Beati Francesco Pak Gyeong-jin e Margherita Oh

Sposi e martiri

Aggiornato il 21 luglio 2026

Beati Francesco Pak Gyeong-jin e Margherita Oh

Il cammino verso il martirio

La vicenda terrena di Francesco Pak Gyeong-jin e di Margherita Oh si intreccia profondamente con la storia della Chiesa in Corea durante il diciannovesimo secolo. Originari di Cheongju, i due sposi si trovarono a vivere in un periodo di aspra ostilità verso la fede cristiana, nota come la persecuzione Byeongin. Consapevoli del pericolo che incombeva sulla loro famiglia, essi scelsero di fuggire da Cheongju verso il villaggio di Jeolgol, sperando di poter preservare la propria vita e la propria professione di fede in un ambiente meno esposto alla vigilanza dei persecutori.

Tuttavia, il rifugio di Jeolgol non garantì loro la pace cercata. A causa della denuncia di un conoscente, Francesco e Margherita furono tratti in arresto dalle autorità. In quel momento tragico, Margherita Oh si trovava a fuggire mentre portava con sé il proprio figlio, segno di una dedizione materna che non volle separarsi dai propri doveri familiari nemmeno nel momento della prova suprema. Condotti nella prigione di Juksan, i due sposi furono sottoposti a dure detenzioni e a tormenti fisici, volti a scuotere la loro fermezza interiore. Nonostante le sofferenze indicibili, essi perseverarono nella loro testimonianza, sostenendosi a vicenda nella preghiera e nel coraggio. Il loro cammino terreno si concluse nel mille ottocento sessantotto, quando furono condotti al martirio mediante la decapitazione. La loro testimonianza non è solo il racconto di una fine cruenta, ma la narrazione di un amore che, consacrato dal sacramento del matrimonio, si è fatto dono totale e definitivo per la causa di Cristo, lasciando un'impronta indelebile nella memoria della Chiesa coreana.

La memoria e la beatificazione

La figura dei beati Francesco Pak Gyeong-jin e Margherita Oh è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa universale attraverso il processo di beatificazione presieduto da papa Francesco nel duemila quattordici. Essi sono stati annoverati tra i centoventiquattro martiri coreani, un gruppo di testimoni che hanno sigillato con il proprio sangue la vitalità della fede cristiana in una terra segnata da grandi sofferenze. Il loro culto non è limitato alla memoria storica dei fatti accaduti a Juksan, ma si propone come un invito costante alla preghiera per le famiglie cristiane di ogni tempo.

La memoria di questi sposi martiri ci ricorda che la santità non è un cammino solitario, ma un percorso condiviso, capace di trasformare le prove della vita in un'offerta gradita a Dio. La loro testimonianza continua a interpellare il cuore dei fedeli, offrendo un esempio di come la fedeltà al Vangelo possa essere vissuta con sobrietà e coraggio, anche nelle circostanze più avverse. Oggi, venerare Francesco e Margherita significa riconoscere il valore del matrimonio cristiano come luogo in cui la grazia di Dio si manifesta con forza, rendendo gli sposi capaci di un amore che non teme il sacrificio, ma che confida pienamente nella promessa di vita eterna che il Signore riserva a coloro che testimoniano il suo nome fino alla fine.

Domande frequenti

Quando si festeggia la memoria dei beati Francesco e Margherita?

La loro memoria liturgica si celebra il ventotto settembre.

Di cosa sono patroni i beati Francesco e Margherita?

I fatti forniti non indicano specifici patronati per questi martiri.