30 settembre
San Girolamo (o Gerolamo)
Sacerdote e dottore della Chiesa
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini, la formazione e la giovinezza
San Girolamo nacque a Stridone verso il 347, sul confine tra la Dalmazia e la Pannonia, in terra di Croazia, da una famiglia cristiana e agiata che gli assicurò un'accurata formazione culturale e letteraria. Spinto dal desiderio di perfezionare i suoi studi, fu inviato da giovane a Roma, dove completò il suo percorso scolastico e ricevette il battesimo verso il 366. Inizialmente avvertì fortemente l'attrattiva della vita mondana, ma nel suo animo prevalse presto il richiamo della religione cristiana e della vita contemplativa, orientandosi così verso una scelta ascetica. Durante il periodo romano portava con sé una biblioteca di classici antichi sui quali si era formato, testimoniando fin da giovane una vasta erudizione che avrebbe nutrito per tutta la vita.
Dopo aver lasciato la capitale, si recò ad Aquileia e si inserì in un gruppo di ferventi cristiani riunito attorno al vescovo Valeriano, un'esperienza spirituale che egli stesso definì quasi un coro di beati. In seguito, la sua sete di conoscenza lo spinse ad intraprendere lunghi viaggi e si recò ad Antiochia, dove studiò la lingua greca. Nel 375, dopo aver superato una grave malattia, Girolamo iniziò a occuparsi della Bibbia con una passione sempre più crescente, ponendo le basi per la missione che avrebbe caratterizzato la sua intera esistenza. La sua preparazione letteraria eccezionale e la sua profonda dedizione lo condussero infine a ricevere il sacerdozio ad Antiochia nel 379, consacrandosi definitivamente al servizio di Dio e della Chiesa.
Il ritiro nel deserto e il ritorno a Roma
Mosso dal desiderio di radicalità evangelica, Girolamo partì per l'Oriente e visse per un certo periodo da eremita nel deserto di Calcide, a sud di Aleppo, ai confini della Siria. In quell'ambiente solitario e ostile si dedicò seriamente agli studi, perfezionando la sua conoscenza del greco e iniziando lo studio dell'ebraico, mentre trascriveva con dedizione codici e opere patristiche. La meditazione prolungata, la solitudine rigorosa e il contatto costante con la Parola di Dio fecero maturare profondamente la sua sensibilità cristiana. In quel tempo di ascesi, tuttavia, avvertì con particolare asprezza il peso dei trascorsi giovanili e il vivace contrasto tra la mentalità pagana e la vita cristiana, vivendo una drammatica e celebre visione di cui ci ha lasciato una vivida testimonianza. In tale visione spirituale gli sembrò di essere severamente flagellato al cospetto di Dio e accusato di essere un seguace di Cicerone piuttosto che un discepolo di Cristo.
Nel 382 Girolamo si trasferì a Roma, dove la sua fama di asceta rigoroso e la sua straordinaria competenza di studioso spinsero il Papa Damaso primo ad assumerlo come segretario e consigliere di fiducia. Nello stesso anno, il Pontefice gli affidò l'incarico importantissimo di rivedere la versione latina della Scrittura allora nota come Itala, la quale era stata realizzata sulla base della versione greca dei Settanta e non sull'originale ebraico. Durante la sua permanenza nell'Urbe, Girolamo fu anche la guida spirituale di un gruppo di donne della nobiltà romana, tra cui le nobildonne Paola, Marcella, Asella e Lea, le quali desideravano impegnarsi sinceramente sulla via della perfezione cristiana e approfondire la conoscenza della Parola di Dio, arrivando persino a imparare il greco e l'ebraico sotto la sua direzione. Nello stesso tempo, la sua intransigenza morale lo portò a scagliare attacchi durissimi contro gli ecclesiastici indegni, definendo senza mezzi termini un prelato avido con l'espressione di Grasso Cappone.
Il trasferimento in Terra Santa e l'opera di traduzione
Alla morte di Papa Damaso primo nel 384, si conclusero i compiti ufficiali di Girolamo a Roma e, l'anno successivo nel 385, egli lasciò definitivamente la città. Intraprese così un lungo pellegrinaggio in Terra Santa e successivamente in Egitto, terra d'elezione di moltissimi monaci illustri. Nel 386 si fermò stabilmente a Betlemme, dove rimase fino alla fine dei suoi giorni continuando a svolgere un'attività culturale e pastorale straordinaria. Grazie alla generosità della nobile Paola, che lo aveva seguito in Palestina insieme alla sua famiglia, a Betlemme furono edificati un monastero maschile, un monastero femminile e un grande ospizio per accogliere i pellegrini, concepito con il pensiero rivolto a Maria e Giuseppe che non avevano trovato un luogo dove sostare. In quegli anni complessi, l'imperatore Teodosio, vissuto tra il 346 e il 395, rese il cristianesimo religione di Stato, determinando purtroppo anche l'ingresso nella Chiesa di persone ipocrite e furbi calcolatori attratti da vantaggi mondani.
A Betlemme Girolamo continuò e ampliò il lavoro sulla Bibbia commissionato da Papa Damaso, trasformandolo in un'impresa mai tentata prima nella storia della cristianità. Avendo compreso che per avvicinare l'uomo alla Parola di Dio era assolutamente necessario risalire direttamente alle fonti originarie, Girolamo tradusse per la prima volta in lingua latina, direttamente dall'originale ebraico, i testi protocanonici dell'Antico Testamento, affiancandosi a dotti ebrei per percorrere e studiare la provincia della Giudea. Parallelamente, si dedicò alla revisione dei quattro Vangeli e di gran parte del Nuovo Testamento basandosi sui manoscritti greci più antichi, tenendo conto anche dei Settanta e delle versioni latine precedenti. Affiancato da validi collaboratori e guidato da una preparazione letteraria immensa, consegnò così alla Chiesa quell'enorme patrimonio di traduzione e revisione che sarebbe diventato noto come la Vulgata. Questa versione, in cui la fede cristiana è presentata con una forza e una limpidezza mai viste prima, fu riconosciuta ufficialmente come testo autorevole dalla Chiesa latina e confermata solennemente dal Concilio di Trento, rimanendo il testo di riferimento ufficiale anche dopo le recenti revisioni.
L'insegnamento, le opere e il pensiero biblico
Nella quiete operosa di Betlemme, Girolamo non si limitò alla traduzione delle Scritture, ma scrisse moltissimi testi storici, dottrinali ed educativi, commentando la Parola di Dio e fondando i suoi commentari sul principio che essi dovessero offrire opinioni molteplici, affinché il lettore potesse esercitare il proprio discernimento come un cambiavalute esperto che sa rifiutare la moneta falsa. Difese vigorosamente la fede opponendosi con la sua proverbiale irruenza a numerose eresie, confutando con energia i contestatori della tradizione e dimostrando la validità e la nobiltà della letteratura cristiana attraverso opere come il De viris illustribus, in cui presentò le biografie di oltre un centinaio di autori cristiani e di monaci insigni. Nonostante il carattere difficile, intrattabile e focoso che lo portò a litigare nel corso della vita con sprovveduti, dotti, santi e peccatori, intrattenendo polemiche dottrinali perfino con sant'Agostino — il quale tuttavia rispondeva sempre con grande amabilità —, Girolamo mantenne una fitta e vivace corrispondenza con gli amici rimasti a Roma, componendo un Epistolario che è considerato a pieno titolo un capolavoro della letteratura latina antica.
Il suo pensiero biblico si riassume nell'intuizione fondamentale secondo cui ignorare le Scritture significa ignorare Cristo stesso. Egli insegnava che la lettura della Bibbia deve configurarsi come un dialogo vivo e personale in cui Dio parla direttamente a ciascun credente, e che la Sacra Scrittura non va mai ridotta a un semplice reperto del passato, bensì accolta come Parola rivolta al presente capace di costruire comunione e di edificare la Chiesa in cammino. Sottolineava inoltre che il luogo privilegiato per l'ascolto di questa Parola è la liturgia, dove essa viene celebrata e resa efficacemente presente insieme al Corpo di Cristo nel Sacramento. Questo immenso debito che la cultura e i cristiani hanno nei confronti di questo grande Padre della Chiesa è stato richiamato con forza anche da Papa Benedetto XVI in un'Udienza generale del 14 novembre 2007, nella quale il Pontefice ha delineato la figura di questo instancabile servitore della Parola eterna.
Gli ultimi anni e il transito alla vita eterna
Gli ultimi anni della vita terrena di San Girolamo furono profondamente rattristati dalla scomparsa di molti cari amici e compagni di cammino, e la sua vecchiaia fu fortemente angosciata dalla notizia drammatica del sacco di Roma compiuto dalle truppe di Alarico nel 410, un evento che scosse profondamente il mondo romano e cristiano a lui tanto caro. Nonostante il peso degli anni e le amarezze storiche, continuò a insegnare la cultura classica e cristiana ai giovani allievi, a esortare i monaci alla perfezione evangelica e ad accogliere con animo autenticamente pastorale i numerosi pellecipi che visitavano i luoghi santi della natività di Gesù.
Giunto ormai a un'età molto avanzata e provato dalle fatiche di una vita interamente consumata per il Vangelo, San Girolamo si spense serenamente nella sua cella, situata nelle vicinanze della sacra grotta della Natività a Betlemme, il trenta settembre del 419 o del 420. Il Martirologio romano ne fissa la memoria liturgica proprio il trenta settembre, celebrandolo perpetuamente come sacerdote e insigne dottore della Chiesa, i cui meriti spirituali e culturali rimangono scolpiti nella storia della fede cristiana.
Il cammino spirituale e l'opera
Nato a Stridone nel 347, Girolamo intraprese un lungo cammino spirituale e intellettuale che lo condusse nei principali centri della cristianità del tempo. Ricevuto il battesimo a Roma, sentì forte l'attrazione per la vita ascetica, un'aspirazione che lo portò a soggiornare anche ad Aquileia e successivamente nel deserto di Calcide, dove si dedicò con costanza e umiltà allo studio approfondito del greco e dell'ebraico. Ordinato sacerdote ad Antiochia nel 379, si recò nuovamente a Roma nel 382, dove divenne fidato segretario e consigliere di papa Damaso I, che ne seppe valorizzare le straordinarie doti di studioso.
Proprio a Roma ebbe inizio la sua opera più monumentale: la traduzione della Bibbia in latino dall'ebraico e dal greco, un testo che avrebbe nutrito la fede di intere generazioni con il nome di Vulgata. Dopo aver visitato l'Egitto, Girolamo scelse di stabilirsi definitivamente a Betlemme nel 386. In questa terra benedetta visse gli ultimi decenni della sua vita terrena, guidando con sapienza e dedizione i monasteri locali e continuando a scrutare le Scritture fino alla sua nascita al cielo.
Il culto e l'eredità
Il culto di san Girolamo si è diffuso rapidamente in tutta la Chiesa, che ne venera la memoria liturgica il 30 settembre. La sua figura di sacerdote e dottore continua a ispirare quanti si accostano alle Sacre Scritture con timore reverenziale e desiderio di verità. La sua eredità non risiede solo nella traduzione dei testi sacri, ma nell'invito costante a non separare mai lo studio rigoroso dei testi dalla preghiera silenziosa e dall'amore per la solitudine contemplativa, vissuta sull'esempio dei padri del deserto.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Girolamo?
La memoria liturgica di San Girolamo si celebra il trenta settembre di ogni anno.
Di cosa è patrono San Girolamo?
San Girolamo è il patrono degli studiosi, dei traduttori e delle biblioteche.
Memoria di san Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa: nato in Dalmazia, nell’odierna Croazia, uomo di grande cultura letteraria, compì a Roma tutti gli studi e qui fu battezzato; rapito poi dal fascino di una vita di contemplazione, abbracciò la vita ascetica e, recatosi in Oriente, fu ordinato sacerdote. Tornato a Roma, divenne segretario di papa Damaso e, stabilitosi poi a Betlemme di Giuda, si ritirò a vita monastica. Fu dottore insigne nel tradurre e spiegare le Sacre Scritture e fu partecipe in modo mirabile delle varie necessità della Chiesa. Giunto infine a un’età avanzata, riposò in pace. — Martirologio Romano