13 gennaio
Sant' Ilario di Poitiers
Vescovo e dottore della Chiesa
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la conversione
Nacque a Poitiers, nell'Aquitania, verso il 315. La sua nascita avvenne all'interno di una distinta famiglia pagana. La sua famiglia gli fece impartire una solida educazione letteraria e filosofica a base neoplatonica. Nel trattato De Trinitate, Ilario stesso spiega di essere stato agitato dal problema del destino umano. Non trovò una risposta soddisfacente alla sua ricerca nella filosofia pagana. Trovò risposta soltanto nel prologo del Vangelo di San Giovanni. Nel prologo del Vangelo di San Giovanni è detto che il Verbo disceso dal cielo dona il potere di diventare figli di Dio a coloro che lo ricevono. Ilario ricevette il battesimo da adulto. Era sposato. Era padre di una figlia di nome Abra.
L'episcopato e la lotta contro l'arianesimo
Il vescovo della città potrebbe averlo aggregato alla sua chiesa con qualche ordine sacro a causa della sua vita austera e ferventissima. Quando il vescovo morì, Ilario gli successe nell'episcopato. Sant'Ilario fu elevato alla sede episcopale di Poitiers in Aquitania, in Francia. L'episcopato di Sant'Ilario a Poitiers si svolse sotto l'imperatore Costanzo, seguace dell'eresia ariana. Si sforzò di praticare quanto scriverà più tardi nel De Trinitate. Scrisse che la santità senza la scienza non può essere utile che a se stessa. Scrisse che quando si insegna, occorre che la scienza fornisca un alimento alla parola e che la virtù serva di ornamento alla scienza. San Martino, attratto dalla fama di Ilario, lasciò la milizia e andò a mettersi alla sua scuola. San Martino acconsentì a lasciarsi ordinare esorcista. Il santo pastore fu presto spinto dalle circostanze a lottare strenuamente contro l'arianesimo. Venne considerato l'Atanasio dell'Occidente. Molti vescovi non accettavano la dottrina di Nicea del 325 sulla consustanzialità del Figlio di Dio con il Padre. Molti vescovi preferivano insegnare che il Figlio era soltanto simile al Padre. Costanzo, figlio di Costantino, pretendeva di fare accettare le idee dei vescovi non ortodossi a tutto l'impero sotto pena dell'esilio.
I sinodi, l'esilio e i concili
Per la difesa dell'ortodossia, San Ilario convocò forse a Parigi nel 355 un'assemblea. L'assemblea scomunicò Valente e Ursacio, ambiziosi vescovi di corte e persecutori di Atanasio. L'assemblea scomunicò anche Saturnino, primate di Arles, che aveva condiviso le violenze di Valente e Ursacio. Saturnino e i suoi complici si riunirono a Béziers, imbaldanziti dall'indifferenza con cui Giuliano, governatore della Gallia, trattava le dispute dei teologi. Per ordine di Costanzo, Ilario dovette prendere parte alla riunione di Béziers. Ilario rifiutò di aderire alla politica religiosa dell'imperatore. Fu deportato nel 356 nella Frigia. I vescovi della Gallia, in maggioranza ortodossi, non vollero che un intruso s'impadronisse della sede di Poitiers. Durante il suo esilio, San Ilario poté dirigere la sua chiesa per mezzo di lettere. Non rimase ozioso nell'Asia Minore. Approfittò del tempo per comporre il suo capolavoro, il De Trinitate in dodici libri. Studiò a fondo i problemi dell'oriente con larghezza di vedute. Cercò di ricondurre gli erranti alla fede nicena. Affermò di non aver considerato un delitto l'aver avuto colloqui con loro. Pur rifiutando loro la comunione, entrò nelle loro case di preghiera. Sperò ciò che si doveva attendere da loro per il bene della pace. Aprì loro una via al riscatto degli errori mediante la penitenza e il ricorso a Cristo. Manifestò la stessa sollecitudine per la conciliazione nel De Synodis. Il De Synodis fu scritto per informare i vescovi della Gallia riguardo alle varie professioni di fede degli orientali. Il suo esilio durava da quattro anni quando, nel 359, Costanzo convocò un concilio a Rimini per gli occidentali. Nel 359 Costanzo convocò un altro concilio a Seleucia, nell'Isauria, per gli orientali. Ilario fu accolto favorevolmente a Rimini e Seleucia e poté esporre la fede nicena. La concordia non fu raggiunta a causa del malanimo di molti. Dopo il sinodo, il santo si portò a Costantinopoli. Voleva ottenere da Costanzo il permesso di discutere pubblicamente con Saturnino, causa del suo esilio. Voleva comparire nel concilio che si teneva nella città imperiale per difendere la fede ortodossa sull'autorità delle Sacre Scritture. Costanzo lo rimandò a Poitiers. Costanzo fu sobillato dagli ariani. Gli ariani avevano dipinto Ilario come seminatore di discordia e perturbatore dell'oriente per sbarazzarsi di lui.
Il ritorno in patria e l'opera liturgica
A Poitiers Ilario fu accolto in trionfo. Appena seppe del suo ritorno, San Martino lo raggiunse dal suo ritiro nell'isola Gallinaria ad Albenga. San Martino, sotto la direzione del suo maestro, fondò a Ligugé il più antico monastero della Gallia. Il monastero fu fondato per neutralizzare i tristi effetti dell'eresia. Ilario andava periodicamente a visitare i cenobiti per seguire le loro regole e prendere parte ai loro canti. Fu il primo compositore di inni dell'occidente. Compose inni con l'intento di contrapporsi all'attività poetica degli ariani. Nel maggio 360 la situazione politica era notevolmente cambiata quando i soldati di stanza a Parigi avevano gridato imperatore Giuliano. Ilario approfittò con decisione e moderazione di questo cambiamento per radunare sinodi provinciali. I sinodi servirono a confermare nell'ortodossia i vescovi rimasti fedeli. I sinodi servirono a richiamare i vescovi che avevano sottoscritto formule erronee o compromettenti per ignoranza o timore, come quella del concilio di Rimini. La deposizione di Saturnino di Arles e di Paterno di Périgueux segnò la disfatta dell'arianesimo nell'occidente. La morte di Costanzo avvenne nel 361. La morte di Costanzo diede un colpo decisivo alla supremazia ariana in Oriente. Alla morte di Costanzo i vescovi furono richiamati dall'esilio. L'anno successivo alla morte di Costanzo, Sant'Atanasio poté radunare ad Alessandria il celebre concilio dei confessori. Sant'Atanasio adottò con successo la moderazione del vescovo di Poitiers.
La missione in Italia e gli ultimi anni
Sant'Ilario, insieme a Sant'Eusebio vescovo di Vercelli, combatté per due anni l'arianesimo in Italia. Sant'Ilario tentò di cacciare dalla sede di Milano Aussenzio. Aussenzio era stato anatematizzato dal concilio di Parigi del 361. Nel 364 Aussenzio appellò all'imperatore Valentiniano. Aussenzio allegò i decreti del concilio di Rimini da lui fatti sottoscrivere da molti vescovi. Aussenzio accusò i suoi avversari di turbare la pace religiosa. Le argomentazioni di Aussenzio impressionarono l'imperatore Valentiniano. L'imperatore mantenne Aussenzio nella sua sede di Milano. L'imperatore si ritenne soddisfatto di una professione di fede equivoca fatta da Aussenzio. La professione di fede di Aussenzio avvenne alla presenza di dieci vescovi e di alti funzionari. Sant'Ilario ricevette l'ordine di lasciare Milano. Sant'Ilario scrisse l'opera Contra Auxentium per smascherare le ipocrite reticenze di Aussenzio. Con il Contra Auxentium Sant'Ilario volle mantenere l'integrità della fede tra il popolo. Sant'Ilario si ritirò nella sua diocesi. Nella sua diocesi il santo poté dedicarsi ai suoi studi prediletti e al commento dei Salmi. Sant'Ilario compose celeberrimi commenti ai Salmi e al Vangelo di Matteo. Sant'Ilario difese strenuamente con i suoi scritti la fede nicena sulla Trinità e sulla divinità di Cristo. Sant'Ilario morì il 1° novembre 367. Nel 1562 le reliquie di Sant'Ilario furono bruciate dagli ugonotti. Nel 1851 Papa Pio IX proclamò Sant'Ilario Dottore della Chiesa.
Il cammino della fede e la prova dell'esilio
La parabola terrena di Ilario inizia a Poitiers nell'anno 315, in un'epoca di grandi transizioni per l'Impero romano e per la Chiesa. Dopo aver nutrito la propria mente con gli studi filosofici, egli trovò nella rivelazione cristiana la risposta definitiva alle domande più profonde dell'esistenza. Ricevuto il battesimo da adulto, la sua condotta esemplare lo portò a essere scelto come pastore della comunità di Poitiers, un ministero che esercitò con paterna sollecitudine e fermezza dottrinale.
Il suo episcopato fu segnato dal doloroso scontro con l'eresia ariana, che minacciava l'essenza stessa della fede cattolica. A causa della sua ferma opposizione a questa dottrina, nel 356 l'imperatore Costanzo ne ordinò l'esilio nella lontana regione della Frigia. Lontano dalla sua diocesi per quattro lunghi anni, Ilario non si lasciò abbattere dalla solitudine; in questa terra d'oriente egli compose la sua opera più celebre, il trattato De Trinitate, un capolavoro teologico volto a custodire il mistero dell'unita e trinità di Dio.
Nel 360, Ilario poté finalmente fare ritorno a Poitiers, dove si dedicò con rinnovato vigore alla riorganizzazione dell'ortodossia cattolica in Gallia. La sua missione lo spinse anche a Milano, dove affrontò in un duro scontro il vescovo ariano Aussenzio, prima di ritirarsi definitivamente nella sua diocesi, dove concluse il suo cammino terreno il primo novembre del 367.
La memoria e la liturgia
La memoria di sant'Ilario di Poitiers è rimasta viva nei secoli come sinonimo di coraggio apostolico e di profondità speculativa. La sua capacità di coniugare la finezza dell'intelletto con una fede semplice e radicata ne fa un modello attuale per ogni credente che cerca di rendere ragione della propria speranza. La Chiesa, riconoscente per la sua opera di custode del dogma, lo venera come vescovo e dottore, celebrando la sua testimonianza che brilla per sapienza e fortezza d'animo.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Ilario di Poitiers?
La sua ricorrenza liturgica si celebra il 13 gennaio, mentre la sua morte terrena avvenne il 1° novembre 367.
Sant’Ilario, vescovo e dottore della Chiesa: elevato alla sede di Poitiers in Aquitania, in Francia, sotto l’imperatore Costanzo seguace dell’eresia ariana, difese strenuamente con i suoi scritti la fede nicena sulla Trinità e sulla divinità di Cristo e fu per questo relegato per quattro anni in Frigia; compose anche celeberrimi Commenti ai Salmi e al Vangelo di Matteo. — Martirologio Romano