29 settembre
Beato Francesco da Paola Castelló y Aleu
Giovane laico, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto storico e la persecuzione religiosa
Nel corso del ventesimo secolo, e segnatamente tra gli anni trenta, la Chiesa Cattolica visse una stagione di profonda e sanguinosa prova in diverse nazioni. La Guerra Civile Spagnola, combattuta aspramente tra il 1936 e il 1939, vide il superamento di un milione di vittime in una strage che colpì indiscriminatamente persone di ogni età e classe sociale. Gli anarchici e i social-comunisti perpetrarono una persecuzione sistematica e violenta, il cui fine esplicito era l'annientamento totale della Chiesa Cattolica in Spagna. Tale persecuzione, inserita in un più ampio disegno di forze ostili al civile consorzio e a Dio stesso, presentava forti analogie con gli eventi coevi registrati in Messico e in Russia, dove regimi e movimenti ispirati dalla massoneria e dall'anarco-marxismo si scagliavano contro la religione. Questa drammatica realtà fu solennemente denunciata dai pontefici. Papa Pio XI, nel Radiomessaggio natalizio del ventiquattro dicembre 1932 e successivamente nel Concistoro Segreto del tredici marzo 1933, aveva già lamentato le inique condizioni fatte alla Santa Religione e il preoccupante rumoreggiare delle armi fratricide. Per molti decenni, tuttavia, la persecuzione subita dalla Chiesa in Spagna fu a lungo misconosciuta, e le vittime vennero additate al pubblico ludibrio e insultate in un clima di unilaterale riappacificazione dominato da una fitta cortina di menzogne e silenzi, ben lontana dalla complessità reale di una guerra che non fu soltanto quella narrata da Ernest Miller Hemingway. Il primo squarcio di luce su questa immensa tragedia e sul legame profondo che univa i martiri spagnoli ai Cristeros messicani fu gettato da Papa Giovanni Paolo II, il quale paragonò le due vicende e aprì la strada alla verità storica e spirituale. Occorre precisare che non tutte le vittime dei rivoluzionari sono considerate martiri dalla Chiesa: la definizione stabilita da Benedetto XIV richiede rigorosamente che la morte sia avvenuta per odio alla fede come causa esclusiva o prevalente, e che tale prova sia accettata liberamente per Cristo o per virtù riferita a Dio. Molte persone furono infatti assassinate perché appartenenti a partiti politici di destra o per motivi puramente sociali, senza alcun riferimento esplicito alla fede. Accanto a vescovi, sacerdoti, religiosi e suore, caddero tuttavia decine di migliaia di fedeli laici uccisi unicamente perché cristiani, e tra di essi spiccava un nutrito e coraggioso gruppo di appartenenti all'Azione Cattolica.
Le origini e la giovinezza di Francisco
In questo aspro scenario di persecuzione si inserisce la vicenda terrena e spirituale del beato Francesco da Paola Castelló y Aleu. Egli nacque ad Alicante il diciannove aprile 1914, all'interno di una famiglia di origine catalana che si trovava temporaneamente in quella città a causa dell'attività lavorativa del padre. La sua infanzia fu segnata fin dai primi mesi da un dolore profondo: il padre di Francisco morì quando il piccolo aveva appena due mesi di vita. Rimasta sola con tre figli, le sorelle Teresa e Maria e il piccolo Francisco, la madre decise di fare ritorno in Catalogna, stabilendosi a Lérida. La madre esercitava la professione di maestra a Juneda, e fu proprio lei a impartire al figlio la prima educazione umana e cristiana. In quella stessa località, nel 1924, Francisco ricevette la Prima Comunione, un momento fondamentale che segnò l'inizio della sua intensa vita di fede. Pochi anni dopo, nel 1929, la madre morì, lasciando i ragazzi orfani ma già saldamente ancorati ai valori cristiani trasmessi in famiglia. La sua formazione scolastica proseguì dapprima presso la scuola dei Fratelli Maristi, dove poté coltivare le proprie doti intellettuali, e in seguito all'istituto chimico dei padri gesuiti a Barcellona, dove completò con profitto gli studi superiori tecnici. Fin dalla giovinezza, Francisco si distinse come un ragazzo intelligente, profondamente religioso e straordinariamente attento alle necessità materiali e spirituali dei poveri, coniugando l'impegno nello studio con una vivace carità operosa. Successivamente si trasferì a Oviedo, nelle Asturie, per compiere gli studi universitari. In terra asturiana frequentò assiduamente i gruppi giovanili cattolici e la Federazione dei giovani cristiani della Catalogna, che costituiva un ramo dell'Azione Cattolica Spagnola. La sua dedizione spirituale trovò ulteriore nutrimento nella partecipazione alla Congregazione Mariana. Conclusi con successo gli studi universitari, ottenne la laurea in Scienze Chimiche, titolo che gli permise di trovare impiego presso il complesso chimico denominato Cross, situato a Lleida. Durante la permanenza a Lleida ebbe la grazia di conoscere Maria Pelegrí, una giovane donna con la quale nacque un profondo sentimento d'amore che portò al loro fidanzamento ufficiale, vissuto sempre nella luce dei principi cristiani e nella prospettiva di un futuro matrimonio fondato sulla fede.
L'arresto, la detenzione e il martirio
La vita di Francisco fu bruscamente interrotta dagli eventi drammatici della storia spagnola quando fu chiamato al servizio militare come soldato di leva, trovandosi così a operare nel mezzo della Guerra Civile appena scoppiata. A causa della sua chiara e nota militanza cattolica, fu considerato un bersaglio pericoloso dai miliziani repubblicani, che la notte tra il ventuno e il ventidue luglio 1936 lo arrestarono e lo incarcerarono. La sua permanenza in carcere durò dieci settimane, un periodo di durissima prova interiore e fisica che il giovane affrontò con la forza della preghiera e con una straordinaria serenità di spirito. L'epilogo di questa dolorosa vicenda giunse il ventinove settembre, giorno in cui si celebra la festa di San Michele Arcangelo. In quella data solenne, Francisco fu condotto davanti al Tribunale popolare per essere giudicato a causa della sua fede. In quella sede di ingiustizia, il giovane non cercò in alcun modo di scendere a compromessi o di nascondere la propria identità cristiana; al contrario, con voce chiara, ferma e coraggiosa, ribadì la propria appartenenza a Cristo dicendo di essere un delinquente se è un delitto essere cattolico, e aggiunse senza esitazione che avrebbe dato a Dio mille vite se le avesse avute a disposizione. Condannato alla pena capitale durante la persecuzione religiosa, affrontò la morte con animo giusto e somma fermezza. La sua esecuzione avvenne alle ore ventitré e trenta, suggellando una vita offerta interamente per amore di Dio. I pontefici successivi, e in particolare Pio XI, ebbero modo di leggere le lettere commoventi che Francisco aveva indirizzato dal carcere alla sua fidanzata e ai suoi familiari, arrivando a sostenere che quel giovane chimico avrebbe potuto costituire un valido e luminoso modello per i giovani di Azione Cattolica di tutto il mondo. Il Martyrologium Romanum ne ricorda la figura e il sacrificio nel giorno anniversario del martirio ad Illerda, in Spagna, attestando che egli offrì la sua morte per Cristo con animo sereno. La salma del martire fu sepolta in quella terra e oggi la sua tomba è universalmente identificata con la Fosa Común de los Martires a Lérida. La procedura canonica per innalzare Francisco alla gloria degli altari fu avviata nel 1958, coronandosi poi l'undici marzo 2001, quando Papa Giovanni Paolo II lo ha solennemente beatificato insieme ad altre duecentotrentadue vittime della medesima persecuzione religiosa. Nell'omelia del rito di beatificazione, il Santo Padre pose in particolare risalto la radiosa testimonianza di questo ventiduenne, chimico di professione e militante cattolico, il quale scelse deliberatamente di non nascondersi ma di offrire la propria giovinezza in sacrificio d'amore, lasciando alla storia tre splendide lettere scritte poco prima di morire e destinate alle sorelle, al direttore spirituale e alla fidanzata.
Le ultime lettere e il messaggio spirituale
Il testamento spirituale del Beato Francesco da Paola Castelló y Aleu risplende soprattutto nelle parole che egli volle affidare ai suoi cari nelle ore che precedettero immediatamente la sua esecuzione capitale. Nella prima lettera, scritta la sera prima della morte dopo aver ascoltato la lettura della condanna, egli confidò di non essere mai stato così tranquillo in tutta la sua vita, esprimendo la ferma e consolante sicurezza che quella stessa notte si sarebbe trovato in cielo insieme ai suoi padri ad attenderli. Con un abbandono totale alla volontà divina, affermò che la Provvidenza di Dio aveva voluto scegliere proprio lui come vittima degli errori e dei peccati commessi dagli uomini, dichiarando di andare incontro alla morte con grande piacere e profonda serenità, considerata ormai compiuta la sua missione terrena e offrendo al Signore tutte le sofferenze di quell'ora suprema. Alle sorelle e in particolare a Maria indirizzò parole di forte incoraggiamento, esortandola a essere coraggiosa, a baciare i figli da parte dello zio che avrebbe continuato ad amarli dal cielo e a stringere in un forte abbraccio il cognato affinché questi potesse rappresentare il sostegno saldo della famiglia. Alla fidanzata scrisse con accorata tenerezza, confessando di non riuscire a provare alcuna tristezza, ma di sentirsi al contrario invaso da una gioia strana, intensa, interiore e forte, accompagnata da pensieri dolci e soavi. Pur consapevole che la morte separava le loro vite terrene, le espresse il desiderio puro di averla voluta sposare e le promise che dal cielo avrebbe benedetto la sua futura unione e i suoi figli, chiedendole infine di non piangere e di custodire nel cuore l'orgoglio di essere stata amata da un martire di Cristo. Questa mirabile capacità di trasformare il patibolo in un altare e la condanna in un'offerta d'amore costituisce l'eredità più preziosa lasciata da Francisco alla Chiesa universale, ricordata liturgicamente il ventotto settembre come testimone intrepido della fede cattolica.
Il cammino di fede
La vita del Beato Francesco da Paola Castelló y Aleu si è svolta nell'arco di appena ventidue anni, eppure essa appare ricca di una maturità spirituale che trascende la brevità del tempo. Dagli anni della sua formazione ad Alicante e nelle altre città che hanno accolto il suo operato, come Lérida, Barcellona e Oviedo, egli si è distinto per una partecipazione attiva e generosa alla vita della Chiesa. Il suo impegno all'interno della Federazione dei giovani cristiani della Catalogna non è stato soltanto un'adesione formale, ma il riflesso di un cuore che cercava sinceramente la volontà di Dio nelle pieghe della quotidianità.
Nell'estate del millenovecentotrentasei, il clima di crescente tensione sociale e politica in Spagna raggiunse il suo culmine. In questo scenario drammatico, Francesco da Paola fu arrestato dai miliziani repubblicani nel mese di luglio. Nonostante la durezza della prigionia e l'iniquità del processo presso il Tribunale popolare di Lérida, egli mantenne intatta la sua pace interiore e la fedeltà al Signore. La condanna a morte, pronunciata senza giustizia, non scalfì la sua determinazione. Il ventinove settembre del millenovecentotrentasei, egli affrontò il martirio con la serenità di chi sa di riporre la propria esistenza nelle mani del Padre. La sua vicenda, culminata con la beatificazione per mano di Giovanni Paolo II nel duemilauno, resta una pagina di straordinaria attualità, che ricorda a ogni credente la bellezza di una vita spesa per amore di Dio e dei fratelli, anche quando il mondo sembra smarrire la via della misericordia e della pace.
La memoria liturgica
La Chiesa onora la memoria del Beato Francesco da Paola Castelló y Aleu come testimone luminoso del dono della vita. La sua testimonianza, che si inserisce nel solco dei martiri del ventesimo secolo, viene celebrata con particolare devozione il ventotto settembre, data che la liturgia dedica alla memoria di questo giovane laico. Tale ricorrenza non rappresenta soltanto un atto di commemorazione storica, ma costituisce un invito costante alla preghiera e alla meditazione sul significato del sacrificio cristiano.
La figura di Francesco da Paola continua a parlare alle generazioni attuali, offrendo un modello di coerenza tra la fede professata e le scelte concrete operate nel mondo. La sua canonizzazione, avvenuta per opera di papa Giovanni Paolo II nel duemilauno, ha ufficialmente inserito il suo nome nel catalogo dei beati, confermando la perenne vitalità del seme del Vangelo. I fedeli sono chiamati, attraverso la sua intercessione, a rinnovare il proprio impegno di testimonianza nel contesto in cui vivono, certi che ogni atto compiuto per amore di Dio possiede un valore eterno. La memoria liturgica diviene così un momento privilegiato per invocare il dono della fortezza, affinché ogni cristiano possa essere, come il Beato Francesco, un riflesso umile e coraggioso della carità di Cristo, capace di illuminare le ombre del tempo presente con la luce della speranza che non delude mai.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Francesco da Paola Castelló y Aleu?
La memoria liturgica del beato Francesco da Paola Castelló y Aleu viene celebrata il ventotto settembre.
Quali erano la professione e l'appartenenza ecclesiale del beato Francisco?
Era un giovane laico di professione chimico, membro attivo dell'Azione Cattolica Spagnola e della Congregazione Mariana.
A Lérida ancora in Spagna, beato Francesco da Paola Castelló y Aleu, martire, che, condannato in quella stessa persecuzione contro la fede, non esitò ad affrontare con animo sereno e somma fermezza la morte per Cristo. — Martirologio Romano