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13 gennaio

San Pietro di Capitolias

Martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il ministero e la chiamata alla solitudine

San Pietro esercitò il suo ministero sacerdotale nella comunità di Capitolias, un borgo immerso nel contesto territoriale mediorientale situato a vari chilometri dal lago di Tiberiade e a cento chilometri a sud di Damasco. La sua esistenza terrena, collocata tra il seicentocinquantacinque e il settecentoquindici, conobbe una svolta radicale quando, all'età di trenta anni, avvertì con forza la chiamata a una vita di solitudine e preghiera. Prima di compiere questa scelta radicale, Pietro era sposato ed era padre di tre figli, un maschio e due figlie. Con il pieno consenso della moglie, decise di abbracciare la vita eremitica. Prima di ritirarsi, provvide al futuro delle figlie più grandi sistemandole in un monastero situato fuori città. Quando il figlio maschio compì dodici anni, lo volle vicino a sé alloggiandolo in una cella attigua alla propria. In questo modo poté dedicarsi personalmente alla sua educazione spirituale, accompagnandone la crescita nella fede prima di compiere i passi definitivi che avrebbero segnato la sua esistenza.

La malattia, la guarigione e la predicazione

In prossimità dei sessanta anni, San Pietro cadde ammalato e temette profondamente di perdere la speranza di morire martire a causa della malattia. Spinto da questo desiderio di testimonianza estrema, tentò di provocare i notabili musulmani mandando a chiamarli tramite il suo servo. In loro presenza dettò il proprio testamento e fece pubblicamente una professione di fede cristiana, lanciando nel contempo violente invettive contro l'Islam. I musulmani, pur contrariati da tali parole, decisero di soprassedere sul momento a causa delle gravi condizioni di salute del sacerdote. Dopo un certo periodo arrivò la notizia della sua morte, che tuttavia non corrispondeva al vero poiché Pietro si ristabilì in modo prodigioso. Scomparsa la malattia, il sacerdote riprese immediatamente la sua attività missionaria, mettendosi a predicare pubblicamente sulle piazze e attirando l'attenzione della popolazione locale e delle autorità civili.

L'arresto e il giudizio del califfo

La predicazione pubblica di San Pietro spinse i musulmani di Capitolias a redigere un rapporto diretto a Omar, figlio del califfo Walid primo. Omar incaricò un dignitario di nome Zora di verificare se l'imputato godesse delle sue facoltà mentali. Zora si recò sul posto e constatò il buono stato mentale di Pietro, procedendo subito dopo al suo arresto e inviando un nuovo rapporto a Omar. Nel frattempo, il califfo Walid primo cadde gravemente ammalato a Damasco. Durante una riunione con i suoi figli, il califfo apprese da Omar la storia del prete Pietro e ordinò che l'accusato fosse condotto al suo cospetto. Il venerdì quattro gennaio del settecentoquindici, Pietro arrivò nella residenza del califfo. Sottoposto a forti pressioni da parte di Omar affinché apostatasse per aver salva la vita, il sacerdote rifiutò fermamente ogni compromesso. Comparve quindi dinanzi al califfo Walid primo, il cui incontro portò alla sua definitiva condanna a morte, mentre Walid primo sarebbe morto il ventitré febbraio dello stesso anno.

Il martirio e la memoria liturgica

L'esecuzione venne affidata a Omar, il quale a sua volta ne incaricò Zora, stabilendo che il supplizio si tenesse dopo il ritorno a Capitolias. La condanna prevedeva una spettacolare adunanza della popolazione locale, compresi i figli del condannato, e un supplizio di inaudita ferocia suddiviso in più giorni. Il primo giorno consistette nello strappare la lingua di Pietro dalla radice. Il supplizio iniziò il dieci gennaio del settecentoquindici e terminò il tredici gennaio dello stesso anno, giorno accertato del suo martirio. Il programma prevedeva inoltre il taglio della mano e del piede destro il giorno successivo, la permanenza nella sofferenza per un intero giorno, il successivo taglio dell'altra mano e dell'altro piede, e la bruciatura degli occhi con ferro rovente. Il corpo sarebbe poi stato steso su una barella, portato in giro per la città preceduto da araldi che invitavano alla riflessione, messo in croce per cinque giorni, e infine ridotto in cenere in un forno incandescente insieme alla croce e alle vesti. Le ceneri furono infine gettate nel fiume Yarmouk e fu severamente proibito a chiunque di procurarsi una reliquia. La tradizione riferisce questa drammatica sequenza, oggi ricordata stabilmente il tredici gennaio dalla nuova edizione del duemiladue del Martirologio Romano.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Pietro di Capitolias?

San Pietro di Capitolias si festeggia il tredici gennaio, giorno accertato del suo martirio.

Di cosa è patrono San Pietro di Capitolias?

Le fonti storiche e agiografiche non menzionano specifici patronati per San Pietro di Capitolias.

A Capitolíade nella Batanea, in Siria, san Pietro, sacerdote e martire: accusato davanti al capo dei Saraceni Walid di insegnare apertamente per le strade la fede di Cristo, fu amputato della lingua, delle mani e dei piedi e, appeso alla croce, coronò la sua vita con il martirio che aveva ardentemente desiderato. — Martirologio Romano