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18 ottobre

San Pietro d'Alcantara

Sacerdote dei Frati Minori

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto storico e le origini

La personalità di Pietro d'Alcantara si colloca in un periodo storico delicato e fecondo della Chiesa e dell'Ordine francescano. La Chiesa vive il clima della restaurazione e della riforma nel capo e nelle membra auspicata dai concili del quindicesimo secolo. La riforma della Chiesa è resa più urgente dal dilagare della Riforma protestante tra il 1517 e il 1628. Il concilio di Trento si svolge tra il 1545 e il 1563 e favorisce la nascita di nuovi movimenti religiosi. L'Ordine francescano sperimenta divisioni interne con la nascita dei Conventuali nel 1517 e dei Cappuccini nel 1525. Nel periodo proliferano riforme per il ritorno alla stretta osservanza della Regola francescana. I Recolletti nascono nel 1502 e prendono il nome dalle case di recollezione o ritiro. Gli Scalzi nascono nel 1517. I Riformati nascono nel 1518. Gli eventi di riforma esprimono l'esigenza di rinnovamento della vita cristiana e religiosa con lo sguardo alle origini.

San Pietro nacque ad Alcantara, in Estremadura, in Spagna, nel 1499. Altre fonti attestano che Pietro d'Alcantara nacque nel 1502 in un paesino ai confini del Portogallo, ad Alcantara nella provincia di Càceres in Spagna. Pietro nasce dalla nobile famiglia dei Garavita ed è il primogenito. Viene battezzato nella parrocchia di Santa Maria con il nome di Juan. I suoi genitori si chiamano Alfonso e Maria Villela e si distinguono per pietà religiosa e reputazione sociale. Il padre Alonso ha studiato diritto ed esercita l'ufficio di governatore del paese. Il padre Alonso muore quando Juan ha otto anni. La madre Maria si risposa in Basilicata o seconde nozze con il nobile Alfonso Barrantes su consiglio dei parenti, avendo altri due figli.

Juan compie la prima formazione scolastica nella sua città natale. Nel 1513 Juan è inviato all'università di Salamanca per completare gli studi di filosofia e diritto. Nel 1515, al termine degli studi, decide di entrare tra i francescani scalzi dell'Osservanza. Entra nel convento di Majarretes a Càceres, caratterizzato da rigorosa osservanza della regola di San Francesco d'Assisi e spirito di penitenza. Juan fa proprie le condizioni di rigore e penitenza del convento. Ricevendo l'abito francescano per il noviziato, cambia nome in Fra' Pietro. Durante il noviziato matura la volontà di vivere in austerità e penitenza pregando molto, mangiando poco e dormendo pochissimo per amore di Cristo. Dopo la professione religiosa inizia gli studi teologici per prepararsi al sacerdozio.

Il ministero e le riforme

Prima di terminare gli studi ecclesiastici è nominato guardiano del convento di Badajoz, ai confini con il Portogallo e vicino a Lisbona. Viene ordinato sacerdote nel 1524. La sua vita si distingue subito per austerità e mortificazioni, mangiando due o tre volte alla settimana e dormendo seduto su una pietra con la testa su una trave. Ricopre vari incarichi interni fino a diventare ministro Provinciale della Provincia di San Gabriele tra il 1538 e il 1544. San Pietro di Alcántara rinnovò la disciplina dell’osservanza nei conventi dell’Ordine francescano in Spagna. Come ministro provinciale propaga la severa osservanza della Regola. Nel 1540 presenta ai frati in Capitolo le nuove Costituzioni per i membri di stretta osservanza. Incontra una forte opposizione alla sua proposta e deve rinunciare sia all'idea che alla carica di ministro provinciale.

Si ritira a vita semi-eremitica con alcuni confratelli tra le montagne di Arrabida e l'oceano Atlantico in Portogallo. Altri frati lo seguono formando piccole comunità di cui Pietro è guardiano e maestro dei novizi. Nel 1560 queste comunità sono elette a Provincia autonoma con il nome di Santa Maria della Pietà. Nel 1553, rientrato in Spagna, vive in solitudine e austerità. Maturata l'idea di un pellegrinaggio a piedi nudi a Roma, vi si reca nel 1554 per chiedere a papa Giulio III l'autorizzazione a fondare piccole comunità povere. Papa Giulio III gli concede l'autorizzazione a fondare una nuova congregazione di frati sotto la giurisdizione dei francescani Conventuali. Il ministro Generale dell'Osservanza è contrario all'iniziativa di Pietro.

Con il beneplacito del Papa, Pietro torna in Spagna e fonda diversi conventi con i suoi collaboratori. Le comunità povere si moltiplicano e nel 1561 si costituiscono in Provincia autonoma con il titolo di San Giuseppe. Pietro redige per la nuova Provincia di San Giuseppe Costituzioni ancora più severe e rigorose di quelle della provincia di San Gabriele. Una nuova riforma che prevedeva il ritorno alla primitiva povertà iniziale si diffuse rapidamente nelle province di Spagna e Portogallo. Papa Pio IV emanò la bolla In suprema militanti Ecclesiae il 25 gennaio 1563. La bolla affidò la nuova Provincia alla giurisdizione del ministro Generale degli Osservanti insieme alle custodie di San Giovanni Battista a Valencia e San Simone in Galizia. La bolla consentì ai frati di essere chiamati con il nome di Scalzi.

Incontri e fama di santità

La fama di santità del servo di Dio Pietro si diffuse in Portogallo e in Spagna. Il re Giovanni III del Portogallo offrì a Pietro un posto nella sua corte. L'imperatore Carlo V chiese a Pietro di diventare suo direttore spirituale. Pietro rifiutò sia l'offerta del re Giovanni III che quella dell'imperatore Carlo V. Pietro si sentiva chiamato a una vita austera, di preghiera, povera e penitente. Nel 1560 Pietro passò per Avila. Durante il passaggio ad Avila, Pietro visitò il convento dell'Incarnazione delle suore carmelitane. Pietro incontrò per la prima volta Suor Teresa di Gesù. Il santo fu consigliere di Santa Teresa di Gesù durante la riforma dell'Ordine Carmelitano. Suor Teresa viveva una profonda crisi spirituale fatta di oscurità e scrupoli. Suor Teresa fu accusata di essere vittima di possessione diabolica. A Suor Teresa fu proibita la comunione e lo stare in solitudine per prudenza.

L'incontro tra Pietro e Teresa fu provvidenziale. Suor Teresa confidò al frate francescano il suo grave disagio spirituale. Pietro comprese la situazione e lo stato d'animo della suora grazie alla sua esperienza diretta. Pietro tranquillizzò Suor Teresa e le diede consigli per il futuro. Tra Pietro e Teresa nacque una santa amicizia. Suor Teresa ricorda l'incontro nella sua Autobiografia dicendo di essere stata capita per esperienza. Suor Teresa descrive Pietro come un sant'uomo che la illuminò. Quando Teresa lo conobbi, Pietro era molto vecchio e di estrema magrezza, tale da sembrare fatto di radici d'albero. Pietro possedeva un'assoluta santità ed era molto affabile. Pietro era di poche parole tranne quando veniva interrogato. Quando interrogato, Pietro diceva cose molto acute grazie a un ingegno perspicace. Pietro aveva l'abitudine di mangiare una volta ogni tre giorni.

Alla periferia del paese montuoso di Arenas, a circa ottanta chilometri a sud di Avila, fu offerta a Pietro una chiesetta per una nuova casa religiosa. Il luogo offerto era isolato dalla cittadina e immerso nel verde. Pietro preparò tutto il necessario per la fondazione senza indugio. Pietro fece costruire piccole celle ed eremi per i frati. La fondazione ad Arenas fu l'ultima realizzata da Pietro. Pietro visse gli ultimi due anni della sua vita nella nuova fondazione di Arenas. Verso la metà di ottobre del 1562 il corpo di Pietro si aggravò a causa delle malattie e delle penitenze. Il 18 ottobre Pietro si svegliò molto contento. Il 18 ottobre Pietro iniziò a pregare con il salmo Miserere. Pietro esclamò quale gioia, quando mi dissero, andremo alla casa del Signore. Pietro chiese aiuto per mettersi in ginocchio e morì in quella posizione. Il santo morì in Estremadura, in Spagna, il 18 ottobre 1562.

Il Trattato della preghiera e devozione

Tra gli scritti di Pietro d'Alcantara vi è il Trattato della preghiera e devozione, pubblicato mentre era in vita. Il Trattato della preghiera e devozione è una breve esposizione di un metodo di preghiera basato sulla meditazione dei misteri della Passione del Signore per ogni giorno della settimana. Il trattato finalizza la preghiera alla conoscenza e unione con Dio. Pietro scrisse alcune redazioni di Costituzioni per le diverse fondazioni. Pietro scrisse una dozzina di lettere a suor Teresa di Gesù. Pietro scrisse alcuni appunti su vari argomenti religiosi. L'opera principale di Pietro è il Trattato della preghiera e devozione. Il capitolo quinto del trattato espone le note per procedere nella meditazione. La prima nota della meditazione è la preparazione del cuore al pio esercizio, paragonata all'accordare la chitarra prima di suonare. La seconda nota della meditazione è la lettura del passo da meditare secondo la ripartizione dei giorni della settimana. La terza nota della meditazione è la meditazione sulla lettura effettuata. La quarta nota della meditazione è il devoto rendimento di grazie per i benefici ricevuti e l'offerta della propria vita e di quella di Cristo al Padre. La quinta nota della meditazione è la petizione o preghiera per chiedere ciò che è necessario per la salvezza propria, del prossimo e di tutta la Chiesa.

Il Trattato della preghiera e devozione è composto da due parti. La prima parte del trattato è suddivisa in dodici capitoli e tratta della preghiera. La seconda parte del trattato è suddivisa in cinque capitoli e tratta della devozione. Nel primo capitolo della prima parte, Pietro presenta il significato e l'importanza della preghiera e della devozione. Il trattato include testimonianze di Tommaso d'Aquino, Bonaventura da Bagnoregio e Lorenzo Giustiniani. L'oggetto o materia della preghiera è suddiviso in due gruppi di meditazioni per ogni giorno della settimana. Un gruppo è destinato alla mattina e l'altro alla notte. Se non è possibile la meditazione notturna, si pratica una meditazione per ogni giorno per due settimane. Gli argomenti del mattino o della prima settimana sono tratti dal Simbolo. Gli argomenti della notte o della seconda settimana sono tratti dalla passione di Cristo.

Il secondo capitolo contiene le prime sette meditazioni della settimana secondo i principali misteri della fede esposti nel Credo. Le meditazioni del Credo stimolano facilmente alla devozione e inducono il cuore all'amore, al timor di Dio e all'osservanza dei suoi comandamenti. Soprattutto all'inizio della conversione è opportuno meditare sulle verità del Simbolo. La meditazione delle verità del Simbolo serve a suscitare dolore e odio del peccato, timor di Dio e disprezzo del mondo, considerati i primi passi del cammino spirituale. Bisogna perseverare per qualche tempo in queste meditazioni per rafforzare maggiormente lo spirito nelle virtù e nei sentimenti cristiani. Il terzo capitolo espone l'oggetto delle sette meditazioni nei vari giorni della settimana secondo i principali misteri della fede che stimolano l'amore, il timor di Dio e l'osservanza dei comandamenti. Il quarto capitolo ha come oggetto le sette meditazioni della sacra passione, resurrezione e ascensione di Cristo, con l'aggiunta di altri momenti principali della sua vita. Nel preambolo della passione di Cristo si ricordano sei punti da meditare. Il primo punto è la grandezza dei dolori di Cristo per soffrire di essi. Il secondo punto è la gravità del nostro peccato quale causa dei dolori, per aborrirlo. Il terzo punto è la grandezza del beneficio per esserne grati. Il quarto punto è l'eccellenza della divina bontà e carità che vi si rivela per amarla. Il quinto punto è l'utilità del mistero per meravigliarsene. Il sesto punto è la moltitudine delle virtù di Cristo che vi risplendono per imitarle. Lo scopo della meditazione della passione è l'imitazione di Cristo secondo l'adagio paolino non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me tratto dalla Lettera ai Galati.

La pratica della preghiera e la virtù della devozione

Il lunedì si medita la lavanda dei piedi e l'istituzione del santissimo sacramento. Il martedì si pensa all'orazione nell'orto, alla passione del Salvatore, all'entrata e al confronto nella casa di Anna. Il mercoledì si medita la presentazione del Signore davanti al sommo sacerdote Caifa, le tribolazioni di quella notte, il rinnegamento di Pietro e le percosse presso la colonna. Il giovedì si medita l'incoronazione di spine, l'Ecce homo e come il Salvatore portò la croce sulle spalle. La meditazione del giovedì sembra guidata dalla sposa del Cantico dei Cantici con l'invito a guardare il re Salomone con la corona data da sua madre nel giorno delle nozze e della gioia del cuore. La meditazione del giovedì presenta belle riflessioni sulla Madonna. Il venerdì si devono meditare il mistero della croce e le sette frasi pronunciate dal Signore. Il sabato si deve meditare sul colpo di lancia dato al Salvatore, sulla deposizione dalla croce, sul pianto della nostra Signora e sul rito della sepoltura. La domenica si può pensare alla discesa del Signore al limbo, alla sua apparizione alla Madonna, a santa Maddalena, ai suoi discepoli e al mistero della sua gloriosa ascensione.

Il capitolo quinto parla delle parti di cui è composta la pratica della preghiera. Il capitolo sesto parla della preparazione alla preghiera. La posizione fisica per la preghiera può essere inginocchiati, in piedi, con le braccia in croce, prostrati o seduti. La preghiera inizia facendo il segno di croce, invocando lo Spirito, raccogliendo l'immaginazione allontanandola dalle cose di questa vita ed elevando l'intelletto pensando che nostro Signore sta guardando. Il capitolo settimo indica il modo di leggere. La lettura non deve essere rapida né frettolosa, ma attenta, ponderata e applicando l'intelletto per capire e la volontà per gustare ciò che si legge. Quando si trova un passaggio devoto ci si deve soffermare per approfondirlo. La lettura non deve essere troppo lunga per dare più tempo alla meditazione. La meditazione è tanto più vantaggiosa quanto più riflette e penetra lentamente e con maggiore partecipazione. Al capitolo ottavo è dedicato il modo di meditare il passo letto. A volte la meditazione consiste in pensieri raffigurabili con l'immaginazione, come i momenti della vita e passione di Cristo, il giudizio finale, l'inferno e il paradiso. Altre volte la meditazione riguarda pensieri che interessano l'intelletto più dell'immaginazione, come la riflessione sui doni di Dio, sulla sua bontà, misericordia o su qualsiasi altra qualità riferita alle sue perfezioni. Al capitolo nono si eleva il rendimento di grazie al Signore per il dono fatto nella meditazione. Al capitolo decimo si presenta al Padre l'offerta di sé e di suo Figlio. L'undicesimo capitolo chiede la ricompensa con slancio di carità e la preoccupazione per la gloria di Dio affinché tutte le genti lo conoscano, lodino e adorino come unico, vero Dio e Signore. L'ultimo capitolo presenta otto avvertenze o consigli da tenere presenti nell'esercizio della preghiera.

Nella seconda parte del trattato viene sviluppato il tema della devozione come frutto maturo e delizioso del cammino di meditazione e preghiera. Il primo capitolo definisce la devozione come la virtù che rende l'uomo sollecito e pronto a tutte le altre virtù e che ridesta e sollecita al bene operare, citando la Summa Theologica di Tommaso d'Aquino. La virtù della devozione viene proposta come il più adeguato rimedio contro la naturale inclinazione al male del cuore e la difficoltà a compiere il bene. L'analogia del vento di tramontana paragona la devozione al vento che disperde le nubi, spazzando via ogni lentezza e difficoltà dell'anima. Il secondo capitolo elenca nove esercizi per consolidare la devozione. Il primo esercizio è la ferma volontà di raggiungere il fine della beatitudine. Il secondo esercizio è liberare il cuore da ogni desiderio ozioso e nocivo. Il terzo esercizio è fare silenzio intorno a sé e dentro di sé. Il quarto esercizio è favorire la solitudine per evitare distrazioni e facilitare l'incontro con Dio e con se stessi. Il quinto esercizio consiste in letture edificanti. Il sesto esercizio è il colloquio continuo con Dio per facilitare la preghiera. Il settimo esercizio è la continuità e perseveranza negli esercizi e nel tempo. L'ottavo esercizio è praticare la mortificazione del proprio corpo. Il nono esercizio è praticare le opere di misericordia che educano il cuore alla docilità.

Ostacoli, tentazioni e avvertenze spirituali

Il terzo capitolo elenca dieci ostacoli che impediscono la devozione. Il primo ostacolo è il peccato che affievolisce il fervore. Il secondo ostacolo è il rimorso eccessivo dei propri peccati che favorisce orgoglio e superbia. Il terzo ostacolo è ogni tristezza disordinata del cuore che impedisce la gioia e la dolcezza. Il quarto ostacolo sono le eccessive preoccupazioni che rendono inquieto il cuore. Il quinto ostacolo sono le eccessive occupazioni che affogano lo spirito senza lasciare spazio a Dio. Il sesto ostacolo sono i piaceri e diletti dei sensi smodati. Il settimo ostacolo è il mangiare troppo e stare troppo tempo a tavola. L'ottavo ostacolo è il vizio della curiosità su tutto che porta via tempo allo spirito. Il nono ostacolo è l'incostanza nella pratica degli esercizi. Il quarto capitolo enumera nove tentazioni comuni contro la devozione e i rispettivi rimedi. La prima tentazione è la mancanza di consolazione spirituale. La seconda tentazione è il turbamento dei pensieri importuni. La terza tentazione è il bestemmiare. La quarta tentazione sono i dubbi contro la fede. La quinta tentazione è l'essere ostacolati da grandi rimorsi. La sesta tentazione è il dormire molto. La settima tentazione è la sfiducia e la presunzione. L'ottava tentazione è il desiderio smodato di sapere e studiare. La nona tentazione è lo zelo eccessivo di recare vantaggio agli altri.

L'ultimo capitolo presenta otto avvertenze circa la preghiera, la prima delle quali è che il fine della preghiera è amare Dio e cercarlo. La seconda avvertenza è di non desiderare visioni o rivelazioni. La terza avvertenza è di non rivelare i favori divini se non al direttore spirituale. La quarta avvertenza è di riverirsi a Dio con grande umiltà e massimo rispetto. La quinta avvertenza è avere sempre tempo disponibile per dedicarsi a Dio. La sesta avvertenza è avere prudenza nelle pratiche devote evitando eccessi. La settima avvertenza è impegnarsi nell'esercizio di tutte le virtù, paragonate alle corde di una chitarra che devono suonare insieme per fare armonia. L'ottava avvertenza stabilisce che tutti i consigli vanno presi come preparazione alla grazia divina e per abbandonarsi a Dio. I consigli dati non sono frutto di tecnica ma di grazia, richiedendo come primo strumento una profonda umiltà e il ringraziamento a Dio.

Il culto, la glorificazione e il patronato

La notizia della morte del santo si diffuse immediatamente per tutta la zona. Il Martirologio colloca la morte del santo ad Arenas, nella Castiglia, in Spagna. I vicini di Arenas e di altri paesi accorsero per congedarsi dal sant'uomo. Il sepolcro del santo divenne fin dall'inizio un luogo di pellegrinaggio. Papa Gregorio XV beatificò il santo il 18 aprile 1622. Papa Clemente IX iscrisse il santo nel numero dei Santi il 28 aprile 1669. In seguito alla canonizzazione, i frati minori Scalzi presero il nome di Alcantarini. L'iconografia rappresenta spesso il santo insieme a san Pasquale Baylon ai piedi della Madonna del Pozzo di Capurso. Nella metà del Settecento i frati Alcantarini del sud Italia e del Regno delle Due Sicilie diffusero il culto della Madonna del Pozzo. Gli Alcantarini diffusero il culto abbinando i due maggiori santi dell'ordine alla Vergine del Pozzo in ogni luogo della loro presenza. A Castellana Grotte, nel settecentesco convento degli Alcantarini denominato Madonna della Vetrana, si trovano due statue lignee raffiguranti San Pietro d'Alcantara e San Pasquale Baylon. Le statue sono collocate su monumentali altari contrapposti nei due cappelloni in stile barocco situati sotto la cupola del convento.

San Pietro d'Alcantara è patrono del Brasile dal 1826. Nel 1962, in occasione del quarto centenario della morte, il santo è diventato patrono anche della regione nativa dell'Estremadura in Spagna. Il santo viene invocato contro le febbri maligne. Il santo è considerato protettore delle guardie notturne. Con la riforma del calendario introdotta nel 1969 da Papa Paolo VI, il culto del santo è stato limitato ai calendari interni delle famiglie religiose. San Pietro d'Alcantara resta un faro luminoso nella storia della Chiesa e dell'ordine francescano, ricordato per la radicalità della sua penitenza, per la sapienza dei suoi insegnamenti spirituali e per la costante intercessione in favore di quanti si rivolgono a lui con fede.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Pietro d'Alcantara?

La memoria liturgica di San Pietro d'Alcantara si celebra il 18 ottobre.

Di cosa è patrono San Pietro d'Alcantara?

San Pietro d'Alcantara è patrono del Brasile, della regione spagnola dell'Estremadura ed è protettore delle guardie notturne.

Ad Arenas nella Castiglia in Spagna, san Pietro di Alcántara, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, che, insigne per il dono del consiglio e per la sua vita di penitenza e di austerità, rinnovò la disciplina dell’osservanza nei conventi dell’Ordine in Spagna e fu consigliere di santa Teresa di Gesù nella riforma dell’Ordine Carmelitano. — Martirologio Romano