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2 maggio

Sant' Atanasio

Vescovo e dottore della Chiesa

Sant' Atanasio

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la formazione

Sant'Atanasio nacque ad Alessandria d'Egitto intorno al 295 da genitori cristiani che gli garantirono un'educazione classica. Fin da giovane si consacrò al servizio della Chiesa e fu discepolo di sant'Antonio abate durante la sua giovinezza. La profonda sapienza teologica di sant'Atanasio derivò dall'incontro con i suoi maestri cristiani, testimoni del martirio durante le persecuzioni di Diocleziano, e soprattutto dall'incontro con lo stesso sant'Antonio abate. In giovinezza Atanasio redasse la celebre opera intitolata Vita di Antonio, nella quale riporta gli insegnamenti del suo maestro sui demoni. Sant'Antonio insegnava che i demoni sono astuti, ricorrono a inganni, assumono sembianze altrui, simulano il canto dei salmi e citano le Scritture. Nello stesso testo, il maestro ammoniva che i demoni a volte si mostrano con sembianze di monaci e parlano come uomini di fede per ingannare e trascinare via le vittime. Atanasio era pienamente consapevole dell'insidia diabolica celata dietro una certa erudizione ingannevole, simile a quella con cui Ario raccoglieva un vasto consenso grazie alla sua notevole preparazione biblica e teologica, assimilabile ai teologi contemporanei di grande visibilità mediatica.

Il Concilio di Nicea e l'elezione episcopale

Nel 325 Atanasio partecipò al Concilio di Nicea, convocato dall'imperatore Costantino, in qualità di diacono e segretario del suo vescovo Alessandro. Nel Concilio di Nicea venne solennemente proclamata la fede nella divinità di Cristo in quanto consustanziale al Padre. Venne inoltre stabilita la formula homoousius, che significa della stessa sostanza, per definire l'uguaglianza del Figlio con il Padre, un termine che costituì il punto centrale della successiva controversia. Il vescovo Alessandro morì il 17 aprile 328 e, dopo la sua morte, il popolo di Alessandria d'Egitto richiese a gran voce Atanasio come nuovo vescovo. Gli alessandrini descrivevano Atanasio come un uomo probo, virtuoso, buon cristiano, asceta e vero vescovo. La chiesa di Alessandria era tuttavia divisa dallo scisma ariano e dallo scisma di Melezio di Licopoli. Durante la persecuzione di Diocleziano, avvenuta tra il 305 e il 306, Melezio di Licopoli aveva approfittato dell'assenza del vescovo Pietro di Alessandria per ordinare e scomunicare abusivamente. Sebbene Melezio fosse stato deposto da un sinodo, una gran parte del clero lo aveva seguito nello scisma, facendo sì che il ministero del giovane Atanasio iniziasse in un contesto ecclesiale fortemente frammentato.

Le prime accuse e il primo esilio

I vescovi ariani di corte, guidati da Eusebio di Cesarea, tramarono contro Atanasio per costringerlo a riammettere in comunione i vescovi amici di Ario. Atanasio si oppose con fermezza alle pressioni dei vescovi ariani. I meleziani accusarono Atanasio davanti all'imperatore Costantino di aver imposto un tributo di pezze di lino agli egiziani e di aver fatto rompere il calice di un loro vescovo. Atanasio fu convocato al tribunale dell'imperatore a Nicomedia e dimostrò facilmente la propria innocenza. Successivamente fu ulteriormente accusato di aver fatto assassinare Arsente, vescovo meleziano di Ipsele, ma Atanasio umiliò i suoi accusatori facendo comparire Arsente vivo davanti al tribunale, venendo così prosciolto e riabilitato. Gli ariani non desistettero e persuasero Ario a sottoscrivere una formula di fede equivoca. L'imperatore Costantino si accontentò di tale formula e ordinò a tutti i vescovi di riaccoglierlo nella comunione ecclesiale. Atanasio si rifiutò nuovamente di cedere e venne deposto nel 335 durante il sinodo convocato a Tiro, in Palestina, il quale lo definì arrogante, superbo e uomo che vuole la discordia. A seguito della deposizione, venne esiliato a Treviri, nella regione delle Gallie, dove rimase fino al 337, anno della morte dell'imperatore.

I concili, i viaggi e il ritorno

Gli eusebiani, non potendo contare sul sostegno del potere civile, sottomisero la questione di Atanasio al giudizio di papa Giulio I, il quale decedette nel 352 ed era solito difendere il vescovo alessandrino. Entrambe le parti furono convocate a un concilio plenario, ma gli ariani, forti del sostegno dell'imperatore d'Oriente Costanzo II, non si presentarono alla convocazione e collocarono Gregorio di Cappadocia sulla cattedra episcopale di Alessandria. Il secondo periodo di esilio patito da Atanasio si protrasse per un arco di sei anni. L'innocenza di Atanasio fu ufficialmente riconosciuta nei concili svoltisi a Roma nel 341 e a Sardica nel 343. Durante il suo soggiorno a Roma, Atanasio intraprese diversi viaggi e fece conoscere e introdurre presso la Chiesa latina la forma di vita monastica praticata in Egitto. In occasione della Pasqua del 345, si recò ad Aquileia per incontrare Costante, imperatore d'Occidente. L'imperatore Costante ottenne dal fratello Costanzo il permesso di far rientrare Atanasio nella sua sede episcopale, un rientro condizionato dalla morte del vescovo intruso avvenuta nel 345. Dopo il rientro seguì per il santo un decennio di relativa stabilità e pace.

Il decennio di pace e la tempesta del semiarianesimo

Atanasio sfruttò il decennio di pace sia per redigere scritti dogmatici e di propria apologia, sia per attuare una politica di attenta vigilanza e moderata conciliazione. Questa linea politica provocò conseguenze fortemente negative per la fazione ariana. A distanza di due o tre anni, Atanasio si trovava in comunione ecclesiale con oltre quattrocento vescovi ed era sostenuto dalla maggioranza dei fedeli. Nel medesimo periodo consacrò San Frumenzio come vescovo dell'Etiopia, considerato il fondatore della Chiesa cristiana in quella nazione. Nel 350 morì il suo protettore, l'imperatore Costante, e nel 352 morì papa Giulio I. A seguito di queste morti, gli avversari di Atanasio manovrarono per alienargli il favore dell'episcopato d'Occidente nei concili di Arles nel 354 e di Milano nel 355. Al concilio di Arles i vescovi furono costretti a sottoscrivere la condanna di sant'Atanasio, e quanti si opponevano venivano inviati in esilio, sorte toccata a Paolino di Treviri e al papa legittimo Liberio. Papa Liberio morì nel 366 e fu sostituito dall'antipapa Felice. Durante questo periodo avvenne l'episodio noto come la caduta di un Papa: papa Liberio accettò un'ambigua definizione semiariana per ottenere il potere e tornare a Roma come pontefice legittimo, sebbene fino a quel momento si fosse distinto per una convinta adesione alla definizione dell'homoousius di Nicea. L'epoca vissuta da sant'Atanasio, collocabile intorno al 360, fu caratterizzata da una grave crisi dell'ortodossia e della dottrina autentica, in cui la verità cattolica corse il rischio di scomparire e san Girolamo descrisse quei tempi con la celebre frase: E il mondo, sgomento, si ritrovò ariano. Sant'Atanasio non si piegò di fronte a tale crisi e rimase quasi solo a difendere la purezza della dottrina, poiché per quasi mezzo secolo la sopravvivenza della fede autentica in Gesù Cristo coincise con la disputa a favore o contro Atanasio.

La lotta contro l'inganno ariano

I quarantasei anni del suo episcopato furono segnati da una dura lotta contro l'eresia ariana e i suoi sostenitori, i quali rifiutavano la definizione del Concilio di Nicea e l'uso del termine homoousius. Gli eventi vissuti da sant'Atanasio e il comportamento degli ariani dell'epoca mostrano una grande attualità. Sant'Ilario di Poitiers, vissuto tra il 315 e il 367, riferì che gli ariani evitarono costantemente lo scontro dogmatico sulla natura di Gesù, sapendo che le loro tesi non trovavano fondamento nella Tradizione né nel Magistero definito. Gli ariani ricorsero alla calunnia anziché rispondere con argomentazioni nel merito delle discussioni, trasformando la disputa dottrinale in un conflitto incentrato su questioni personali. Atanasio fu accusato dai suoi avversari di imbroglio, violenza carnale contro una donna, omicidio e attentato all'unità della Chiesa, tecniche diffamatorie paragonate dall'autore del testo alla costante e monotona fantasia del demonio. Gli ariani cercarono di occupare il maggior numero possibile di sedi episcopali e promossero la corrente successiva nota come semiarianesimo, che rappresenta la tendenza delle eresie condannate a riemergere attraverso un compromesso tra verità ed errore. Gli ariani sostennero la necessità di sostituire il termine niceno homoousion con il termine homoiousion. Il termine homoousion significa della stessa sostanza, mentre il termine homoiousion significa simile in essenza. La differenza terminologica, sebbene di una sola lettera, mutava radicalmente il significato dottrinale. Molti vescovi accettarono il compromesso terminologico del termine homoiousion, cedendo sulla dottrina, ma Atanasio rifiutò il compromesso e resistette con fermezza, subendo l'esilio per almeno cinque volte senza mai cedere. Atanasio parlava con schiettezza e usò un linguaggio polemico per difendere le anime e mostrare la pericolosità dei semiariani, che apparivano innocui agli occhi di molte persone. Atanasio criticò severamente coloro che cercavano un compromesso dottrinale, accusando i sostenitori del compromesso di voler conciliare l'essere figli della luce con l'essere figli del mondo, preferendo il progresso umano alla Grazia e predicando l'uomo anziché Dio. Atanasio affermò che chi cercava la via di mezzo tra la luce e il mondo seguiva Pilato anziché Cristo e commetteva una grande corruzione, esortando i fautori del compromesso ad abbandonare il Maestro e a schierarsi apertamente con il mondo. L'imperatore Costanzo odiava sant'Atanasio e il potere politico si accanì contro di lui. Un concilio fu convocato ad Arles, dove i vescovi furono costretti a sottoscrivere la condanna del santo. I concili non ecumenici di Rimini e di Seleucia, svoltisi nel 359, segnarono il trionfo dell'eresia, e l'ingiusto trattamento verso sant'Atanasio e il rinnegamento della vera Fede preannunciavano un imminente castigo. Ai tempi di sant'Atanasio la Fede fu difesa esclusivamente da lui, da una piccola comunità e dai vescovi dell'Egitto e della Libia, i quali insieme ad Atanasio mantennero viva la luce della fede.

Il rifugio nel deserto e gli ultimi anni

Preso dall'amarezza a causa delle manovre avverse, il vescovo cercò rifugio nel deserto. I monaci del deserto lo nascosero e lo protessero dalle ricerche delle autorità per otto anni, durante i quali Atanasio continuò a guidare la sua comunità diocesana. Dal suo isolamento scrisse i Discorsi contro gli Ariani e le quattro Lettere a Serapione, opere che ne consacrarono la fama di dottore della Santissima Trinità. Nel 362 gli fu possibile ritornare alla sua sede episcopale, favorito dalla morte dell'imperatore Costanzo avvenuta nel 360, dall'uccisione del vescovo intruso Giorgio di Cappadocia e dalla salita al trono dell'imperatore Giuliano, noto come l'apostata e vissuto tra il 330 e il 363. Giuliano l'Apostata giunse a ripudiare il proprio Battesimo per tentare di restaurare il paganesimo. Come primo atto del suo regno, Giuliano richiamò i vescovi che erano stati esiliati dal suo predecessore. Tornato in sede, Atanasio si adoperò per ripristinare la dottrina nicena e contrastare l'arianesimo ufficiale affermatosi nei concili di Seleucia e Rimini. Convocò un concilio che adottò criteri di clemenza verso chi era caduto nell'eresia per pura ignoranza e, sul piano dottrinale, si dimostrò aperto e tollerante riguardo a quelle che potevano apparire divergenze secondarie o di pura terminologia. L'impegno di Atanasio nel rafforzare l'unità cattolica sgradì all'imperatore Giuliano, il cui unico scopo era la restaurazione del paganesimo. Nel 363 fu costretto ad abbandonare la sua sede per la quarta volta, ma questo esilio durò solo pochi mesi poiché l'imperatore morì durante la campagna militare contro i Persiani. A Giuliano successe il cristiano Gioviano, il quale richiamò Atanasio dall'esilio. Nel 365 dovette nascondersi nuovamente nella periferia cittadina, subendo il sesto allontanamento a causa delle persecuzioni dell'imperatore d'Oriente Valente, favorevole agli ariani. Venne richiamato dopo appena quattro mesi a causa del rischio di rivolte da parte della popolazione egiziana. Il nuovo imperatore Valente e il nuovo papa Damaso compresero finalmente la ragione di sant'Atanasio e lo riabilitarono. Da quel momento non abbandonò più la propria sede fino al giorno della sua morte. Morì il 2 maggio 373, dopo quarantacinque anni di episcopato caratterizzati da una guida ferma e talvolta rigorosa contro gli avversari. Gli fu attribuito l'appellativo di Grande per l'inviolabile fermezza di carattere dimostrata contro le dottrine ariane e contro il potere imperiale ad esse spesso sottomesso. Venne definito padre dell'ortodossia, figura nella quale si riconosceva la lotta dell'intera Chiesa. Per tutta la vita sostenne con instancabile energia i difensori della dottrina ortodossa: impedì che i vescovi dell'africani latini rimpiazzassero il Simbolo niceno con quello formulato a Rimini, sollecitò l'intervento di papa Damaso contro Ausenzio, vescovo ariano che occupava la sede di Milano, e incoraggiò san Basilio nei suoi sforzi volti a ritrovare la concordia religiosa nell'Egitto e nell'Oriente. Non si dispone ancora di una edizione critica completa dell'opera letteraria di Atanasio, i cui scritti mostrano chiarezza e acume di pensiero, sebbene la struttura risulti poco ordinata, appesantita da prolissità e continue ripetizioni. Il Martirologio lo ricorda come vescovo e dottore della Chiesa di eccezionale santità e dottrina, che ha combattuto per la retta fede ad Alessandria d'Egitto dall'epoca di Costantino fino a quella dell'imperatore Valente, ha subito numerose cospirazioni da parte degli ariani ed è stato inviato in esilio più volte, ed è infine rientrato alla guida della sua Chiesa ed è deceduto nella pace di Cristo dopo aver sofferto con eroica pazienza nel quarantaseiesimo anno del suo sacerdozio.

Domande frequenti

Quando si festeggia sant'Atanasio?

Sant'Atanasio si festeggia il 2 maggio, giorno della sua memoria liturgica.

Memoria di sant’Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa, di insigne santità e dottrina, che ad Alessandria d’Egitto dai tempi di Costantino fino a quelli dell’imperatore Valente combattè strenuamente per la retta fede e, subite molte congiure da parte degli ariani, fu più volte mandato in esilio; tornato infine alla Chiesa a lui affidata, dopo aver lottato e sofferto molto con eroica pazienza, nel quarantaseiesimo anno del suo sacerdozio riposò nella pace di Cristo. — Martirologio Romano