24 settembre
San Terenzio
Vescovo e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il cammino e il martirio
Secondo l'opinione più comune, San Terenzio era originario della Pannonia, terra oggi identificata con l'Ungheria. Questa regione dell'Impero era stata conquistata dai Romani fin dall'anno sette dopo Cristo. Spinto dalla necessità di sottrarsi alla persecuzione decretata dagli imperatori contro i cristiani, il santo partì dalla sua patria d'origine. Egli giunse così a solcare le rotte che lo portarono ad approdare alle rive del mare Adriatico. Dopo varie vicende e peripezie lungo il tragitto, si rimise in cammino con l'intenzione di recarsi a Roma. Il disegno divino dispose tuttavia che la sua corsa si fermasse prima di giungere nell'Urbe. San Terenzio fu infatti ucciso a causa della fede cristiana in una località chiamata Acqua Mala. Il tragico evento del martirio si consumò nelle vicinanze di Pesaro, in un arco di tempo compreso tra il duecentoquarantasette e il duecentocinquantacinque, con maggiore probabilità verso l'anno duecentocinquantuno.
Alcuni studiosi e storici ritengono che l'uccisione del martire sia avvenuta non molto lontano dalla città di Pesaro. La tradizione locale colloca con maggiore precisione il luogo del martirio nei pressi della Badia di San Tomaso in Foglia. Questo edificio sacro sorge esattamente sul confine territoriale che divide il territorio di Pesaro da quello di Urbino. La veridicità di questa venerabile tradizione è avvalorata da un segno della natura che resiste al passare dei secoli. Nei limiti della Parrocchia di Sant'Angelo, all'interno della Colonìa Stefani, si trova infatti una polla perenne di acqua sulfurea. Questa preziosa sorgente continua a zampillare anche nel corso delle grandi siccità e, sebbene sia stata deviata o distrutta più volte dagli eventi umani, è sempre tornata a risgorgare. Per questo motivo la fonte è tradizionalmente chiamata Acqua di San Terenzio, poiché si ritiene che proprio in quel luogo il santo patrono sia stato barbaramente ucciso. Le cronache aggiungono che il corpo del santo sarebbe stato gettato nel vicino gorgo dell'Acqua Mala. Questo particolare gorgo tuttavia non esiste più ai giorni nostri, poiché il vallone originario fu interamente riempito durante successivi lavori agricoli.
La sepoltura e le traslazioni
Dopo il glorioso sacrificio del martirio, si rese necessario provvedere alla custodia delle spoglie mortali del testimone della fede. Teofilo Betti afferma nella sua Cronistoria Vescovile che il corpo del santo martire fu pietosamente sepolto dal vescovo San Florenzio in un luogo situato fuori dalla città. La sepoltura avvenne con ogni probabilità nelle vicinanze della località di Caprile. I vecchi documenti conservati nella memoria della Chiesa locale tramandano che tale area fosse anticamente denominata Valle di San Terenzio. Con il passare del tempo e con il mutare delle condizioni storiche e pastorali, avvennero successive traslazioni del corpo in un rigoroso ordine cronologico. In un'epoca ormai indeterminata e sfuggita alle cronache precise, i resti del santo furono solennemente portati nella basilica di San Decenzio. Tale edificio sacro rappresentava allora la primitiva cattedrale della diocesi. L'esistenza di un antico affresco del patrono, che risulta tuttora conservato, sembra dimostrare con certezza questa prima traslazione liturgica e devozionale.
Un ulteriore e decisivo spostamento delle reliquie si rese necessario quando la comunità cristiana crebbe e rinnovò i propri spazi di culto. Verso la metà del sesto secolo, il corpo di San Terenzio fu nuovamente trasferito. Questa volta la destinazione fu la cripta della nuova Cattedrale che era stata eretta per volere del vescovo Felice. Tale solenne collocazione suggellò in modo definitivo il legame indissolubile tra le reliquie del martire e la chiesa madre della città. Attraverso questi passaggi secolari, la memoria di San Terenzio ha continuato a vivere nel cuore della comunità cristiana pesarese. I fedeli riconoscono in lui un intercessore potente presso Dio e un custode fedele della loro identità spirituale, radicata nel sangue dei primi cristiani e nella testimonianza coraggiosa resa sulle sponde dell'Adriatico.
Il cammino di fede
La vicenda terrena di San Terenzio affonda le proprie radici nel terzo secolo, un tempo di prova e di ricerca per molti cristiani. Nato in Pannonia, il santo intraprese un lungo viaggio verso l'Italia, spinto dalla necessità di sfuggire alle aspre persecuzioni che minacciavano la professione della fede cristiana nelle sue terre di origine. Questo distacco dal suolo natio rappresentò per lui non una fuga, ma un atto di fedeltà alla propria coscienza, un pellegrinaggio volto a preservare l'integrità del messaggio evangelico.
Il suo cammino si concluse tragicamente, ma con luminosa fermezza, nei pressi di Pesaro, nel luogo noto come Acqua Mala. Qui, nell'anno duecentocinquantuno, San Terenzio rese la sua estrema testimonianza, subendo il martirio per la fede. La sollecitudine dei cristiani di allora non tardò a manifestarsi: il vescovo Florenzio si fece carico di dare degna sepoltura al suo corpo, assicurando che la memoria del martire fosse preservata. La successiva traslazione nella basilica di San Decenzio e, nel sesto secolo, la collocazione definitiva nella cripta della nuova Cattedrale, testimoniano quanto profondo fosse il legame tra la città e questo testimone della fede. Luoghi come Urbino e San Tomaso in Foglia conservano anch'essi, nel silenzio della storia, il passaggio o il ricordo di questo santo, la cui vita continua a interpellarci sulla coerenza e sull'abbandono fiducioso nelle mani del Signore.
Il culto e la memoria
La venerazione verso San Terenzio è strettamente intrecciata con l'identità di Pesaro, città di cui egli è patrono. Il culto, nato spontaneamente subito dopo il martirio grazie alla cura del vescovo Florenzio, si è consolidato attraverso i secoli, trasformando la presenza delle sue spoglie in un centro di preghiera e di raccoglimento per generazioni di fedeli.
La traslazione del corpo nella cripta della Cattedrale, avvenuta nel corso del sesto secolo, ha segnato un momento cruciale, elevando il martire a protettore della comunità cittadina. Questa devozione non si è mai affievolita, mantenendo vivo il legame tra il popolo e il suo pastore. Il ricordo di San Terenzio invita ancora oggi a riflettere sul valore della testimonianza cristiana e sul coraggio necessario per rimanere fedeli ai propri ideali, anche di fronte alle avversità. Egli rimane, per chiunque visiti i luoghi della sua memoria, un esempio di dedizione che attraversa la storia, offrendo conforto e protezione a quanti si rivolgono a lui con cuore sincero.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Terenzio?
La ricorrenza liturgica di San Terenzio si celebra il ventiquattro settembre.
Di cosa è patrono San Terenzio?
San Terenzio è il santo patrono della città di Pesaro.