Sant' Antonio Maria Pucci
Sacerdote servita
Aggiornato il 22 luglio 2026
Le origini e la vocazione
Eustachio Pucci nacque il 16 aprile 1818 o 1819 a Poggiolo di Vernio, un piccolo villaggio dell'alta Valle del Bisenzio nella diocesi di Pistoia, in provincia di Firenze. Eustachio era il secondo di otto figli nati da poveri contadini. Il padre di Eustachio svolgeva anche l'incarico di sacrestano, e fin da piccolo Eustachio imparò a seguire il padre in chiesa e a frequentare la canonica. Poiché la frazione era priva di scuola comunale, Don Luigi Diddi teneva lezioni ai bambini della frazione nella canonica. Eustachio aveva un carattere docile e mite ed era incline alla pietà, evitando piuttosto di fare gruppo con i suoi coetanei. Dopo la scuola, invece di giocare nei prati, preferiva sedersi accanto alle sorelle per usare la rocca e il fuso. Il suo svago preferito consisteva nell'aiutare il padre a curare il decoro della chiesa e a partecipare alle funzioni. Eustachio si accostava frequentemente alla Comunione e coltivava una tenera devozione alla Santissima Vergine, mostrando fin dalla giovinezza che la sua strada non era quella comune.
Un giorno, tornando dal Santuario di Boccadirio, situato a circa dodici chilometri da Poggiolo, confidò a Don Luigi la sua intenzione. Eustachio espresse a Don Luigi la decisione di abbandonare il mondo e di entrare in convento, chiedendogli di non abbandonarlo e di continuare a essere il suo sostegno e la sua guida. Manifestò il desiderio di entrare in un Ordine consacrato in qualche modo alla Madonna, per donarle la sua anima e se stesso. Il cappellano conosceva l'Ordine dei Servi di Maria, fondato nel 1233 da sette pii mercanti fiorentini sul Monte Senario. Nel 1837 Don Luigi volle accompagnare Eustachio, che allora aveva diciotto anni, al convento della Santissima Annunziata a Firenze. Il padre si oppose inizialmente al viaggio perché il figlio diciottenne era già capace di condividere con lui le fatiche dei campi, ma il padre, da buon cristiano, finì per arrendersi ai disegni che Dio aveva su Eustachio.
Entrando nell'ordine, cambiò il proprio nome in Antonio Maria. Al termine del noviziato, Fra' Pellegrino Romaggi attesto che Eustachio era stato non solo irreprensibile ma anche molto edificante. Il maestro di noviziato testimoniò che Eustachio aveva sempre mostrato un carattere docile, schietto e sereno. Eustachio aveva dato molte prove di costante ubbidienza, umiltà e soda pietà, oltre ad aver dimostrato un grande impegno nello studio e nell'adempimento dei doveri, tanto da non lasciare dubbi sulla sua vocazione. Il Pucci poté continuare gli studi per cinque anni nel convento di Monte Senario. Nel 1843 fece la professione solenne assumendo il nome di Antonio. Nello stesso anno, pochi mesi dopo la professione religiosa, fu ordinato sacerdote a Firenze, nella chiesa di San Salvatore annessa al palazzo arcivescovile. Oppresso da tanta dignità, si inginocchiò ai piedi del Crocifisso esclamando di non essere degno.
Il ministero a Viareggio e il Curatino
Nel 1844 i superiori mandarono Padre Antonio Pucci a Viareggio, nella diocesi di Lucca, nel nuovo convento, come viceparroco, un anno dopo la sua ordinazione sacerdotale. I Servi di Maria erano giunti a Viareggio nel 1841 e avevano instaurato nella zona il culto alla Madonna Addolorata. Nel 1847, pur avendo ventotto anni e senza ambire cariche, le autorità diocesane lo nominarono esaminatore prosinodale. Nello stesso anno i superiori dell'Ordine gli affidarono la cura della parrocchia di Sant'Andrea, succedendo come parroco e mantenendo tale ufficio fino alla morte per un totale di quarantotto anni. Nel 1859 fu eletto Priore della sua comunità, servendo per ventiquattro anni come priore del convento di Viareggio. Successivamente, nel 1883, fu nominato Priore Provinciale per la Toscana e Definitore generale, servendo per sette anni come Superiore della Provincia Toscana dei Servi di Maria. Padre Pucci rimase umile con tutti e fratello dei suoi confratelli, non facendo mai pesare la sua autorità pur richiamando gli altri alla scrupolosa osservanza delle regole, dei voti e allo spirito di rinuncia. Il suo periodo di provincialato fu definito il regno della dolcezza, e durante le visite regolari riprendeva con santo coraggio ciò che riteneva necessario correggere. Nessuno poteva dolersi delle sue riprese perché praticava esattamente quanto insegnava ed esigeva.
Fino all'ultimo giorno di vita fu nella parrocchia di Sant'Andrea un miracolo vivente di attività e risorse apostoliche. I viareggini lo chiamavano con affetto il Curatino o il Curatino Santo. Era piccolo di statura e di corporatura, non possedeva doti oratorie che fanno colpo sul popolo minuto, camminava con il capo un po' inclinato a terra, era scosso da brividi improvvisi e quasi convulsi, aveva una voce inarcatamente nasale e la sua Messa si snodava in una cantilena monotona. Dal volto di Padre Antonio traspariva tuttavia un grande candore, e i viareggini, al solo vederlo, esclamavano che pareva un angelo, dicendo stupiti che se non andava in Paradiso lui, non ci sarebbe andato nessuno. I parrocchiani si entusiasmarono subito di lui e al suo passaggio i massoni, i garibaldini e gli anticlericali si onoravano di fargli tanto di cappello. La popolazione di Viareggio a quei tempi era costituita in gran parte da pescatori, e molti ragazzi dovevano seguire il babbo sul mare per aiutarlo e imparare il mestiere. Il Curatino andava incontro ai ragazzi al ritorno delle barche sul far della sera per istruirli nelle verità della fede, e li radunava attorno a sé la domenica per prepararli meticolosamente alla prima Comunione.
Opere di carità e associazioni parrocchiali
Il Curatino prese pieno possesso della parrocchia nel 1847 e pose subito la parrocchia sotto la protezione della Madonna Addolorata, facendo della Compagnia di Maria Santissima Addolorata il suo centro d'azione e suscitando una grande ondata di fede e di devozione. Non si varava alcuna imbarcazione senza una solenne funzione alla Vergine Santissima e la benedizione di Padre Pucci. Anticipando le forme organizzative dell'Azione Cattolica, istituì associazioni per ogni categoria di parrocchiani. Si avvalse della Congregazione della Dottrina Cristiana da lui fondata nel 1849 per la preparazione alla prima Comunione dei bambini, che era considerata dal pastore solo una tappa nel cammino della vita. Per i giovani istituì la Congregazione di San Luigi e la Compagnia di San Luigi per avere cooperatori e mantenere viva la gioventù. Per gli uomini perfezionò la già esistente Alma Compagnia di Maria Santissima Addolorata. Per le donne istituì la Congregazione delle Madri Cristiane e fondò la Pia Unione dei Figli di San Giuseppe con proprio Oratorio per mantenere salda la fede nelle famiglie e nella società. Raccomandava gli ammalati della parrocchia al patrocinio di San Giuseppe.
Affidò le fanciulle del catechismo, le ragazze da marito e le iscritte al Terz'Ordine dell'Addolorata a Caterina Lenci, morta nel 1895, la quale era stata precedentemente respinta a causa della salute dal convento delle Mantellate di San Niccolò di Lucca. Con l'aiuto di Caterina Lenci, Padre Pucci diede inizio all'Istituto delle Mantellate di Viareggio. Nel 1853 fondò le Suore Mantellate Serve di Maria per l'educazione delle fanciulle, e nello stesso anno le Mantellate ricevettero la cura di un piccolo ospedale per gli ammalati poveri. Nel 1869 le Mantellate ricevettero la direzione del grande Ospizio Marino costruito per i bambini affetti da scrofola, istituendo il primo ospizio marino per i bambini malati poveri. Successivamente, nel 1910, le Mantellate di Viareggio si unirono con quelle di Pistoia, e il santo introdusse altre organizzazioni esistenti tutte dedite alle opere di carità.
Padre Pucci conquistava il cuore dei parrocchiani con l'esercizio eroico della carità. Si recava al capezzale degli ammalati dopo aver pregato a lungo davanti a Gesù Sacramentato, senza aspettare che fossero gravi, ed entrava nelle famiglie di tutti ma preferiva le stamberghe dei poveri. Portava ai poveri pane, carne, brodo, latte, lenzuola, coperte e materassi. Come religioso non possedeva nulla, e diede una volta il suo mantello a un povero vecchio e a un altro i suoi calzoni. Molti testimoni deposero che in quarantacinque anni passarono per le mani di Padre Antonio ingenti somme di denaro. Voleva che nella sua parrocchia sorgesse la Conferenza di San Vincenzo de' Paoli, che seguiva le norme stabilite dal fondatore Federico Ozanam, del quale condivideva perfettamente le idee. Precedette i congregati nell'elemosina andando di porta in porta a chiedere denari, viveri, biancheria e scarpe per gli indigenti. I confratelli gli dicevano che si strapazzava troppo e che sarebbe morto presto vedendolo arrivare ansante e pallido, e il santo rispondeva che non è necessario aver vita lunga ma approfittare dell'ora che Dio dà per fare il proprio dovere. Durante l'epidemia di colera del 1854-1856 non si concesse un attimo di riposo, passando infaticabilmente da una casa all'altra. Di notte dormiva vestito sopra una branda fatta mettere in archivio per essere pronto ad ogni chiamata, e soccorreva i colpiti dal morbo che cadevano per terra sulle piazze e per le strade mentre gli altri fuggivano inorriditi, caricandosi i malati di colera sulle spalle, vivi o morti che fossero, per portarli al coperto per le cure.
La vita interiore e il transito al cielo
L'esercizio della presenza di Dio era per lui quasi un'idea fissa, ed egli esclamava che la presenza del Dio onnipotente doveva servire da sprone per operare rettamente e mantenere il dovere. Un fratello converso che visse molti anni con lui affermò di averlo trovato sempre in preghiera ogni volta che entrava nella sua cella. Rosa Lunardini, entrando nell'Archivio parrocchiale, lo trovò davanti a un crocifisso completamente fuori dai sensi, e i parrocchiani lo sorpresero in rapimento davanti a Gesù Sacramentato nelle ore in cui di solito il tabernacolo viene lasciato solo. Fu visto assorto in preghiera davanti all'altare della Deposizione per tutta la notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, e fu ammirato durante le processioni del Corpus Domini mentre fissava con gli occhi velati di lacrime l'Ostia Santa portata tra le mani. La tradizione riferisce prodigi straordinari, come l'essere contemplato con stupore mentre si sollevava un palmo da terra durante la consacrazione nella Messa, o l'essere visto camminare senza posare i piedi sul suolo mentre si recava a fare visita agli infermi.
Il suo confessionale a Viareggio era inverosimilmente affollato, specialmente in certe solennità, e la gente lo preferiva agli altri confessori nonostante fosse di manica stretta a causa del suo orrore per il peccato, arrivando a strappare innumerevoli anime all'inferno. Satana lo odiava a morte e invogliava qualche libertino a percuoterlo mentre di notte si recava a confortare i moribondi. A chi gli consigliava di sporgere querela rispondeva che non faceva nomi e che ben altre percosse aveva ricevuto Gesù pur non meritandole, mentre lui, povero peccatore, meritava quello e peggio. Aveva amore per i nemici, conforto per gli afflitti e pane per gli affamati, offrendo sempre un dono di pace alle anime dilaniate dalla discordia o in preda alla disperazione. Quando sapeva di una famiglia in discordia si recava sul posto, ascoltava in silenzio le parti e pronunciava la parola giusta che arrivava al cuore.
All'inizio del 1892 contrasse una polmonite fulminante dopo aver soccorso un ammalato in una notte fredda e tempestosa, mentre cantava la messa solenne dell'Epifania. Nel delirio della malattia farneticò di infermi da assistere, poveri da soccorrere, peccatori da confessare e fedeli da comunicare. Morì il 12 gennaio 1892. Fu sepolto inizialmente nel cimitero comunale, e successivamente il suo corpo fu traslato il 18 aprile 1920 nella chiesa di Sant'Andrea a Viareggio, dove tuttora riposa. Pio XII lo proclamò beato il 12 giugno 1952, e Papa Giovanni XXIII lo proclamò santo il 9 dicembre 1962. L'autore del testo di riferimento biografico è Guido Pettinati, e nel martirologio viene definito come sacerdote dell'Ordine dei Servi di Maria, parroco per circa cinquant'anni, dedito ad attività formative, catechetiche e opere di carità per i bisognosi.
Il cammino di fede
Il percorso spirituale di Antonio Maria Pucci ebbe inizio nel 1837, quando il giovane fece il suo ingresso nell'Ordine dei Servi di Maria, abbracciando una vita votata alla contemplazione e al servizio. Dopo anni di preparazione e studio, ricevette l'ordinazione sacerdotale a Firenze nel 1843, evento che segnò l'inizio del suo ministero pastorale. La chiamata definitiva giunse nel 1847, con la nomina a parroco della chiesa di Sant'Andrea a Viareggio, luogo che divenne il cuore pulsante della sua missione terrena fino alla morte, avvenuta nel 1892.
Il suo operato non fu limitato alla sola liturgia, ma si estese con vigore alla costruzione di una comunità cristiana solidale. Nel 1853, mosso dallo Spirito, fondò l'Istituto delle Mantellate di Viareggio, un'opera destinata a lasciare un segno profondo nell'assistenza e nella formazione spirituale. La sua santità si manifestò con particolare intensità durante l'epidemia di colera che colpì la popolazione tra il 1854 e il 1856. In quegli anni di angoscia e desolazione, il sacerdote non fece mancare il suo conforto spirituale e materiale ai malati, restando al loro fianco con eroica abnegazione. La sua vita, trascorsa tra Poggiole di Vernio, Firenze, Monte Senario e Viareggio, ha rappresentato un costante innalzamento verso il Signore, vissuto nella semplicità di un cuore che ha saputo trovare Dio nel volto dei sofferenti.
La memoria liturgica
Il culto di Sant'Antonio Maria Pucci è sancito dalla Chiesa con la celebrazione liturgica fissata al 12 gennaio, data in cui i fedeli sono invitati a fare memoria della sua luminosa testimonianza. La solenne canonizzazione, presieduta da Papa Giovanni XXIII nel 1962, ha confermato ufficialmente la santità di questo umile sacerdote, elevandolo a modello universale per il popolo di Dio. La sua figura è particolarmente cara alla città di Viareggio, di cui egli è patrono, e dove il suo ricordo è ancora vivo nel cuore di quanti ne venerano le virtù.
La devozione verso il santo non è solo un atto di ricordo storico, ma un invito a rinnovare il proprio impegno nella carità quotidiana. Ogni anno, la ricorrenza del 12 gennaio rappresenta un momento di grazia per la comunità ecclesiale, che si raccoglie in preghiera per invocare la sua intercessione. In lui, il sacerdote servita, si ammira la forza della fede che vince la paura e la dedizione che trasforma il dolore in speranza. La sua vita, spesa interamente per il bene delle anime, continua a essere un faro di luce nel cammino di quanti cercano di vivere il Vangelo con coerenza e umiltà.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Antonio Maria Pucci?
La memoria liturgica di Sant'Antonio Maria Pucci si celebra il 12 gennaio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1892.
Di cosa è patrono Sant'Antonio Maria Pucci?
I fatti forniti non menzionano specifici patronati ufficiali, sebbene egli sia ricordato come il parroco di Viareggio, apostolo dei poveri e protettore dei sofferenti.
A Viareggio in Toscana, sant’Antonio Maria Pucci, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria: parroco per circa cinquant’anni, si dedicò in modo particolare alle attività formative e catechetiche e alle opere di carità per i bisognosi. — Martirologio Romano