24 settembre
San Pacifico da Sanseverino Marche
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza
Carlo Antonio Divini nacque a San Severino Marche il primo marzo 1653. I suoi genitori erano Anton Maria Divini e Maria Angela Bruni, entrambi appartenenti alla nobiltà di San Severino. A causa della prematura scomparsa dei genitori, il fanciullo fu affidato alle cure di un austero e rigido zio materno, che ricopriva la carica di arcidiacono della cattedrale di San Severino.
La vocazione e il ministero
All'età di diciassette anni, Carlo Antonio decise di consacrarsi a Dio ed entrò a far parte dell'Ordine dei Frati Minori. Preso l'abito religioso, assunse il nome di Fra Pacifico e, il quattro giugno 1678, ricevette l'ordinazione sacerdotale. Successivamente, il venticinque settembre 1681, fu nominato predicatore e lettore, incarico che lo portò a insegnare filosofia per un triennio nel convento di Montalboddo, in provincia di Ancona. Dopo aver trascorso un periodo di permanenza ad Urbino, assunse il ruolo di vicario del convento di San Severino, per poi essere infine trasferito nel convento di Forano. In questo luogo, il sacerdote trascorreva molte ore in preghiera prima di dedicarsi all'apostolato quotidiano e, mosso da grande amore, predicò la parola di Cristo in vari paesi delle Marche.
I trasferimenti e i carismi
Nel 1692 fu eletto guardiano del convento di San Severino, ma l'anno seguente fece ritorno a Forano, dove dimorò stabilmente per dodici anni. Nel settembre del 1705 fece definitivo ritorno a San Severino. Il frate di San Severino divenne noto e ammirato in tutta la regione non soltanto per il suo ministero, ma anche per le sue estasi e per il suo straordinario spirito di profezia. La tradizione riferisce che egli predisse con esattezza il terremoto del 1703 e la vittoria di Carlo VI sui Turchi nel 1717.
La prova della sofferenza e il transito
Negli ultimi anni della sua esistenza terrena, trascorsi a San Severino, la sua salute andò progressivamente peggiorando. Alla dolorosa piaga della gamba destra si aggiunsero la sordità e la cecità, infermità che gli imposero pesanti limitazioni. Negli ultimi anni di vita non poté più celebrare la messa, né poté più ascoltare le confessioni dei fedeli, e gli fu persino impossibile partecipare alla vita della comunità. Concluso il suo cammino terreno di purificazione, morì il ventiquattro settembre 1721. Ai suoi funerali si registrò una grande partecipazione di popolo, accorso per rendere omaggio a colui la cui vita aveva mortificato i superbi, il cui zelo aveva commosso i tiepidi e la cui parola aveva scosso i fedeli.
Il cammino terreno
Il percorso di San Pacifico ha avuto inizio a San Severino Marche, dove vide la luce nel 1653. Spinto da una vocazione autentica, nel 1670 scelse di entrare nell'Ordine dei Frati Minori, iniziando un cammino di ascesi e studio che lo avrebbe condotto al sacerdozio, ricevuto il quattro giugno 1678. Il suo servizio alla Chiesa si è espresso in diverse località, tra cui si ricordano Montalboddo, dove ebbe il compito di insegnare filosofia, Urbino e Forano, luoghi in cui ha esercitato il suo ministero con sapienza e dedizione. Nel 1692, la fiducia dei suoi confratelli lo chiamò a ricoprire il ruolo di guardiano del convento di San Severino Marche, segno della stima e del riconoscimento della sua maturità spirituale.
Gli ultimi anni dell'esistenza di San Pacifico sono stati caratterizzati da una prova fisica severa e prolungata. La perdita dell'udito e della vista, insieme al dolore lancinante delle piaghe, hanno trasformato la sua quotidianità in una forma di martirio silenzioso. Egli ha affrontato questa stagione di fragilità estrema senza mai perdere la pace interiore, offrendo ogni sofferenza in unione con la passione del Signore. Questa testimonianza di fede vissuta nel corpo ha reso la sua figura particolarmente cara al popolo cristiano, che ha visto in lui un intercessore capace di comprendere le debolezze umane. La sua morte, avvenuta nel 1721 a San Severino Marche, ha suggellato una vita spesa interamente nell'umiltà e nell'obbedienza, portandolo infine alla gloria degli altari nel 1839, per mano di Papa Gregorio sedicesimo.
Il culto e la memoria
La memoria di San Pacifico da Sanseverino Marche è custodita con affetto dalla Chiesa che, attraverso il gesto solenne della canonizzazione avvenuta il ventisei maggio 1839, ha riconosciuto la santità della sua vita. Il culto verso questo umile sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori si è diffuso come un invito alla perseveranza nella fede, specialmente nei momenti in cui la salute o le prove della vita sembrano oscurare l'orizzonte. La sua testimonianza ricorda ai fedeli che la dignità umana non viene mai meno, neppure dinanzi al declino del corpo, poiché è proprio nella debolezza che la grazia divina può risplendere con maggiore intensità.
La celebrazione liturgica, fissata per il giorno ventiquattro settembre, costituisce un'occasione privilegiata per affidare alla sua intercessione i malati e coloro che vivono condizioni di isolamento fisico o spirituale. San Pacifico, che ha conosciuto il silenzio della sordità e il buio della cecità, diviene così una guida sicura per chi cerca la luce di Dio oltre le contingenze del mondo materiale. La sua eredità spirituale continua a vivere nelle terre che hanno visto il suo impegno pastorale e nel cuore di quanti, leggendo la sua vicenda, trovano la forza di accogliere le proprie croci quotidiane con lo stesso spirito di abbandono che ha caratterizzato il suo cammino verso l'eternità.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Pacifico da Sanseverino Marche?
San Pacifico si festeggia il ventiquattro settembre, data della sua memoria liturgica.
A San Severino nelle Marche, san Pacifico, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, insigne per la penitenza, l’amore della solitudine e la preghiera davanti al Santissimo Sacramento. — Martirologio Romano