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8 febbraio

San Girolamo Emiliani (Miani)

Fondatore

San Girolamo Emiliani (Miani)

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e giovinezza veneziana

La vita di Girolamo Emiliani si svolge tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, precisamente tra il 1486 e il 1537. Girolamo nacque nella serenissima Venezia nel 1486. I genitori di Girolamo erano Angelo Miani ed Eleonora Morosini. La famiglia aveva già tre figli: Luca nato nel 1475, Carlo nato nel 1477 e Marco nato nel 1481. Il casato dei Miani, detto anche Emiliani, era di estrazione nobile. La famiglia Miani non versava in buone condizioni economiche a causa di ricorrenti crisi politiche e militari. Della prima giovinezza di Girolamo non si sa molto. Nel 1496, all'età di dieci anni, Girolamo rimase orfano di padre. Il padre di Girolamo si tolse la vita impiccandosi per motivi non del tutto chiari. Il suicidio del padre segnò profondamente la famiglia e in particolare Girolamo. Un'antica biografia di padre Andrea Stella del 1605 descrive Girolamo come un giovane di grazioso aspetto ma non vanitoso. Girolamo aveva un colore alquanto bruno, natura allegro, animo ardito e corpo forte e nervoso. Girolamo aveva una statura meno che mediocre, era prodigo del proprio e non avido dell'altrui. Girolamo aveva maniere soavi e affabili, sebbene a volte si lasciasse superare dall'ira. La giovinezza di San Girolamo Emiliani fu caratterizzata da comportamenti violenti e lussuriosi. I giovani patrizi veneziani sognavano la carriera militare per la potenza economica e la politica espansionistica della Serenissima. All'età di vent'anni, nel 1506, Girolamo entrò nel Maggior Consiglio, massimo organo politico di Venezia.

La carriera militare e la dura prigionia

Nel 1509 Girolamo intraprese di fatto la carriera militare. Nel 1508 era scoppiata la guerra della Lega di Cambrai contro Venezia per arrestare la sua espansione in terraferma. La guerra della Lega di Cambrai durò quasi un decennio fino al 1516. Alla Lega di Cambrai parteciparono la Francia, lo Stato Pontificio e quasi tutte le potenze europee. La fortezza di Castelnuovo di Quero, in posizione strategica lungo il fiume Piave, fu affidata al comando del fratello Luca. Luca fu ferito e reso invalido. Girolamo assunse il ruolo di castellano e difensore del bastione al posto del fratello. Il 27 agosto 1511 la fortezza fu cinta d'assedio da truppe francesi e austriache. La fortezza fu conquistata in poco tempo anche perché molti soldati veneziani fugarono prima dell'assalto. Girolamo sostenne l'assedio fino all'ultimo con un manipolo di fidati soldati. Girolamo restò prigioniero del nemico. Il personaggio fu rinchiuso nelle prigioni del castello con catene ai piedi, alle mani e al collo secondo le leggi della guerra. Nella storia agiografica la prigionia è spesso un canovaccio della Provvidenza per indicare una conversione fuori dal procedimento normale dello Spirito. L'esperienza della prigionia politico-militare lascia segni nell'animo per tutta la vita e produce un radicale cambiamento di pensiero e di azione. San Girolamo Emiliani fu gettato in carcere dai nemici. L'episodio richiama le vicende di altri grandi santi. Francesco d'Assisi fu fatto prigioniero dai perugini nella battaglia di Collestrada nell'estate del 1203 e fu rinchiuso nelle carceri di Perugia. La detenzione di Francesco d'Assisi fu di breve durata ma molto amara, al punto che si ammalò gravemente. Francesco d'Assisi fu liberato all'inizio del 1204 dietro il pagamento di un forte riscatto da parte di suo padre Pietro di Bernardone. Ignazio di Loyola fu ferito a una gamba nella battaglia di Pamplona il 20 maggio 1521. Ignazio di Loyola fu ricoverato nell'ospedale locale e poi trasportato alla casa paterna a causa della gravità della ferita. Ignazio di Loyola affrontò dolorosi interventi chirurgici e una lunga convalescenza, rimanendo zoppicante per tutta la vita. La prigionia portò a Francesco e Ignazio la maturazione di scelte che cambiarono le loro esistenze e il loro modo di pensare sulla vita e sui conflitti. Le condizioni di prigionia portano a riflettere sul fatto che la forza militare non sia sempre il modo giusto per risolvere i conflitti.

La liberazione e i segni della conversione

Durante la prigionia in carcere, san Girolamo Emiliani si convertì a Dio. Girolamo Emiliani durante la prigionia si avvicinò ai ricordi della sua infanzia fatti di preghiera e affetti, raccomandandosi al Signore e alla Madonna. Girolamo fece voto alla Vergine Maria per la propria liberazione. La liberazione di Girolamo avvenne improvvisamente il 27 settembre 1511 dopo circa trenta giorni di prigionia. Girolamo trovò rifugio a Treviso dopo la liberazione. Girolamo depose le catene sull'altare della chiesa di Santa Maria Maggiore a Treviso per sciogliere il voto fatto alla Madonna. Il governo di Venezia riuscì a rovesciare le alleanze militari e a concludere la guerra a suo vantaggio grazie all'abilità diplomatica e a grandi sforzi di uomini e finanze. Venezia conservò quasi tutti i confini originari tranne alcuni territori in Romagna e i porti pugliesi. Il conflitto segnò la fine dei tentativi di Venezia di espandersi sulla terraferma italiana. Nel 1516, dopo la cessazione delle ostilità concluse a favore di francesi e veneziani, Girolamo fu reintegrato nel governo di Castelnuovo di Quero. Girolamo rientrò a Venezia nel 1527. I segni della dura prigionia nell'animo di Girolamo portarono a una conversione con nuove amicizie, pratiche devozionali e la lettura della Bibbia. Girolamo si affidò alla saggia guida di un pio sacerdote. Dopo la conversione, si dedicò appieno, insieme ai compagni radunati con lui, a tutti i miserabili, specialmente agli orfani e agli infermi. L'idea di soccorrere gli orfani venne a Girolamo in occasione della morte del fratello Luca nel 1519. Luca lasciò tre nipotini indifesi che Girolamo si impegnò ad assistere amministrando anche il patrimonio della cognata vedova. Alla morte dell'altro fratello Marco, Girolamo si prese cura dei suoi tre figli insieme alla madre. Dopo il mandato governativo di Quero, nel 1527 abbandonò l'attività militare e politica per occuparsi degli orfani. Prese esempio dall'opera realizzata da don Gaetano Thiene tra il 1517 e il 1522 a Venezia. Don Gaetano Thiene aveva costruito l'ospedale degli incurabili, prima in legno e poi in muratura. L'ospedale degli incurabili era dedicato al morbo gallico o mal francese. Il mal francese era stato introdotto in Italia dopo l'assedio francese di Napoli da parte di Carlo ottavo e delle sue truppe. Le truppe erano accompagnate da una schiera di prostitute. La diffusione della prostituzione diffuse velocemente la sifilide. La sifilide venne denominata incurabile per la mancanza di cure efficienti. Nel 1527, nell'ospedale degli incurabili, Girolamo conobbe Gian Pietro Carafa che divenne suo direttore spirituale. La vita di Girolamo s'intreccia con quella di Gaetano di Thiene, Gian Pietro Carafa e di altri illustri personaggi religiosi e civili.

Il contesto di crisi e la peste

Il periodo tra il 1489 e il 1527 fu tra i più fatali e nefasti per l'Italia. L'Italia fu affamata e straziata da francesi, tedeschi, spagnoli, austriaci, svizzeri e da molti italiani. L'alta Italia fu devastata da guerre e pestilenze provocate dalla discesa di eserciti stranieri. Tra gli eserciti stranieri discesi in Italia vi furono quelli di Carlo ottavo, Ludovico secondo e Francesco primo re di Francia. Tra gli eserciti stranieri vi furono anche quelli di Massimiliano primo e Carlo quinto imperatori di Germania. Tra le forze straniere vi furono gli Svizzeri e i Lanzichenecchi del generale Borbone. I Lanzichenecchi erano soldati mercenari tedeschi famosi per la loro ferocia. Turbe di pezzenti affamati e violenti giravano per città e campagne quasi deserte. La mala vita trionfava adescando giovinette inesperte e fanciulli abbandonati. Ogni città e paese aveva il proprio martirio che stringeva il cuore dei buoni incapaci di trovare rimedi. Il problema assistenziale degli orfani divenne più grave e urgente dalla prima metà del sedicesimo secolo nell'alta Italia. Gli orfani venivano abbandonati per strada all'ozio e al lenocinio del marciapiede a causa di peste e conflitti. La Provvidenza ha suscitato uomini e opere per arginare la crisi attraverso la carità di Cristo. In quel periodo sono rifiorite scuole popolari, ricoveri di mendicità, case di protezione per giovani, ospedali e orfanotrofi. Nel 1528 una terribile pestilenza colpì l'Italia mietendo vittime soprattutto tra i più deboli. La peste si diffuse a Venezia a causa dell'arrivo di molta gente dai territori limitrofi. Girolamo e un gruppo di volontari si prodigarono per la popolazione mettendo a disposizione tutti i beni personali. Durante la carestia e pestilenza del biennio 1528-1529 a Venezia, Girolamo prestò assistenza nell'ospedale degli incurabili dei teatini. Prestò assistenza soprattutto nell'ospedale del Bersaglio, luogo dove prima si esercitavano gli artiglieri. Ebbe anche la direzione dell'ospedale del Bersaglio accogliendo chiunque si presentasse, soprattutto orfani e orfane raccolti dalla strada. Per gli orfani rilevò una bottega per insegnare loro i primi elementi della dottrina cristiana e avviarli all'arte della lana. Girolamo fu contagiato dalla peste ma continuò la sua opera di carità per i bisognosi. Durante questo periodo di assistenza Girolamo fu colpito dal morbo ed era in fin di vita. Guarì miracolosamente in modo improvviso e ne uscì indenne. La vita di Girolamo si riallaccia indirettamente al movimento di Riforma cattolica che salvò l'Italia dalle lotte religiose del protestantesimo. Il movimento di Riforma cattolica preservò l'Italia nell'integrità di fede e dalle infiltrazioni ereticali. Girolamo non fu un vero riformatore in sé e per sé. Girolamo fu un collaboratore efficace dell'opera riformatrice del clero e del popolo.

La fondazione dell'opera per gli orfani

Il 6 febbraio 1531, dopo l'ondata pestifera, Girolamo decise di continuare la sua missione per i poveri su consiglio del sacerdote Gaetano di Thiene e del confessore Gian Pietro Carafa, vescovo e futuro papa Paolo quarto. Girolamo fece formale rinuncia di tutti i suoi averi a favore dei nipoti. Dismise gli abiti del suo rango patrizio per un grossolano saio di panno grezzo. Cominciò la sua nuova avventura esistenziale dedicandosi totalmente all'assistenza degli orfanelli. Lasciò per sempre la casa paterna e si affittò un luogo. Iniziò la sua attività caritativa insieme a un gruppetto di trenta ragazzi di strada, a livello operativo-culturale e spirituale. Di fronte alla realtà dei piccoli abbandonati pensò di erigere un istituto per soccorrerli nei bisogni materiali e spirituali. Girolamo fondò un'opera di carità e di educazione cristiana consistente nel ricovero dei poveri orfani. L'edificio iniziale divenne ben presto troppo angusto per ospitare tutti gli orfani che accorrevano. Su consiglio di amici e invito di vescovi sensibili, iniziò più sistematicamente il suo itinerarium caritatis. Attraversò alcune città del Veneto e della Lombardia dando vita a molteplici fondazioni per l'assistenza dei più bisognosi. Dal 1532 cominciò a pensare all'organizzazione e amministrazione delle opere che fondava. Convocò a Merone tutti i collaboratori volontari e i sacerdoti che condividevano la sua missione. L'incontro di Merone mirava a coordinare i metodi di lavoro e di gestione. La convocazione di Merone è considerata informalmente il primo Capitolo generale dell'istituzione. L'istituzione si andava delineando con la denominazione di Compagnia dei servi dei poveri. Nel 1533 costituì a Bergamo la prima comunità. La prima comunità di Bergamo fu posta sotto la responsabilità di padre Agostino Barili. Padre Agostino Barili era di nobile estradizione bergamasca e aveva seguito subito l'ideale di Girolamo. Padre Agostino Barili divenne il braccio destro e l'immediato successore del fondatore.

Metodo educativo, comunità e diffusione

Pose a fondamento della sua attività educativa il principio di partecipazione e responsabilità. La partecipazione e la responsabilità dovevano realizzarsi con la preghiera, il lavoro e tanta carità. Con la collaborazione di esperti maestri artigiani si impegnò a creare una scuola di arti e mestieri. La scuola aveva lo scopo di insegnare ai ragazzi un lavoro per il mantenimento onesto e sicuro. Il lavoro serviva per essere padroni della propria vita e proteggersi dalle insidie negative della società. Dopo le prime esperienze comunitarie a Bergamo nel biennio 1532-1533, nel 1534 costituì una comunità a Somasca. Somasca è un paese tra Bergamo e Lecco nella valle di San Martino. Girolamo scelse Somasca come sede centrale della sua istituzione. Estese le sue opere caritative in altre città lombarde come Pavia e Como. Coinvolse clero e laici nella sua attività carismatica di beneficenza a vantaggio dei bisognosi. Con la crescita del numero dei collaboratori si sentì l'urgenza di un'organizzazione per gestire operatori e opere. Girolamo rimase sempre laico pur dando vita alla prima comunità religiosa. La comunità fondata da Girolamo fu chiamata Compagnia dei servi di poveri. Il primo settembre 1535 la Compagnia venne approvata dal nunzio papale cardinale Girolamo Aleandro. Lo scopo iniziale della Compagnia era assistere gli orfani e anche le prostitute. In seguito l'attività di assistenza alle prostitute venne abbandonata e lasciata ad altre istituzioni. Tra i mezzi utilizzati da Girolamo e dai suoi seguaci vi fu la fondazione di orfanotrofi. Un altro mezzo fu l'abbinamento con l'istruzione catechistica usata per la formazione umana e religiosa. L'istruzione catechistica seguiva lo spirito della Riforma cattolica dell'epoca. Girolamo anticipò un mezzo di sicura sollevazione morale per il popolo insidiato dall'ignoranza religiosa e dai nuovi sofismi dell'eresia. Il metodo pedagogico prevedeva che Girolamo si incamminasse dietro il Crocifisso per i villaggi con alcuni orfanelli ben istruiti. Nei villaggi radunavano il popolo e i ragazzi facevano una specie di disputa a domande e risposte. Gli orfanelli istruivano i bambini più piccoli mentre Girolamo istruiva il popolo sugli stessi argomenti. Nel 1534 Girolamo fece comporre un manualetto di catechismo per interrogazione e risposta. Il manualetto fu composto dal dotto domenicano fra Tommaso Reginaldo. Il manualetto è citato nell'opera di padre Stanislao Santinelli intitolata Vita del beato Geronimo Miani, pubblicata a Venezia nel 1740. Il manualetto è forse il primo catechismo moderno, anteriore a quello di don Castellino da Castello. Il programma fondamentale si basava su preghiera e lavoro come capisaldi della vita cristiana, sociale e della perfezione evangelica. Il lavoro doveva prendere il posto del vagabondaggio ozioso e mendicante. La preghiera era allietata da canti e cerimonie suggestive per dare tonalità religiosa alle case e ai laboratori. Il tutto era alimentato da un profondo e autentico spirito di carità. Girolamo ebbe il consenso e la collaborazione di molti gentiluomini ed ecclesiastici che seguirono i suoi esempi e si raccolsero intorno a lui.

Il transito e la nascita dell'Ordine

Le ricorrenti epidemie sconvolgevano facilmente i diversi territori italiani. Un'epidemia scoppiata verso la fine del 1536 nella Valle di San Martino fece molte vittime. Girolamo fu colpito dall'epidemia il 4 febbraio 1537. Girolamo morì l'8 febbraio 1537 a Somasca. San Girolamo Emiliani morì a Somasca vicino a Bergamo l'8 febbraio 1537. Girolamo morì attorniato dai suoi confratelli, amici e orfani. L'assistenza ai miserabili, agli orfani e agli infermi ha segnato l'inizio della Congregazione dei Chierici Regolari detti Somaschi. L'originaria Congregazione dei servi dei poveri di Cristo ricevette il primo riconoscimento pontificio il 6 giugno 1540. Il primo riconoscimento pontificio fu concesso da papa Paolo terzo. Il riconoscimento avvenne tramite la bolla Ex iniuncto. La finalità confermata nel riconoscimento era dare assistenza agli orfani. Il 6 dicembre 1568 Pio quinto concesse l'approvazione definitiva alla Compagnia con la bolla Ex iniuncto nobis. La bolla elevò la Compagnia da Congregazione a Ordine regolare. I religiosi dell'Ordine erano chiamati Chierici regolari di san Maiolo dal nome del collegio di Pavia. I religiosi erano chiamati anche Chierici regolari di Somasca. Il luogo di Somasca fu affidato a Girolamo dall'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo nel 1566. Somasca divenne anche il centro dell'Ordine. All'opera di assistenza agli orfani si aggiunsero nuove e diverse attività come l'insegnamento nei seminari. Tra le nuove attività vi fu la formazione dei figli dell'aristocrazia. Tra le nuove attività vi fu l'istruzione gratuita nelle scuole aperte a tutti. L'insegnamento mirava ad allontanare la piaga dell'ignoranza.

Il culto, il patronato e la diffusione della famiglia religiosa

Dopo la morte di Girolamo si sviluppò spontaneamente un culto. Il culto fu confermato dall'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo pochi anni dopo la morte. Nel 1626, con atto solenne stipulato a Caprino in provincia di Bergamo, tutti i paesi della Valle San Martino elessero il venerabile Girolamo Emiliani a loro patrono. Girolamo fu beatificato da Benedetto XIV nel 1747. Girolamo fu canonizzato da Clemente XIII il 12 ottobre 1767. Pio XI nel 1928 dichiarò Girolamo patrono universale della gioventù abbandonata. Una statua di Girolamo si trova nella basilica di San Pietro tra quelle dei grandi fondatori di Ordini religiosi. Tra gli allievi delle scuole dei Padri Somaschi si ricordano Alessandro Manzoni, Luigi Guanella e Giovanni Battista Scalabrini. Dopo crisi e difficoltà storiche dovute a provvedimenti soppressivi, l'Ordine iniziò a riprendersi nel 1925. Nel 1925 vennero aperte le prime scuole apostoliche. L'ordine dei Somaschi si dedica principalmente all'educazione cristiana della gioventù, in particolare degli orfani e degli abbandonati, e al ministero parrocchiale. L'ordine è presente oggi in Italia, Polonia, Romania, Spagna, Stati Uniti, in vari paesi dell'America Latina e nelle Filippine. La devozione tipica dei Somaschi è rivolta a Maria invocata con il titolo di Mater Orphanorum. La Mater Orphanorum è venerata presso la chiesa di Santa Maria in Aquiro a Roma. L'8 settembre 1945 è stato fondato un Istituto religioso femminile ispirato alla spiritualità di san Girolamo Emiliani. L'istituto femminile è stato fondato dal sacerdote somasco Antonio Rocco con il nome di Oblate della Mater Orphanorum. Le Oblate della Mater Orphanorum sono state erette canonicamente in Società di vita comune dal cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, il 18 aprile 1967. Le Oblate della Mater Orphanorum sono presenti in due centri di missione dell'America Latina e del Camerun.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Girolamo Emiliani?

La festa liturgica di San Girolamo Emiliani ricorre l'otto febbraio.

Di cosa è patrono San Girolamo Emiliani?

San Girolamo Emiliani è patrono degli orfani, della gioventù abbandonata e della Valle San Martino.

San Girolamo Emiliani, che, dopo una giovinezza violenta e lussuriosa, gettato in carcere dai nemici, si convertì a Dio; si dedicò, quindi, appieno, insieme ai compagni radunati con lui, a tutti i miserabili, specialmente agli orfani e agli infermi; fu questo l’inizio della Congregazione dei Chierici Regolari, detti Somaschi; colpito in seguito dalla peste mentre curava i malati, morì a Somasca vicino a Bergamo. — Martirologio Romano