2 maggio
San Giuseppe Maria Rubio Peralta
Gesuita, fondatore
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la formazione
San Giuseppe Maria Rubio Peralta nacque a Dalías, un comune situato nella provincia spagnola di Almería, il ventidue luglio 1864. I suoi genitori erano contadini di umile condizione e di profonda fede, originari dell'Andalusia, capaci di trasmettergli la preghiera e la pratica cristiana. Nel suo nucleo familiare vi erano sei figli sopravvissuti, mentre altri sei erano deceduti prematuramente, e la sua infanzia trascorse in modo sereno. Suo nonno aveva predetto che il nipote sarebbe diventato una persona di tale grandezza da essere citato da tutti. Nel 1875 intraprese gli studi secondari ad Almería. Successivamente continuò la sua formazione nel seminario diocesano ad Almería, spinto dalla manifesta vocazione al sacerdozio. Un suo zio canonico, notando i chiari segni della vocazione al presbiterato, finanziò la sua istruzione privata in vista dell'ingresso in seminario. Nel 1878 si trasferì al Seminario maggiore di Granada per studiare filosofia, teologia e diritto canonico. Nel 1886 giunse a Madrid per portare a termine la sua preparazione accademica. In seguito un altro canonico assunse la sua tutela, dimostrandosi tuttavia estremamente autoritario e oppressivo. Questo secondo protettore pretese che egli continuasse la carriera universitaria anche dopo l'ordinazione sacerdotale. Egli ubbidì al protettore e, grazie alla sua facilità nello studio, conseguì i titoli accademici nelle discipline che aveva studiato e si laureò a pieni voti in Diritto Canonico.
Fu ordinato sacerdote a Madrid il ventiquattro settembre 1887. Fu spinto dallo stesso canonico a sostenere un concorso per diventare canonico, ma non superò la prova, provocando la delusione del suo tutore. In seguito al fallimento del concorso, iniziò l'attività di viceparroco a Chinchón per una durata di due anni. In seguito svolse per un anno l'incarico di parroco a Estremera. Bastarono pochi mesi di servizio in parrocchia affinché la popolazione lo considerasse già un santo, ammirando la sua intensa vita di preghiera e il suo continuo prodigarsi per aiutare il prossimo durante tutta la giornata. Il canonico protettore iniziò a preoccuparsi quando notò la frequentazione da parte del giovane sacerdote di persone ed ambienti considerati discutibili, poiché al sacerdote fu riferita la consuetudine di cercare gli straccivendoli, di radunare i ragazzi di strada e di impartire il catechismo alle ragazze indigenti. Nel 1890 fu chiamato dal proprio vescovo a ricoprire diverse cariche amministrative ed educative nella Curia di Madrid, nomina favorita dall'influenza del canonico che lo proteggeva, il quale pretendeva sempre nuovi traguardi pastorali dal suo protetto. Tra i suoi compiti presso la Curia vi furono quelli di esaminatore sinodale, docente di metafisica, latino e teologia pastorale nel Seminario, notaio curiale e cappellano maggiore presso le monache di San Bernardo.
Il ministero e l'ingresso nella Compagnia di Gesù
Quando era introvabile, la gente sapeva di doverlo cercare all'interno del confessionale. In molte occasioni il canonico protettore doveva prelevarlo con la forza dal confessionale, con il tovagliolo ancora al collo, poiché i penitenti non gli lasciavano neppure il tempo di pranzare. Il canonico, noto per il suo carattere un po' invadente, in seguito morì. Dopo la morte del canonico, il sacerdote, che aveva ormai superato i quarant'anni, poté finalmente disporre liberamente della propria vita. Come prima decisione scelse di realizzare il desiderio di diventare gesuita, un sogno che custodiva fin dal periodo del seminario. Nel 1905 si era recato in pellegrinaggio in Terra Santa. Nel 1906 decise di assecondare il desiderio, nutrito fin da sempre, di entrare nella Compagnia di Gesù, obiettivo rinviato fino a quel momento a causa di svariati ostacoli. Subiva l'attrazione della spiritualità ignaziana, che aveva già assimilato e che cercava di trasmettere sia mediante la predicazione degli esercizi spirituali sia attraverso la direzione spirituale. All'età di quarantadue anni entrò nel noviziato gesuita di Granada. Emesse i voti religiosi il dodici ottobre 1908. Dopo la professione dei voti, proseguì gli studi per un ulteriore anno e lavorò brevemente a Siviglia tra i Gesuiti. In seguito fu assegnato alla residenza dei padri gesuiti a Madrid per svolgere il ministero pastorale, vivendo e operando nella capitale fino al momento della morte. La Compagnia di Gesù lo accolse, ma con il grado di coadiutore spirituale e mai come professo dei quattro voti. Esiste il fondato sospetto che tale limitazione sia stata causata dalla gelosia di alcuni confratelli, i quali non tolleravano che un prete dall'aspetto insignificante riscuotesse un seguito così vasto. I suoi superiori religiosi nutrivano per lui una stima piuttosto ridotta, giudizio tiepido provocato in parte dal suo carattere serio, riservato, introverso e molto timido, e negli ultimi anni della sua vita subì incomprensioni da parte dei superiori, che lo isolarono progressivamente.
La sua vita spirituale si plasmò sulla scuola degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola. Il suo cammino di fede era sostenuto soprattutto dalla devozione verso l'Eucaristia e verso il Cuore di Gesù. Dedicò gran parte del proprio impegno pastorale all'amministrazione del sacramento della riconciliazione. I fedeli si mettevano in coda al suo confessionale fin dal primo mattino per ricevere l'assoluzione, e davanti ad esso le persone attendevano anche per più di tre ore. La sua attività di predicazione evangelica si caratterizzava per la semplicità e l'assenza di retorica. Nonostante fosse un disastro nell'arte della predicazione, i suoi sermoni venivano compresi e seguiti da tutti, portando molte persone alla conversione. Secondo le testimonianze, le sue parole semplici e prive di orpelli riuscivano a penetrare profondamente nelle coscienze come una lama, e il suo stile nel toccare i cuori dei fedeli evocava quello del Santo Curato d'Ars. Durante la celebrazione della Messa, l'assemblea aveva l'impressione visibile che egli stesse interloquendo direttamente con qualcuno. Fu una ricercata guida spirituale sia per corsi di esercizi rivolti a ogni classe sociale, sia per l'assistenza alle comunità religiose, che in Spagna erano numerose.
L'apostolato sociale e la glorificazione
Si impegnò con zelo nella cura delle popolazioni residenti nei quartieri cittadini più poveri e degradati, ottenendo il soprannome di apostolo di Madrid. Al di fuori dei momenti trascorsi in chiesa, si recava nei quartieri più poveri della città per prodigarsi nella ricerca di cibo e lavoro a favore dei bisognosi. Dedicò un'attenzione speciale alla formazione spirituale e morale dei laici, affinché testimoniassero il cristianesimo in famiglia, sul lavoro e nella società. Fu il promotore dell'opera delle Marie dei Tabernacoli, promuovendo anche l'associazione de Los Caballeros y las Señoras de la Guardia de Honor. Fondò una comunità di donne chiamate Marie, dedicate all'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento davanti al tabernacolo, e promosse la consacrazione nel mondo intesa come un'innovativa forma di santità laicale. Si dedicò alla formazione spirituale delle coscienze di fedeli che, durante la persecuzione religiosa degli anni Trenta, giunsero fino al martirio. Negli ultimi anni della sua vita spirituale si verificarono molti prodigi attorno alla sua persona, guadagnandogli la fama di taumaturgo. I fedeli affermarono, persino sotto giuramento, che attorno alla sua figura si verificavano fenomeni prodigiosi quali bilocazioni, telepatia, preveggenze e profezie. Questi straordinari eventi si spiegano con il fatto che egli aveva affidato totalmente la sua vita a Dio, desiderando ardentemente compiere la volontà divina e accettare ogni disegno del Signore, mantenendo una preghiera ininterrotta e dedicandosi senza riserve al servizio del prossimo. Il suo motto personale recitava: Fare quello che Dio vuole e volere quello che Dio fa.
È deceduto ad Aranjuez il due maggio 1929. Prima di morire distrusse accuratamente tutti i suoi scritti e appunti spirituali nell'illusione di farsi dimenticare rapidamente dalla gente. Nel Martirologio si ricorda che san Giuseppe Maria Rubio Peralta era un sacerdote appartenente alla Compagnia di Gesù ed è deceduto nella città di Aranjuez, situata nella Nuova Castiglia in Spagna, evidenziando la sua eccellenza nell'ascolto dei penitenti, nella predicazione degli esercizi spirituali e nell'assistenza ai poveri della zona di Madrid. Contrariamente ai suoi desideri di oblio, la causa ufficiale per la sua beatificazione ebbe inizio nel 1945. La beatificazione ad opera di papa Giovanni Paolo II avvenne precisamente il sei ottobre 1985. Il medesimo pontefice lo proclamò santo a Madrid il quattro maggio 2003, contemporaneamente alla canonizzazione di altri quattro santi spagnoli. Durante la canonizzazione, il papa ricordò come san José Maria Rubio Peralta visse il sacerdozio dapprima come clero diocesano e in seguito come gesuita, sottolineando il suo totale dono di sé all'apostolato della Parola e dei sacramenti, l'altissimo numero di ore trascorse ad ascoltare i penitenti e la guida di numerosi corsi di esercizi spirituali formanti cristiani pronti al martirio. L'autore del testo biografico è Gianpiero Pettiti.
Il cammino di santità
La vicenda terrena di San Giuseppe Maria Rubio Peralta si snoda attraverso i luoghi della Spagna, da Dalías, dove ebbe inizio il suo percorso, fino ad Almería, Granada, Siviglia e infine Madrid, città che divenne il cuore pulsante della sua missione. Ordinato sacerdote nel 1887, egli comprese presto che il proprio ministero doveva farsi voce di speranza per le periferie urbane. Il suo impegno pastorale non fu mai un esercizio astratto, ma una presenza costante e feconda tra le persone più bisognose, alle quali offriva il conforto della confessione e la luce della parola di Dio.
Nel 1906, il desiderio di una dedizione ancora più radicale lo condusse a entrare nella Compagnia di Gesù. Da quel momento, il suo zelo si intensificò, rendendolo un punto di riferimento spirituale per una moltitudine di fedeli. La sua fama di taumaturgo e la dedizione profusa nell'ascolto delle anime ferite fecero di lui una colonna della fede in un periodo storico complesso. Oltre al servizio diretto nelle parrocchie, egli diede vita alle Marie dei Tabernacoli, un'opera nata per promuovere l'adorazione e la cura eucaristica. Il suo percorso si concluse ad Aranjuez nel 1929, lasciando un'impronta indelebile nella storia religiosa della Spagna del ventesimo secolo.
Il culto e la memoria
Il culto verso San Giuseppe Maria Rubio Peralta si è consolidato nel tempo grazie all'esempio di una vita spesa interamente per il bene del prossimo. Il riconoscimento ufficiale della sua santità è giunto il 4 maggio 2003, quando san Giovanni Paolo II lo ha elevato agli onori degli altari, confermando la validità del suo apostolato quotidiano e silenzioso. La Chiesa celebra la sua memoria liturgica il 2 maggio, giorno in cui egli concluse il suo pellegrinaggio terreno ad Aranjuez.
Egli è venerato con il titolo di Apostolo di Madrid, un riconoscimento che esprime il legame profondo e indissolubile con la città che fu teatro principale della sua missione. I fedeli guardano a lui non solo come a un intercessore presso Dio, ma come a un modello di sacerdote che ha saputo coniugare la dottrina con la misericordia, offrendo ristoro spirituale a chiunque bussasse alla sua porta o cercasse la pace nel segreto del confessionale.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Giuseppe Maria Rubio Peralta?
La sua ricorrenza si celebra il 2 maggio.
Nella città di Aranjuez nella Nuova Castiglia in Spagna, san Giuseppe Maria Rubio Peralta, sacerdote della Compagnia di Gesù, che si distinse nell’ascolto dei penitenti, nella predicazione di esercizi spirituali e nel visitare i poveri del territorio di Madrid. — Martirologio Romano