I santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele sono messaggeri celesti che la Chiesa venera come custodi del mistero divino e compagni nel cammino dell'umanità. Ognuno di essi incarna una vicinanza specifica del Creatore alla sua creazione, manifestando la forza che protegge, la parola che annuncia e la cura che guarisce le nostre ferite terrene.
Ricordati insieme in un'unica celebrazione, questi tre spiriti celesti rappresentano la costante presenza di Dio nella storia degli uomini. Attraverso il loro ministero, la liturgia ci invita a contemplare la bellezza del mondo invisibile e a trovare conforto nella certezza che non siamo mai soli nelle prove della vita.
San Michele è l'arcangelo il cui nome significa 'chi è come Dio?'. La Sacra Scrittura cita il suo nome cinque volte: tre nel libro di Daniele, una nel libro di Giuda e una nell'Apocalisse di san Giovanni Evangelista. In tutte queste citazioni bibliche, Michele è considerato il capo supremo dell'esercito celeste, costituito dagli angeli in guerra contro il male. La Chiesa di Cristo gli ha riservato fin dai tempi antichissimi un culto e una devozione particolare, considerandolo sempre presente nella lotta contro le forze del male che operano nel genere umano. Questa lotta si combatte e si combatterà fino alla fine del mondo, in perenne contrapposizione al Demonio che continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio.
La festa liturgica principale dell'arcangelo in Occidente è iscritta nel Martirologio Romano al ventinove settembre. Nella riforma del calendario liturgico del millenovecentosettanta, san Michele è stato accomunato agli arcangeli Gabriele e Raffaele nello stesso giorno. Per la sua caratteristica di guerriero celeste, san Michele è patrono degli spadaccini, dei maestri d'armi, dei doratori, dei commercianti, dei farmacisti, dei pasticcieri, dei droghieri, dei merciai, dei fabbricanti di tinozze, dei radiologi e della Polizia. È inoltre patrono principale delle città italiane di Cuneo, Caltanissetta, Monte Sant'Angelo e Sant'Angelo dei Lombardi, nonché compatrono di Caserta.
L'Arcangelo San Raffaele è una figura luminosa della Sacra Scrittura, inviato dal Signore come guida provvidenziale e compagno di viaggio per l'uomo nelle ore di prova. Egli incarna la sollecitudine divina che accompagna i passi dei fedeli, offrendo conforto nelle tribolazioni e agendo come strumento di guarigione per lo spirito e per il corpo. La sua missione tra gli uomini si è manifestata con discrezione e potenza, rivelando la vicinanza di Dio a coloro che vivono nel dolore o nell'incertezza del cammino.
San Raffaele viene ricordato per aver guidato il giovane Tobia in un lungo viaggio, mostrandosi come un viandante che porta in sé la luce del cielo. Attraverso il suo intervento, egli ha saputo donare la vista al padre Tobith e liberare Sarra da una sofferenza profonda, agendo sempre con umiltà. Il suo rifiuto di ogni ricompensa terrena, prima di ascendere nuovamente alla presenza del Signore, sottolinea la gratuità del dono divino. La Chiesa lo venera come un potente intercessore, custode dei giovani, conforto degli infermi e protettore di chi opera per la salute del prossimo.
I Santi Michele di Aozaraza, Guglielmo Courtet, Vincenzo Shiwozuka, Lazzaro di Kyoto e Lorenzo Ruiz rappresentano una luminosa testimonianza di fede vissuta nel corso del diciassettesimo secolo. Questi uomini, provenienti da orizzonti geografici e storie personali differenti, trovarono nel cammino verso il Giappone il luogo del loro definitivo compimento spirituale. La figura di Lorenzo Ruiz, laico nato a Manila nel milleseicento, spicca per la sua umanità fragile e al contempo risoluta; egli, membro della confraternita del Rosario, giunse in terre nipponiche dopo aver lasciato le Filippine in seguito a vicende personali, trovando però in quel suolo straniero la chiamata suprema alla testimonianza cristiana.
La memoria di questi martiri è celebrata oggi come segno di una dedizione che supera ogni confine terreno. Arrestati a Okinawa nel milleseicento trentasei a causa della loro appartenenza alla fede, furono condotti a Nagasaki per affrontare interrogatori e torture. Il loro sacrificio, culminato nella morte per decapitazione dopo tre giorni di indicibili sofferenze nel milleseicento trentasette, continua a parlare alla coscienza dei fedeli. Canonizzati da Papa Giovanni Paolo II, essi rimangono icone di coraggio, ricordandoci che la fedeltà al Vangelo può richiedere l'offerta totale della vita, trasformando il dolore del martirio in una perenne intercessione per la Chiesa universale.
San Maurizio visse nel corso del dodicesimo secolo, lasciando un segno profondo nella storia monastica della Bretagna. Nato nel 1115 a Croixanvec, presso Noyal-Pontivy, da genitori contadini che in seguito si stabilirono a Loudéac, trascorse qui quasi tutta la sua infanzia seguendo con successo gli studi. Ordinato prete, fu in seguito nominato maestro degli studi, coltivando tuttavia nel profondo il desiderio della solitudine. La sua vocazione fiorì quando prese l'abito cistercense nell'abbazia di Langonnet, fondata nel 1136 nella diocesi di Quimper, oggi Vannes, presso Pontivy. Nel 1150 divenne abate di Langonnet, guidando la comunità per un lungo e fecondo periodo prima di dimettersi per condurre una vita più raccolta.
Nel 1170 fu chiamato nuovamente alla direzione di una nuova fondazione, nata da un possedimento offerto dal duca Conan di Bretagna presso la foresta di Carnoét, non lontano da Quimperlé, alla foce dell'EUR. Divenuto abate di Carnoét, San Maurizio si fece notare per la santità della vita e per numerosi prodigi operati per il bene della comunità e del popolo. Carico d'anni e di meriti, si spense a Carnoét il 29 settembre 1191 e fu sepolto nella sala del capitolo dell'abbazia. Il suo culto si diffuse rapidamente, attirando folle di pellegrini sulla sua tomba, dove avvennero molti miracoli. Le sue spoglie furono quindi traslate nella chiesa in un luogo accessibile a tutti, e dal 1200 il monastero prese il nome di san Maurizio di Carnoét.
Il Beato Giovanni di Montmirail, nato nel dodicesimo secolo, rappresenta una figura di rara profondità spirituale, capace di coniugare il servizio al mondo con la radicale chiamata alla sequela di Cristo. La sua esistenza si è snodata tra le responsabilità della corte reale e il silenzio fecondo del chiostro, testimoniando come ogni condizione di vita possa diventare un sentiero verso la santità. Uomo di nobile lignaggio e di provato valore, egli seppe mettere le proprie doti al servizio del bene comune, per poi spogliarsi di ogni onore terreno in favore di un cammino di umiltà.
Egli è ricordato oggi come un modello di conversione sincera e di abbandono fiducioso alla volontà divina. Dopo aver servito con lealtà la corona di Francia, scelse di consacrarsi alla preghiera e alla penitenza nell'ordine cistercense, lasciando un'impronta indelebile di dedizione e rigore spirituale. La sua memoria continua a ispirare quanti, nelle vicende alterne della storia, cercano la pace interiore nella preghiera e nel distacco dalle vanità del mondo, trovando in lui un intercessore che ha compreso il valore del sacrificio e della dedizione assoluta al Signore.
Il Beato Carlo di Blois, nato nel 1320 nella città di Blois, incarna la figura del laico cristiano chiamato a servire Dio e il prossimo nel cuore delle complesse vicende del quattordicesimo secolo. La sua esistenza, segnata da profondi legami familiari e da pesanti responsabilità pubbliche, si intreccia indissolubilmente con la storia della Francia e della Bretagna. Sposato con Giovanna di Penthièvre nel 1337, Carlo ha vissuto la propria vocazione all'interno degli impegni civili e militari, senza mai sottrarsi alle prove che la sorte gli ha riservato nel corso della sua vita terrena.
Egli è ricordato oggi come un uomo che ha saputo coniugare la dignità del suo rango con una costante ricerca di fedeltà ai valori cristiani. La sua memoria rimane viva soprattutto nel territorio bretone, di cui è patrono, e nella città natale di Blois. La sua vita, conclusasi drammaticamente sul campo di battaglia, è stata oggetto di un riconoscimento solenne da parte della Chiesa, che ne ha sancito la beatificazione per mano di Papa Pio decimo nell'anno 1904, consegnando ai posteri il ricordo di una figura dedita alla cura della propria terra e dei propri doveri.
Il Beato Francesco da Paola Castelló y Aleu visse nella prima metà del ventesimo secolo, emergendo come una figura luminosa di giovane laico, chimico di professione e convinto militante dell'Azione Cattolica Spagnola. Nato ad Alicante nel 1914 e tragicamente ucciso a Lérida nel 1936 durante la sanguinosa persecuzione religiosa della Guerra Civile Spagnola, egli offrì la propria vita con straordinaria fermezza e limpidezza interiore. Sottoposto al giudizio di un Tribunale popolare il ventinove settembre, festa di San Michele Arcangelo, testimoniò senza esitazione la propria fede cattolica, pronunciando parole di incrollabile fedeltà al Signore e affrontando il martirio a soli ventidue anni.
La sua testimonianza di fede e di amore, consegnata alle toccanti lettere scritte dal carcere alla vigilia della condanna a morte, è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa. Papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato l'undici marzo 2001 insieme ad altre centinaia di vittime della medesima persecuzione religiosa. La sua memoria liturgica si celebra il ventotto settembre, mentre l'ultimo Martyrologium Romanum ne ricorda l'eroico sacrificio avvenuto a Illerda, in Spagna, dove la sua tomba riposa nella fossa comune dei martiri, segno indelebile di un amore più forte della morte e della violenza fratricida.
Il Beato Nicola da Forca Palena, sacerdote e fondatore vissuto tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, nacque a Forca di Palena, in provincia di Chieti, il 10 settembre 1349. La sua lunghissima esistenza, conclusasi centenaria a Roma il primo ottobre 1449, si svolse in un contesto storico profondamente travagliato, segnato da lotte di potere ecclesiastiche, scismi, presenza di antipapi e diffuse condizioni di miseria. Uomo di grande bontà d'animo e di spirito contemplativo, formatosi tra i monti abruzzesi e il ministero sacerdotale svolto a Palena, seppe unire la preghiera costante a una straordinaria opera di fondazione e riforma monastica che toccò Napoli, Firenze e Roma.
Egli è particolarmente ricordato per aver dato vita sul colle Gianicolo, nei pressi della Basilica di San Pietro, al romitorio e alla chiesa di Sant'Onofrio, luogo insigne dove oggi riposano le sue spoglie sotto la mensa dell'altare maggiore e dove visse anche Torquato Tasso. Stimato da pontefici come Eugenio IV e Niccolò V, il Beato Nicola seppe rispondere alle asperità del suo tempo con la mitezza della fede, lasciando una profonda impronta spirituale attraverso l'aggregazione al Terz'Ordine Francescano e successivamente ai Girolamini. Il suo culto, alimentato da una costante devozione e da prodigi presso la tomba, fu approvato da Papa Clemente XIV il 27 agosto 1771.
Sante Ripsima, Gaiana e le loro compagne furono un gruppo di vergini originarie di Roma che vissero tra il terzo e il quarto secolo, votate alla vita monastica e alla fede cristiana. Per sfuggire alle persecuzioni e all'infamia dell'imperatore Massenzio, il quale visse tra il 278 e il 312 e si era impadronito del potere a Roma nel 306, queste donne intrapresero un lungo viaggio verso l'Oriente. La tradizione e le fonti storiche accettate dagli studiosi agiografi, tra cui la Vita delle sante e la Vita di San Gregorio l'Illuminatore, tramandano il loro percorso attraverso l'Egitto, la Palestina e la Siria, fino a giungere in Armenia. L'origine romana delle sante appare probabile anche esaminando i loro nomi armeni, poiché Gaiana è certamente il diminutivo di Gaia, Nune reca il nome latino di Nona, e il nome armeno di Ripsima sembra essere l'alterazione del nome latino Crispina.
Le vicende terrene di queste martiri si intrecciarono profondamente con la storia del re armeno Tiridate III e di San Gregorio l'Illuminatore, l'apostolo dell'Armenia. Ripsima, che apparteneva alla nobiltà imperiale ed era dotata di una bellezza straordinaria nota a tutti nell'ambiente, attirò l'attenzione del sovrano che desiderava farne sua moglie. Il rifiuto della vergine consacrata a Dio e il successivo martirio avvenuto a Valeroctiste nel 313 segnarono l'inizio della conversione di tutta l'Armenia. La Chiesa Armena e le altre tradizioni liturgiche celebrano la loro memoria in date diverse, tra cui il 29 settembre nel Martirologio Romano, custodendo la loro testimonianza di fede e le loro reliquie nella terra d'Armenia.
San Renato Goupil, nato a Saint-Martin-du-Bois nel 1608, rappresenta una luminosa testimonianza di dedizione laica al Vangelo nel contesto delle missioni del diciassettesimo secolo. La sua esistenza si è consumata nel dono totale di sé, dapprima in Francia e successivamente nelle terre del Canada, dove scelse di porsi al servizio dei padri Gesuiti. La sua figura è ricordata per la profondità della fede e per la semplicità con cui seppe annunciare il mistero cristiano anche nelle circostanze più avverse, divenendo un esempio di perseveranza e testimonianza radicale.
Il suo sacrificio, avvenuto a Ossenon nel 1642, segna il compimento di un cammino di santità vissuto tra le fatiche del viaggio e l'ardore dell'evangelizzazione. San Renato Goupil è venerato come martire, avendo offerto la propria vita per la fedeltà al segno della croce. Canonizzato da Papa Pio Undicesimo nel 1930, egli rimane oggi un punto di riferimento spirituale, protettore di chi opera nel campo dell'anestesia, ricordato con devozione per la sua mitezza e per il coraggio con cui ha testimoniato la verità del Signore fino all'estremo dono di sé.
Il Beato Giacomo da Rafelbunol, al secolo Santiago Mestre Iborra, è una figura luminosa del ventesimo secolo, testimone fedele di un amore sacerdotale che non conosce confini. Nato a Rafelbuñol nel 1909, fin dalla tenera età ha sentito forte il richiamo del Signore, entrando nell'Ordine cappuccino a soli dodici anni. La sua esistenza si è snodata tra il fervore degli studi e la dedizione al ministero, portandolo a compiere il suo cammino di formazione fino a Roma, dove ricevette l'ordinazione sacerdotale nel 1932. Il suo impegno si è poi concentrato nella cura dei giovani seminaristi presso il seminario serafico di Massamagrell, dove ha operato come vicedirettore con spirito di servizio e dedizione profonda.
La memoria del Beato Giacomo è indissolubilmente legata al suo estremo atto di carità, compiuto nel 1936. Consapevole del pericolo che incombeva sulla sua comunità, scelse liberamente di consegnarsi al Comitato locale con l'unico intento di salvare la vita ai propri fratelli detenuti. Il suo sacrificio si compì presso il cimitero di Massamagrell, dove affrontò il martirio con coraggio, gridando con le ultime forze il nome di Cristo Re. Egli rimane per noi un esempio altissimo di pastore che offre la propria vita per le pecorelle, ricordandoci che la fedeltà al Vangelo richiede talvolta il dono totale di sé, in una testimonianza che attraversa il tempo per giungere intatta fino al nostro presente.
Il Beato Giuseppe Casas Ros, noto in catalano come Josep Casas Ros, nacque a Ordal, presso Barcellona, il 26 agosto 1916. Egli visse nel corso del ventesimo secolo come figlio maggiore di una famiglia di operai. La sua esistenza terrena fu segnata fin dall'infanzia da una profonda devozione, culminata nella scelta di intraprendere il cammino ecclesiastico. Entrato nel Seminario Conciliare di Barcellona nel 1928, si preparò al sacerdozio in anni di crescente tensione sociale, che sfociarono nella guerra civile spagnola e nelle persecuzioni contro i cattolici. Arrestato il 27 settembre 1936 mentre si trovava in vacanza al suo paese natale, affrontò la prigionia e il martirio senza rinunciare alla fede in cambio della libertà. Aveva appena compiuto vent'anni quando fu fucilato senza alcun processo sulla piazza di Moià, nei pressi di Barcellona, il giorno successivo al suo arresto, condividendo la stessa sorte e la stessa fede di suo cugino, il carmelitano scalzo fra Gioacchino di San Giuseppe.
La memoria del Beato Giuseppe Casas Ros è profondamente legata alla sua testimonianza di fedeltà evangelica estrema, condivisa con un ampio gruppo di vittime della persecuzione religiosa in Spagna. La Chiesa ne riconobbe ufficialmente il sacrificio attraverso un lungo e rigoroso processo canonico iniziato con l'autorizzazione della Sacra Congregazione dei Riti per un gruppo di sessantaquattro candidati della diocesi di Barcellona. Dopo l'inchiesta diocesana e la presentazione della documentazione ufficiale, il cammino di riconoscimento culminò nel decreto di martirio promulgato alla presenza del Papa san Giovanni Paolo II. La solenne beatificazione fu celebrata in piazza San Pietro a Roma il 28 ottobre 2007, presieduta dal cardinale José Saraiva Martins all'interno di una più ampia cerimonia per i martiri della persecuzione. Oggi la sua figura di giovane seminarista fedele fino al sangue continua a ispirare la comunità cristiana, che ne celebra la memoria liturgica il sei novembre.
Il Beato Giuseppe Villanova Tormo visse nel corso del ventesimo secolo, spendendo la sua esistenza terrena tra la comunità di origine nella terra di Spagna e la città di Madrid, dove compì il suo supremo sacrificio. Sacerdote della congregazione salesiana, egli seppe incarnare lo spirito di Don Bosco attraverso il dono quotidiano della propria vita nell'insegnamento, nella guida dei giovani e nella fedeltà incrollabile al Vangelo.
Egli è ricordato dalla Chiesa come sacerdote e martire, avendo affrontato con serenità e preghiera la persecuzione religiosa che lo condusse alla testimonianza suprema del sangue. La sua memoria rimane un luminoso esempio di dedizione sacerdotale, culminata nella beatificazione presieduta a Roma dal Cardinale José Saraiva Martins su mandato di Papa Benedetto XVI.
Il Beato Enrico Scarampi, vissuto tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, è una figura eminente della storia ecclesiastica per il suo lunghi anni di ministero episcopale e per le delicate missioni diplomatiche svolte a servizio dei papi e degli imperatori. Nato tra il 1354 e il 1355 in un castello tra Canelli e Roccaverano, proveniva dalla nobile e potente famiglia degli Scarampi di Asti, nota fin dal dodicesimo secolo per i commerci e le attività bancarie, sebbene segnata anche da vicende complesse come l'interdizione dalla Francia per usura. Uomo di straordinaria cultura, intelligenza e prudenza, guidò con dedizione le diocesi di Acqui e di Belluno-Feltre, distinguendosi come operatore di pace in un periodo drammaticamente segnato dallo scisma d'occidente e da profonde tensioni politiche.
Egli è ricordato dal popolo e dagli storici per la sua bontà, generosità e per l'alto profilo istituzionale che lo portò a essere consigliere e tesoriere pontificio, nonché segretario imperiale. Impegnato instancabilmente tra concili, diete imperiali e governi di province, negli ultimi anni del suo episcopato si dedicò con particolare fervore alla cura pastorale diretta dei fedeli. Spazio di profonda venerazione spontanea fin dalla sua morte avvenuta a Belluno il 29 settembre 1440, la tradizione e le cronache ne tramandano la memoria come pastore insigne, la cui salma fu trovata quasi intatta durante la ricognizione legale del 1786.
I Beati Martiri Spagnoli Missionari del Sacro Cuore di Gesù rappresentano una luminosa testimonianza di fedeltà evangelica nel contesto travagliato del ventesimo secolo. In un tempo segnato dalle lacerazioni profonde della guerra civile spagnola, questi religiosi hanno vissuto la loro consacrazione fino al sacrificio estremo, offrendo la propria esistenza per amore di Cristo e della missione che il Signore aveva loro affidato. La loro vicenda umana e spirituale si è intrecciata con le terre di Canet de Mar, Sant Joan de les Fonts e Girona, luoghi che custodiscono ancora oggi il ricordo della loro dedizione.
La memoria di questi martiri è ricordata con particolare solennità dalla Chiesa il ventinove settembre, data che segna il compimento del loro cammino terreno avvenuto nel millenovecentotrentasei. Beatificati da Papa Francesco nel duemiladiciassette, essi sono venerati come modelli di perseveranza nella prova e di perdono cristiano. La loro vita, spezzata prematuramente, continua a parlare alla coscienza dei fedeli, invitando a una meditazione profonda sul valore supremo della testimonianza, capace di superare la violenza attraverso la mitezza dello spirito e la ferma adesione alla carità del Sacro Cuore di Gesù.
Il Beato Abbondio Martín Rodríguez è una figura luminosa del ventesimo secolo, la cui esistenza è stata interamente consacrata al servizio sacerdotale e alla cura educativa dei giovani. Nato a Villaescusa del Ecla nel millenovecentootto, ha vissuto il suo ministero in un tempo segnato da profondi sconvolgimenti, offrendo la propria vita come testimonianza suprema di fedeltà al Vangelo. La sua missione lo ha condotto attraverso diverse regioni della Spagna e in Francia, lasciando ovunque l'impronta di uno spirito dedito con umiltà e fervore al bene delle anime.
Egli è ricordato oggi come un martire della fede, avendo sigillato il suo percorso terreno con l'offerta estrema presso il ponte del fiume Ser, in terra spagnola. La sua memoria liturgica, celebrata il ventinove settembre insieme ai compagni martiri di Canet de Mar, invita i fedeli a riflettere sulla costanza e sul coraggio necessari per rimanere saldi nella propria vocazione. Beatificato nel duemiladiciassette, la sua figura rimane un richiamo alla pace, alla dedizione sacerdotale e alla speranza che supera ogni prova del tempo e della storia.
Il Beato Antonio Arribas Hortigüela visse durante il ventesimo secolo, incarnando con dedizione e coraggio la sua vocazione di sacerdote e martire. Nato a Cardenadijo presso Burgos il ventinove aprile 1908, compì un cammino di formazione spirituale e culturale che lo condusse a emettere la professione dei primi voti il trenta settembre 1928, dopo aver frequentato il Seminario Minore dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù a Canet de Mar e aver proseguito gli studi teologici a Barcellona e Logroño. Ricevette l'ordinazione sacerdotale il sei aprile 1935, mettendosi interamente al servizio della Piccola Opera, la comunità dei Missionari che comprendeva la Scuola Apostolica, il Seminario minore e la sede del noviziato per la Spagna. All'interno di questa istituzione svolse l'incarico di economo e di professore di Latino, distinguendosi per una notevole forza fisica che gli valse tra gli allievi il soprannome di sollevatore di pesi, temperata da un atteggiamento profondamente paterno che suscitava l'ammirazione degli studenti. La sua esistenza terrena si concluse tragicamente il ventinove settembre 1936 a Seriñá, coronata dal supremo sacrificio della vita affrontato in nome della propria fede.
La memoria liturgica del Beato Antonio Arribas Hortigüela si celebra il ventinove settembre, giorno in cui compì la sua coraggiosa testimonianza suprema insieme ad altri compagni. Egli è ricordato per la fermezza con cui difese i ragazzi della sua scuola durante le persecuzioni e per la limpidezza della sua professione di fede dinanzi ai carnefici, proclamando apertamente la ragione religiosa del proprio martirio. La sua beatificazione, avvenuta il sei maggio 2017 a Girona insieme ai compagni Abundio Martín Rodríguez, José Vergara Echevarría, José Oriol Isern Massó, Gumersindo Gómez Rodrigo, Jesús Moreno Ruiz e José del Amo y del Amo, riconosce ufficialmente la santità di una vita spesa nell'amore per i giovani e nella fedeltà incrollabile al Vangelo.
Il Beato Gesù Moreno Ruiz visse nel ventesimo secolo, offrendo la sua esistenza come religioso e martire della fede cristiana. Nato il 13 gennaio 1915 a Osomo presso Palencia, egli seppe coltivare i suoi doni umani e spirituali all'interno della famiglia dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù, emettendo la professione dei voti come fratello coadiutore il 25 gennaio 1934. La sua giovinezza e la sua indole generosa si fusero profondamente con il cammino della consacrazione religiosa, che lo vide affrontare con dedizione la vita comunitaria e le prove del proprio tempo. Egli è ricordato oggi per la fedeltà incrollabile dimostrata nel momento della persecuzione e della morte, affrontata insieme ai suoi confratelli per amore di Cristo e della Chiesa.
La sua testimonianza culminò nel sacrificio supremo il 29 settembre 1936 a Seriñá, suggellando una vita spesa nella semplicità e nella dedizione al Vangelo. Insieme a sei compagni, anch'essi riconosciuti beati, affrontò la prigionia, la fuga e infine la cattura, rispondendo con coraggio e verità alla domanda sulla propria identità religiosa. La Chiesa ne custodisce la memoria grata e luminosa, e il 6 maggio 2017 è stato elevato agli onori degli altari durante la solenne celebrazione della beatificazione. La sua figura rimane un punto di riferimento spirituale per tutti i fedeli che desiderano comprendere il valore della coerenza cristiana e della perseveranza nella fede fino all'estremo dono di sé.
Il Beato Giuseppe del Amo y del Amo è stato un giovane religioso appartenente alla congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù, la cui esistenza è stata precocemente segnata dal sacrificio supremo. Nato a Pumarejo de Tera nel 1916, Giuseppe ha risposto alla chiamata del Signore consacrandosi alla vita apostolica in un tempo di profonda turbolenza, offrendo la sua giovane vita nel corso del ventesimo secolo, epoca segnata da aspri conflitti che hanno duramente provato la fede in terra spagnola.
Egli è oggi ricordato come un testimone di fedeltà evangelica, colui che ha mantenuto ferma la propria dedizione a Dio nonostante le costrizioni e le persecuzioni che lo hanno costretto a lasciare la Scuola Apostolica di Canet de Mar. La sua memoria è custodita dalla Chiesa come un esempio di perseveranza, culminata in un atto di estrema testimonianza presso il fiume Ser nel 1936. La sua beatificazione, avvenuta a Girona nel 2017, consacra definitivamente il suo cammino di martire, invitando ogni fedele a riflettere sul valore della testimonianza cristiana vissuta nella coerenza e nell'abbandono fiducioso alla volontà del Signore.
Il Beato Giuseppe Oriol Isern Massó nacque a Villanueva y Geltrú, vicino Barcellona, il sedici giugno 1909 e visse nel ventesimo secolo, offrendo la sua esistenza come sacerdote e martire della Chiesa cattolica. La sua giovinezza e la sua formazione spirituale lo condussero a consacrare la propria vita tra i Missionari del Sacro Cuore di Gesù, istituto nel quale professò i voti religiosi il quattro gennaio 1927. Dopo un cammino di profonda preparazione e di studio, ricevette l'ordinazione sacerdotale il primo aprile 1933, avviandosi verso un ministero pastorale ed educativo che avrebbe trovato compimento nei drammatici eventi della persecuzione religiosa in Spagna.
Egli è particolarmente ricordato per la sua fedeltà al Vangelo e per la coraggiosa testimonianza di fede resa insieme ai suoi compagni durante il tragico periodo della guerra civile spagnola, culminata nel martirio avvenuto a Seriñá il ventinove settembre 1936. La sua memoria liturgica si celebra il ventinove settembre. La Chiesa ne ha solennemente riconosciuto il sacrificio attraverso la beatificazione, celebrata il sei maggio 2017 a Girona insieme ai sei confratelli Antonio Arribas Hortigüela, Abundio Martín Rodríguez, José Vergara Echevarría, Gumersindo Gómez Rodrigo, Jesús Moreno Ruiz e José del Amo y del Amo.
Il Beato Giuseppe Vergara Echevarria nacque nel ventesimo secolo, precisamente il diciotto giugno 1908 ad Almandoz, una cittadina situata nella valle di Ulzama in Navarra. Fin dalla giovinezza intraprese un cammino di dedizione totale al Signore, formandosi come allievo nella Scuola Apostolica dei Missionari del Sacro Cuore di Gesu. In questa stessa congregazione emise la professione dei voti religiosi il trenta settembre 1927, coronando il suo itinerario di fede con la sacra ordinazione sacerdotale ricevuta il ventiquattro febbraio 1934. La sua esistenza terrena si concluse tragicamente nel 1936 a Serina, in Spagna, suggellata dal martirio affrontato per fedelta al Vangelo e al proprio stato religioso. La Chiesa ne custodisce la memoria con venerazione, ricordandolo nel giorno della sua festa liturgica il ventinove settembre.
La figura di questo sacerdote si distingue per un profondo senso di abnegazione e di disponibilita nel servizio al prossimo, espresso anche attraverso l'insegnamento delle Scienze naturali e della Matematica nella medesima Scuola Apostolica. Durante i drammatici eventi della persecuzione religiosa in Spagna, egli condivise con i confratelli la prigionia e la dura prova della fuga attraverso i monti, affrontando la cattura e la morte con esemplare fermezza spirituale. Insieme ad altri sei compagni di fede e di martirio, fu proclamato beato il sei maggio 2017 a Girona. La sua testimonianza rimane un faro luminoso per tutti i fedeli, specialmente per coloro che meditano sul valore della coerenza cristiana e sul coraggio di testimoniare Cristo fino all'effusione del sangue.
Il Beato Gumersindo Gómez Rodrigo è un religioso e martire vissuto nel ventesimo secolo, ricordato per la sua fedeltà al Vangelo e il generoso servizio ai giovani. Nato a Benuza, nella provincia spagnola di León, nel mille novecento undici, visse la sua vocazione come fratello coadiutore tra i Missionari del Sacro Cuore di Gesù, distinguendosi per laboriosità e spirito di carità. La sua testimonianza terrena si concluse con il martirio il ventinove settembre millenovecentotrentasei a Seriñá, in Spagna, suggellando una vita interamente donata a Dio e ai fratelli durante le persecuzioni religiose del tempo.
La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica il ventinove settembre, giorno in cui si commemora il suo sacrificio supremo. Insieme a sei compagni di congregazione, affrontò la prigionia, la dura fuga tra i monti e infine la cattura, culminata nella testimonianza coraggiosa della propria fede cristiana. I suoi resti mortali, dapprima sepolti anonimamente, ricevettero una degna sepoltura e in seguito la solenne beatificazione celebrata il sei maggio duemilasette a Girona.
Il beato Virgilio Edreira Mosquera nacque a La Coruña il 27 novembre 1909, nel corso del ventesimo secolo. Egli scelse di consacrare la propria esistenza al Signore decidendo di farsi salesiano, inserendosi così nel solco spirituale di San Giovanni Bosco. La sua giovinezza fu segnata dalla formazione e dal cammino di fede all'interno delle scuole della congregazione salesiana, frequentate dapprima a La Coruña, successivamente ad Astudillo in provincia di Palencia, e infine a Madrid-Paseo de Extremadura. Questo cammino di preparazione si coronò il 12 ottobre 1931, quando emise la professione religiosa come salesiano a Mohernando, in provincia di Guadalajara. Dopo tale tappa fondamentale, rimase a Mohernando per completare i suoi studi filosofici, approfondendo il pensiero e la teologia. Nel 1933 fu assegnato a Carabanchel Alto per concludere il triennio pratico della sua formazione salesiana.
Negli anni successivi, segnati da gravi tensioni e persecuzioni, don Virgilio visse una coraggiosa testimonianza di carità e di fede, operando incessantemente come collegamento tra i confratelli sparsi e i prigionieri. La sua dedizione alla Chiesa e alla congregazione lo condusse infine al martirio, affrontato serenamente a Madrid il 29 settembre 1936 per il fatto di essere salesiano. La Chiesa ha riconosciuto la sua testimonianza suprema iscrivendolo nell'albo dei beati il 28 ottobre 2007 a Roma, durante una solenne cerimonia celebrata dal Cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, che ha riguardato ben 498 martiri spagnoli. La sua memoria liturgica si celebra nel giorno del martirio, il 29 settembre, mentre la memoria liturgica comune dei 95 Beati Martiri Spagnoli Salesiani è stabilita al 22 settembre.
Il Beato Francesco Edreira Mosquera visse la sua breve e intensa esistenza nel corso del ventesimo secolo, offrendo una limpida testimonianza di fede fino all'effusione del sangue. Nato a La Coruña in Spagna il venticinque novembre 1914, crebbe in un contesto familiare che favorì la sua adesione alla vita consacrata, grazie anche all'esempio del fratello maggiore Virgilio. Entrato nella famiglia salesiana, visse il suo cammino di formazione e di insegnamento con esemplare dedizione, distinguendosi per innocenza, spirito di sacrificio e profonda devozione a San Giuseppe. Sorpreso dalla persecuzione religiosa in Spagna, affrontò il martirio a Madrid il ventinove settembre 1936, condividendo lo stesso destino del fratello Virgilio.
La Chiesa riconosce oggi il suo luminoso sacrificio iscrivendolo nel novero dei beati. La sua memoria liturgica si celebra il ventinove settembre nell'anniversario del martirio, inserito anche nella memoria comune dei novantacinque Beati Martiri Spagnoli Salesiani fissata al ventidue settembre. La solenne beatificazione ebbe luogo a Roma il ventotto ottobre 2007, presieduta dal Cardinale José Saraiva Martins all'interno di una vasta schiera di martiri della persecuzione spagnola.
A Marmara Ereglisi in Tracia, nell’odierna Turchia, sant’Eutichio, vescovo e martire.
San Fraterno di Auxerre
Vescovo
A Auxerre nella Gallia lugdunense, ora in Francia, san Fraterno, vescovo.
San Ciriaco (Quiriaco)
Eremita in Palestina
In Palestina, san Ciriaco, anacoreta, che per circa novant’anni condusse una vita di grande austerità in spelonche e fu modello degli anacoreti e difensore della verità della fede contro gli errori degli origenisti.
San Ludwino (Liudvino) di Treviri
Vescovo
A Mettlach sul fiume Saar nella Renania, in Germania, deposizione di san Liudvino, vescovo di Treviri, che, fondatore del monastero del luogo, morì piamente a Reims.
Sant' Alarico (Adelrico)
Eremita
Nell’isola di Ufnau sul lago di Zurigo nell’odierna Svizzera, sant’Adelríco, sacerdote ed eremita.
San Grimoaldo di Pontecorvo
Sacerdote
San Lotario I
Imperatore e monaco
San Giovanni da Dukla
Francescano polacco
A Leopoli nel territorio dell’odierna Ucraina, san Giovanni da Dukla, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che condusse vita nascosta e ascetica secondo le consuetudini degli Osservanti, si adoperò con fervido zelo nella cura pastorale delle anime e promosse l’unità di cristiani.
Beati Paolo Bori Puig e Vincenzo Sales Genovés
Gesuiti, martiri
A Valencia sempre in Spagna, beati martiri Paolo Bori Puig, sacerdote, e Vincenzo Sales Genovés, religioso, della Compagnia di Gesù, che sostennero il glorioso combattimento per Cristo.
Beato Dario Hernandez Morato
Sacerdote gesuita, martire
Nel villaggio di Picadero de Paterna nel territorio di Valencia sempre in Spagna, beati Dario Hernández Morató, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire, che nella medesima persecuzione rese l’anima a Dio.
Beato Antonio Martínez López
Sacerdote e martire
Beato Giuseppe Rescalvo Ruiz
Sacerdote e martire
San Buino
Prete eremita
Venerabile Bernardino (Alberti) da Calenzana
Francescano
Dal Martirologio Romano
Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli. Nel giorno della dedicazione della basilica intitolata a San Michele anticamente edificata a Roma al sesto miglio della via Salaria, si celebrano insieme i tre arcangeli, di cui la Sacra Scrittura rivela le particolari missioni: giorno e notte essi servono Dio e, contemplando il suo volto, lo glorificano incessantemente. — Martirologio Romano