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mercoledì 30 settembre 2026 · Santo del giorno

San Girolamo (o Gerolamo)

Sacerdote e dottore della Chiesa

San Girolamo (o Gerolamo)

San Girolamo è stato un sacerdote, un Padre della Chiesa e un dottore insigne che ha posto la Bibbia al centro della sua intera esistenza terrena. Nato a Stridone verso il 347 da una famiglia cristiana e ricca, visse una vita intensa segnata da studi approfonditi, viaggi tra l'Europa e l'Oriente, ed esperienze ascetiche nel deserto, distinguendosi per una formidabile erudizione e per un carattere focoso e intransigente. Il suo nome è indissolubilmente legato alla traduzione della Sacra Scrittura in lingua latina, un'opera monumentale che ha dato origine alla Vulgata e ha offerto un contributo fondamentale e duraturo per la Chiesa latina e per tutta la cultura occidentale.

Nel corso della sua lunga vita, trascorsa in gran parte a Betlemme fino alla morte avvenuta nel 420, fu prezioso consigliere di papi, guida spirituale di colte nobildonne romane, infaticabile commentatore dei testi sacri e vigoroso difensore della fede ortodossa contro ogni eresia. La Chiesa cattolica ne celebra la memoria liturgica il trenta settembre, venerandolo come patrono degli studiosi, dei traduttori e delle biblioteche per la sua dedizione assoluta alla Parola di Dio.

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Gli altri santi di oggi

Santa Sofia (Sonia)

Martire

Santa Sofia è una figura venerata nella Chiesa insieme alle figlie Pistis, Elpis e Agape, i cui nomi greci significano rispettivamente Fede, Speranza e Carità. Il nome stesso della madre, derivato dal greco Sophia, significa Sapienza e, più specificamente, Sapienza Divina. Tutte e quattro subirono il martirio sotto l'imperatore Traiano, lasciando una traccia profonda nella devozione cristiana d'Oriente e d'Occidente.

Nel corso dei secoli la memoria di queste sante si è espressa attraverso il trasferimento delle reliquie, la redazione dei martirologi e una straordinaria fioritura artistica e architettonica. La tradizione e gli studi storici si intrecciano nel delineare il loro percorso, oscillando tra la concreta materialità del culto dei martiri e la dimensione allegorica delle virtù cristiane che esse incarnano nella loro testimonianza di fede.

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Sant' Antonino di Piacenza

Sant'Antonino di Piacenza è un venerato martire vissuto nel corso del quarto secolo, la cui figura è profondamente radicata nella storia spirituale e nella devozione della sua terra. Sebbene le circostanze terrene e il paese di origine del santo rimangano storicamente incerti, e l'appartenenza alla leggendaria legione tebea sia priva di fondamento storico, la sua esistenza è del tutto indubitata sin dall'antichità cristiana. Egli è infatti ricordato da Vittricio di Rouen nel trattato intitolato De laude Sanctorum scritto alla fine del quarto secolo, oltre che nel venerabile Martirologio Geronimiano. Una tradizione locale tramanda che il suo martirio sia avvenuto verso il 303 nei pressi di Travo, nel Piacentino, e nel martirologio il santo è qualificato proprio come martire a Piacenza.

Il culto antichissimo di Sant'Antonino è attestato già nel secolo successivo alla sua morte ed è rimasto molto vivo nella città e nell'intera diocesi di Piacenza, che lo ha scelto come patrono insieme a santa Giustina. La memoria liturgica si articola in diverse ricorrenze nel corso dell'anno, tra cui la celebrazione del 30 settembre, che sembra riferirsi al natale del santo, e le festività locali fissate al 4 luglio e al 13 novembre. Intorno alla figura di Sant'Antonino si sono sviluppate nel tempo preziose testimonianze documentarie, importanti ricognizioni delle reliquie e una basilica insigne che custodisce la sua eredità spirituale, confermando una devozione che attraversa i secoli con inalterata fermezza.

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Sant' Ismidone di Die

Vescovo

Sant'Ismidone nacque nel dodicesimo secolo nel castello di Sassenage, presso Grenoble, secondo quanto attesta l'Ufficio. Ricevette una solida istruzione nella città di Valence e divenne in seguito canonico di Lione, grazie alla protezione dell'arcivescovo Ugo che era stato antico vescovo di Die. Nel corso della sua esistenza, il pio pastore si distinse per il governo saggio della modesta diocesi di Die, che resse a partire dal milletenovecentosette dopo la rinuncia del vescovo Ponzio. Uomo di fiducia dell'arcivescovo legato Ugo di Lione, pur non essendone suffraganeo, Ismidone si recò a Roma nel milletenovecentonove per difendere con successo i diritti della primazia lionese. L'anno successivo assistette l'arcivescovo Ugo al concilio di Anse e ne fu il portavoce al concilio di Poitiers. Nel milletenovecentoundici accompagnò ancora Ugo a Roma e compì i suoi pellegrinaggi a Gerusalemme, mosso da un profondo amore per i luoghi santi che visitò per ben due volte. Fu designato più volte dal papa e dal legato come autorevole arbitro in importanti controversie tra varie chiese dei regni di Francia e di Borgogna, tra cui La Chartreuse, San Benigno di Digione, La Chaise-Dieu, Aniane Domène, Cruas e Bordeaux. I documenti contemporanei mettono in luce il suo prezioso ruolo di pacificatore. La morte di Ismidone avvenne nell'anno millenacentoquindici e fu ricordata liturgicamente al trenta settembre, mentre l'obituario della Chiesa di Lione lo definisce illustre memoria e vescovo di Die.

Ben presto onorato come santo, Ismidone lasciò un ricordo indelebile nella memoria della Chiesa, sebbene non si conservino Vitae antiche a lui dedicate. La prima biografia del santo vescovo è costituita dalle lezioni dell'Ufficio del Breviarium Diense del milletrecentoventitré. Successivamente, nel milleseseicentottantotto, G. Stilting compilò una Sylloge per gli Acta Sanctorum, mentre Ulisse Chevalier tracciò un profilo biografico nel millottocentoottantottocento che fu poi utilizzato dagli autori posteriori. Lo stesso Chevalier, citato da B. Bligny, descrisse Ismidone come una gloria più dolce del legato Ugo, suo maestro, per la diocesi. Intorno all'anno millenacentottanta, Goffredo di Hautecombe scrisse la vita di san Pietro di Tarantasia, annoverando Ismidone tra i prelati che resero illustre la Savoia e il Delfinato all'inizio del secolo, insieme a sant'Ugo di Grenoble e sant'Antelio di Belley. La chiesa in cui il vescovo fu deposto prese il suo nome, ma purtroppo essa fu distrutta nel millesinquecentosessantasette dagli Ugonotti, che in quella stessa data bruciarono anche le sue spoglie mortali. La memoria liturgica della sua festa si celebra il ventotto settembre, mentre la morte è ricordata al trenta settembre milletenovecentoquindici. Dal millenacentoventotto il vescovo Stefano di Die menzionò quale suo secondo predecessore sanctus Umido. La sua dedizione alla vita comune si espresse nelle donazioni ai Canonici Regolari di Oulx e di Saint-Ruf, e nella ratifica dell'atto di Josserand di Langres che stabiliva i medesimi canonici a santo Stefano di Digione, chiesa alla quale Ismidone donò un anello aureo con preziosissima gemma. L'ultimo incontro documentato della sua vita terrena risale all'ottobre del millenacentoquattordici, quando ricevette a Die l'abate Ponzio di Cluny diretto a Roma.

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San Gregorio Illuminatore

Vescovo, Apostolo degli Armeni

San Gregorio Illuminatore visse nel quarto secolo, nacque in Armenia intorno all'anno 260 e morì nel 328 nella regione di Daranalik’. Egli fu vescovo, pastore supremo e apostolo degli Armeni, affrontando grandi fatiche nel corso della sua vita e guidando la conversione del suo intero popolo alla fede cristiana. San Gregorio è ricordato per la sua incrollabile fedeltà a Dio durante anni di durissima prigionia e per aver organizzato la rinascita della Chiesa armena, trasformando i templi pagani in luoghi di culto e battezzando il re Tiridate insieme alla sua corte e a una folta moltitudine.

Il culto di San Gregorio Illuminatore ha varcato i confini dell'Oriente per radicarsi profondamente anche in Occidente, in particolare a Napoli, dove una celebre strada nel centro storico e un'antichissima chiesa portano il suo nome e custodiscono parte delle sue reliquie. La tradizione riferisce che il santo si recò a Roma incontrando papa Silvestro e ricevendo il titolo di patriarca d'Oriente. La Chiesa armena gli dedica tre feste liturgiche, mentre la sua memoria rimane viva nella preghiera universale e nella testimonianza di una fede genuina che ha saputo resistere a ogni persecuzione.

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Sant' Onorio di Canterbury

Vescovo

Sant'Onorio visse nel settimo secolo e la tradizione riferisce che era un monaco romano originario di Canterbury nel Kent in Inghilterra. Egli fu mandato dal papa san Gregorio Magno, il cui pontificato va dal 590 al 604, ad evangelizzare l'Inghilterra come compagno di sant'Agostino. Si sa ben poco della vita privata di Onorio, ma la sua opera pastorale ha segnato profondamente la Chiesa inglese delle origini, conducendolo a succedere a sant'Agostino nell'episcopato quale quinto vescovo di Canterbury.

Il suo ministero si svolse in un tempo di grandi mutamenti e prove per le comunità cristiane locali, affrontate con fermezza e dedizione fraterna. La memoria liturgica di sant'Onorio si celebra il 30 settembre, giorno in cui la Chiesa riconosce la sua testimonianza di fede. Egli ha avuto un culto almeno dall'anno 1000, periodo in cui il suo nome iniziò ad apparire nei Calendari della Christ Church e di sant'Agostino a Canterbury.

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San Francesco Borgia

Sacerdote

San Francesco Borgia, vissuto nel sedicesimo secolo tra il 1510 e il 1572, fu un sacerdote e preposito generale della Compagnia di Gesù. Nato a Gandia in Spagna il 28 ottobre, egli seppe smentire la cattiva fama acquisita dalla sua potente famiglia in epoche precedenti, riscattandone il nome con una gloria senza confini e distinguendosi per austerità di vita e spirito di preghiera dopo aver lasciato gli onori terreni e rifiutato quelli ecclesiastici. Nonostante la posizione mondana elevata e la vita pubblica movimentata, raggiunse la pienezza di una santità priva di sospetti attraverso disparate vicende.

Il suo percorso terzino lo vide brillante protagonista alla corte imperiale prima della conversione radicale che lo condusse tra i gesuiti fondati dal conterraneo Ignazio di Loyola. Egli divenne il terzo Generale della Compagnia, contribuendo in modo decisivo alla sua espansione europea e mondiale e preparando il rinnovamento cattolico della seconda metà del secolo. Si spense nella sua cella romana il 30 settembre 1572, lasciando un ricordo indelebile di saggezza, carità e infaticabile dedizione al servizio della Chiesa.

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Beata Felicia Meda

Badessa

La Beata Felicia Meda è una figura luminosa del quindicesimo secolo, una donna che ha saputo tradurre la propria fede in un cammino di dedizione costante e di umiltà radicale. Nata a Milano nel 1378, ha consacrato la sua esistenza al Signore entrando nel convento di Sant'Orsola, dove ha servito la comunità con lo spirito di chi sa accogliere la chiamata divina come un dono prezioso. La sua vita non è stata segnata da clamori, ma da una fedeltà silenziosa che l'ha portata a ricoprire il ruolo di superiora, guidando le sue consorelle con l'autorevolezza mite di chi si pone come serva di tutti.

Il ricordo della Beata Felicia vive oggi nel cuore di chi riconosce in lei un esempio di distacco dalle ricchezze terrene e di totale abbandono alla volontà di Dio. Il suo trasferimento a Pesaro, intrapreso per fondare un nuovo convento di Clarisse, rimane una testimonianza indelebile della sua indole. Rifiutando la carrozza offerta dalla Duchessa per giungere a destinazione, ella scelse di percorrere l'ultimo tratto di strada a piedi, manifestando quella povertà francescana che era il fondamento del suo agire. La sua morte, avvenuta a Pesaro il 30 settembre 1444, conclude un pellegrinaggio terreno volto interamente alla preghiera e alla cura delle anime, lasciando un'eredità di santità che la Chiesa ha solennemente riconosciuto con la beatificazione decretata da Papa Pio Settimo nel 1807.

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Beato Federico Albert

Sacerdote e fondatore

Nel corso dell'Ottocento la città di Torino ha dato alla Chiesa e al mondo cattolico numerosi santi, beati e venerabili, i quali hanno onorato la città con il frutto di opere sociali, assistenziali e fondazioni di Ordini e Congregazioni religiose. Tra queste luminose figure emerge il beato Federico Albert, sacerdote e fondatore, nato a Torino il 16 ottobre 1820 e morto a Lanzo Torinese il 30 settembre 1876. Egli seppe tradurre la fede in un instancabile servizio agli ultimi, distinguendosi per il profondo zelo pastorale, per l'attenzione alla crescita educativa e morale dei giovani e per la fondazione di istituzioni scolastiche e caritative destinate a trasformare il volto del territorio in cui operò.

La sua esistenza fu un cammino di dedizione totale che lo portò a rifiutare alti incarichi ecclesiastici per rimanere fedele alla sua comunità parrocchiale e alle opere avviate per i poveri e gli abbandonati. Parroco nel villaggio di Lanzo vicino a Torino, il beato Federico Albert fondò la Congregazione delle Suore di San Vincenzo de’ Paoli dell’Immacola Concezione per assistere in ogni modo i più poveri, lasciando un'eredità spirituale e sociale che continua a vivere attraverso l'impegno delle religiose oggi note come Suore Albertine. Ricordato per la sua mitezza evangelica e per la carità operosa, è stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 30 settembre 1984.

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Santi Urso e Vittore

Martiri della Legione Tebea

I Santi Urso e Vittore sono ricordati dal Martyrologium Romanum come martiri del terzo secolo, uccisi per Cristo a Soleure, in Svizzera, intorno all'anno tremila. La tradizione li indica come membri della Legione Tebea, un corpo militare le cui vicende tragiche e gloriose nobilitarono la storia della Chiesa sotto il regno dell'imperatore Massimiano. Pur non avendo mai goduto di una particolare popolarità tra i fedeli, essi rappresentano una delle pochissime testimonianze di martiri tebei citate da fonti antichissime, in particolare grazie alla narrazione di Sant'Eucherio di Lione. Il nuovo martirologio, approvato da Giovanni Paolo II all'alba del terzo millennio, ne fissa la memoria liturgica al trenta settembre, accogliendone l'antico culto.

La loro memoria si inserisce nel più ampio contesto della Legione Tebea, il cui gruppo principale, guidato da San Maurizio insieme a Essuperio e Candido, viene commemorato al ventidue settembre. La tradizione riferisce che dopo l'eccidio principale molti soldati cercarono rifugio in varie località europee per continuare a evangelizzare e subire il martirio. Nel Vecchio Continente si contano all'incirca quattrocento soldati della Legione Tebea rifugiati, distribuiti tra Germania con trecentoventicinque soldati, cinquantotto in Piemonte, trentacinque in Svizzera, quindici in Lombardia, dieci in Francia, due in Spagna e due in Emilia, sebbene questo elenco rimanga incompleto e sommario. L'iconografia li raffigura con gli attributi tipici dei soldati tebei, come la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana sul petto, mentre alcune rappresentazioni mostrano i santi nell'atto di reggere con le mani il proprio capo distaccato dalla decapitazione.

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San Lauro

Abate

San Lauro è una figura luminosa della santità bretone, vissuta nel settimo secolo, e la tradizione lo ricorda anche con i nomi di Léry, Léri, Laur, Laurus e Livry. Egli appartiene al gruppo venerato dei santi bretoni risalenti all'inizio della cristianizzazione dell'Armorica, un tempo di profondo rinnovamento spirituale e di radicamento della fede cristiana tra le genti locali. La sua memoria liturgica e il suo culto continuano a vivere nel tempo, richiamando i fedeli alla preghiera e alla contemplazione di una vita interamente donata al servizio di Dio e dei fratelli.

Le vicende terrene di San Lauro si intrecciano con la storia del suo popolo e con il regno di Giudicaele, sotto il cui governo il santo monaco visse e operò. Egli guidò comunità monastiche, accolse molti monaci e lasciò un'impronta duratura nella regione, fondando luoghi di preghiera e di accoglienza che beneficiarono anche della presenza di Sant'Elocan. La sua testimonianza di fede attraversa i secoli, giungendo fino a noi attraverso il ricordo delle sue opere, la devozione popolare e la custodia delle sue memorie nei luoghi sacri del Morbihan.

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Sant' Eusebia

A Marsiglia nella Provenza in Francia, santa Eusebia, vergine, che servì Dio fedelmente dalla gioventù alla vecchiaia.

San Simone di Crepy

Monaco

A Roma, san Simone, monaco, che, già conte di Crépy in Francia, rinunciando alla patria, al matrimonio e a tutti i suoi averi, scelse di ritirarsi a vita prima monastica e poi eremitica sul massiccio del Giura; chiamato spesso a intervenire come legato per riconciliare tra loro i principi in guerra, morì a Roma e fu sepolto presso san Pietro.

Sant' Amato di Nusco

Vescovo

Presso Nusco in Campania, sant’Amato, vescovo.

Beato Giovanni Nicola Cordier

Sacerdote gesuita, martire

Sulla costa francese nel mare antistante Rochefort, beato Giovanni Nicola Cordier, sacerdote e martire, che, dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, svolse il suo ministero sacerdotale nel territorio di Verdun, finché, nel corso della rivoluzione francese, gettato perché sacerdote in una galera ferma all’ancora, morì malato di letale inedia.

Dal Martirologio Romano

Memoria di san Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa: nato in Dalmazia, nell’odierna Croazia, uomo di grande cultura letteraria, compì a Roma tutti gli studi e qui fu battezzato; rapito poi dal fascino di una vita di contemplazione, abbracciò la vita ascetica e, recatosi in Oriente, fu ordinato sacerdote. Tornato a Roma, divenne segretario di papa Damaso e, stabilitosi poi a Betlemme di Giuda, si ritirò a vita monastica. Fu dottore insigne nel tradurre e spiegare le Sacre Scritture e fu partecipe in modo mirabile delle varie necessità della Chiesa. Giunto infine a un’età avanzata, riposò in pace. — Martirologio Romano