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lunedì 28 settembre 2026 · Santo del giorno

San Venceslao

Duca di Boemia, martire

San Venceslao

San Venceslao, noto come Václav in lingua ceca, nacque a Stochow intorno all'anno 907 e morì a Stará Boleslav negli anni 929 o 935. Duca di Boemia e martire, visse nel corso del decimo secolo, lasciando un'impronta profonda nella storia e nella fede del suo popolo. Rimasto orfano di padre da ragazzo, successe nel governo della Boemia sotto la reggenza di sua madre Drahomira, dopo essere stato educato alla sapienza umana e divina dalla nonna paterna Ludmilla. Quest'ultima, venerata come santa dalla Chiesa, fu uccisa a causa della sua fede per ordine della stessa nuora Drahomira. Venceslao si distinse come uno dei principi più colti del suo tempo, avendo studiato anche il latino, e seppe unire il rigore verso se stesso alla misericordia verso i poveri. Una volta assunto il potere effettivo, si adoperò per la cristianizzazione del Paese, chiamando missionari tedeschi in Boemia come parte della sua linea di governo per avvicinare la terra boema all'Europa occidentale e alla sua cultura. Il suo governo vide anche conflitti con regnanti germanici e molte difficoltà nell'affrontare e governare i suoi sudditi, educandoli alla fede. Tra i suoi atti di carità cristiana vi fu il riscatto in massa degli schiavi pagani in vendita a Praga affinché potessero essere battezzati. La giovane età e lo stile di Venceslao lo resero un modello amato per molti suoi sudditi, ma la sua vasta popolarità suscitò l'opposizione di una parte della nobiltà per motivi religiosi e di potere.

Venceslao fu tradito da suo fratello Boleslao, a cui la fazione nobiliare ostile si affidò per ordire una congiura volta a uccidere il duca e a consegnare l'intero ducato boemo al congiurato. Boleslao non osò aggredire Venceslao a Praga e lo invitò nel suo castello di Stará Boleslav. Il piano iniziale di uccidere Venceslao durante il pranzo fu abbandonato perché alcune parole del duca fecero temere che avesse scoperto il complotto. San Venceslao fu infine atteso mentre andava da solo in chiesa, come sua abitudine, per recitare la preghiera delle Ore, e fu assassinato in chiesa dai sicari di Boleslao. La Chiesa lo venera come martire per la fede ed è iscritto nel Martirologio Romano come duca di Boemia, con un culto fiorito già nel secolo decimo e suggellato dalla proclamazione ufficiale a santo nel diciassettesimo secolo, precisamente nel millesettecentoventinove. Nel secolo undicesimo Venceslao era già diventato il simbolo dello Stato boemo. La sua memoria vive anche nei luoghi della modernità, poiché Piazza San Venceslao a Praga è un luogo legato alla memoria storica mondiale, ricordando la primavera di Praga del millenovecentosessantotto e il lutto per l'invasione comunista. Intorno alla sua statua, eretta alla fine dell'Ottocento, si sono continuate a esprimere le gioie e i dolori del popolo ceco.

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Gli altri santi di oggi

Beato Bernardino da Feltre

Religioso

Il beato Bernardino da Feltre, al secolo Martino Tomitano, nacque a Feltre nel quindicesimo secolo, precisamente nel 1439, ed è ricordato come una delle figure religiose più insigni e instancabili del suo tempo. Dapprima brillante studente di diritto e umanesimo, scelse di consacrarsi a Dio entrando tra i Frati Minori Osservanti, assumendo il nome di Bernardino in onore del santo senese di cui raccolse la eredità spirituale e l'ardore apostolico. Sacerdote dell'Ordine dei Minori e uomo di pace, percorse per decenni l'Italia centro-settentrionale a piedi scalzi, dedicandosi interamente alla predicazione, alla cura dei poveri e degli ammalati e alla difesa della giustizia sociale. Le sue parole infiammate scossero le coscienze delle città più illustri, che se lo contendevano, e la sua infaticabile opera riformatrice pose le basi per la nascita dei Monti di Pietà, istituzioni fondamentali sorte per contrastare la piaga dell'usura e sostenere i più deboli.

La sua esistenza fu segnata da fatiche immense, pericoli di guerre, incomprensioni, esili e gravi malattie, affrontate sempre con esemplare fortezza d'animo e con totale dedizione alla Chiesa. Visse a Pavia, dove concluse serenamente i suoi giorni il ventotto settembre 1494, consumato dalla tisi e dal soverchio lavoro apostolico. Subito venerato dal popolo come apostolo di carità e difensore della fede, il suo culto fu confermato nel milleseicento cinquanta per l'Ordine francescano e per le diocesi di Feltre e Pavia. I Frati Minori celebrano la sua festa liturgica il ventotto settembre, ricordando un religioso che spese ogni istante della propria vita al servizio di Cristo, della Chiesa e dei fratelli bisognosi.

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San Fausto di Riez

Vescovo

San Fausto visse nel corso del quinto secolo, lasciando un segno profondo nella Chiesa della Gallia come monaco, abate e vescovo. Nato nella Bretagna, probabilmente insulare, un po' prima del 410, intraprese presto il cammino monastico a Lérins, dove incontrò san Onorato, fondatore e primo abate del luogo. La sua vita fu segnata da una straordinaria ascesi e da un profondo rigore spirituale, che mantenne intatto anche in età avanzata. Esercitò la sua influenza su tutto il sud-est della Gallia, distinguendosi per la cura instancabile del suo gregge e per la difesa della fede cattolica contro l'arianesimo.

Il santo vescovo è ricordato per la sua forza di carattere, la sua vasta scienza della Sacra Scrittura e la sua azione pastorale coraggiosa, che lo portò persino all'esilio per mano del re visigoto Eurico. Pur essendo stato coinvolto nelle complesse questioni teologiche del suo tempo tra agostiniani e semipelagiani, la sua vita santa e l'irraggiamento della sua opera furono celebrati dai contemporanei. Oggi la sua memoria liturgica si celebra il ventotto settembre, in particolare a Riez in Provenza in Francia, dove sorge una chiesa a lui dedicata e si custodisce il ricordo di un pastore e direttore di anime profondamente dedito a Dio.

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Santi Alfio, Zosimo e compagni

Martiri

Nel quarto secolo, durante il regno dell'imperatore Diocleziano e precisamente tra il duecento ottantaquattro e il trecentocinque, si consumò la testimonianza dei martiri di Caliti. Questa venerabile schiera comprende Alfio, Zosimo, Alessandro, Marco e un numeroso gruppo di altri compagni, i quali persero la vita per la fede in luoghi e tempi differenti. Ciò che unisce stabilmente questi testimoni in una sola comunione spirituale è il martirio di Marco, il quale offrì l'occasione per il coronamento spirituale di tutti gli altri. Le notizie storiche su questi santi provengono da scarse e poco sicure fonti desunte dai menei e dai sinassari greci. Il Martirologio Romano e i sinassari greci concordano nel ricordare la memoria di questi martiri il ventotto settembre, giorno in cui la Chiesa ne celebra solennemente la festività. Nel corso dei secoli, il culto per questi santi confessori della fede si diffuse ampiamente, tanto che essi ricevevano venerazione a Costantinopoli, nel loro apposito santuario situato presso la chiesa di San Cipriano nel quartiere di Salomone. Alla loro memoria è legata anche una pregevole orazione in loro onore, composta da Eustazio di Salonicco, il quale concluse i suoi giorni terreni nel mille centonovantotto. Il Martirologio attesta inoltre il martirio dei santi fratelli Alfeo, Alessandro e Zosimo avvenuto a Chiliadu in Pisidia, località situata nell'odierna Turchia.

La fioritura di questa grande testimonianza cristiana ebbe inizio con la figura di Marco, descritto dalle fonti come un vecchio pastore cristiano che trascorreva le sue giornate pascolando il gregge in piena solitudine sulle montagne della Pisidia. Sorpreso da alcuni cacciatori e accusato di professare la fede cristiana, Marco fu fatto arrestare da Magno, prefetto di Antiochia di Pisidia, e condotto in prigione. Durante la detenzione carceraria, la grazia operò potentemente attraverso di lui, al punto che Marco convertì tutti i trenta soldati incaricati di sorvegliare le prigioni. Questi trenta soldati convertiti subirono successivamente il supplizio della decapitazione a Nicea. Sottoposto a severa tortura, Marco dimostrò una saldezza tale da resistere a ogni tormento inflitto dai carnefici. Poiché i mezzi a loro disposizione erano ormai esauriti, i carnefici decisero di approntare nuovi strumenti di tortura, affidando la costruzione a tre fratelli di nome Alfio, Zosimo e Alessandro, che esercitavano la professione di fabbri nel villaggio di Cauti. Durante il lavoro, tuttavia, i tre fratelli non riuscirono a portare a termine il compito assegnato. Le loro braccia si infiacchivano improvvisamente e rendevano impossibile la lavorazione del ferro, mentre il metallo scaldato si liquefaceva istantaneamente. Colpiti da questo chiaro prodigio, Alfio, Zosimo e Alessandro si convertirono sinceramente al cristianesimo e per questo furono subito arrestati. Il ventuno settembre Marco subì il martirio a Claudiopoli, mentre i tre fratelli ricevettero la corona del martirio il ventotto settembre a Caliti. La catena della grazia non si interruppe con la loro morte: alla vista dei prodigi accaduti dopo la morte di Marco, si convertirono anche Nicone, Neone, Eliodoro e molti fanciulli, vecchi e vergini, i quali furono poi uccisi a Filomelio in Pisidia il tredici luglio di un anno successivo.

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Santa Eustochio

Vergine

Santa Eustochio visse tra il quarto e il quinto secolo, nascendo a Roma non prima dell'anno trecentosessantasette. Ella apparteneva all'alta aristocrazia romana, essendo la terzogenita del senatore Tossozio e della matrona Paola, e trascorse un periodo giovanile dedito alla mondanità prima di orientare interamente la propria esistenza verso la via dello spirito. La sua vita si compì nel segno della custodia della fede, dello studio profondo delle Scritture e della dedizione monastica a Betlemme, dove si spense nell'anno quattrocentodiciannove. La tradizione la ricorda come una discepola prediletta e alunna esemplare di san Girolamo.

La memoria di Santa Eustochio è legata indissolubilmente all'opera biblica e al monachesimo d'oriente, vissuto accanto alla madre santa Paola. Ella è ricordata nei martirologi per aver raggiunto il presepe del Signore allo scopo di non privarsi del consiglio del maestro san Girolamo, passando al Creatore rifulgendo di meriti insigni. La Chiesa ne celebra la testimonianza di vergine consacrata, custode di una tradizione ascetica che univa la sapienza delle Scritture all'amore filiale e alla cura operosa della comunità monastica di Betlemme.

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Santa Lioba

Venerata a Fulda

Nel corso dell'VIII secolo, molti anglosassoni del sud-ovest dell'Inghilterra, in particolare nelle contee del Dorset e del Devon, si convertirono alla fede di Cristo. In questo fervido clima spirituale visse santa Lioba, una vergine originaria dell'Inghilterra e parente di san Bonifacio, l'apostolo della Germania. Educata nei monasteri di Minster nel Kent e di Wimborne nel Dorset, Lioba sapeva leggere bene il latino e coltivava il desiderio profondo di dedicarsi all'apostolato nei territori di missione. Chiamata in Germania dallo stesso san Bonifacio, che la mise a capo del monastero di Tauberbischofsheim nel Baden, ella guidò con la parola e l'esempio le ancelle di Dio sulla via della perfezione, riunendo intorno a sé un gruppo di monache animate dal suo stesso zelo. La sua vita fu legata da profonda stima e affetto al vescovo Bonifacio, il quale prima di partire per la Frisia la esortò alla costanza e le lasciò il suo mantello, esprimendo il desiderio che le loro ossa riposassero vicine nella tomba.

Santa Lioba è ricordata con devozione presso Magonza in Renania, in Germania, dove morì a Schorusheim verso il 782, il ventotto settembre. Dopo la sua morte, il corpo fu traslato a Fulda a poca distanza dal sepolcro di san Bonifacio, avverando così il desiderio di vicinanza espresso in vita dal santo vescovo. La memoria di Lioba fu custodita con cura grazie all'abate Rabano Mauro, che ne curò l'elevazione nell'ott319 e nell'ott338, la iscrisse nel suo Martirologio e incaricò il monaco Rodolfo di scriverne la biografia, attingendo ai preziosi ricordi delle discepole Agata, Tecla, Maria e Eoliba. Oggi la santa è iscritta nel Martirologio Romano ed è commemorata liturgicamente il ventotto settembre.

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Beato Francesco Saverio Ponsa Casallarch

Religioso e martire

Il Beato Francesco Saverio Ponsa Casallarch è una figura luminosa di dedizione cristiana, nato a Moyà nel millenovecentosedici. La sua esistenza, seppur breve, è stata interamente consacrata al servizio di Dio e dei fratelli sofferenti, seguendo con umiltà la vocazione religiosa nell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio. La sua missione è stata segnata da una dedizione profonda verso i malati di tubercolosi, ai quali ha offerto non solo cure materiali, ma il conforto della vicinanza e della carità evangelica.

La memoria del Beato Francesco Saverio è custodita come quella di un martire che ha saputo testimoniare la propria fede fino all'estremo sacrificio. Egli è ricordato oggi come un esempio di fedeltà al proprio carisma, avendo vissuto il dono della vita come un'offerta pura in un tempo segnato dalla prova. Beatificato da Papa Giovanni Paolo II il venticinque ottobre millenovecentonovantadue, rimane per i fedeli un modello di perseveranza nel bene e di coraggio cristiano, capace di illuminare il cammino di chiunque cerchi nella carità il senso profondo del proprio agire quotidiano.

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San Zama

Protovescovo di Bologna

La figura di San Zama si perde alle radici della fede cristiana nella città di Bologna, dove la tradizione e i documenti antichi lo indicano come il primo vescovo della comunità locale. Il primo vescovo di una città è spesso il fondatore della prima comunità cristiana e l'origine della diocesi, purtroppo gravato dal silenzio delle fonti storiche dirette, poiché non esistono informazioni sulla vita e sull'epoca del suo episcopato al di fuori della sua menzione e delle deduzioni elaborate dagli studiosi.

Sebbene il primo vescovo cittadino sia stato spesso superato nella devozione popolare da altre figure di santi locali o giunti in seguito, come accade a Bologna dove san Petronio è l'altra grande figura di riferimento, San Zama conserva un posto insostituibile nella memoria della Chiesa. Il Martirologio lo ricorda a Bologna proprio come ritenuto primo vescovo della città, la cui figura è indissolubilmente legata alle origini dell'evangelizzazione e al cammino di fede della Chiesa emiliana.

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Beati Martiri Agostiniani del Giappone

I Beati Martiri Agostiniani del Giappone sono un gruppo di fedeli, sacerdoti e religiosi che nel secolo XVII affrontarono il martirio in terra giapponese per testimoniare la fede in Cristo. Le missioni cattoliche in Giappone erano state iniziate da San Francesco Saverio, raccogliendo grandi frutti grazie al lavoro di missionari gesuiti, francescani, domenicani e agostiniani che avevano creato numerose e ferventi comunità cristiane. Tra la fine del 1500 e la metà del 1600 fu però scatenata una terribile persecuzione contro i cristiani in Giappone, rivelatasi perfino peggiore di quella dei primi secoli della Chiesa per generalità e crudeltà. Centinaia tra sacerdoti, religiosi di quattro ordini e semplici fedeli diedero la vita per la fede.

Tutti questi martiri furono beatificati insieme nel 1867 da Papa Pio IX. La festa liturgica dei martiri ricorre il 28 settembre e la loro memoria rimane un luminoso esempio di fedeltà evangelica in mezzo a prove straordinarie.

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Beato Francesco (Piani) da Caldarola

Il Beato Francesco, nato con il nome secolare di Francesco Piani a Caldarola nel 1424, visse nel corso del sedicesimo secolo come religioso appartenente al ceppo francescano. Proveniente da una regione ad economia prevalentemente agricola come le Marche, egli seppe farsi voce e sostegno dei lavoratori delle campagne, profondamente provati dalle miserie e costretti a indebitarsi fino a diventare schiavi degli usurai. La sua esistenza si spese interamente al servizio di queste vittime, coniugando la predicazione ferventissima con una instancabile opera di pacificazione tra i paesi della sua terra, spesso lacerati da lotte violente tra fazioni ambiziose e famiglie potenti.

Ricordato come apostolo di carità e di concordia, il Beato Francesco fondò a Caldarola opere fondamentali per la socialità della comunità, tra cui la Compagnia di Santa Maria del Monte, l'ospedale e il monte di pietà, beneficiando della collaborazione del Beato Bernardino da Feltre. La sua figura segna il passaggio d'epoca, precedendo il rinascimento caldarolese e ponendosi come ponte tra il medioevo e l'umanesimo. Spirito di profonda preghiera e di azione, morì il 12 settembre 1507 all'età di settantasette anni nel convento di Colfano, in provincia di Macerata, dove aveva trascorso la maggior parte della sua vita religiosa.

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Santi Lorenzo Ruiz di Manila e 15 compagni

I Santi Lorenzo Ruiz di Manila e quindici compagni costituiscono un insigne gruppo di sedici martiri per la fede, uccisi a Nagasaki in Giappone tra il 1633 e il 1637. Questo gruppo fa seguito a un precedente numeroso gruppo di duecentocinque martiri uccisi a Nagasaki-Omura tra il 1617 e il 1632. I martiri appartenevano in diverso grado alla Provincia Domenicana del Santo Rosario, nota anche come Provincia delle Filippine, che traeva origine dalle missioni in Cina del 1587 e aveva istituito una Vicaria in Giappone all'inizio del secolo decimosesto. I sedici santi comprendono sacerdoti, religiosi e laici di varie nazionalità, nello specifico un filippino, nove giapponesi, quattro spagnoli, un francese e un italiano. Essi avevano svolto un apostolato attivo nel seminare e diffondere la fede cristiana nelle isole Filippine, a Formosa e in Giappone. Subirono il martirio per amore di Cristo per ordine del comandante supremo e shogun Tokugawa Yemitsu, che scatenò una spietata persecuzione. Vengono oggi celebrati tutti in un'unica commemorazione nel Martyrologium Romanum, dopo essere stati beatificati da Papa Giovanni Paolo II il diciotto febbraio 1981 a Manila, nelle Filippine, e canonizzati a Roma dallo stesso Pontefice il diciotto ottobre 1987.

La memoria di questi testimoni affonda le radici nella Provincia Domenicana del Santo Rosario, la quale aveva esteso il proprio zelo missionario in Oriente. I missionari furono catturati a gruppi o singolarmente e rinchiusi nel carcere di Nagasaki, dopo che l'editto del supremo capo militare della nazione aveva colpito gli stranieri che predicavano la legge cristiana e i loro complici, stabilendo la detenzione nel carcere di Omura. Affrontarono torture atroci e supplizi crudeli in tempi diversi nel corso di un quinquennio. La loro testimonianza, emersa attraverso i processi diocesani tenuti tra il 1637 e il 1638 i cui Atti furono ritrovati solo all'inizio del ventesimo secolo, continua a risplendere nella Chiesa universale come luminoso esempio di fedeltà evangelica.

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San Simon de Rojas

Religioso Trinitario

San Simone de Rojas nacque a Valladolid, in Castiglia, Spagna, il 28 ottobre 1552, da Gregorio e dalla virtuosa Costanza, che istillò e fece germogliare nel suo cuore l'amore a Maria. La tradizione riferisce che, dopo essere stato da piccolo un po' ritardato e balbuziente, pronunciò le sue prime parole all'età di quattordici mesi dicendo Ave, Maria, ripetendo la preghiera frequentemente recitata dai suoi genitori. Appartenente all'Ordine della Santissima Trinità per la liberazione degli schiavi, visse nel decimosettimo secolo come sacerdote e religioso trinitario, distinguendosi come uno dei più grandi contemplativi del suo tempo. Eletto Provinciale della Castiglia e confessore della Regina Isabella di Borbone, seppe unire la profonda vita spirituale all'esercizio instancabile della misericordia verso i bisognosi, rifiutando sempre ogni compenso e carro.

Il santo è ricordato universalmente come il Padre Ave Maria per la sua fervente devozione alla Vergine e per l'usanza di pronunciare continuamente il saluto angelico, fatto incidere persino sulla facciata del palazzo reale di Madrid. Fondò la Congregazione degli Schiavi del Dolcissimo Nome di Maria e promosse numerose opere di carità, rimanendo umile e povero tra gli splendori della corte. Morì a Madrid il 29 settembre 1624, circondato da una fama di santità tale che le sue onoranze funebri durarono dodici giorni. Canonizzato nel corso di un anno mariano da Papa Giovanni Paolo II, la Chiesa ne celebra la memoria liturgica il ventotto settembre, riconoscendolo come grande servo di Maria e padre dei poveri.

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San Salonio di Ginevra

Vescovo

San Salonio nacque intorno all'anno 400, figlio di Sant'Eucherio, arcivescovo di Lione, e di Gallia. Insieme al fratello Verano, che divenne in seguito vescovo di Vence, Salonio visse la giovinezza nel monastero di Lérins, dove il padre si era ritirato dopo essere rimasto vedovo. In quel luogo di preghiera e silenzio, guidato da maestri insigni come Ilario d'Arles, Salviano e Vincenzo di Lérins, egli ricevette un'ottima formazione spirituale e culturale. Divenuto vescovo di Ginevra al più tardi nel 439, succedendo a Sant'Isacco come primo vescovo della città, Salonio servì la comunità cristiana con dedizione e sapienza. Uomo assai colto, partecipò attivamente ai concili della Chiesa e lasciò importanti scritti, tra cui un commentario biblico e una lettera indirizzata al papa San Leone I Magno.

La sua memoria liturgica si celebra il 28 settembre, giorno della sua nascita al cielo, avvenuta probabilmente all'inizio della seconda metà del quinto secolo. Il Martyrologium Romanum ne ricorda il cammino, dagli inizi monastici nell'isola di Lérins fino all'episcopato ginevrino in Svizzera, dove sostenne fermamente la dottrina di San Leone Magno Papa e offrì una profonda spiegazione mistica della Sacra Scrittura. La sua eredità spirituale è rimasta viva nel tempo, custodita anche dai suoi successori sulla cattedra episcopale, tra i quali si annoverano San Domiziano, San Massimo e il celeberrimo San Francesco di Sales. Oggi la Chiesa continua a invocarlo con fiducia, riconoscendo in lui un luminoso araldo del Vangelo e un fedele pastore.

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Beato Luigi Monza

Sacerdote e fondatore

Il Beato Luigi Monza è una figura luminosa del ventesimo secolo, un uomo che ha saputo tradurre la carità cristiana in un servizio concreto e lungimirante verso i più fragili. Nato a Cislago nel 1898 e ordinato sacerdote per la diocesi di Milano nel 1925, egli ha vissuto il proprio ministero con una dedizione assoluta, affrontando con fede anche le dure prove della prigionia subita a causa di false accuse mosse dal regime fascista nel 1927. Il suo cammino spirituale e pastorale si è snodato attraverso diverse comunità, tra cui Monza, Saronno, Milano, Vedano Olona, Lecco e Ponte Lambro, lasciando ovunque una traccia profonda di santità sacerdotale.

La memoria del Beato Luigi Monza è indissolubilmente legata alla fondazione dell'Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità e alla creazione dell'opera La Nostra Famiglia. Attraverso queste istituzioni, egli ha saputo offrire una risposta innovativa e amorevole ai bisogni dei disabili, testimoniando che ogni vita, anche la più sofferente, possiede una dignità infinita agli occhi di Dio. Riconosciuto Venerabile da Giovanni Paolo II nel 2003, è stato innalzato agli onori degli altari da Benedetto XVI il 30 aprile 2006, durante una solenne celebrazione in piazza del Duomo a Milano, a coronamento di una vita spesa interamente per il bene del prossimo.

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Beato Niceta Budka

Vescovo e martire

Il beato Niceta Budka nacque nel ventesimo secolo, precisamente il 7 giugno 1877, da una famiglia di umili origini contadine nel villaggio di Dobromirka, situato nella provincia di Ternopol'. Dopo aver completato i propri studi e adempiuto agli obblighi del servizio militare, intraprese un cammino di profonda preparazione teologica che lo condusse a ricevere l'ordinazione sacerdotale nel 1905 per mano del metropolita Andrej Šeptickij. La sua vita fu interamente spesa al servizio della Chiesa, dapprima come parroco a Vienna e prefetto di seminario, poi come zelante pastore inviato a guidare le comunità cattoliche di rito bizantino d'oltremare in Canada, dove pose solide fondamenta spirituali e istituzionali per i fedeli immigrati. Rientrato in patria, fu nominato vescovo ausiliare e vicario generale della metropolia di Leopoli, distinguendosi per la sua infaticabile dedizione alle opere parrocchiali e alla costruzione del santuario di Zarvannica.

Nel corso della seconda guerra mondiale e con l'avvento del regime sovietico, il vescovo Niceta affrontò con coraggio la persecuzione scatenata contro la Chiesa greco-cattolica ucraina dalle autorità dell'Enkaverde. Arrestato insieme ad altri presuli nel mese di aprile del 1945, subì l'oltraggio della detenzione nelle carceri di Leopoli e di Kiev, un processo iniquo e la successiva condanna a otto anni di lavori forzati da scontarsi in un lager in Kazachstan. Concluse la sua esistenza terrena il 1° ottobre 1949 nel campo di detenzione di Karažar, vicino a Karaganda, suggellando la propria testimonianza evangelica con il martirio della resistenza cristiana. La sua figura luminosa è stata riconosciuta dalla Chiesa universale il 27 giugno 2001, quando papa Giovanni Paolo II lo ha elevato agli onori degli altari proclamandolo beato.

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Beati Francesco Pak Gyeong-jin e Margherita Oh

Sposi e martiri

Nel corso del diciannovesimo secolo si compie la luminosa testimonianza di fede dei beati Francesco Pak Gyeong-jin e Margherita Oh, sposi e martiri in Corea del Sud. Non è noto come essi abbiano abbracciato la fede cristiana, a differenza di altri martiri coreani, ma le informazioni certe su di loro iniziano dall'anno 1866, quando dovettero lasciare la cittadina di Cheongju per sfuggire alla feroce persecuzione Byeongin. Insieme ai loro quattro figli si trasferirono nella località di Jeolgon, presso Jincheon, oggi identificata come il territorio di Baekgok-myeon nello stesso distretto, dove vissero tranquillamente per due anni praticando la religione in segreto. L'inasprirsi dei rischi nel 1868 condusse infine al loro glorioso sacrificio per il nome del Signore.

La memoria liturgica dei beati sposi si celebra il ventotto settembre. La loro vicenda umana e spirituale è profondamente inserita nella storia della Chiesa coreana, poiché essi sono stati inclusi nel numeroso gruppo dei centoventiquattro martiri beatificati da papa Francesco il sedici agosto del duemilaquattordici durante il suo viaggio apostolico in Corea del Sud. Tra i compagni di questo medesimo gruppo si ricordano un'altra coppia di sposi, composta da Pietro Jo Suk e Teresa Kwon Cheon-rye, uccisi nel 1819, e la figura di Agostino Jeong Yak-jong, che sposò in seconde nozze Cecilia Yu So-sa, la quale fu invece canonizzata nel 1984.

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Sant' Essuperio di Tolosa

Vescovo

A Tolosa in Aquitania, ora in Francia, sant’Esuperio, vescovo, che dedicò una basilica in onore di san Saturnino e, al momento dell’invasione dei barbari, si mostrò strenuo difensore della sua città; san Girolamo racconta quanto fosse parco verso se stesso e generoso, invece, con gli altri.

Sant' Annemondo (o Ennemondo)

Vescovo e martire

A Lione in Francia, sant’Annemondo, vescovo e martire.

Santi Cunialdo e Gisilario

A Salisburgo in Baviera, nell’odierna Austria, santi Cunialdo e Gisilario, sacerdoti, che aiutarono il vescovo san Ruperto.

Beati Giovanni Shozaburo e compagni

Martiri

A Nagasaki in Giappone, beati Giovanni Shozaburo, catechista, Mancio Ichizayemon, Michele Tayemon Kinoshi, Lorenzo Hachizo, Pietro Terai Kuhioye e Tommaso Terai Kahioye, martiri, decapitati per Cristo.

San Caritone

Abate in Palestina

Nel monastero di Souka vicino a Betlemme in Palestina, san Caritone, abate, che, assiduo nella preghiera e nei digiuni, fondò nel deserto numerosi monasteri.

Beata Amalia Abad Casasempere

Madre di famiglia, martire

Nella cittadina di Benillup nel territorio di Alicante sempre in Spagna, beata Amalia Abad Casasempere, martire, che, madre di famiglia, durante la persecuzione contro la fede raggiunse la corona del martirio per la sua testimonianza resa a Cristo.

Beato Giuseppe Tarrats Comaposada

Religioso gesuita, martire

A Valencia sempre in Spagna, beato Giuseppe Tarrats Comaposada, religioso della Compagnia di Gesù e martire, che, in quella stessa persecuzione, fu accolto da Cristo nella gloria.

Beato Cristiano Franco

Agostiniano

Beato Antonio

Sacerdote mercedario

Beato Valentino Rovira

Mercedario

Sant' Alodio di Auxerre

Vescovo

Santa Doda

Venerata ad Auch

San Kerrien

Eremita

Dal Martirologio Romano

San Venceslao, martire: duca di Boemia, fu educato alla sapienza umana e divina dalla zia paterna Ludmilla e, pur severo con sé stesso, fu però uomo di pace nell’amministrare il regno e misericordioso verso i poveri e riscattò in massa gli schiavi pagani in vendita a Praga, perché fossero battezzati; dopo avere affrontato molte difficoltà nel governare i suoi sudditi e nell’educarli alla fede, tradito da suo fratello Boleslao, fu ucciso in chiesa a Stará Boleslav in Boemia da alcuni sicari. — Martirologio Romano