13 gennaio
Sant' Agrizio di Treviri
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il ministero episcopale e l'opera di cristianizzazione
Secondo la tradizione tramandata dalla Vita, Agrizio era patriarca di Antiochia prima di essere nominato da papa Silvestro vescovo di Treviri, su istanza di sant'Elena, madre di Costantino. Egli fu il quarto pastore della diocesi di Treviri. A due secoli dalla prima predicazione di Eucario, Valerio e Materno, la regione era ricaduta in pieno paganesimo. Per questo motivo, Agrizio intraprese l'opera di riedificazione del Cristianesimo tra molte e gravi difficoltà. In questo compito fu validamente aiutato da Elena. Sant'Agricio trasformò in chiesa la reggia donata proprio da sant'Elena. Nel corso del suo episcopato, Agrizio partecipò al concilio d'Arles nel 314 insieme all'esorcista Felice. La tradizione riferisce inoltre che Silvestro avrebbe donato ad Agrizio e ai suoi successori il primato sui vescovi di Gallia e Germania, sebbene gli storici concordino sul fatto che il privilegio del primato inserito nella Vita sia apocrifo, riecheggiando probabilmente quello concesso da papa Giovanni XIII il 22 gennaio 969 al vescovo Thierry.
Le reliquie e la memoria storica
Sant'Elena fece dono ad Agrizio di preziose reliquie del Salvatore, tra cui un chiodo della Croce e la Santa Tunica. La stessa Elena fece dono ad Agrizio delle reliquie di Lazzaro e di Marta. La traslazione delle reliquie di Lazzaro e Marta è rappresentata in un avorio di epoca bizantina che raffigura Agrizio e papa Silvestro su un carro mentre portano l'urna a Treviri, sebbene l'avorio sembri riferirsi a un'altra traslazione. Agrizio morì prima del 336. La data della morte fu stabilita da alcuni nel 344 e da altri nel 368, ma la morte di Agrizio è da indicarsi quasi certamente nel 335 in base alla testimonianza di Gerolamo. Nel Chronicon di san Gerolamo è scritto infatti che nel 336 Atanasio fu accolto a Treviri da san Massimino, successore di Agrizio. Agrizio è ricordato come vescovo da Rabano, pur senza indicazione della sede, ed è ricordato in vari Calendari di Treviri al 13 gennaio, nonché dall'agiografo di San Massimino. Nel Martirologio, sant'Agricio è ricordato a Treviri nella Gallia belgica, nell'odierna Germania.
La tradizione letteraria della Vita di Agrizio
Esiste un manoscritto del monastero di San Massimino contenente una Vita di Agrizio, che costituisce la seconda parte della Vita di sant'Elena. La Vita di Agrizio fu redatta quasi certamente nel secolo undicesimo, più precisamente tra il 1030 e il 1045. J. Marx ha dimostrato con argomenti sufficientemente validi che l'autore della Vita fu un membro del clero della cattedrale di Treviri, forse Angibaldo, il quale era cancelliere del vescovo Poppone. D'altra parte, H. V. Sauerland aveva ipotizzato che l'autore fosse un monaco di San Massimino, forse l'abate Berengoz, il quale morì nel 1125 e avrebbe scritto la Vita tra il 1070 e il 1090. La Vita di Agrizio è intessuta di leggenda, ma possiede un valore storico-letterario non indifferente in quanto è uno dei più antichi documenti storiografici di Treviri. Inoltre, essa costituisce una preziosa testimonianza della vita e della mentalità dominanti nella Chiesa di Treviri nel secolo decimo.
Il cammino episcopale
Agrizio visse e operò nel corso del IV secolo, un’epoca segnata da grandi mutamenti per il mondo cristiano. Chiamato alla cattedra di Treviri per succedere a Materno, egli si distinse per una guida saggia e lungimirante, consapevole della responsabilità di consolidare la fede in un territorio di confine. La sua missione non si limitò alla sola predicazione, ma si tradusse in azioni concrete che hanno trasformato il volto della città. Uno degli atti più significativi del suo episcopato fu la trasformazione della reggia, generosamente donata da sant'Elena, in una chiesa dedicata al culto di Dio. Quest'opera non rappresentò solo una conquista architettonica, ma il segno tangibile di una Chiesa che, uscita dalle catacombe, si faceva dimora accogliente per il popolo dei fedeli.
Il suo impegno superò i confini della diocesi, testimoniando un profondo senso di appartenenza alla Chiesa universale. Nel 314, Agrizio prese parte al concilio di Arles, accompagnato dall'esorcista Felice. In quella sede, egli contribuì alla ricerca della comunione e alla difesa della retta dottrina, ponendo le basi per una stabilità ecclesiale di cui beneficiarono anche i suoi successori, tra cui spicca la figura di Massimino. La sua vita si concluse nel 335 a Treviri, città che lo vide pastore instancabile e custode premuroso della grazia. Il ricordo di Agrizio rimane vivo nel tempo, non solo per le opere compiute, ma per la coerenza con cui seppe servire il Signore, offrendo la sua intera esistenza come un sacrificio gradito per la crescita del Regno.
Memoria e culto
La figura di sant'Agrizio continua a essere onorata con devozione, specialmente nella comunità di Treviri, che conserva viva la memoria del suo antico vescovo. La sua festa liturgica si celebra il 13 gennaio, giorno in cui la Chiesa eleva preghiere in suffragio e ringraziamento per il suo ministero. Nella diocesi di Treviri, la venerazione è ulteriormente sottolineata da una celebrazione liturgica aggiuntiva fissata per il 9 gennaio, che invita i fedeli a una riflessione più profonda sul cammino di santità tracciato dal presule.
Oltre alle ricorrenze annuali, la storia di Agrizio è legata alla memoria della traslazione delle sue reliquie, che avviene il 29 maggio. Questo evento solenne rappresenta per i credenti un richiamo alla continuità della presenza dei santi nel tempo e alla loro intercessione presso Dio. Attraverso questi momenti di preghiera, la comunità cristiana si stringe attorno al ricordo di un uomo che ha saputo trasformare le pietre in tempio e il proprio impegno pastorale in un'eredità duratura di fede e di speranza.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Agrizio di Treviri?
Sant'Agrizio è festeggiato il 13 gennaio. Nella diocesi di Treviri è ricordato anche il 9 gennaio, mentre la traslazione delle sue reliquie si celebra il 29 maggio.
A Tréviri nella Gallia belgica, nell’odierna Germania, sant’Agricio, vescovo, che trasformò in chiesa la reggia donata da sant’Elena. — Martirologio Romano