Sant'Ismidone nacque nel dodicesimo secolo nel castello di Sassenage, presso Grenoble, secondo quanto attesta l'Ufficio. Ricevette una solida istruzione nella città di Valence e divenne in seguito canonico di Lione, grazie alla protezione dell'arcivescovo Ugo che era stato antico vescovo di Die. Nel corso della sua esistenza, il pio pastore si distinse per il governo saggio della modesta diocesi di Die, che resse a partire dal milletenovecentosette dopo la rinuncia del vescovo Ponzio. Uomo di fiducia dell'arcivescovo legato Ugo di Lione, pur non essendone suffraganeo, Ismidone si recò a Roma nel milletenovecentonove per difendere con successo i diritti della primazia lionese. L'anno successivo assistette l'arcivescovo Ugo al concilio di Anse e ne fu il portavoce al concilio di Poitiers. Nel milletenovecentoundici accompagnò ancora Ugo a Roma e compì i suoi pellegrinaggi a Gerusalemme, mosso da un profondo amore per i luoghi santi che visitò per ben due volte. Fu designato più volte dal papa e dal legato come autorevole arbitro in importanti controversie tra varie chiese dei regni di Francia e di Borgogna, tra cui La Chartreuse, San Benigno di Digione, La Chaise-Dieu, Aniane Domène, Cruas e Bordeaux. I documenti contemporanei mettono in luce il suo prezioso ruolo di pacificatore. La morte di Ismidone avvenne nell'anno millenacentoquindici e fu ricordata liturgicamente al trenta settembre, mentre l'obituario della Chiesa di Lione lo definisce illustre memoria e vescovo di Die.
Ben presto onorato come santo, Ismidone lasciò un ricordo indelebile nella memoria della Chiesa, sebbene non si conservino Vitae antiche a lui dedicate. La prima biografia del santo vescovo è costituita dalle lezioni dell'Ufficio del Breviarium Diense del milletrecentoventitré. Successivamente, nel milleseseicentottantotto, G. Stilting compilò una Sylloge per gli Acta Sanctorum, mentre Ulisse Chevalier tracciò un profilo biografico nel millottocentoottantottocento che fu poi utilizzato dagli autori posteriori. Lo stesso Chevalier, citato da B. Bligny, descrisse Ismidone come una gloria più dolce del legato Ugo, suo maestro, per la diocesi. Intorno all'anno millenacentottanta, Goffredo di Hautecombe scrisse la vita di san Pietro di Tarantasia, annoverando Ismidone tra i prelati che resero illustre la Savoia e il Delfinato all'inizio del secolo, insieme a sant'Ugo di Grenoble e sant'Antelio di Belley. La chiesa in cui il vescovo fu deposto prese il suo nome, ma purtroppo essa fu distrutta nel millesinquecentosessantasette dagli Ugonotti, che in quella stessa data bruciarono anche le sue spoglie mortali. La memoria liturgica della sua festa si celebra il ventotto settembre, mentre la morte è ricordata al trenta settembre milletenovecentoquindici. Dal millenacentoventotto il vescovo Stefano di Die menzionò quale suo secondo predecessore sanctus Umido. La sua dedizione alla vita comune si espresse nelle donazioni ai Canonici Regolari di Oulx e di Saint-Ruf, e nella ratifica dell'atto di Josserand di Langres che stabiliva i medesimi canonici a santo Stefano di Digione, chiesa alla quale Ismidone donò un anello aureo con preziosissima gemma. L'ultimo incontro documentato della sua vita terrena risale all'ottobre del millenacentoquattordici, quando ricevette a Die l'abate Ponzio di Cluny diretto a Roma.