29 giugno
San Paolo
Apostolo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini a Tarso e la formazione giudaica
San Paolo nacque probabilmente tra il 5 e il 10 dopo Cristo a Tarso, nella Cilicia, situata nell'odierna Turchia meridionale presso i confini con la Siria. Nel primo secolo Tarso era una città cosmopolita abitata da greci, anatolici, ellenizzati, romani e da una nutrita colonia giudaica. Il padre di Paolo apparteneva alla colonia giudaica ed era un commerciante di tende. La famiglia di Paolo e tutti gli abitanti di Tarso godevano della cittadinanza romana, che era stata riconosciuta dal triumviro Marc'Antonio e poi dall'imperatore Augusto. Come molti ebrei del tempo, portava due nomi: il nome ebraico Saul, che significa implorato a Dio, e il nome latino o greco Paulus, che alludeva probabilmente alla sua bassa statura e divenne il suo unico nome quando iniziò la predicazione in Occidente. San Paolo era piccolo di statura, con naso adunco e occhi cisposi. Conosceva la cultura ellenistica e imparò il greco a Tarso, ma la sua educazione fu fondamentalmente giudaica e il suo ragionamento e la sua esegesi biblica ebbero l'impronta della scuola rabbinica. Da giovane fu inviato a Gerusalemme, dove fu allievo di Gamaliele, il maestro più famoso e saggio del mondo ebraico dell'epoca. A Gerusalemme conobbe i cristiani come una setta pericolosa dentro il giudaismo da estirpare con ogni mezzo. Paolo descrisse se stesso come circonciso l'ottavo giorno, della stirpe d'Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da ebrei, fariseo quanto alla legge, zelante persecutore della Chiesa e irreprensibile quanto alla giustizia derivante dall'osservanza della legge.
La persecuzione della Chiesa e la chiamata sulla via di Damasco
Verso il ventesimo anno di età, terminati gli studi, Saulo tornò a Tarso, trovandosi presumibilmente nella sua città durante la predicazione pubblica di Gesù. Secondo gli Atti degli Apostoli, tornò a Gerusalemme una decina d'anni dopo, certamente dopo la Passione di Cristo. Fu presente al martirio del protomartire santo Stefano, diacono di Gerusalemme. Pur non partecipando direttamente alla lapidazione, approvò l'uccisione del giovane cristiano e custodiva i mantelli dei carnefici. Negli Atti degli Apostoli è descritto come un accanito persecutore dei cristiani e fiero sostenitore delle tradizioni dei padri. Il suo nome era pronunciato con terrore dai cristiani, poiché scovava i credenti nei rifugi, li gettava in prigione e testimoniò contro di essi. Il suo cieco fanatismo religioso costrinse molti cristiani a fuggire da Gerusalemme verso Damasco. Cavalcò verso Damasco a cavallo, con un drappello di armigeri e con il consenso del Sinedrio, per perseguitare i cristiani anche in quella città. Sulla strada per Damasco il Signore si rivelò a lui. Una luce dal cielo lo avvolse all'improvviso, facendolo cadere da cavallo. Udì una voce che gli chiedeva perché lo perseguitasse. Chiese chi fosse il Signore e la voce rispose di essere Gesù che egli perseguitava. La voce gli ordinò di alzarsi ed entrare nella città dove gli sarebbe stato detto cosa fare. Gli uomini che l'accompagnavano rimasero ammutoliti avendolo visto cadere e forse videro il chiarore senza capire. Rimase senza vista e fu accompagnato a Damasco brancolando. Rimase a Damasco per tre giorni in attesa, digiuno e sconvolto. In quei giorni conobbe la piccola comunità cristiana locale che avrebbe dovuto imprigionare. Al terzo giorno si presentò il capo dei cristiani, Anania, spinto da una rivelazione parallela. Anania gli disse di essere stato mandato dal Signore Gesù per fargli riacquistare la vista e riempirlo di Spirito Santo. Anania gli impose le mani guarendolo e lo battezzò. Rimase qualche giorno a Damasco e si presentò nella sinagoga testimoniando l'accaduto. La comunità cristiana gioì mentre quella ebraica rimase sconcertata pensando avesse perso la testa. Anania gli riferì che l'Iddio dei padri lo aveva predestinato a conoscere la sua volontà, vedere Cristo, ascoltarne le parole e essergli testimonio presso tutti gli uomini. In quel momento nacque Paolo, l'apostolo delle Genti.
Il ritiro nel deserto e i primi passi della missione
Decise di ritirarsi nel deserto per fare ordine nei pensieri e meditare sul dono ricevuto. Trascorsero tre anni di assoluto raccoglimento nel deserto. Paolo racconta nella seconda lettera ai Corinzi di essere stato rapito fino al terzo cielo e in Paradiso quattordici anni prima. Durante il rapimento in Paradiso, Paolo sentì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Paolo non era vissuto con Gesù come gli Apostoli e non aveva ricevuto gradatamente la formazione necessaria al ministero. Il Maestro suppliva alla mancanza di formazione di Paolo con interventi straordinari come la folgorazione sulla via di Damasco e il viaggio in Paradiso. Senza l'esperienza del Paradiso, Paolo non avrebbe potuto operare e insegnare come fece. Confortato dalla luce divina e dopo un periodo di ritiro, Paolo ritornò a Damasco per predicare con entusiasmo. La predicazione di Paolo a Damasco suscitò l'ira dei pagani che lo consideravano un rinnegato e tentarono di ucciderlo. Intorno all'anno 39, Paolo fu costretto a fuggire da Damasco calandosi di notte in una cesta dalle mura della città con l'aiuto di alcuni cristiani. Paolo si rifugiò a Gerusalemme fermandovisi per circa quindici giorni. A Gerusalemme Paolo incontrò Pietro, capo degli Apostoli, e Giacomo, ai quali espose la sua nuova vita. Gli Apostoli compresero Paolo e trascorsero con lui ore quotidiane parlandogli di Gesù. La comunità cristiana di Gerusalemme era diffidente verso Paolo a causa della sua precedente accanita persecuzione. I dubbi della comunità di Gerusalemme furono dissipati grazie alla garanzia di Barnaba, un ex levita di grande autorità. Durante i quindici giorni a Gerusalemme, Paolo cercò di fare qualche conversione. L'attività missionaria di Paolo a Gerusalemme indispettì i giudei e impensierì i cristiani. Non sentendosi a suo agio a Gerusalemme, Paolo si recò prima a Cesarea e poi tornò a Tarso in Cilicia, sua città natale. A Tarso, Paolo riprese il mestiere di tessitore. Tra il 39 e il 43 non vi sono notizie sull'attività di Paolo.
Il viaggio ad Antiochia e i primi viaggi apostolici
Nel 43 Barnaba, inviato dagli apostoli a organizzare la comunità cristiana di Antiochia, passò da Tarso a invitare Paolo. A seguito dell'invito di Barnaba, Paolo lo seguì ad Antiochia. Ad Antiochia Paolo abbandonò per sempre il nome di Saulo. Paolo si convinse che la sua missione non era rivolta ai giudei ma agli altri popoli chiamati gentili. Ad Antiochia i discepoli di Cristo furono denominati per la prima volta cristiani. Alla fine dell'anno 43, Paolo e Barnaba tornarono a Gerusalemme per portare un aiuto economico alla comunità. Al ritorno ad Antiochia da Gerusalemme, Paolo e Barnaba condussero con loro il giovane Giovanni Marco. Giovanni Marco era figlio della vedova Maria, padrona di casa che ospitava gli Apostoli a Gerusalemme, e nipote di Barnaba, oltre che futuro evangelista. Nel 45 Barnaba e Paolo decisero di intraprendere un viaggio missionario in altre regioni. Paolo, Barnaba e Marco partirono per Cipro, l'isola d'origine di Barnaba. A Cipro Paolo ebbe un diverbio con il mago Elimas. Da Cipro i tre fecero ritorno ad Antiochia toccando varie cittadine dell'Asia Minore. A Perge, nell'Anatolia, avvenne la fuga di Marco. Giovanni Marco, spaventato dalle difficoltà del lungo viaggio, lasciò Paolo e Barnaba e se ne tornò a Gerusalemme. Paolo e Barnaba proseguirono il viaggio e a Listra Paolo guarì uno storpio. Gli abitanti di Listra scambiarono Paolo e Barnaba per Giove e Mercurio e vollero offrire loro un sacrificio. Tornati ad Antiochia soddisfatti, i due apostoli trovarono la comunità in agitazione. Alcuni cristiani provenienti da Gerusalemme avevano messo in discussione l'efficacia del battesimo cristiano senza la circoncisione ebraica. Per chiarire l'argomento della circoncisione, Paolo e Barnaba si recarono a Gerusalemme dagli Apostoli.
Il Concilio di Gerusalemme e il secondo viaggio
L'incontro a Gerusalemme fu definito il primo Concilio della Chiesa. Pietro ribadì al Concilio che la salvezza proviene dalla Grazia del Signore Gesù senza discriminazioni tra ebrei e non ebrei. Paolo illustrò i risultati ottenuti tra i gentili e si dichiarò favorevole alla non obbligatorietà della legge mosaica. Molti cristiani, per lo più ex farisei, volevano mantenere la circoncisione, l'astensione dalle carni impure e la separazione dai pagani. L'apostolo Giacomo fece una proposta accettata da tutti di non imporre la legge mosaica ai convertiti dal paganesimo. La pratica della legge mosaica rimase facoltativa per gli ex ebrei. Paolo, Barnaba, Sila e Giuda Taddeo ricevettero l'incarico di comunicare le decisioni del Concilio alle comunità. La polemica tra cristiani di origine ebraica e pagana continuò fino a quando la Chiesa divenne autonoma dall'influenza della sinagoga nel mondo greco-romano. Nel 50 Paolo decise di intraprendere un secondo viaggio apostolico partendo con Barnaba in Asia Minore. Barnaba propose di portare con loro il nipote Marco. Paolo si oppose decisamente all'inclusione di Marco per evitare i problemi già verificatisi nel primo viaggio. A causa delle posizioni rigide, i due apostoli si divisero. Barnaba e Marco andarono nuovamente ad evangelizzare Cipro. Paolo e Sila, chiamato anche Silvano, intrapresero un nuovo itinerario. Il secondo viaggio apostolico durò fino al 53. Il viaggio toccò la Grecia e la Macedonia, dove Paolo evangelizzò Filippi. A Filippi Paolo e Sila furono flagellati ed incarcerati. Durante la notte si verificò un terremoto e ci fu la conversione del carceriere. La mattina dopo il terremoto Paolo e Sila furono liberati. Successivamente si recarono a Tessalonica, a Berea e ad Atene. Il dotto discorso di Paolo all'Areopago di Atene si rivelò un insuccesso. Paolo fece una sosta di un anno e mezzo a Corinto. Da Corinto fece ritorno ad Antiochia.
Il terzo viaggio, l'arresto e il trasferimento a Roma
Nel 53 o 54 ebbe inizio il terzo grande viaggio di Paolo. Paolo si diresse prima ad Efeso, dove si fermò per tre anni. La predicazione ad Efeso provocò una diminuzione del culto alla dea Artemide e un tracollo del commercio sacro collegato. Ciò provocò una sommossa popolare dalla quale Paolo uscì illeso. La comunità cristiana di Efeso fu affidata al discepolo Timoteo. Da Efeso Paolo si recò nuovamente in Macedonia e trascorse tre mesi a Corinto. Sfuggì a un programmato agguato sulla nave su cui avrebbe dovuto imbarcarsi. Continuò il viaggio per terra, accompagnato per un tratto da Luca che ne scrisse un resoconto particolareggiato. Visitò con commozione le comunità cristiane dell'Asia Minore da lui fondate, presentendo che non le avrebbe più riviste. L'ultima tappa fu Cesarea, dove il profeta Agabo gli predisse l'arresto e la prigione. Verso la fine di maggio del 58 arrivò a Gerusalemme, portando le offerte raccolte nel suo ultimo viaggio. A Gerusalemme trovò la gioia di una parte della comunità ma anche un'atmosfera tesa nei suoi confronti. La tensione era legata alla questione dell'ammissione incondizionata dei pagani convertiti al cristianesimo. Gli Ebrei nutrivano molti sospetti sul conto di Paolo. Paolo fu accusato di aver introdotto nel tempio e profanato lo stesso con un cristiano non giudeo di nome Trogiuno. Ciò provocò la reazione della folla e Paolo fu salvato dal linciaggio solo grazie all'intervento del tribuno Claudio Lisia. Claudio Lisia, convinto che Paolo fosse un egiziano pregiudicato, lo fece flagellare nonostante le proteste di Paolo che rivendicava la sua cittadinanza romana. Condotto davanti al Sinedrio, Paolo suscitò abilmente una contrapposizione tra Sadducei e Farisei. Claudio Lisia lo riportò in carcere e il giorno dopo, per liberarsi della questione, lo mandò sotto scorta a Cesarea dal procuratore Antonio Felice. Antonio Felice trattò Paolo con una prigionia alquanto lieve ma lo trattenne per ben due anni sperando in un riscatto. Nel 60 il successore Porcio Festo provvide ad istruire un processo contro di lui a Gerusalemme. Paolo si oppose al processo a Gerusalemme e, in quanto cittadino romano, si appellò all'imperatore. Appena fu possibile, fu consegnato al centurione Giulio per essere trasferito a Roma, accompagnato da Luca e Aristarco. Il viaggio fu interrotto a Malta a causa di un naufragio. Dopo una sosta di tre mesi a Malta, il viaggio proseguì toccando Siracusa, Reggio Calabria, Pozzuoli, Foro Appio e Tre Taverne. Nel 61 Paolo arrivò a Roma. A Roma gli fu concesso di alloggiare in una camera affittata in una sorta di libertà vigilata, mantenendo contatti con i cristiani. Il processo a Roma non si fece mai a causa del mancato arrivo degli accusatori dalla Palestina.
Il quarto viaggio, il martirio e le reliquie
Il racconto degli Atti degli Apostoli termina qui, mentre le fasi finali della sua vita sono ricostruite tramite accenni delle sue Lettere. Probabilmente Paolo fu liberato, poiché nel 64 non si trovava a Roma durante la persecuzione di Nerone. Si suppone che si trovasse in Oriente e in Spagna per il suo quarto viaggio apostolico. Lasciò il discepolo Tito a Creta e Timoteo ad Efeso per completare l'evangelizzazione da lui iniziata. Nel 66, forse a Nicopoli, Paolo fu nuovamente arrestato. Fu condotto a Roma, dove fu lasciato solo dai discepoli. Alcuni discepoli erano lontani ad evangelizzare nuovi popoli e qualcun altro aveva abbandonato la fede di Cristo. I cristiani di Roma, terrorizzati dalla persecuzione, lo avevano quasi del tutto abbandonato, e solo Luca era con lui. Paolo presagiva la sua fine e lanciò un appello a Timoteo chiedendogli di raggiungerlo presto. Nello stesso appello ricordò che Dema lo aveva abbandonato, Crescente era andato in Galazia e Tito in Dalmazia. Chiese a Timoteo di prendere con sé Marco per portarlo a Roma poiché gli sarebbe stato utile per il ministero. Il tribunale romano condannò Paolo a morte perché cristiano. Paolo fu decapitato tradizionalmente un ventinove giugno di un anno imprecisato, forse il 67. Essendo cittadino romano, a Paolo fu risparmiata la crocifissione. La sentenza di morte ebbe luogo in una località detta palude Salvia, presso Roma. La località fu poi detta Tre Fontane, nome derivato dai tre zampilli sgorgati quando la testa mozzata rimbalzò tre volte a terra. I cristiani raccolsero il corpo di Paolo seppellendolo sulla via Ostiense. Sulla tomba di Paolo è sorta la magnifica Basilica di San Paolo fuori le Mura. Non c'è certezza se i due apostoli Pietro e Paolo siano morti contemporaneamente o in anni diversi. Il ventinove giugno 258, sotto l'imperatore Valeriano, le salme dei due apostoli furono trasportate nelle Catacombe di San Sebastiano per metterle al riparo da profanatori. Quasi un secolo dopo, papa san Silvestro I fece riportare le reliquie di Paolo nel luogo della prima sepoltura. In quell'occasione l'imperatore Costantino I fece erigere sulla tomba una chiesa. La chiesa fu trasformata in Basilica nel 395. La basilica sopravvisse fino al 1823, quando un violento incendio la distrusse. Nello stesso luogo fu ricostruita l'attuale Basilica.
Le Lettere e il pensiero dottrinale
Le quattordici Lettere di Paolo fanno parte della Vulgata, versione latina della Bibbia, e costituiscono i cardini dottrinali della Chiesa. Le lettere sono indirizzate a comunità di cristiani dell'epoca, tra cui Filippesi, Colossesi, Galati, Corinzi, Romani, Ebrei, Tessalonicesi, Efesini, e a singoli discepoli, come Tito, Timoteo, Filemone. Nelle lettere Paolo espose il suo pensiero annunziante il Vangelo. Paolo definì il Vangelo come non ricevuto né imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Nelle lettere si trattano argomenti fondamentali quali la fede, il battesimo, la giustificazione per mezzo della fede, il peccato, l'umanità, lo Spirito Santo. Nelle lettere si tratta del problema dell'incredulità e della conversione degli ebrei. Nelle lettere si affrontano la natura del ministero apostolico, lo scandalo di un incesto, il problema del matrimonio e della verginità. Nelle lettere si parla della celebrazione dell'Eucaristia, l'uso dei carismi, l'amore cristiano, la risurrezione dei morti, le tribolazioni e le speranze degli Apostoli. Nelle lettere si discute del mistero dell'Incarnazione, Cristo e la Chiesa, la salvezza universale, l'umiltà di Cristo, il suo primato sull'universo. Nelle lettere si tratta dell'impegno dei fedeli per la loro personale salvezza, la seconda venuta di Cristo e dell'Anticristo. Nelle lettere si delineano la figura e l'opera di Cristo sotto il punto di vista dell'Antico Testamento, del sacrificio, del culto, del sacerdozio e del tempio. Nelle lettere vi sono insegnamenti pratici per reggere una comunità e la difesa della causa di uno schiavo fuggito. San Paolo fu impetuoso nell'affrontare la nuova missione cui era destinato, ma anche non rinunciatario dei suoi diritti, ligio alle regole e alle leggi. Nell'arte Paolo è stato raffigurato variamente secondo l'estro dell'artista, maturo o anziano, con barba e baffi e con capelli a corona intorno ad un'ampia fronte calva. Le raffigurazioni seguono anche le indicazioni degli apocrifi Atti di Paolo e Tecla, dove Tecla è considerata discepola di Paolo ad Iconio.
Il cammino dell'Apostolo
Nato a Tarso, San Paolo ha percorso le strade dell'Asia Minore, della Grecia e dell'intero bacino del Mediterraneo, portando la luce della parola di Dio in terre lontane. Il suo cammino missionario è stato un susseguirsi di fatiche e viaggi, toccando città come Antiochia, Cipro e numerose località della Grecia, sempre mosso da uno zelo ardente e da una profonda comprensione della libertà donata dal Vangelo. La sua autorità apostolica si è manifestata con forza nel primo Concilio di Gerusalemme, dove ha contribuito a definire il rapporto tra la nuova fede e la legge mosaica, garantendo un'apertura universale alla salvezza.
La vita di San Paolo è stata scandita anche da prove dolorose e vicende umane complesse, culminate nell'arresto a Gerusalemme. In quella circostanza, avvalendosi dei suoi diritti di cittadino romano, egli fece appello all'imperatore, un atto che lo condusse infine verso la capitale dell'Impero. Il suo viaggio verso Roma, segnato anche da un naufragio a Malta, non ha mai interrotto il suo impegno di annuncio. A Roma, egli ha compiuto il suo ultimo atto di fedeltà, subendo il martirio per decapitazione. Il suo sacrificio sotto Nerone non ha spento la sua voce, ma l'ha resa eterna, trasformando il persecutore di un tempo in un padre nella fede per innumerevoli generazioni di cristiani che ancora oggi guardano al suo esempio di dedizione totale e di instancabile ricerca della verità evangelica.
La memoria e il culto
Il culto di San Paolo è radicato nella tradizione più antica della Chiesa, celebrato fin dalle origini con una venerazione immemorabile. La sua figura è indissolubilmente legata a quella di San Pietro, insieme al quale viene solennemente commemorato il ventinove giugno, a testimonianza dell'unità della fede apostolica che sostiene la Chiesa. La Chiesa ricorda inoltre con particolare intensità la sua conversione, celebrata il venticinque gennaio, come momento di grazia che ha cambiato il corso della storia cristiana.
San Paolo è venerato come patrono di Roma, città dove ha versato il suo sangue per Cristo, e di nazioni come la Grecia e l'isola di Malta, terre che hanno conosciuto il suo passaggio e la potenza della sua predicazione. Egli è inoltre invocato come protettore dei cordai e dei cestai, mestieri che richiamano la concretezza del lavoro manuale che egli stesso praticava durante i suoi viaggi missionari. La sua eredità spirituale rimane un punto di riferimento per ogni fedele, un invito costante a vivere la fede con la stessa passione e audacia che hanno caratterizzato il suo apostolato.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Paolo?
Si festeggia il ventinove giugno insieme a san Pietro.
Di cosa è patrono San Paolo?
San Paolo è patrono di Roma, di Malta e, dal sedici luglio millenovecentoquattordici, della Grecia.
Solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli. Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli professò che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro. Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. Entrambi nella fede e nell’amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo. — Martirologio Romano