28 aprile
San Primiano
Martire di Larino
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la tradizione
La storia delle venerate reliquie è narrata in due libri antichi denominati Acta Sanctorum Aprilis III del 1738 e Acta Sanctorum Mai V del 1741. In un'epoca segnata da grandi tumulti e sconvolgimenti politici, i bizantini distrussero la città di Lucera sotto il comando dell'imperatore Costante II tra gli anni 641 e 668.
In seguito a tale distruzione, il vescovo e gli abitanti superstiti decisero di trasferirsi in una località vicina al mare sul promontorio del Gargano, fondando così la città di Lesina. Nel corso del nono secolo i Saraceni compirono una devastante e sanguinosa escursione sui lidi dell'Italia meridionale, distruggendo l'antica città di Larino e lasciando le sue chiese deserte.
La traslazione e il culto
Gli abitanti di Lesina, saputo dell'abbandono delle chiese di Larino, decisero di impossessarsi dei corpi dei santi Primiano e Firmiano per rifornire le proprie chiese di reliquie di martiri. Questa appropriazione rientrava nella pratica comune delle cosiddette sacre rapine, molto diffuse in quell'epoca per instaurare e radicare un culto nei territori.
La cattedrale di Lesina era originariamente dedicata proprio a San Primiano. Con il passare del tempo la cattedrale versava tuttavia in gravi condizioni di rovina, motivo per cui la Casa Reale Spagnola di Napoli incaricò il sacerdote Aurelio Marra di effettuare i dovuti restauri dell'edificio.
Il ritrovamento e il ritorno
I lavori di restauro risultarono tuttavia inutili a causa della grave decadenza della struttura, spingendo il sacerdote Aurelio Marra a ricercare nella cripta le reliquie di santi eventualmente conservate. Egli trovò in varie riprese i corpi dei santi sepolti sotto l'altare della cripta in apposite urne di marmo, le quali contenevano lamine di piombo con i rispettivi nomi.
Sull'urna del solo San Primiano vi era inoltre un'immagine che lo raffigurava con una palma in mano, emblema luminoso dei martiri, mentre sugli altri corpi non vi erano indicazioni nominative. Di tutti questi importanti ritrovamenti il sacerdote Aurelio Marra redasse una relazione dettagliata per la Chiesa.
Il ventotto aprile 1598 le reliquie dei quattro santi Primiano, Firmiano, Alessandro e Tellurio furono portate solennemente a Napoli e deposte nella grande chiesa dell'Annunziata. Le reliquie di San Primiano e San Firmiano, insieme a due busti che li raffigurano, sono state infine riportate a Lesina nell'anno 2000 a cura dell'attuale parroco, e sistemate per la venerazione dei fedeli nella parrocchia dell'Annunziata, sorta sui resti dell'antica ed omonima cattedrale cittadina.
Il cammino del martirio
La vita di San Primiano si inserisce nel contesto drammatico e solenne del quarto secolo, un'epoca in cui la professione di fede in Cristo comportava il rischio estremo della persecuzione. Nell'anno trecentotre, il martire compì il suo passaggio definitivo, suggellando con il sangue la sua dedizione totale al Signore durante l'oppressione voluta dall'imperatore Diocleziano. Il luogo del suo martirio, la città di Larino, divenne così il punto d'origine di una devozione che avrebbe attraversato le generazioni, trasformando il sacrificio di un singolo uomo in un patrimonio spirituale per l'intera comunità.
Le vicende successive alla sua morte testimoniano quanto il culto per San Primiano fosse vivo e sentito. Durante il nono secolo, le sue reliquie furono oggetto di una traslazione verso Lesina, un evento che segnò l'inizio di un legame duraturo tra il santo e la cittadina pugliese. La storia delle spoglie mortali non si fermò tuttavia in quel luogo: nel millenovecentocinquantotto, esse furono trasferite solennemente a Napoli, divenendo oggetto di una particolare cura e venerazione. Questo peregrinare, che si è concluso infine con la restituzione delle reliquie alla comunità di Lesina nell'anno duemila, non rappresenta un semplice spostamento geografico, ma il segno di una presenza che continua a camminare insieme ai fedeli, ricordando a tutti che la testimonianza dei martiri è un tesoro vivo, capace di unire le comunità attraverso il tempo e lo spazio, mantenendo sempre saldo il legame con la memoria della Chiesa delle origini.
Il culto e la memoria
Il culto di San Primiano si è consolidato nel corso dei secoli, trovando il suo centro pulsante nella cittadina di Lesina, della quale il martire è il celeste protettore. La devozione dei fedeli si esprime nella celebrazione liturgica, che ogni anno ravviva il ricordo di colui che ha saputo restare saldo nella fede fino al termine della propria esistenza terrena. Insieme a lui, la preghiera e la memoria della Chiesa si rivolgono anche ad Alessandro, Firmiano e Tellurio, compagni di una testimonianza condivisa che arricchisce il martirologio locale.
La restituzione delle reliquie a Lesina avvenuta all'alba del nuovo millennio ha rappresentato un momento di grande significato ecclesiale, sancendo il ritorno del santo nella terra che, fin dal nono secolo, lo ha accolto come padre e intercessore. La venerazione di San Primiano non si esaurisce nel rito, ma invita ogni cristiano a coltivare la medesima determinazione nel professare il Vangelo, riconoscendo nei martiri non figure lontane nel tempo, ma esempi attuali di coerenza e amore per la verità di Cristo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Primiano?
La festa liturgica si celebra il ventotto aprile.