26 settembre
San Nilo da Rossano
Aggiornato il 15 settembre 2026
Dalle origini alla vita eremitica
San Nilo nacque a Rossano Calabro nel 910 da una famiglia locale. Originariamente sposato e padre di una figlia, egli decise in seguito di abbracciare la vita monastica assumendo il nome di Nilo. Gli storici non sono concordi sui dettagli della conversione di Nilo alla vita monastica, ma è certo che egli visse dapprima in comunità monastica e si fece in seguito eremita per bisogno di solitudine. Nella sua vita eremitica, Nilo mantenne un rigore severo nel cibo e nel riposo, dedicandosi totalmente alla preghiera e allo studio. Nilo lesse i Padri della Chiesa, compose inni e trascrisse testi con grafia rapida ed elegante. Talvolta indossò lo stesso abito per un anno intero, riempiendosi di pulci, eppure si sentiva felice e realizzato nella sua vita eremitica. Poiché non cercava discepoli, essi arrivarono ponendo fine alla sua solitudine, e Nilo divenne maestro di nuovi monaci presso Rossano. Egli applicò un metodo di selezione duramente selettivo per i nuovi monaci, non volendo gente qualunque; i discepoli di Nilo dovevano essere maestri di ascesi, studiosi ed eccellenti in calligrafia e canto.
Il cammino tra Capua, Gaeta e Roma
Quando si accorse di essere diventato un'autorità locale e di rischiare la nomina a vescovo, Nilo fuggì in territorio longobardo, verso il principato di Capua. Qui educò monaci di rito orientale in terra longobarda per quindici anni, mantenendo amabili rapporti con i monaci latini benedettini di Montecassino, che lo aiutarono cordialmente. In seguito, Nilo trascorse altri dieci anni presso Gaeta, dove offrì ai suoi monaci una sede disagiata e caratterizzata da molto lavoro. Proprio mentre si trovava a Gaeta, Nilo vide la fine del primo Millennio cristiano. Nel 998 Nilo corse a Roma per salvare il vescovo Giovanni Filagato, suo conterraneo che era stato fatto antipapa dal nobile romano Crescenzio. Crescenzio e Giovanni Filagato furono complici nella rivolta contro il papa Gregorio V e l’imperatore Ottone III, cugino del papa. L'imperatore Ottone III compì una feroce rappresaglia uccidendo Crescenzio e i suoi seguaci, mentre su Giovanni Filagato si infierì con atroci sevizie. Le preghiere di san Nilo a Roma per salvare Filagato non trovarono ascolto, ed egli lasciò Roma dopo il rifiuto delle sue preghiere. Prima di partire, Nilo profetizzò all’imperatore e al papa che la maledizione del cielo avrebbe colpito i loro cuori crudeli. La profezia trovò compimento quando papa Gregorio V morì dopo un anno, e l'imperatore Ottone III morì dopo quattro anni all'età di ventitré anni.
La fondazione di Grottaferrata e il transito
All'età di novant'anni, Nilo partì da Gaeta per dare vita a una nuova fondazione. Egli fece appena in tempo a indicare il luogo di Grottaferrata e a ottenere il terreno presso la cappella detta Cryptoferrata, fondando così l’abbazia di Grottaferrata secondo gli insegnamenti dei Padri orientali. Il discepolo e biografo di Nilo fu Bartolomeo, che tramandò la memoria della sua opera. Nilo morì nonagenario, rendendo lo spirito a Dio in chiesa. San Nilo morì nel monastero di Sant’Agata a Grottaferrata il 26 settembre 1004.
Il cammino di santità
Il percorso terreno di San Nilo ebbe inizio a Rossano, dove maturò la decisione di consacrarsi interamente a Dio attraverso l'abbandono della vita coniugale e l'ingresso tra i monaci basiliani. La sua rettitudine spirituale fu tale che, per sfuggire all'elezione episcopale, lasciò la sua città d'origine dirigendosi verso il principato di Capua. In quelle terre, San Nilo dedicò quindici anni alla formazione dei monaci, trasmettendo loro la sapienza della tradizione monastica. Successivamente, il suo peregrinare lo condusse a Gaeta, dove risiedette per un decennio in una continua ricerca di solitudine e contemplazione.
Il compimento della sua missione giunse con la fondazione dell'abbazia di Grottaferrata. Ottenuto il terreno presso la località nota come Cryptoferrata, egli vi stabilì una comunità che divenne faro di cultura e di preghiera. Nonostante il desiderio di silenzio, San Nilo fu uomo capace di misurarsi con le vicende civili e religiose del suo tempo, come dimostra il suo coraggioso intervento a Roma a favore del vescovo Giovanni Filagato. Egli visse fino al termine dei suoi giorni in quel monastero, spegnendosi nell'anno millequattro, lasciando dietro di sé una eredità spirituale che ancora oggi definisce l'identità di Grottaferrata.
La memoria liturgica
La figura di San Nilo da Rossano è custodita con devozione particolare dalla comunità di Grottaferrata, di cui egli è il santo patrono. La Chiesa ne celebra la memoria il ventisei settembre, offrendo ai fedeli l'occasione di meditare sulla sua dedizione all'ideale monastico e sulla sua capacità di conciliare la preghiera contemplativa con il servizio di carità verso il prossimo. Il suo ricordo non è solo un atto di devozione storica, ma un invito a riscoprire, attraverso il suo esempio, l'importanza della fedeltà alla chiamata di Dio in ogni circostanza della vita.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Nilo da Rossano?
La memoria liturgica di san Nilo si celebra il ventisei settembre.
Di cosa è patrono San Nilo da Rossano?
Le fonti biografiche non menzionano specifici patronati per il santo.
Nella campagna tuscolana vicino a Roma, san Nilo il Giovane, abate, che, di origine greca, cercò una santa condotta di vita e, pervaso dal desiderio di penitenza, umiltà e peregrinazione, nonché insigne per spirito di profezia e sapienza di dottrina, fondò il celebre monastero di Grottaferrata secondo gli insegnamenti dei Padri orientali, dove nonagenario rese in chiesa lo spirito a Dio. — Martirologio Romano