14 febbraio
San Nostriano di Napoli
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il ministero episcopale e l'accoglienza dei profughi
Nel quinto secolo, san Nostriano resse la diocesi napoletana per diciassette anni, secondo quanto viene attribuito dalla Cronaca dei vescovi, inserendosi come quindicesimo pastore nella lista episcopale tramandata da Giovanni diacono. Il suo ministero si svolse in anni complessi, durante i quali il vescovo si distinse nella difesa del suo gregge contro l'eresia che premeva alle porte di Napoli. Nel mese di ottobre del quattordici del quarto secolo e mezzo, ovvero nel quattrocentotrentanove, Cartagine cadde in mano ai Vandali guidati da Genserico. In seguito a tale drammatico evento, una grandissima moltitudine di ecclesiastici fu costretta a lasciare la propria terra natale. Lo storico Vittore di Vita scrisse di questi dolorosi eventi nella sua opera intitolata Historia persecutionis Africanae provinciae. Gli ecclesiastici furono spogliati di ogni bene e costretti a salire su imbarcazioni molto precarie per affrontare la traversata. Alcuni di questi profughi si salvarono miracolosamente e approdarono felicemente sulla costa napoletana. Il vescovo Nostriano accolse prontamente i profughi con premurosa sollecitudine, offrendo loro rifugio e conforto. Tra quanti trovarono accoglienza vi erano anche i santi vescovi Gaudioso di Abitine e Quodvultdeus di Cartagine.
La lotta contro l'eresia e le opere per la comunità
Tra i profughi giunti a Napoli, Quodvultdeus visse nella città campana e si impegnò a smascherare la propaganda pelagiana portata avanti da Floro non lontano da Napoli. Tale Floro era un eretico imbevuto anche di manicheismo e viene considerato quasi certamente lo stesso vescovo pelagiano che era stato condannato nel concilio di Efeso nel quattrocentotrentuno insieme a Celestio, Pelagio e Giuliano d'Eclano. Lo stesso Floro aveva chiesto a Giuliano d'Eclano di riprendere la penna contro sant'Agostino per confutare il secondo libro del De Nuptiis et concupiscentia. In seguito, Floro si stabilì probabilmente a Miseno, dove predicava e praticava cose illecite, arrivando ad attribuirsi il merito e la virtù di san Sosso, martire venerato in quella cittadina flegrea. Nel primo libro del De promissionibus et praedictionibus Dei, opera attribuita a Quodvultdeus, si narra che il vescovo di Napoli mandò il proprio germano, che ricopriva la carica di magistrato della città, insieme al prete Herio e ad altri chierici, per arrestare ed espellere quel pericoloso predicatore eretico. Oltre alla vigilanza nella fede, Nostriano curò anche le necessità concrete della sua comunità, facendo costruire terme ad uso del clero e dei fedeli nella regione augustale, nelle adiacenze del Foro. Tali terme furono edificate in una via che nei documenti dei secoli dal decimo al tredicesimo veniva chiamata vicus Nostrianus e platea Nostriana, per poi assumere la denominazione di San Gennaro ad diaconiam in epoca successiva.
Il transito, le reliquie e la storia del culto
Nostriano morì tra il quattrocentocinquantadue e il quattrocentosessantacinque, concludendo il suo cammino terreno. I suoi resti ebbero dapprima sepoltura nella catacomba di San Gaudioso, dove rimasero almeno fino al secolo decimo. Successivamente, le spoglie furono trasferite nella chiesa di San Gennaro all'Olmo, che era detta anche di San Gennaro ad diaconiam. Per lunghi secoli il santo rimase sconosciuto agli antichi calendari napoletani, finché il sedicesimo agosto milleseicentododici fu scoperta un'antica urna di marmo posta sotto l'altare maggiore della chiesa di San Gennaro all'Olmo. Sul bordo dell'urna rinvenuta vi erano chiaramente incise le parole Corpus Sancti Nostriani Episcopi. Proprio grazie all'invenzione di queste reliquie ebbe inizio il culto ufficiale del santo. Il Calendario del cardinale arcivescovo Decio Carafa, stampato nel millenovecentodiciannove, fissava la festa di Nostriano proprio al sedicesimo agosto. Tuttavia, già nel millenovecentotrentatré il nome di Nostriano era scomparso dal calendario diocesano. La situazione mutò nuovamente quando la festa fu ripristinata al quattordici febbraio per la sola diocesi di Napoli, in forza di un decreto della Sacra Congregazione dei Riti emesso il secondo giorno di maggio del millottocentosettantotto. In epoca recente Nostriano fu iscritto anche nel Martirologio Romano, comparendovi alla data del secondo giorno di maggio del millottocentosettantotto, testo che lo commemora solennemente come vescovo di Napoli. Nel luglio del millenovecentoquarantacinque, infine, l'urna che custodisce i suoi resti fu trasferita e sistemata definitivamente nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo.
Il ministero episcopale
L'episcopato di San Nostriano si svolse in un periodo segnato da complesse sfide dottrinali e sociali che richiesero una guida pastorale coraggiosa e lungimirante. Il vescovo si distinse per una strenua opposizione alla propaganda dell'eresia pelagiana e di quella manichea, movimenti che insidiavano la retta comprensione della grazia e della natura umana. In questa battaglia per la verità, egli non esitò ad agire con decisione, come documenta l'ordinanza per l'arresto e la successiva espulsione del predicatore eretico Floro, il cui insegnamento era ritenuto nocivo per la stabilità della fede napoletana. Il suo operato non fu tuttavia limitato alla sola difesa del dogma, ma si tradusse in una visione organica di cura della comunità cittadina.
La carità di San Nostriano trovò espressione nell'accoglienza generosa prestata ai profughi ecclesiastici che, nell'anno quattrocentotrentanove, cercarono rifugio a Napoli fuggendo dalle persecuzioni in terra africana, in particolare da Cartagine. Questo gesto di ospitalità fraterna rivela l'ampiezza del suo sguardo, capace di cogliere nelle necessità dei confratelli lontani un appello diretto alla sua responsabilità di pastore. La sua sollecitudine si spinse sino alla realizzazione di opere di utilità pubblica, come la costruzione di terme destinate al clero e ai fedeli, un segno tangibile di quanto egli avesse a cuore il benessere integrale di coloro che gli erano stati affidati. La sua esistenza si concluse nell'anno quattrocentosessantacinque a Napoli, lasciando alla diocesi un'eredità di equilibrio tra rigore dottrinale e premura pastorale.
Il culto e la memoria
La memoria di San Nostriano ha attraversato i secoli, radicandosi profondamente nella tradizione della Chiesa di Napoli. Un momento di particolare significato per la riscoperta della sua figura avvenne nell'anno milleseicentododici, quando le sue reliquie furono rinvenute sotto l'altare della chiesa di San Gennaro all'Olmo, offrendo ai fedeli un segno tangibile della continuità storica con il santo vescovo del quinto secolo. Tale ritrovamento ha alimentato, nel corso del tempo, una devozione discreta ma costante, che trova il suo culmine nella celebrazione liturgica annuale.
Per la diocesi di Napoli, la data del quattordici febbraio è stata ufficialmente fissata come giorno di festa per il santo a partire dall'anno milleottocentosettantotto. Questa ricorrenza non rappresenta soltanto un atto di devozione formale, ma costituisce un invito per la comunità odierna a riflettere sull'esempio di un pastore che ha saputo custodire la fede con fermezza e servire il popolo con carità operosa. La figura di San Nostriano continua, dunque, a interpellare il cuore dei credenti, richiamando l'importanza di una testimonianza cristiana che non si limiti alle parole, ma si faccia sostanza nella vita quotidiana.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Nostriano di Napoli?
La festività di San Nostriano è fissata al quattordici febbraio per la diocesi di Napoli.
Commemorazione di san Nostriano, vescovo di Napoli. — Martirologio Romano