9 febbraio
San Sabino di Canosa
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'inizio dell'episcopato e la missione a Costantinopoli
Nulla è noto sulla vita del santo prima del suo episcopato. Nel cinquecento quattordici il santo succedette a Memore come vescovo di Canosa di Puglia. Il santo era considerato un campione di virtù, molto saggio e uomo di dottrina. Nel cinquecento trentuno partecipò a un sinodo romano insieme ad altri vescovi e ad accostarsi a Bonifacio secondo. Papa Agapito affidò al santo una missione di grande importanza. Nel cinquecento trentacinque il santo fu inviato a Costantinopoli come capo di una commissione di vescovi su invito dell'imperatore Giustiniano. La missione aveva lo scopo di constatare, dibattere e condannare l'eresia monofisita del patriarca Antimo, la sua rimozione e la sostituzione con il patriarca Mena. Papa Agapito morì a Costantinopoli il ventidue aprile cinquecento trentasei dopo esservi giunto per evitare conflitti. Alla morte di Agapito, Sabino e gli altri vescovi continuarono l'opera affiancando il patriarca Mena nel sinodo del cinquecento trentasei. Dal sinodo del cinquecento trentasei scaturì la condanna definitiva di Antimo, Severo, Zoara e dei loro discepoli monofisiti.
L'amicizia con san Benedetto e gli eventi di Canosa
San Gregorio Magno racconta che Sabino visitava frequentemente san Benedetto a Montecassino, con cui aveva una sincera amicizia. Durante una visita a Montecassino, Sabino espresse a san Benedetto la sua preoccupazione per l'ingresso di Totila, re degli Ostrogoti, a Roma avvenuto nel dicembre cinquecento quarantasei. San Benedetto rispose a Sabino che Roma si sarebbe disfatta da sé per altre vie. Durante un'incursione nel Meridione, il re barbaro Totila arrivò a Canosa. Totila fu invitato a mensa dal santo vescovo, il quale era ormai vecchio e cieco. Totila volle mettere alla prova lo spirito profetico di Sabino offrendogli personalmente del vino al posto del servo. Sabino riconobbe il re chiamandolo per nome e lo ringraziò. Un arcidiacono ambizioso preparò una bevanda avvelenata per il vescovo. Sabino scoprì il piano e disse al servo che gli porgeva la coppa: Io berrò il veleno, ma egli non sarà vescovo. Sabino bevve il veleno rimanendo incolume, mentre l'arcidiacono si accasciò morto in quel momento. Il vescovo morì il nove febbraio del cinquecento sessantasei dopo circa cinquantadue anni di episcopato.
Il culto e il patronato
La città di Canosa di Puglia venera il santo come proprio patrono. Bari tributa grande culto al santo venerandolo come compatrono insieme a san Nicola. Bari ereditò nell'undicesimo secolo la sede episcopale che fino ad allora era dipendente da Canosa. Il Martirologio ricorda san Sabino come vescovo a Canosa in Puglia, amico di san Benedetto e legato della sede Romana a Costantinopoli per difendere la retta fede dall'eresia monofisita.
Il ministero episcopale
Il ministero di San Sabino di Canosa si inserisce in un'epoca segnata da profonde divisioni teologiche, in particolare la diffusione dell'eresia monofisita. Nominato vescovo nell'anno cinquecentoquattordici, Sabino comprese presto che il compito del pastore non si limitava al solo governo della comunità locale, ma esigeva un impegno attivo nella difesa della retta dottrina. La sua partecipazione al sinodo romano del cinquecentotrentuno segnò l'inizio di una stagione di intenso servizio diplomatico per conto della Santa Sede. In qualità di legato papale, egli fu inviato a Costantinopoli nell'anno cinquecentotrentacinque, dove ebbe modo di ribadire la posizione della Chiesa cattolica, prendendo parte attiva anche al sinodo convocato nella capitale imperiale l'anno successivo.
Oltre alla sua attività in ambito conciliare, la vita di San Sabino fu arricchita da incontri spirituali e umani di grande rilievo. Egli si recò in visita presso San Benedetto a Montecassino, un gesto che testimonia il legame profondo tra la gerarchia episcopale e la vita monastica, pilastri fondamentali della Chiesa antica. La sua autorità morale fu tale da condurlo, nel tempo, a incontrare personalmente Totila a Canosa di Puglia, in un momento di grande incertezza per le popolazioni locali. La sua esistenza terrena si concluse nell'anno cinquecentosessantasei proprio nella città di Canosa, lasciando dietro di sé l'esempio di un pastore che ha saputo navigare le tempeste della storia senza mai smarrire la bussola della fede e della carità.
La memoria liturgica
Il culto di San Sabino di Canosa si è consolidato nel corso dei secoli, radicandosi profondamente nella devozione dei fedeli pugliesi. La sua figura è celebrata con particolare solennità il giorno nove febbraio, data in cui la Chiesa ne fa memoria liturgica, invitando i credenti a meditare sulla perseveranza e sulla saggezza del santo vescovo. Le città di Canosa di Puglia e di Bari lo riconoscono come loro patrono, affidandosi con fiducia alla sua intercessione celeste.
La venerazione verso San Sabino non è soltanto un atto di devozione verso un passato lontano, ma rappresenta un richiamo costante alla responsabilità di ciascun battezzato verso la comunità. In un mondo spesso frammentato, la testimonianza di questo vescovo del sesto secolo ci ricorda l'importanza di costruire ponti, di cercare il dialogo nelle difficoltà e di rimanere saldi nei valori evangelici. Attraverso i secoli, la memoria di San Sabino continua a essere un punto di riferimento per quanti, nelle diocesi di cui è protettore, desiderano camminare nella luce di Cristo, seguendo le orme di colui che per primo ha servito con dedizione assoluta il popolo di Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Sabino di Canosa?
La festa liturgica si celebra il 9 febbraio, giorno della sua morte.
Di cosa è patrono San Sabino?
San Sabino è patrono di Canosa di Puglia e compatrono di Bari insieme a san Nicola.
A Canosa in Puglia, san Sabino, vescovo, che fu amico di san Benedetto e venne inviato a Costantinopoli come legato della sede Romana per difendere la retta fede dall’eresia monofisita. — Martirologio Romano