San Girolamo Emiliani, nato a Venezia nel 1486 e morto a Somasca nel 1537, visse in un'epoca segnata da profonde crisi politiche, guerre e pestilenze che lasciarono intere regioni devastate e moltitudini di fanciulli abbandonati alla miseria. Uomo di nobile stirpe ed ex soldato, dopo una drammatica prigionia e una profonda conversione interiore, scelse di spogliarsi di ogni bene materiale per consacrare la propria esistenza agli ultimi della società.
Egli è ricordato soprattutto come il fondatore della Compagnia dei servi dei poveri, un'istituzione provvidenziale dedita all'accoglienza, all'educazione cristiana e all'avviamento al lavoro degli orfani e della gioventù abbandonata. La sua opera caritativa, fiorita nel cuore della Riforma cattolica, ha dato origine ai Chierici Regolari di Somasca ed è celebrata ogni anno l'otto febbraio.
Santo Stefano di Grandmont o di Muret, celebrato l'otto febbraio, nacque a Thiers in Alvernia intorno al 1046 ed è ricordato come abate, eremita e fondatore dell'Ordine di Grandmont. La sua figura si inserisce nel contesto del dodicesimo secolo, un'epoca di profondo rinnovamento spirituale, e le notizie sulla sua vita provengono da numerose fonti scritte nel corso del medesimo secolo. Tra queste, i Pensieri del santo furono raccolti dal discepolo Ugo di Lacerta, morto nel 1157, mentre la prima parte della Vita è ritenuta insicura e contraddittoria nelle date. La seconda parte del testo è invece considerata più veritiera e documenta il suo radicale cammino di fede in terra di Francia.
La sua opera spirituale diede origine a un modello di vita eremitica integrale basato sulla preghiera, sul rifiuto di ogni ricchezza e sul lavoro manuale, ispirandosi all'eremitismo gregoriano in contrasto con i monasteri benedettini tradizionali. Santo Stefano di Muret fu proclamato santo ufficialmente da papa Clemente III nel 1189. Il Martirologio colloca la sua memoria presso Muret, nel territorio di Limoges in Aquitania, in Francia, ricordandolo per aver affidato ai chierici la lode divina e la contemplazione e ai soli fratelli laici la gestione delle incombenze temporali secondo carità.
San Giacuto è una venerata figura monastica vissuta tra il quinto e il sesto secolo in terra di Bretagna, dove esercitò il ministero di abate. Egli è ricordato soprattutto per aver fondato un eremitaggio a Landoac, luogo che in seguito si trasformò nella celebre abbazia di Saint-Jacut, situata nella diocesi di Dol e capace di sopravvivere fino ai tempi della Rivoluzione francese. La tradizione tramanda che San Giacuto e suo fratello gemello Guetnoco fossero giovanissimi quando, verso l'anno 460, i loro genitori Fragano e Gwen, conosciuta anche come Bianca, dovettero fuggire dalla Gran Bretagna davanti all'avanzata dei Sassoni per cercare sicuro rifugio nell'Armorica, presso la baia di Saint Brieuc. In quella stessa terra armoricana nacque poi il terzo figlio della famiglia, Winwaloeo, noto anche come Guénolé, il cui straordinario splendore spirituale finì per gettare nell'ombra i fratelli maggiori, sebbene la memoria di San Giacuto sia rimasta profondamente viva nei secoli attraverso il culto, i patronati e la devozione popolare in numerose località bretoni.
Le fonti antiche che riguardano la sua vita comprendono la Vita Jacuti, un testo considerato dalla critica un brano staccato e indipendente dalla più ampia Vita Winwaloei redatta nel dodicesimo secolo. La narrazione leggendaria della Vita Jacuti si distingue per uno stile gradevole, nonostante la presenza di lunghe prediche edificanti. Nel Martirologio della regione bretone, San Giacuto viene costantemente ricordato come abate e ritenuto fratello dei santi Vinvaleo e Guetnóco, fondando quel monastero vicino al mare che prese in seguito il suo nome. La sua memoria liturgica si celebra con particolare devozione l'otto febbraio, data che insieme ad altre ricorrenze attesta la radicata venerazione tributata a questo antico padre della Chiesa bretone.
Santa Giuseppina Bakhita rappresenta una testimonianza luminosa di fede e di perdono che attraversa il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Nata nel milleottocentosessantotto a Olgrossa, nel Darfur, la sua esistenza fu segnata dalla dolorosa esperienza della schiavitù, subita fin dall'età di nove anni. Attraverso un cammino provvidenziale che la condusse dal Sudan fino all'Italia, ella seppe trasformare le ferite del passato in un profondo abbandono alla grazia del Signore, divenendo una figura di riferimento per la sua straordinaria mitezza e per il servizio umile svolto presso le Suore Canossiane.
La memoria di Santa Giuseppina Bakhita è viva nel cuore della Chiesa, che la ricorda come una donna capace di accogliere la luce del Vangelo dopo aver conosciuto l'oscurità della prigionia. La sua canonizzazione, avvenuta il primo ottobre del duemila per mano di Papa Giovanni Paolo Secondo, ha sancito il riconoscimento universale di una santità fiorita nel silenzio e nell'offerta di sé. Ella è ricordata non solo come religiosa, ma come una sorella che ha saputo testimoniare la libertà interiore anche nelle circostanze più avverse, lasciando un segno indelebile nella comunità di Schio, dove concluse il suo cammino terreno nel millecentoquarantasette.
San Nicezio visse a cavallo tra il sesto e il settimo secolo, svolgendo il proprio ministero episcopale a Besançon, in Burgundia, nell'odierna Francia. La sua figura si inserisce in un tempo di complessa ricostruzione civile ed ecclesiale, segnato dalla recente occupazione alemanna che aveva provato duramente la regione. Nonostante le pochissime notizie giunte sulla sua attività pastorale, i testi antichi tramandano il suo notevole talento oratorio e una grande carità che guidava ogni sua azione. La tradizione e i cataloghi diocesani lo ricordano come contemporaneo e amico di papa san Gregorio Magno, inserendo la sua memoria nel solco della comunione con la Chiesa di Roma. La sua opera si svolse in anni di fermento spirituale, segnati dalla presenza di san Colombano nel territorio diocesano.
Il nome di San Nicezio è custodito con devozione nel Martirologio e nelle litanie della diocesi di Besançon, dove la sua memoria liturgica si celebra l'otto febbraio con Orazione propria, dopo essere stata spostata nel corso dei secoli anche al trenta gennaio. Gli studi storiografici, a partire dalle ipotesi di Louis Duchesne fino ai contributi più recenti di Bernard de Vregille, hanno chiarito la successione nel Catalogo episcopale di Besançon, che lo indica come il sedicesimo vescovo della sede. A lui sono intitolate tre parrocchie nella diocesi di Besançon, in quella di Saint-Claude e ad Angerans, località quest'ultima in cui il santo era un tempo particolarmente festeggiato con solennità e devozione popolare.
La Beata Giuseppina Gabriella Bonino, vissuta nel corso del diciannovesimo secolo, fu una donna di profonda fede che seppe coniugare la preghiera contemplativa con un impegno generoso e costante tra la gente. Nata a Savigliano in provincia di Cuneo e diocesi di Torino il 5 settembre 1843 da una famiglia benestante e profondamente religiosa, ricevette al battesimo i nomi di Anna Maria Maddalena Giuseppina. Fin dalla fanciullezza dimostrò una spiccata devozione verso la Madonna e visse un cammino di fede precoce, ricevendo la Prima Comunione all'età eccezionale di sette anni e la Cresima l'anno successivo. Cresciuta in un contesto familiare attento ai valori spirituali, ricevette la prima istruzione in casa, come era consuetudine all'epoca, per poi frequentare la scuola superiore presso le Suore di Saint Joseph a Torino, città in cui si era trasferita nel 1855 a causa degli impegni professionali del padre medico. In quegli anni torinesi, vissuti nel fervore dei cosiddetti santi sociali, la sua anima maturò una forte sensibilità per i bisogni dei più deboli. A diciott'anni ottenne dal padre spirituale il permesso di fare il voto temporaneo di verginità. Rientrata a Savigliano all'età di ventisei anni, visse un lungo periodo di dedizione filiale assistendo per cinque anni il padre malato fino alla sua scomparsa. In seguito alla morte della madre, avvenuta alla fine del 1877, e dopo aver superato una grave prova di salute legata a un intervento chirurgico alla colonna vertebrale quasi da sveglia a causa del fallimento dell'anestesia, la cui guarigione fu attribuita alla protezione celeste di Maria, intensificò il suo cammino di consacrazione. Consacrando la sua esistenza e il patrimonio ereditato ai poveri, agli orfani e agli ammalati, fondò una nuova famiglia religiosa ispirata alla Santa Famiglia di Nazaret. La sua opera apostolica, radicata nella carità operosa, continua a portare frutti di bene in Italia e in terre di missione come Camerun e Brasile grazie alle suore che custodiscono il suo carisma.
La memoria liturgica della Beata Giuseppina Gabriella Bonino si celebra l'8 febbraio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta a Savona nel 1906. La sua testimonianza di vita è un luminoso richiamo alla centralità della preghiera e all'amore concreto verso il prossimo, vissuto senza riserve e nell'umiltà del servizio quotidiano. La Chiesa ne riconosce la santità e l'efficacia della sua intercessione, ricordandola con gratitudine per aver donato ogni energia alla cura degli ultimi e alla formazione spirituale delle sorelle. Il suo percorso terreno, segnato da prove fisiche, lutti familiari e da un discernimento profondo vissuto accanto a figure di grande spiritualità, testimonia come l'abbandono fiducioso nella volontà di Dio possa generare opere durature di salvezza e di conforto per l'intera comunità cristiana.
San Paolo visse nel settimo secolo e la sua esistenza terrena è documentata da lettere, testamenti, dalla Cronaca di Bertario e dalla Vita Vanii. Nato forse nella regione di Autun, visse per qualche tempo alla corte di Clotario II prima di ritirarsi su una montagna vicino a Treviri, chiamata in seguito Paulusberg in suo onore, ed ebbe stretti rapporti con il monastero di Tholey. Eletto dal clero e dal popolo e nominato vescovo dal re Dagoberto, arrivò a Verdun nel 626 per guidare la diocesi come tredicesimo vescovo, trovando una Chiesa in grande miseria.
Grazie all'amicizia e alla generosità di Adalgiso, il santo vescovo restaurò il culto divino, ridiede fervore alla vita canonicale e si dedicò con cura alla formazione del clero. Fondò la chiesa di san Saturnino, pose il monastero di Tholey sotto la giurisdizione vescovile e lasciò un'impronta indelebile nella storia cristiana prima della sua morte, avvenuta probabilmente l'8 febbraio del 648. Oggi le sue reliquie, preservate dalla Rivoluzione francese, riposano nella cattedrale di Verdun, dove la sua memoria liturgica vive nella preghiera della Chiesa e nella devozione dei fedeli che lo ricordano come pastore buono e generoso.
Il Beato Pietro Igneo, figura luminosa dell'undicesimo secolo, ha incarnato con mitezza e coraggio il rinnovamento della Chiesa nel suo tempo. Entrato in giovane età nella comunità monastica di Vallombrosa, egli ha saputo coniugare la severità della vita cenobitica con un servizio instancabile verso la cristianità, divenendo punto di riferimento per la riforma ecclesiastica. La sua dedizione al cammino monastico, vissuta con austera fedeltà, lo condusse a ricoprire incarichi di grande responsabilità, culminati nel ministero episcopale ad Albano e in delicate missioni diplomatiche svolte per conto della Sede Apostolica.
Egli è ricordato per la sua incrollabile integrità, testimoniata in modo prodigioso dalla prova del fuoco sostenuta a Settimo nell'anno millecentosessantotto, evento che segnò profondamente la sua fama di santità. Uomo di fiducia di illustri pontefici, Pietro Igneo percorse le vie d'Europa, dalla Germania alla Francia, per sostenere l'opera di Gregorio Settimo e per partecipare attivamente alle elezioni papali di Vittore Terzo e Urbano Secondo. La sua memoria resta viva nel cuore dei fedeli come esempio di servo umile, capace di offrire la propria vita per la verità del Vangelo e per la comunione della Chiesa universale.
San Laureato è un martire della Chiesa cristiana la cui memoria si inserisce nel contesto delle persecuzioni dell'impero romano durante il terzo secolo. La figura di questo santo si muove tra antiche testimonianze scritte, complesse vicende di reliquie e la devozione profonda di alcune comunità cristiane. La storia delle sue spoglie e del suo culto è giunta fino a noi attraverso cronache devozionali, documenti d'archivio e tradizioni tramontate nei secoli, delineando il profilo di un intercessore la cui memoria è legata a eventi prodigiosi e momenti di intensa grazia spirituale. Il nome stesso del santo è ritenuto dagli studiosi un nome inventato, legato forse alle circostanze del ritrovamento dei resti nei cimiteri sotterranei dell'antica Roma. Nonostante la complessità storica delle fonti, la devozione verso San Laureato ha radici solide che uniscono la città di Roma, la Baviera e diverse località italiane, testimoniando la persistenza del culto dei martiri nella fede del popolo di Dio.
Le tracce storiche di San Laureato affondano nelle catacombe romane di Santa Ciriaca, un luogo di sepoltura cristiano noto anche come catacombe di San Lorenzo a causa della presenza delle spoglie del celebre diacono e martire. Le vicende terrene del santo si collegano direttamente alla persecuzione promossa dall'imperatore Valeriano, che causò il sacrificio di molti cristiani fedeli al Vangelo. Tra i luoghi custodi della memoria del santo spicca la chiesa di Biberbach, in Baviera, dove nel millesiseicentottantasette giunsero le sacre spoglie insieme a quelle di altri compagni di fede ritrovati nelle catacombe di San Sebastiano. La memoria di San Laureato vive anche in Italia, in particolare a Castelpoto, dove si conserva una insigne reliquia e dove la fede popolare ha tessuto racconti di protezione e di salvezza nei momenti di maggiore prova e sofferenza collettiva.
La Beata Speranza di Gesù, al secolo María Josefa Alhama Valera, nacque a Santomera, nella provincia spagnola di Murcia, il 30 settembre 1893 ed è ricordata come insigne fondatrice di congregazioni religiose interamente votate alla testimonianza della misericordia divina. Cresciuta nella povertà di una famiglia numerosa e segnata da straordinari doni spirituali fin dalla fanciullezza, ella spese l'intera esistenza nell'ascolto dei poveri, dei sofferenti e dei sacerdoti, affrontando con eroica fortezza incomprensioni, prove e fatiche apostoliche sia in Spagna sia in Italia. La sua opera spirituale e materiale trovò il suo fulcro nel Santuario dell'Amore Misericordioso eretto a Collevalenza, dove la sua carità operosa accolse e consolò innumerevoli anime assetate di pace.
Nel corso della sua lunga vita religiosa, madre Speranza diede impulso a una intensa fioritura di carità fondando le Ancelle dell'Amore Misericordioso e i Figli dell'Amore Misericordioso, famiglie destinate a prolungare nel tempo l'annuncio di un Dio Padre tenero e misericordioso anziché giudice severo. Dopo il suo transito terreno, avvenuto a Collevalenza l'8 febbraio 1983, la Chiesa ne ha riconosciuto le virtù eroiche e la santità della vita attraverso il solenne rito della beatificazione celebrato il 31 maggio 2014. La sua eredità spirituale continua oggi a vivere attraverso i suoi figli e le sue figlie, guidati dal motto evangelico e fondativo del tutto per amore.
Commemorazione dei santi monaci martiri del monastero di Dio a Costantinopoli, che, per difendere la fede cattolica, avendo portato una lettera del papa san Felice III contro Acacio, furono uccisi con grande crudeltà.
Sant' Onorato di Milano
Vescovo
A Milano, deposizione di sant’Onorato, vescovo, che, sotto la minaccia dell’invasione longobarda, mise in salvo gran parte della popolazione cercandole rifugio a Genova.
Sant' Invenzio (Evenzio)
Vescovo di Pavia
A Pavia, sant’Invenzio, vescovo, che si adoperò strenuamente per il Vangelo.
Santa Quinta (Cointa) d’Alessandria
Martire
Ad Alessandria d’Egitto, commemorazione di santa Cointa, martire, alla quale i pagani sotto l’imperatore Decio volevano imporre di adorare gli idoli; e poiché ella, detestandoli, si rifiutava di farlo, le legarono i piedi e così costretta la trascinarono per le piazze della città, straziandola in un orrendo supplizio.
Beati Alfonso de Riera, Francesco de Aretto, Dionisio Rugger e Francesco Donsu
Mercedari
Santa Ruidche
Vergine irlandese
Beato Ermanno da Foligno
Francescano
San Cutmano
Venerato a Fetcamp
San Gaudino di Soissons
Vescovo e martire
Dal Martirologio Romano
San Girolamo Emiliani, che, dopo una giovinezza violenta e lussuriosa, gettato in carcere dai nemici, si convertì a Dio; si dedicò, quindi, appieno, insieme ai compagni radunati con lui, a tutti i miserabili, specialmente agli orfani e agli infermi; fu questo l’inizio della Congregazione dei Chierici Regolari, detti Somaschi; colpito in seguito dalla peste mentre curava i malati, morì a Somasca vicino a Bergamo. — Martirologio Romano