Sant'Atanasio, nato ad Alessandria nel 295 e deceduto nella medesima città il 2 maggio del 373, fu vescovo e dottore della Chiesa, ricordato come il più intrepido difensore della fede nicena e padre dell'ortodossia. Durante il quarto secolo, in un'epoca di grave crisi in cui la verità cattolica corse il rischio di scomparire e il mondo si ritrovò smarrito nell'arianesimo, egli seppe rimanere saldo nella difesa della divinità di Cristo.
La sua esistenza fu segnata da persecuzioni, calunnie e ben cinque o sei esili, affrontati con eroica pazienza e inflessibile fermezza contro le eresie e le ingerenze del potere politico. Lasciò un'impronta indelebile nella storia cristiana, guidando la sua comunità diocesana per quarantasei anni e tramandando una testimonianza di fede integra e profonda.
Nel corso del quindicesimo secolo, la Chiesa ha trovato in Sant'Antonino Pierozzi una guida luminosa e un pastore di profonda dottrina. Nato a Firenze nel 1389 e morto nella medesima città il 2 maggio 1459, egli ha speso la propria esistenza al servizio di Dio e dei fratelli, unendo il rigore della regola domenicana a una straordinaria dedizione verso i poveri e i bisognosi. La sua opera si è espressa nel governo di importanti comunità religiose e successivamente nel ministero episcopale come Arcivescovo di Firenze, guidando il gregge affidatogli con mitezza, fermezza e instancabile zelo per la giustizia.
La sua memoria rimane viva per la straordinaria saggezza che gli valse il titolo di Antonino dei Consigli e per l'eredità di carità che ha lasciato alla sua città. Canonizzato da Papa Adriano VI il 31 maggio 1523, egli è ricordato non soltanto come un insigne riformatore dell'Ordine Domenicano, ma anche come un modello luminoso di virtù pastorali e di integrità morale, capace di combattere senza compromessi ogni forma di vizio e di ingiustizia sociale.
La memoria della Chiesa custodisce nel giorno del secondo giorno di maggio la testimonianza dei Santi Vendemiale, Fiorenzo, Eugenio e Longino, vescovi e martiri del quinto secolo. Le notizie relative a questi martiri ci sono giunte grazie all'opera di Tiziano, che fu vescovo di Treviso intorno all'anno 743. Provenienti da terre diverse del nord Africa, questi pastori affrontarono l'esilio, le persecuzioni del re vandalo Unnerico e le pressioni degli eretici ariani, offrendo la vita per la fede cattolica.
La loro opera pastorale si estese fino alla Corsica, terra segnata dalle invasioni e dalla violenza, dove essi seppero seminare il Vangelo e custodire la retta dottrina. I resti mortali di Vendemiale e Fiorenzo furono successivamente traslati a Treviso dal vescovo Tiziano, trovando oggi custodia nella cattedrale della città. La tradizione liturgica li ricorda come colonne salde della Chiesa antica, capaci di testimoniare Cristo fino al martirio cruento.
Il Beato Nicola Hermansson, vissuto nel corso del quattordicesimo secolo, rappresenta una figura luminosa della Chiesa svedese, capace di coniugare un profondo rigore intellettuale con una spiritualità feconda. Nato a Skänninge nel 1325, egli dedicò la propria esistenza al servizio di Dio e del prossimo, distinguendosi per la sua vasta cultura teologica e giuridica maturata attraverso gli studi compiuti in Francia. Il suo impegno pastorale e la sua dedizione alla vita ecclesiale lo portarono a essere una guida autorevole per il popolo cristiano, lasciando un'impronta indelebile nella storia spirituale del suo tempo.
Egli è ricordato non soltanto per il suo ministero episcopale a Linköping, iniziato nell'anno 1375, ma anche per la sua sensibilità artistica e liturgica, che trovò espressione nella composizione dell'inno Rosa rorans bonitatem. La sua figura rimane unita al cammino di Santa Brigida, di cui fu precettore, e alla solenne inaugurazione del monastero di Vadstena. La sua vita, conclusasi a Linköping nel 1391, ha continuato a irradiare luce attraverso il processo di canonizzazione avviato nel 1414, culminato nella beatificazione avvenuta nell'anno 1499, che ancora oggi invita i fedeli a meditare sulla bellezza della sequela di Cristo.
Il Beato Guglielmo Tirry visse e testimoniò la fede durante il diciassettesimo secolo, un tempo di durissime prove per la Chiesa cattolica in Irlanda. Nato a Cork nel 1608 in una famiglia di commercianti di stretta osservanza cattolica e nipote di un vescovo omonimo, abbracciò la vita consacrata entrando nell'Ordine di Sant'Agostino. La sua formazione si svolse in illustri centri accademici e religiosi a Valladolid in Spagna, a Parigi e a Bruxelles, preparando il terreno per il suo fecondo ministero sacerdotale. Rientrato in patria prima dell'insurrezione dell'Ulster del 1641, servì la comunità come socio del provinciale agostiniano padre O'Driscoll e successivamente come priore del convento di Skreen. L'avvento al potere di Oliver Cromwell mutò drammaticamente la situazione, costringendolo a rifugiarsi a Fethard, dove visse esercitando l'insegnamento per alcuni parenti e continuando clandestinamente il proprio ministero pastorale. Vittima di una delusione e di un tradimento consumato per cinque sterline, fu arrestato la mattina del Sabato Santo del 1654 mentre indossava i paramenti liturgici, subendo poi il carcere a Clonmel e il martirio per impiccagione. Ricordato per la sua salda fedeltà al Papa e alla Chiesa di Roma, Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 27 settembre 1992 insieme ad altri sedici martiri irlandesi.
La sua figura rimane luminosa per la coerenza evangelica e il coraggio con cui affrontò il tribunale e la morte, rifiutando ogni compromesso sulla fede in cambio della libertà terrena. Durante il tragitto verso il patibolo sulla collina nei pressi di Fethard, con i polsi incatenati e la corda al collo, seppe edificare il popolo esortandolo alla perseveranza e perdonando pubblicamente i suoi persecutori. La memoria liturgica del beato si celebra il dodicesimo giorno di maggio, unendo la comunità cristiana nel ricordo del suo sacrificio supremo compiuto per amore di Cristo e della verità cattolica.
San Giuseppe Maria Rubio Peralta è vissuto nel ventesimo secolo, distinguendosi come sacerdote e gesuita dedito al servizio spirituale e materiale dei più bisognosi nella città di Madrid. La sua esistenza terrena, segnata da una profonda dedizione alla preghiera, all'ascolto delle confessioni e alla cura dei poveri, ha lasciato un segno indelebile nella Chiesa spagnola.
Ricordato dai fedeli con l'appellativo di apostolo di Madrid, il santo è celebre per il suo zelo pastorale e per la radicale adesione alla volontà divina. La sua memoria liturgica si celebra il giorno due maggio, data della sua nascita al cielo avvenuta nell'anno 1929 ad Aranjuez.
Santa Wiborada visse nel corso del X secolo e rappresenta una figura fondamentale della cristianità medievale, ricordata in modo particolare come vergine e martire nel territorio di San Gallo. I dati biografici sintetici indicano la sua nascita in Turgovia nel corso del IX secolo e la sua tragica morte a San Gallo avvenuta il 1° maggio 926. Ella apparteneva a una nobile famiglia alemanna della Turgovia, area corrispondente a un attuale cantone della Svizzera nord-orientale. La santa compone, insieme a san Gallo e sant'Otmaro, il gruppo dei tre principali santi della zona di San Gallo. La sua esistenza e il suo esempio spirituale sono giunti sino a noi grazie a una solida documentazione storica che comprende biografie antiche e menzioni negli annali della celebre abbazia svizzera.
Santa Wiborada è la prima donna ad essere stata canonizzata ufficialmente dalla Chiesa cattolica. La sua canonizzazione storicamente attestata si svolse nei primi giorni di gennaio del 1047, alla presenza dell'imperatore tedesco Enrico III e con la presidenza di papa Clemente II. Nell'iconografia tradizionale è raffigurata con l'abito delle monache benedettine, la cui Regola era seguita dai monaci di San Gallo. I suoi attributi iconografici includono un libro, simbolo della facoltà profetica, e l'alabarda con cui fu torturata e uccisa dai pagani. Il Martirologio Romano la ricorda con profonda venerazione, sottolineando come provvedesse ai bisogni del popolo e fosse stata uccisa dagli Ungheresi per la sua fede e il suo stato religioso.
La Beata Sandra Sabattini, vissuta nel corso del ventesimo secolo, rappresenta una luminosa figura di laica cristiana capace di coniugare la freschezza della giovinezza con una straordinaria profondità spirituale. Nata a Riccione il 19 agosto 1961 e deceduta a Bologna il 2 maggio 1984 prima di aver compiuto ventitré anni, Sandra ha speso la sua breve esistenza nell'ascolto della Parola di Dio e nel servizio incondizionato verso i poveri e le persone emarginate. Cresciuta in un ambiente di profonda fede religiosa e guidata spiritualmente dall'incontro con don Oreste Benzi e l'Associazione Papa Giovanni XXIII, ha vissuto il proprio cammino umano e di fidanzamento secondo i dettami del radicalismo evangelico, coltivando il desiderio di diventare medico missionario in Africa e testimoniando come la santità sia una chiamata accessibile a ogni battezzato.
La memoria di Sandra Sabattini continua a vivere attraverso il processo che ha condotto alla sua beatificazione e per il prodigioso evento riconosciuto per la sua intercessione. Dopo una tragica scomparsa causata da un investimento stradale, la sua testimonianza di coerenza evangelica ha ispirato l'apertura della causa diocesana e la successiva dichiarazione di venerabilità da parte di papa Francesco, culminata nel riconoscimento del miracolo avvenuto nel 2007 a favore di Stefano Vitali. Il culto della Beata Sandra Sabattini invita i fedeli adulti e le nuove generazioni a riscoprire la bellezza di una fede vissuta nella concretezza del quotidiano, nell'adorazione eucaristica e nella condivisione fraterna con chi si trova nel bisogno.
Il beato Pietro Gualcerano visse a cavallo tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, lasciando un segno profondo nella storia religiosa e spirituale del territorio marchigiano. Originario di Villafranca, nella diocesi spagnola di Barcellona, giunse in Italia attorno al 1365 insieme al compagno Giovanni Berengario di Valenza, stabilendosi sul Monte Accio, noto oggi come San Bartolo, in provincia di Pesaro. In quel luogo di silenzio e preghiera, caratterizzato da una lunga tradizione di vita solitaria, i due spagnoli presero in cura un antico edificio di culto risalente al dodicesimo secolo, dando inizio a un'esperienza comunitaria che avrebbe segnato i secoli futuri. La figura del beato Pietro Gualcerano si staglia tra storia e tradizione agiografica, legandosi alla nascita di un importante cenobio e all'opera di dedizione spirituale che lo vide alla guida della comunità fino alla morte, avvenuta nel 1418.
La memoria del beato Pietro Gualcerano è rimasta viva nel tempo grazie alla venerazione dei fedeli, che lo invocano tradizionalmente come protettore dei bambini e guaritore nelle infermità. Le cronache e le iscrizioni storiche tramandano prodigi e guarigioni avvenuti per sua intercessione subito dopo la sua scomparsa terrena, consolidando un culto popolare che resiste ancora oggi. La chiesa di San Bartolo, che custodisce le sue spoglie mortali accanto a quelle del compagno Giovanni, continua a essere meta di devozione e raccoglimento. Ogni anno, in occasione della ricorrenza liturgica del due maggio, la comunità si raccoglie per celebrare la memoria del beato attraverso l'apertura della chiesa, la benedizione e il bacio delle reliquie, rinnovando un legame spirituale che attraversa i secoli.
A Siviglia nell’Andalusia in Spagna, san Felice, diacono e martire.
San Valdeberto
Abate di Luxeuil
A Luxeuil in Burgundia, in Francia, san Valdeberto, abate.
San Giuseppe Nguyen Van Luu
Martire
Nella città di Vĩnh Long nella Concincina, ora Viet Nam, san Giuseppe Nguyễn Văn Lựu, martire, che, contadino e catechista, si offrì spontaneamente in cambio del sacerdote Pietro Lựu ricercato dai soldati e morì in prigione sotto l’imperatore Tự Đức.
Santi Espero, Zoe, Ciriaco e Teodulo
Martiri di Attalia
Ad Antalya in Panfilia, nell’odierna Turchia, santi martiri Espéro e Zoe, coniugi, e i loro figli Ciriaco e Teodúlo, che, come si racconta, sotto l’imperatore Adriano, essendo schiavi di un pagano, tutti, per ordine del loro stesso padrone, furono dapprima percossi e crudelmente torturati per avere apertamente professato la fede cristiana; infine, gettati in un forno infuocato, resero la loro anima a Dio.
San Guisitano
Martire
Beato Boleslao (Boselao) Strzelecki
Sacerdote e martire
Nel campo di prigionia di Auschwitz vicino a Cracovia in Polonia, beato Boleslao Strzelecki, sacerdote e martire, che, mentre infuriava la guerra, per la fede fu messo in carcere, dove sotto tortura ricevette la corona della gloria.
Beato Bernardo da Siviglia
Mercedario
Beato Giovanni de Verdegallo
Mercedario
Sant’ Ultan di Fosses
Monaco missionario e abate
Dal Martirologio Romano
Memoria di sant’Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa, di insigne santità e dottrina, che ad Alessandria d’Egitto dai tempi di Costantino fino a quelli dell’imperatore Valente combattè strenuamente per la retta fede e, subite molte congiure da parte degli ariani, fu più volte mandato in esilio; tornato infine alla Chiesa a lui affidata, dopo aver lottato e sofferto molto con eroica pazienza, nel quarantaseiesimo anno del suo sacerdozio riposò nella pace di Cristo. — Martirologio Romano