22 ottobre
Sant' Apollo di Bawit
Abate
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e le fonti storiche
Il Sinassario Alessandrino riporta la nascita quasi miracolosa di Apollo come un topos agiografico tradizionale. I suoi genitori si chiamavano Amãni e Aysi ed erano originari di Ahmim. Essi vissero in grande santità senza avere figli fino alla vecchiaia, finché la Provvidenza concesse loro la nascita di Apollo. Fin da giovane, Apollo si dedicato allo studio delle scienze ecclesiastiche. La ricostruzione della sua esistenza si avvale di molteplici testimonianze testuali studiate nel corso dei secoli dagli studiosi. I Bollandisti hanno inserito la vita di Apollo, abate nella Tebaide, alla data del venticinque gennaio basandosi su alcuni menei bizantini e sull'autorità di Massimo Margounios, vescovo di Citera nel sedicesimo secolo. Questa vita di Apollo del venticinque gennaio è la riproduzione del capitolo cinquantaduesimo della Historia Lausiaca pubblicata da Rosweyde nel libro ottavo delle Vitae Patrum. C. Butler ha dimostrato che questa vita di Apollo era un'interpolazione, in una recensione differente, del capitolo settimo della Historia Monachorum dell'arcidiacono Timoteo di Alessandria risalente verso il quattrocento. La traduzione latina di Rufino della Historia Monachorum è stata pubblicata da Rosweyde come libro secondo delle Vitae Patrum. I Bollandisti hanno introdotto la vita dei santi Abib e Apollo, monaci in Egitto, alla data del ventidue ottobre senza sollecitare dubbi sulla possibile identità con l'omonimo del venticinque gennaio. L'Encomium pubblicato per il ventidue ottobre è la notizia del venticinque bãbah del sinassario alessandrino di Michele, vescovo di Atrib e Malig. La traduzione latina del testo sul ventidue ottobre è stata fatta sul manoscritto Vaticano Arabo sessantadue. Il cardinale Angelo Mai aveva riprodotto un'analisi dettagliata del manoscritto Vaticano Arabo sessantadue. Il manoscritto Vaticano Arabo sessantadue è uno dei testi usati da R. Basset per l'edizione critica del Sinassario Alessandrino. Il Sinassario accenna inoltre a una lettera scritta ad Apollo da Macario, unico indizio disponibile per stabilire vagamente l'epoca in cui visse il santo.
La vocazione e la vita eremitica
Preso dal profondo desiderio della vita monastica, Apollo si recò in un monastero non specificato insieme al suo amico Abib. Apollo e Abib praticarono la vita monastica rivaleggiando in austerità. Secondo quanto descritto da Timoteo di Alessandria, che compì una visita al santo insieme ai suoi compagni, Apollo si ritirò dalla vita del mondo all'età di quindici anni. Timoteo accenna anche a un fratello molto amato di Apollo, morto prima di lui e anch'esso solitario, identificabile forse con Abib, il quale morì molto presto. Il racconto di Timoteo non menziona il doppio stadio di vita monastica e vita eremitica riportato invece da altre tradizioni. Dopo la morte di Abib, infatti, la tradizione narra che Apollo lasciò il monastero per ritirarsi sulla montagna di Ablug e condurre vita eremitica. La montagna di Ablug non possiede tuttavia una localizzazione identificata con certezza. Il santo viveva nella Tebaide, nella regione di Hermopolis, corrispondente all'odierna Asmunayn. Tale regione è particolarmente vicina al santuario di Dayr Al-Muharrag, profondamente legato al passaggio della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto. Timoteo descrive accuratamente ciò che vede durante il suo viaggio e inserisce particolari preziosi sulla vita passata del santo. Dopo quaranta anni trascorsi in solitudine, su chiamata di un angelo, Apollo si avvicinò ai luoghi abitati continuando a vivere in una caverna isolata. Questo trasferimento vicino ai luoghi abitati avvenne sotto il regno di Giuliano l'Apostata, precisamente tra il 361 e il 363.
Il grande monastero e la guida spirituale
La santità di Apollo divenne famosa rapidamente, attirando numerosi discepoli. La reputazione di santità di Apollo attrasse così tanti seguaci che questi costruirono un immenso monastero. I discepoli si raccolsero intorno ad Apollo seguendo i suoi insegnamenti e meravigliandosi dei suoi miracoli. Al momento della visita dell'arcidiacono Timoteo, il monastero ospitava cinquecento monaci. I monaci dividevano il tempo tra meditazione solitaria e preghiera in comune. La comunità praticava i mestieri necessari alla vita della grande comunità e osservava il digiuno il mercoledì e il venerdì. I monaci partecipavano quotidianamente alle funzioni liturgiche con la comunione. Il fine ricercato dai monaci, indicato con insistenza da Apollo, era la vita di unione con Dio attraverso penitenze esteriori e ascesi. Apollo vegliava affinché i monaci praticassero una vita ascetica armoniosamente equilibrata. Oltre alla cura spirituale dei suoi fratelli, Apollo era animato da un ardente spirito missionario per convertire il popolo pagano dei villaggi vicini. Egli svolgeva inoltre un prezioso ruolo di pacificatore tra i suoi figli spirituali e di conciliatore tra i contadini dei dintorni in caso di querele o gelosie. La tradizione riferisce che Apollo morì in età molto avanzata, circondato dalla venerazione dei suoi discepoli.
Le testimonianze archeologiche di Bawit
La memoria materiale del grande abate è legata indissolubilmente al sito archeologico di Bawit. Si menzionano due campagne di scavi al monastero di Bawit organizzate dall'Istituto Francese di Archeologia Orientale del Cairo, la prima delle quali fu organizzata nel 1901-1902 e diretta da J. Nel 1913 Clédat diresse una seconda campagna di scavi sotto la guida di J. Maspéro. Gli scavi condussero a conclusioni di grande interesse per la storia del monachesimo in Egitto fino all'occupazione araba. Durante questi scavi fu scoperta una serie di tells emergenti sulla riva occidentale del Nilo. I tells si trovavano tra le antiche città di Aphroditopolis e di Hermopolis Magna, a ovest di Dayrut al-Sirif e vicino al villaggio moderno di Bāwit. Negli scavi vennero alla luce le rovine imponenti di un immenso monastero fortificato, forse identificabile come un doppio monastero. La pianta del monastero fortificato ha potuto essere ricostituita con precisione dagli studiosi. Il materiale epigrafico e iconografico raccolto ha permesso di identificare con certezza il monastero come quello fondato da Apollo. Del resto, il monastero di Apollo era già stato localizzato dall'autore della Historia Monachorum proprio nella regione di Hermopolis.
Il cammino ascetico
Il percorso spirituale di Sant' Apollo ebbe inizio nell'età dell'adolescenza, quando, a soli quindici anni, sentì il richiamo profondo a distaccarsi dalle consuetudini del mondo per abbracciare la via del deserto. Scelse di ritirarsi sulla montagna di Ablug, vivendo per lungo tempo in una condizione di eremitaggio radicale. In quel silenzio, lontano dalle distrazioni e dalle ambizioni degli uomini, egli temprò il proprio spirito nella preghiera e nel digiuno, cercando unicamente il volto di Dio. Tale ascesi non fu però un ripiegamento su se stesso, ma una preparazione necessaria al compito che la Provvidenza gli avrebbe in seguito affidato.
Con il passare degli anni, la sua fama di santità attirò verso di lui numerosi discepoli, trasformando il suo isolamento in una comunità fiorente. Presso Hermopolis, Sant' Apollo fondò un monastero che giunse ad accogliere cinquecento monaci, divenendo un punto di riferimento fondamentale per la vita religiosa della Tebaide. Egli esercitò il suo ufficio di abate con umiltà e discernimento, guidando i suoi fratelli nel solco della tradizione cenobitica. Nonostante le responsabilità legate alla direzione del cenobio, il suo cuore rimase sempre rivolto alle necessità del territorio circostante. Egli si distinse infatti come un prezioso pacificatore, capace di ricomporre le tensioni che talvolta sorgevano tra i monaci e i contadini locali, promuovendo sempre il dialogo e la mutua comprensione. La sua missione non si limitò ai confini del monastero, poiché egli dedicò energie costanti all'evangelizzazione delle popolazioni pagane che abitavano le zone vicine, facendosi testimone di Cristo con la parola e con l'esempio di una vita ineccepibile. Il suo passaggio terreno si concluse nella terra di Tebaide, lasciando dietro di sé una traccia indelebile di pace e di dedizione al Vangelo.
Il culto e la memoria
La venerazione per Sant' Apollo di Bawit si è conservata con particolare fervore nel tempo all'interno della tradizione alessandrina. Il suo nome, iscritto nei sinassari, richiama i fedeli a riflettere sulla bellezza di una vocazione vissuta nell'integrale donazione al Signore. La Chiesa lo ricorda due volte nel corso dell'anno liturgico, il venticinque gennaio e il ventidue ottobre, date che segnano il legame persistente tra la comunità dei credenti e la testimonianza di questo antico abate.
Sebbene il trascorrere dei secoli abbia velato molti dettagli storici sulla sua esistenza, la figura di Sant' Apollo permane come un modello di equilibrio spirituale. Egli insegna come la solitudine del deserto e l'impegno attivo verso il prossimo non siano vie opposte, ma dimensioni complementari dell'unica carità cristiana. Il suo culto, privo di clamori, invita ancora oggi gli uomini e le donne di ogni tempo a cercare, nel quotidiano, quella pace che egli seppe testimoniare con tanta dedizione tra le genti della Tebaide.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant'Apollo di Bawit?
Sant'Apollo di Bawit viene celebrato liturgicamente il ventidue ottobre e anche il venticinque gennaio.