulla terra attraverso segni tangibili che hanno segnato la spiritualità di intere epoche. Un momento di straordinaria importanza avvenne nell'anno quattrocentonovanta, quando l'Arcangelo apparve al vescovo Lorenzo Maiorano sul Monte Gargano, luogo che divenne presto santuario di preghiera e meta di pellegrinaggi. Pochi anni più tardi, nel quattrocentonovantatré, fu consacrata la basilica eretta in quel medesimo sito, confermando la protezione speciale del santo su quel lembo di terra.
La venerazione per San Michele si è estesa ben oltre i confini del Gargano, irradiandosi verso il Monte Tancia, Costantinopoli e giungendo sino in Normandia, dove il suo nome è inciso nella pietra di antichi monasteri. La storia ci tramanda inoltre la devozione dei Longobardi, i quali, nell'anno seicentosessantatré, attribuirono alla sua potente intercessione la vittoria riportata contro i saraceni. Tale evento consolidò la figura dell'Arcangelo come protettore non soltanto delle anime, ma anche delle comunità civili, capace di infondere coraggio nelle prove più difficili e di guidare i passi di coloro che si affidano alla sua celeste assistenza. La memoria di San Michele resta dunque un pilastro della tradizione cristiana, un invito costante ad elevare lo sguardo verso l'alto, confidando nella forza di chi, per mandato divino, combatte per il trionfo della giustizia e della pace tra gli uomini.
Il culto e la protezione
La figura di San Michele Arcangelo è profondamente radicata nella vita quotidiana di molteplici categorie di lavoratori e cittadini, che ne invocano il patrocinio con filiale fiducia. Egli è il patrono di spadaccini, maestri d'armi, doratori, commercianti, farmacisti, pasticcieri, droghieri, merciai e fabbricanti di tinozze, oltre che protettore dei radiologi e delle forze di Polizia. Questa vasta rete di legami sociali testimonia come la protezione dell'Arcangelo sia sentita come una presenza concreta, capace di benedire il lavoro onesto e di vegliare sull'ordine e sulla salute pubblica.
Anche diverse comunità locali, tra cui Cuneo, Caltanissetta, Monte Sant'Angelo e Sant'Angelo dei Lombardi, lo riconoscono come custode e patrono. La Chiesa celebra la sua solennità il ventinove settembre, unendo in un unico atto di lode la memoria di San Michele a quella degli Arcangeli Gabriele e Raffaele. In questo giorno, i fedeli sono chiamati a rinnovare il proprio impegno di fedeltà a Dio, guardando all'esempio degli angeli che servono il Signore senza sosta, pronti a soccorrere chiunque cerchi la luce della verità e il conforto della protezione celeste nelle fatiche della vita terrena.
Domande frequenti
Quando si festeggia san Michele?
San Michele si festeggia il ventinove settembre insieme agli arcangeli Gabriele e Raffaele, nel giorno anniversario della dedicazione della basilica di san Michele al sesto miglio della via Salaria a Roma.
Di cosa è patrono san Michele?
San Michele è patrono degli spadaccini, dei maestri d'armi, dei doratori, dei commercianti, dei farmacisti, dei pasticcieri, dei droghieri, dei merciai, dei fabbricanti di tinozze, dei radiologi e della Polizia, oltre che delle città di Cuneo, Caltanissetta, Monte Sant'Angelo e Sant'Angelo dei Lombardi, ed è compatrono di Caserta.
Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli. Nel giorno della dedicazione della basilica intitolata a San Michele anticamente edificata a Roma al sesto miglio della via Salaria, si celebrano insieme i tre arcangeli, di cui la Sacra Scrittura rivela le particolari missioni: giorno e notte essi servono Dio e, contemplando il suo volto, lo glorificano incessantemente. — Martirologio Romano