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lunedì 9 febbraio 2026 · Santo del giorno

Sant' Apollonia

Vergine e martire

Sant' Apollonia

Santa Apollonia è una delle figure più venerate della Chiesa antica, ricordata come vergine e martire ad Alessandria d'Egitto durante il terzo secolo. La sua memoria liturgica si celebra ogni anno il nove febbraio, data in cui i fedeli di tutto il mondo rinnovano la propria devozione alla protettrice dei denti e delle relative malattie. La sua testimonianza ci giunge grazie alle preziose fonti storiche di Eusebio di Cesarea e del vescovo San Dionigi di Alessandria, che hanno immortalato il suo eroico sacrificio nel periodo delle persecuzioni sotto l'impero di Filippo l'Arabo. La sua vita fu spesa nella fede e nella dedizione a Cristo, distinguendosi per una condotta esemplare che suscitò l'ammirazione dei contemporanei e la furia dei pagani durante la sanguinosa sommossa scoppiata nel mille dugento quarantotto, quando la santa affrontò con coraggio inaudito le violenze e le torture pur di non pronunciare parole di empietà contro Dio.

Nei secoli successivi, la figura di Santa Apollonia ha continuato a vivere nel cuore della cristianità attraverso la diffusione del suo culto in Oriente e in Occidente, la costruzione di chiese a lei dedicate e la celebre iconografia che la raffigura con una tenaglia e un dente. Il suo gesto estremo, compiuto gettandosi spontaneamente nel rogo per sottrarsi a ulteriori sevizie e a dolorose apostasie, ha stimolato profonde riflessioni teologiche e dottrinali, interrogando padri della Chiesa come Sant'Agostino sul senso del sacrificio estremo per la fede. Ancora oggi, la protezione della santa viene invocata nei malanni e nei dolori dei denti, mantenendo viva una tradizione secolare che unisce la pietà popolare alla memoria storica del martirio.

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Gli altri santi di oggi

San Rinaldo di Nocera Umbra

Vescovo

San Rinaldo visse a cavallo tra il dodicesimo ed il tredicesimo secolo, distinguendosi come una figura singolare nel panorama della Chiesa medievale. Nato a Nocera Umbra, era figlio primogenito di uno dei signorotti locali che dominavano Nocera Umbra e Foligno, nonché erede del feudo di Postignano. Destinato in origine a importanti posti di importanza politica e militare di primo grado, ricevette un'educazione culturalmente elevata adeguata al suo rango. Tuttavia, all'età di venti anni, scelse di abbandonare tutti i suoi averi per compiere una svolta radicale, distaccandosi dalla mentalità del suo tempo. Si dedicò dapprima all'eremitaggio sul monte di Gualdo, il Serrasanta, celebre per la presenza di uomini dediti alla preghiera e alla penitenza, dove visse una vita eremitica perfetta. Sentendo presto la necessità di assoggettarsi a un superiore che potesse guidarlo nel seguire la volontà di Dio, divenne monaco presso il monastero camaldolese di Fonte Avellana, servendo Dio in modo perfetto e devoto insieme ai confratelli e venendo infine eletto priore del monastero.

La sua esistenza cambiò nuovamente quando fu associato nell'episcopato al vescovo Ugo, un incarico avvenuto tra gli anni 1209 e 1212, forse per giochi di potere umano o per i disegni della Provvidenza, mentre il vescovo Ugo era impegnato in alti incarichi giuridici nella Curia Romana. Alla morte di Ugo, dal 1213 divenne a tutti gli effetti titolare della diocesi di Nocera. Pur diventando vescovo, mantenne la scelta di rimanere monaco, operando con l'ostinazione tipica dei santi, interamente dedito a Dio e ai fratelli come narra la Legenda Minor. Continuò a praticare digiuni, veglie e preghiere come in monastero, affiancando a ciò la cura vescovile, celebrando il culto divino e soccorrendo i più poveri e bisognosi. Divenne così un mirabile esempio di pietà, carità, fede e coerenza in un mondo caratterizzato da ricchezza, potere e compromessi tra potere temporale e spirituale, lasciando un'impronta indelebile nella storia della sua terra.

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San Teliavo (Teliano)

Abate

San Teliavo visse nel corso del sesto secolo, collocando la propria esistenza e la propria opera tra la storia tramandata e la dimensione della leggenda. La sua figura si staglia nel panorama spirituale del Galles come abate e vescovo, ricordato per la profonda dedizione pastorale e per l'ampia diffusione del suo culto in diverse regioni della Britannia e della Bretagna. Le fonti agiografiche e storiche ne attestano la memoria in stretta connessione con i grandi centri monastici del tempo, delineando il profilo di un pastore capace di guidare la sua comunità attraverso tempi di prova e di fioritura spirituale.

La sua eredità terrena e spirituale continua a vivere nella memoria liturgica e nei luoghi che conservano la sua traccia, dai territori d'origine sino alle terre bretoni. San Teliavo viene ricordato per il suo legame con santi insigni come san Davide e san Sansone, e per la fondazione di importanti istituzioni ecclesiali. La devozione popolare, alimentata nel corso dei secoli attorno alle sue reliquie e alle fonti benedette a lui dedicate, testimonia la persistenza di un'intercessione che ancora oggi consola i fedeli e illumina il cammino della Chiesa.

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San Sabino di Canosa

Vescovo

San Sabino visse tra la fine del quinto secolo e la metà del sesto secolo, guidando la chiesa di Canosa di Puglia per circa cinquantadue anni con sapienza e profonda dottrina. Egli è ricordato nella storia della Chiesa per il suo impegno nella difesa della fede ortodossa contro l'eresia monofisita e per i legami di fraterna amicizia intrattenuti con figure eminenti del monachesimo occidentale come san Benedetto. Uomo saggio, campione di virtù e dotato di spirito profetico, il vescovo seppe guidare la sua comunità nei momenti più complessi delle invasioni barbariche, affrontando con coraggio la prova del tempo e rimanendo saldo nella testimonianza cristiana.

La memoria liturgica del santo si celebra il nove febbraio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel cinquecento sessantasei. La città di Canosa di Puglia lo venera come proprio patrono, mentre Bari gli tributa un grande culto come compatrono insieme a san Nicola, nel ricordo di quell'eredità episcopale che nell'undicesimo secolo unì le due terre. Il Martirologio custodisce la sua figura rammentandolo come pastore fedele, legato della sede Romana a Costantinopoli e instancabile difensore della retta dottrina.

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San Sabino di Avellino

Vescovo

San Sabino visse e svolse il suo episcopato tra il quinto e il sesto secolo, guidando come vescovo la comunità di Abellinum, antica città romana vicina al castello dell'attuale Atripalda e antenata di Avellino nella storia irpina. Egli restaurò la sede vescovile, rimasta vacante per alcuni anni dopo la morte del predecessore Timoteo. All'inizio del sesto secolo, mentre gli Ostrogoti invadevano l'Italia, Sabino si dedicò con dedizione alla cura delle anime, fu aiuto e sostegno dei cittadini, amministrò la giustizia in modo integerrimo e soccorse i cristiani con la carità, indirizzandoli verso la visione del Regno di Dio. Accanto a lui operava il giovane diacono Romolo, che fungeva da amministratore e da custode dello Specus martyrum, importante monumento di archeologia cristiana situato nell'antica Abellinum e oggi ipogeo della chiesa di Sant'Ippolito ad Atripalda, dove si conservavano le reliquie di martiri cristiani. Dopo la morte del vescovo, avvenuta il nove febbraio del cinquecentosei, Sabino fu sepolto nello stesso Specus, assistito nei suoi ultimi momenti proprio dall'affezionato Romolo, il quale morì poco tempo dopo, secondo la tradizione per il dolore della perdita della sua guida spirituale, e fu sepolto in una tomba accanto a quella del suo pastore.

La memoria di san Sabino è indissolubilmente legata a quella del suo diacono e ai prodigi che fiorirono attorno alla loro sepoltura nello Specus martyrum. Dopo la sepoltura di Sabino, infatti, Romolo raccolse in un'ampolla un liquido chiamato manna che stillava prodigiosamente dalla tomba del vescovo, capace di operare guarigioni e di rendere fertile la campagna irpina. Le lapidi poste sui sepolcri di Sabino e Romolo risalgono unanimemente al sesto secolo; l'iscrizione sulla tomba del vescovo evidenzia la sua figura di pastore vigile e operoso, mentre quella di san Romolo attesta che il giovane diacono morì dopo il vescovo e fu associato a lui nel luogo di sepoltura. Secoli dopo, all'epoca del principe Marino Caracciolo primo, duca di Atripalda tra il quindici settantasei e il quindici novantuno, furono eseguiti lavori di ampliamento della chiesa di Sant'Ippolito, durante i quali il corpo di san Sabino fu collocato presso l'altare maggiore. Successivamente, il sedici settembre del sedici dodici, il vescovo di Avellino Muzio Cinquini effettuò una solenne ricognizione delle reliquie su insistenza del clero e dei magistrati del popolo, facendo poi riporre le spoglie nell'antico Specus. Oggi i santi Sabino e Romolo sono accomunati nella venerazione dei fedeli di Atripalda e Avellino, e san Sabino è il patrono principale di Atripalda, affiancato nel patronato cittadino da san Romolo e da sant'Ippolito martire.

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Beato Bernardino Caimi

Francescano

Il Beato Bernardino Caimi, vissuto nel corso del quindicesimo secolo, fu una figura di straordinario rilievo all'interno dell'ordine francescano e nella Chiesa del suo tempo. Uomo di profonda prudenza e di non comune capacità di governo, egli seppe coniugare la dedizione alla vita religiosa con delicati incarichi diplomatici e missionari affidatigli direttamente dai pontefici. La sua esistenza si spese instancabilmente tra l'Italia, i territori balcanici e il Medio Oriente, lasciando un segno indelebile soprattutto nella cura pastorale e nella promozione della fede cristiana.

Egli è particolarmente ricordato per essere stato il fondatore del celebre Sacro Monte di Varallo, concepito come riproduzione dei luoghi santi di Palestina per consentire ai pellegrini europei di meditare sulla passione di Cristo. Attorno alla sua figura si sviluppò fin da subito un autentico culto popolare, tramandato nei secoli attraverso le reliquie, le testimonianze artistiche e la devozione dei fedeli. La sua memoria continua a rappresentare un richiamo prezioso per riscoprire la centralità della testimonianza cristiana nel cammino della storia.

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San Michele (Francisco) Febres Cordero

Religioso lasalliano

San Michele, noto come Francisco Febres Cordero, nacque a Cuenca in Ecuador il 7 novembre 1854 da una famiglia molto in vista nel panorama politico del Paese, composta dai genitori Francesco e Anna. La storia di questo straordinario religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane rivoluziona la tradizionale immagine del missionario che parte dall'Europa per annunciare il Vangelo in altri continenti, compiendo invece il cammino inverso dall'Ecuador all'Europa, precisamente in Belgio e in Spagna. Cent'anni fa gli extracomunitari sbarcavano già in Europa, e la sua figura raggiunse le vette della santità attraverso una vita interamente dedicata all'insegnamento, alla cultura e alla catechesi, distinguendosi come educatore che ha aiutato tanti giovani a trovare il senso della loro vita in Gesù e a vivere la fede come impegno e dono.

Egli è ricordato per il suo immenso contributo alla formazione della gioventù e alla linguistica, avendo pubblicato grammatiche, manuali didattici e testi di filologia adottati in tutto il Paese, oltre ad aver servito come umile catechista e preparatore alla Prima Comunione. La sua esistenza fu segnata da una delicata costituzione fisica e da una profonda spiritualità nutrita da intensa devozione al Sacro Cuore, alla Madonna e a Gesù Bambino. Dopo la sua morte avvenuta il 9 febbraio 1910 a Premià del Mar, la sua fama di santità crebbe rapidamente, portando alla beatificazione proclamata da papa Paolo VI nel 1977 e alla canonizzazione celebrata da papa Giovanni Paolo II nel 1984.

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Beata Anna Caterina Emmerick

Vergine

La Beata Anna Caterina Emmerick nacque l'8 settembre 1774 a Flamske bei Coestfeld, in Westfalia, in Germania. Visse la sua esistenza nel diciottesimo secolo come religiosa, distinguendosi come mistica, veggente e stigmatizzata. La sua vita terrena si concluse a Dülmen, in Germania, il 9 febbraio 1824, lasciando un segno profondo nella spiritualità cristiana ed europea, tanto da diventare una delle Serve di Dio più conosciute nel continente. Ella è ricordata soprattutto per il dono straordinario delle stigmate e per le profonde visioni mistiche che accompagnarono la sua esistenza di sofferenza e preghiera, vissuta in unione con la Passione di Gesù.

Il suo cammino di fede fu segnato da molteplici prove, dall'umile infanzia come pastorella fino alle incomprensioni e alle durezze incontrate in convento e nel mondo. Nonostante le difficoltà, le sue visioni riguardanti la vita di Gesù, di Maria e della Passione di Cristo portarono frutti duraturi, come l'individuazione della casa della Madonna ad Efeso e del castello di Macheronte. Dopo un cammino complesso, il lungo processo di canonizzazione è durato più di 135 anni, culminando nella sua iscrizione nell'albo dei Beati da parte di Papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004.

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San Marone

Eremita

San Marone è una figura luminosa del IV e V secolo, che ha saputo incarnare la radicalità della sequela di Cristo attraverso la scelta della solitudine e della preghiera. Vissuto come eremita all'aperto presso Ciro, in terra di Siria, egli ha trasformato la sua esistenza in una testimonianza vivente capace di attirare a Dio le anime assetate di verità. La sua dedizione non si è limitata al silenzio della contemplazione, ma si è tradotta in un instancabile impegno missionario e pastorale che ha segnato profondamente la storia del cristianesimo orientale.

Egli è ricordato non solo per il rigore della sua ascesi, ma soprattutto per la carità operosa che lo ha reso un taumaturgo sollecito verso ogni sofferenza. Attraverso il dono di guarire le infermità del corpo e dello spirito, San Marone ha ricondotto molti cuori verso la fede, trasformando persino un tempio dedicato agli idoli in un luogo consacrato al culto del vero Dio. La sua eredità spirituale continua a vivere nella Chiesa maronita, che in lui riconosce il padre e il patrono, custode di una tradizione che ancora oggi interpella la nostra capacità di restare fedeli al Vangelo nel nascondimento e nell'umiltà.

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Beato Giacomo Abbondo

Sacerdote

Il Beato Giacomo Abbondo è una figura luminosa del diciottesimo secolo, un uomo che ha saputo incarnare la dedizione pastorale con sapienza e umiltà. Nato a Salomino, frazione di Tronzano Vercellese, nel 1720, ha percorso il suo cammino terreno in un tempo segnato da profondi mutamenti, offrendo alla Chiesa il servizio fedele di un sacerdote colto e premuroso. La sua esistenza si è intrecciata con i luoghi del Vercellese e di Torino, dove ha maturato le competenze e lo spirito che avrebbero caratterizzato il suo lungo ministero.

Egli è ricordato non soltanto per l’impegno profuso nella formazione intellettuale, ma soprattutto per la cura instancabile verso le anime più semplici. Come prevosto della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Tronzano Vercellese, Giacomo Abbondo si distinse per una visione pedagogica innovativa e profonda, ponendo al centro della vita comunitaria la catechesi familiare e l'avvicinamento dei più piccoli al sacramento dell'Eucaristia. La sua beatificazione, avvenuta l'undici giugno dell'anno duemilasedici, ne ha suggellato la memoria, proponendo la sua figura come esempio di carità operosa e di costante zelo pastorale per i fedeli di ogni tempo.

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Beato Leopoldo da Alpandeire Marquez Sanchez

Cappuccino

Il Beato Leopoldo da Alpandeire Marquez Sanchez, vissuto nel ventesimo secolo tra il 1864 e il 1956, fu un umile frate cappuccino caratterizzato da una lunga barba bianca e da uno sguardo sereno. Nato ad Alpandeire con il nome di battesimo Francisco Tomás, trascorse la sua giovinezza allevando pecore e capre, coltivando la terra e recitando incessantemente il rosario. Dopo aver ascoltato a Ronda nel 1894 la predicazione celebrante la beatificazione di fra' Diego José de Cádiz, sentì la chiamata alla vita religiosa ed entrò nell'ordine cappuccino a trentacinque anni, assumendo il nome di Leopoldo. Visse il suo cammino di fede nei conventi di Siviglia, Antequera e Granada, dedicandosi all'orto e successivamente svolgendo il delicato incarico di elemosiniere lungo le vie polverose e le strade cittadine.

Egli è ricordato per aver raggiunto la santità non attraverso grandi opere sociali o saperi accademici, ma compiendo le piccole cose di ogni giorno con una freschezza soprannaturale, facendo ogni gesto come se fosse il primo. La sua vita fu segnata dalla preghiera, dal silenzio, dalla penitenza e dall'amore per la croce e la passione di Cristo. Beatificato a Granada il 12 settembre 2010 da Papa Benedetto XVI attraverso il rappresentante monsignor Angelo Amato, la sua tomba è oggi meta di un immenso pellegrinaggio annuale da parte di centinaia di migliaia di fedeli, specialmente nel sud della Spagna, che continuano a trovare in lui un testimone luminoso del Vangelo.

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Santi Martiri di Alessandria d'Egitto

Sempre ad Alessandria, passione di moltissimi santi martiri uccisi dagli ariani con vari generi di supplizi, mentre in chiesa celebravano l’Eucaristia.

Santi Primo e Donato

Martiri in Africa

A Lemelléfa in Africa settentrionale, commemorazione dei santi Primo e Donato, diaconi e martiri, anch’essi uccisi dagli eretici in chiesa, mentre cercavano di difendere l’altare.

Sant' Ansberto

Abate di Fontenelle

Ad Hautmont sulla Sambre nell’Hainault, nel territorio dell’odierna Francia, transito di sant’Ansberto, che fu abate di Fontenelle e poi vescovo di Rouen, relegato in esilio dal re Pipino.

Sant' Altone

Abate

Nella Baviera, in Germania, commemorazione di sant’Altone, abate, che, di origine irlandese, costruì nei boschi di questa regione un monastero, che da lui prese poi il nome.

Beato Luigi Magana Servin

Laico e martire

Sant' Einion Frenchin

Principe di Lleyn

Sant’ Auedeberto (Autberto, Ausberto o Autbertus) di Senlis

Vescovo

Beato Lamberto di Neuwerk

Prevosto

San Ronan di Lismore

Vescovo

San Gennadius di Vazheozersk

San Niceforo di Vazheozersk

Asceta

Dal Martirologio Romano

Ad Alessandria d’Egitto, commemorazione di sant’Apollonia, vergine e martire, che dopo molte e crudeli torture ad opera dei suoi persecutori, rifiutandosi di proferire parole sacrileghe, preferì essere mandata al rogo piuttosto che rinnegare la fede. — Martirologio Romano