22 febbraio
San Papia di Gerapoli
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vita e le origini
San Papia visse nel secondo secolo e fu vescovo di Gerapoli nella Frigia, una regione storica dell'Asia Minore che dal centotrenta avanti Cristo fece parte della provincia romana d'Asia. Oggi Gerapoli si trova nell'odierna Turchia. Il vescovo Papia fu contemporaneo di san Policarpo di Smirne e di san Ignazio d'Antiochia. Egli non conobbe personalmente gli Apostoli ma, secondo la propria testimonianza, apprese i principi e la fede cristiana da persone che avevano conosciuto gli Apostoli, come Aristione e Giovanni il Presbitero. Papia fu inoltre compagno di san Policarpo di Smirne. Il santo fu uditore di Giovanni il Presbitero e amico di Policarpo, e impiegò il suo ministero per spiegare le parole del Signore.
La data della morte di Papia è del tutto sconosciuta e non si può stabilire con certezza se sia morto martire, sebbene ciò sia possibile visti i tempi in cui visse. Il nome di Papia non compare negli antichi calendari. Il primo a menzionare Papia in Occidente nel suo Martirologio fu Adone, il quale fu influenzato da san Girolamo e collocò la memoria del santo al ventidue febbraio. San Girolamo aveva dedicato un capitolo a Papia di Gerapoli nella sua opera De Viris illustribus, classificandolo come discepolo di san Giovanni apostolo. Questo errore su Papia come discepolo di san Giovanni apostolo proseguì fino al secolo sedicesimo. Nel secolo sedicesimo Cesare Baronio, nel suo Martirologio Romano, mantenne la memoria al ventidue febbraio ma corresse la qualifica di Papia da discepolo di san Giovanni apostolo a Giovanni il presbitero.
Le opere e la tradizione
Il più antico scrittore che fornisce notizie su san Papia è Eusebio di Cesarea nella sua Historia Ecclesiastica. San Papia scrisse cinque libri intitolati Esegesi dei discorsi del Signore. L'opera di Papia è un testo di primaria importanza per la storia dell'esegesi neotestamentaria. L'importanza di questa opera è legata soprattutto a ciò che Papia riferisce sugli evangelisti Matteo e Marco e per la conoscenza della prima lettera di Giovanni e della prima di Pietro. Per questo motivo, Papia è da considerare uno dei primi anelli della catena della tradizione orale. Eusebio di Cesarea attribuisce a Papia idee millenaristiche. Secondo critici moderni, Eusebio potrebbe aver confuso Papia con un omonimo autore ebreo. Il Millenarismo era una dottrina escatologica del cristianesimo primitivo riguardante un supposto regno messianico di Cristo sulla Terra della durata di mille anni. Il regno millenario era destinato ad attuarsi tra una prima resurrezione dei morti riservata ai beati e una seconda resurrezione seguente al Giudizio Universale. Il Millenarismo ebbe come fondamento un'interpretazione letterale di un passo dell'Apocalisse, capitolo venti, versetti da uno a tre.
Il cammino tra i testimoni
La vicenda umana e spirituale di San Papia si intreccia con i nomi di coloro che videro e ascoltarono il Signore Gesù. Il suo ministero episcopale a Gerapoli, in Frigia, non fu soltanto un ufficio di governo, ma un servizio di amore dedicato all'ascolto di chi aveva camminato al fianco dei primi testimoni. Egli nutrì la propria fede alla scuola di Aristione e di Giovanni il Presbitero, figure carismatiche che vissero l'intensità dell'incontro con il Maestro. In questo contesto di profonda comunione ecclesiale, San Papia strinse un legame fraterno con San Policarpo di Smirne, condividendo con lui la sollecitudine per la custodia del deposito della fede.
Il desiderio di non disperdere la ricchezza di tali incontri spinse San Papia a comporre l'opera intitolata Esegesi dei discorsi del Signore. In questo scritto, egli non si limitò a riportare parole udite, ma cercò con rigore di comprendere e interpretare la profondità della dottrina cristiana. Il suo impegno letterario rappresenta una testimonianza storica di inestimabile valore, poiché egli scelse di interrogare direttamente gli anziani, facendosi cercatore instancabile di ogni frammento di verità che potesse illuminare il cammino della Chiesa nascente. Il suo ministero a Gerapoli divenne così un faro di ortodossia e di fedeltà, capace di preservare intatta la memoria dei discorsi e delle opere che avevano dato origine alla speranza cristiana. La sua figura ci richiama alla necessità di essere, in ogni tempo, custodi attenti dell'insegnamento che abbiamo ricevuto, pronti a trasmetterlo con la stessa dedizione e lo stesso spirito di gratitudine che animarono la sua vita episcopale.
Memoria nel tempo
La Chiesa celebra la memoria liturgica di San Papia di Gerapoli il ventidue febbraio, data fissata dal Martirologio Romano per onorare il suo cammino di vescovo e testimone. Questa ricorrenza non è soltanto un atto di devozione verso un uomo del passato, ma un invito a riconoscere la continuità che unisce la nostra fede attuale a quella degli Apostoli. San Papia, pur vivendo nel secondo secolo, ha saputo farsi portavoce di un'eredità che non conosce tramonto, offrendo alla posterità la certezza di una testimonianza radicata nell'esperienza diretta.
Nel solenne silenzio della liturgia, il ricordo di questo santo vescovo ci esorta a non smarrire mai il legame con la sorgente della nostra fede. La sua opera letteraria, pur giunta a noi in frammenti, rimane un simbolo dell'impegno necessario per comprendere e approfondire la Parola. Celebrare San Papia significa dunque fare memoria di tutti coloro che, con umiltà e costanza, hanno lavorato affinché il messaggio del Signore non venisse offuscato dal tempo. Egli ci insegna che la santità si esprime anche attraverso la fedeltà al proprio compito, nel servizio alla comunità e nella ricerca appassionata della volontà di Dio, affinché la Chiesa possa sempre camminare retta e sicura sulle vie del Vangelo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Papia di Gerapoli?
La memoria liturgica di san Papia si celebra il ventidue febbraio, data stabilita da Adone nel suo Martirologio e confermata nei secoli successivi.
A Gerapoli nella Frigia, nell’odierna Turchia, san Pápia, vescovo, che, uditore di Giovanni il Presbitero e amico di Policarpo, spiegò le parole del Signore. — Martirologio Romano