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martedì 13 gennaio 2026 · Santo del giorno

Sant' Ilario di Poitiers

Vescovo e dottore della Chiesa

Sant' Ilario di Poitiers

Sant'Ilario di Poitiers, illustre Padre e Dottore della Chiesa del quarto secolo, nacque in Aquitania verso il 315 da una distinta famiglia pagana che gli impartì una solida educazione letteraria e filosofica. Vissuto in un'epoca di profonde divisioni teologiche, specialmente a causa della diffusione dell'arianesimo, egli spese interamente la sua esistenza nella strenua difesa della fede ortodossa e della consustanzialità del Figlio con il Padre, affrontando l'esilio e la persecuzione imperiale con incrollabile fermezza spirituale.

Ricordato dalla Chiesa per la profondità dei suoi scritti teologici, tra cui spicca il trattato sul mistero della Trinità, Sant'Ilario guidò la diocesi di Poitiers e influenzò profondamente la vita ecclesiale dell'Occidente e dell'Oriente romano. La sua opera di pacificazione, unita a una vasta erudizione e a una profonda vita ascetica, ne fa una delle figure più luminose nella custodia della fede apostolica.

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Gli altri santi di oggi

Sant' Agrizio di Treviri

Vescovo

Sant'Agrizio visse nel quarto secolo ed è ricordato come il quarto pastore della diocesi di Treviri. Originario di Antiochia, fu nominato vescovo da papa Silvestro su istanza di sant'Elena, madre di Costantino. In un territorio ricaduto nel paganesimo a due secoli dalla prima predicazione di Eucario, Valerio e Materno, il vescovo intraprese l'opera di riedificazione del Cristianesimo tra molte e gravi difficoltà, aiutato da Elena e trasformando in chiesa la reggia che ella gli aveva donato.

La sua figura è tramandata da importanti fonti liturgiche e storiche, tra cui il Chronicon di san Gerolamo, che ne attesta la successione prima del 336, anno in cui san Massimino lo succedette accogliendo Atanasio a Treviri. La memoria di sant'Agrizio rimane viva nella Chiesa attraverso la liturgia e il ricordo nei calendari antichi.

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San Chentingerno (Kentingern)

Vescovo e abate

San Chentingerno, noto anche con il nome di Kentingern e chiamato affettuosamente Mungo che significa diletto, visse nel corso del sesto secolo tra il Galles e la Scozia. Le notizie storiche sulla sua esistenza sono quasi inesistenti e si perdono nelle nebbie del tempo, mentre abbondano le narrazioni leggendarie sulla sua vita. Nato indicativamente attorno all'anno 518 dalla principessa Thaney, la quale fu miracolosamente salvata dopo essere stata condannata ad essere gettata da una rupe a bordo di un carretto, il santo fu affidato a San Servano che gli impose il nome di Mungo. Dopo aver scelto una vita solitaria secondo lo stile monastico irlandese, si stabilì nella zona dell'odierna Glasgow dove pose la sua sede e raccolse attorno a sé una nuova comunità, dando vita a un grande sodalizio sul modello della Chiesa delle origini. La fama delle sue virtù si diffuse ampiamente e la gente del luogo lo acclamò vescovo, ricevendo la consacrazione episcopale da un presule irlandese per svolgere la sua intensa attività pastorale nella regione di Strathclyde.

Nel martirologio, a Glasgow in Scozia, egli è ricordato come vescovo e abate, ed è venerato quale protovescovo di Glasgow. La sua esistenza fu segnata da vicende di esilio e di ritorno, passando per la fondazione di un grande monastero in Galles, l'episcopato a Sant'Asaph e un periodo di permanenza nel Dumfriesshire prima del rientro definitivo a Glasgow. Tra i prodigi tramandati spicca la leggenda dell'anello ritrovato nel ventre di un salmone pescato per soccorrere la regina, un episodio simboleggiato nello stemma della città di Glasgow. Nel corso del suo cammino incontrò anche San Colomba in fin di vita, con il quale scambiò il bastone pastorale. Le date tradizionali della sua vita sono circa 518 – 603/612, con la morte sopraggiunta verso l'anno 603 o secondo altre versioni nel 612, forse all'età di ottantacinque anni, ritenuta più probabile rispetto ai centottantacinque anni indicati da un biografo. Secondo la tradizione, nella cattedrale di Glasgow sarebbero custodite le sue sante reliquie.

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Beata Veronica da Binasco

Vergine

La Beata Veronica da Binasco, nata nel 1445, rappresenta una figura luminosa della spiritualità del XV secolo. Entrata nel monastero agostiniano di Santa Marta a Milano, scelse una vita consacrata al servizio di Dio attraverso l'umiltà e la dedizione assoluta. La sua esistenza non fu racchiusa entro le mura del chiostro, ma si estese con coraggio profetico verso le vie della città, dove si dedicò alla questua e all'annuncio del Vangelo, portando la luce della fede tra le genti.

Veronica è ricordata come una donna di spirito indomito, capace di levare la sua voce con mitezza ma con fermezza anche dinanzi ai potenti del suo tempo. Ella non esitò a incontrare Ludovico il Moro per richiamarlo ai suoi doveri e giunse fino al cospetto di Papa Alessandro VI per ammonire la condotta del pontefice. La sua testimonianza, che si concluse a Milano nel 1497, rimane un esempio di coerenza evangelica, in cui la cura delle mansioni più umili si unì alla missione di richiamare le coscienze alla giustizia e alla rettitudine morale.

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San Pietro di Capitolias

Martire

San Pietro di Capitolias visse tra l'ottavo secolo, essendo nato nel milleseicentocinquantacinque, e il settecentoquindici, anno della sua morte. Svolse il ministero di sacerdote a Capitolias, un borgo situato a vari chilometri dal lago di Tiberiade e a cento chilometri a sud di Damasco. La sua storia ci è tramandata da un'antica passio attribuita a san Giovanni Damasceno, datata verso la fine del settimo secolo. Prima di questo testo georgiano, della sua figura si conosceva solo una breve notizia nei sinassari bizantini, dove era celebrato al quattro ottobre. Nel corso del tempo, la sua figura si è duplicata in un Pietro metropolita di Damasco e in un Pietro cartulario di Maiouma, anch'egli martire al tempo dei musulmani, generando discussioni e studi tra gli esperti. Anche il Martirologio Romano presentava in passato una triplice commemorazione in date diverse, mentre la nuova edizione del duemiladue lo celebra il tredici gennaio, giorno accertato del suo martirio. Il Martirologio ricorda san Pietro come sacerdote e martire a Capitolíade nella Batanea, in Siria, accusato davanti al capo dei Saraceni Walid di insegnare apertamente per le strade la fede di Cristo.

La vita di San Pietro di Capitolias fu segnata da una profonda vocazione spirituale e da un epilogo di estremo coraggio nella testimonianza cristiana. Dopo aver vissuto il matrimonio ed essere diventato padre di tre figli, un maschio e due figlie, all'età di trenta anni si sentì chiamato a una vita di solitudine. Con il consenso della moglie si ritirò in un eremo, dopo aver sistemato le figlie più grandi in un monastero fuori città e aver alloggiato il figlio dodicenne in una cella vicina, curandone personalmente l'educazione spirituale. Giunto in prossimità dei sessanta anni, cadde gravemente ammalato e temette di non poter subire il martirio. Da quel timore nacque il tentativo di provocare i notabili musulmani attraverso il suo servo, dettando il testamento in loro presenza e compiendo una pubblica professione di fede cristiana accompagnata da violente invettive contro l'Islam. I musulmani, contrariati ma mossi da compassione per il suo stato di salute, decisero di soprassedere. In seguito a una guarigione prodigiosa, passata la falsa notizia della sua morte, Pietro riprese a predicare pubblicamente nelle piazze, attirando l'attenzione delle autorità e andando incontro al compimento della sua testimonianza di fede.

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Santi Ermilio e Stratonico

Martiri

Ermilio e Stratonico sono figure luminose della Chiesa del IV secolo, testimoni fedeli che hanno sigillato la loro adesione a Cristo con il dono supremo della vita. Ermilio, che serviva la comunità come diacono, fu chiamato a rendere ragione della sua fede durante le persecuzioni scatenate dall'imperatore Licinio. In quel tempo di prova, egli non fu solo nel cammino verso la testimonianza estrema, ma fu accompagnato da Stratonico, uniti entrambi da un vincolo di carità che superava la sofferenza fisica e la minaccia della morte.

La memoria di questi martiri è affidata alla tradizione che li vede morire insieme nelle acque del Danubio, presso Singiduno, nell'anno 315. Il loro ricordo è giunto fino a noi attraverso i secoli, mantenendo vivo l'esempio di una fermezza che non vacilla di fronte alle torture e agli interrogatori. La Chiesa li venera come custodi della fede integra, ricordando come, dopo tre giorni dal martirio, i fedeli abbiano ritrovato i loro corpi, restituendoli alla pietà dei fratelli. Essi rimangono un esempio di dedizione totale, invitando ogni credente a riscoprire la forza della comunione fraterna anche nel momento della prova più ardua.

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Beata Victoria (Francisca Inés) Valverde Gonzalez

Vergine e martire

La Beata Victoria, al secolo Francisca Inés Valverde González, visse nel corso del ventesimo secolo come testimone fedele della fede cristiana e della consacrazione a Dio. Nata in una famiglia molto semplice a Vicálvaro, nei pressi di Madrid, in Spagna, il venti aprile 1888, affrontò la prova della precoce orfanitá trovando accoglienza e formazione in un orfanatrofio gestito dalle Figlie della Carità. In quel luogo maturò la sua vocazione religiosa, che la condusse a entrare nel Pio Istituto Calasanziano delle Figlie della Divina Pastora, fondato a Sanlúcar de Barrameda dal santo Faustino Míguez González. La sua vita fu interamente spesa nell'educazione e nel servizio alle comunità in diverse regioni della Spagna, fino alla coraggiosa testimonianza suprema offerta a Casillas de Martos nel millenovecentotrentasette, durante la persecuzione religiosa della guerra civile.

La memoria della Beata Victoria è legata al suo martirio e alla dedizione incrollabile verso la propria comunità religiosa e verso l'Eucaristia, custodita fino al dono della vita. Ella scelse di rimanere a Martos per proteggere le consorelle e custodire la presenza della Chiesa locale, nonostante i gravi pericoli derivanti dall'ostilità dei miliziani. Riconosciuta dalla Chiesa cattolica per la sua testimonianza di fede vissuta fino all'effusione del sangue, è stata elevata agli onori degli altari il tredici ottobre del duemilatredici da Papa Francesco a Tarragona, in Catalogna, offrendo ai fedeli un luminoso esempio di fortezza cristiana e di amore fedele allo sposo celeste.

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Beato Francesco Maria Greco

Sacerdote e fondatore

Il Beato Francesco Maria Greco, nato nel XIX secolo ad Acri, ha speso la sua esistenza sacerdotale nel servizio umile e instancabile al Vangelo e ai fratelli, fondando la famiglia religiosa delle Piccole Operaie dei Sacri Cuori. La sua vita si è distinta per una profonda dedizione alla catechesi, all'educazione della gioventù e alla cura dei malati e dei più bisognosi, radicando ogni opera nella preghiera eucaristica e nell'amore per i Sacri Cuori di Gesù e di Maria.

Ricordato come un pastore saggio e un padre premuroso per la sua terra calabrese e oltre, egli è venerato per aver risvegliato la vita cristiana e promosso la dignità umana attraverso istituzioni educative e caritative. La Chiesa ne celebra la memoria liturgica il 13 gennaio, custodendo l'eredità spirituale di un sacerdote che ha saputo educare alla fede per educare alla vita.

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San Deoraith

San Designato di Maastricht

Vescovo

San Goffredo di Cappenberg

Monaco

Nel monastero di Ilbenstadt in Germania, san Goffredo: conte di Cappenberg, contro il parere dei nobili decise di trasformare il suo castello in monastero e, assunto l’abito canonicale, intraprese una tenace opera a favore dei bisognosi e dei malati.

Santi Gumesindo e Servidio

Martiri a Cordova

A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi martiri Gumesindo, sacerdote, e Servidio, monaco, che, essendosi professati cristiani davanti ai capi e ai giudici dei Mori, morirono per la fede in Cristo.

Santa Ivetta (Iutta) di Huy

Vedova

Presso Huy nel territorio di Liegi, santa Ivetta, vedova, che si dedicò alla cura dei lebbrosi e visse alla fine segregata accanto a loro.

Santi Domenico e Giuseppe Pham Trong Kham e Luca Thin

Martiri

Nella città di Nam Đinh in Tonchino, ora Viet Nam, santi martiri Domenico Phạm Trọng (Án) Khảm, Luca (Cai) Thìn, suo figlio, e Giuseppe Phạm Trọng (Cai) Tả: sotto l’imperatore Tự Đức preferirono subire le torture e la morte piuttosto che calpestare la croce.

Beato Emilio Szramek

Sacerdote e martire

Nel campo di prigionia di Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, beato Emilio Szramek, sacerdote e martire: di origine polacca, durante la guerra, fu disumanamente deportato in quel campo e morì sotto tortura per aver difeso la fede di Cristo davanti ai suoi persecutori.

San Leonzio di Cesarea di Cappadocia

Vescovo

San Vivenzio

Beato Amedeo di Clermont

Monaco

Beato Matteo de Lana

Mercedario

Beata Francesca dell’Incarnazione (María Francisca Espejo y Martos)

Vergine e martire

San Vero II di Vienne

Vescovo

San Tegwy

San Conan o Mochonna di Man

Vescovo

Dal Martirologio Romano

Sant’Ilario, vescovo e dottore della Chiesa: elevato alla sede di Poitiers in Aquitania, in Francia, sotto l’imperatore Costanzo seguace dell’eresia ariana, difese strenuamente con i suoi scritti la fede nicena sulla Trinità e sulla divinità di Cristo e fu per questo relegato per quattro anni in Frigia; compose anche celeberrimi Commenti ai Salmi e al Vangelo di Matteo. — Martirologio Romano