24 agosto
Sant' Emilia de Vialar
Vergine, fondatrice
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza
Sant' Emilia de Vialar nacque a Gaillac, nel Tarn, il 12 settembre 1797. La sua famiglia apparteneva all'aristocrazia e si era distinta profondamente nella magistratura. Sua madre era la figlia del barone Portal, un illustre scienziato e celebre medico di Parigi del re Luigi XVIII. La madre allevò Emilia e i suoi due fratellini con tenerezza e profonda religione. All'età di tredici anni, Emilia fu affidata alle Dame dell'Abbaye-au-Bois, un collegio parigino riservato alle signorine di alta condizione, affinché potesse completare la sua educazione. Purtroppo, la madre di Emilia morì in carrozza durante il viaggio per accompagnarla a Parigi. Dal lato paterno, Emilia apparteneva a un casato di uomini di legge. All'età di quindici anni ritornò da Parigi a Gaillac per stare con il padre e i due fratelli minori. Al ritorno nella casa paterna, trovò il padre rattristato e apparentemente indifferente a tutto e a tutti a causa della dolorosa vedovanza. La casa era gestita da Toinon, una domestica fidata, laboriosa, decisionista e dispotica che intendeva conservare rigorosamente la sua autorità domestica. Per Emilia gli anni successivi furono confusi, trascorsi tra attrazioni mondane, la consapevolezza della propria bellezza, la ricchezza e l'incertezza sul da farsi, celando tuttavia un'anima profondamente combattuta.
La chiamata e i primi passi nella carità
Nel 1816, in occasione di una missione popolare, i predicatori la orientarono verso i drammi della povertà e la Grazia trionfò nel suo spirito. A diciotto anni, carina, intelligente e molto corteggiata, chiuse definitivamente il suo cofanetto di gioielli per ubbidire alla voce interiore che la chiamava a un destino diverso. Diede una prima risposta concreta ai poveri aprendo la sua casa a molti infelici, vecchi e bisognosi, che invasero l'abitazione. Questa intensa attività caritativa generò inevitabilmente un conflitto aspro con il padre e con la domestica Toinon, la quale l'accusava di rovinare la famiglia e scatenava violente scenate. Il signor de Vialar era profondamente deluso per non aver maritato la figlia secondo le convenzioni sociali. Emilia resistette alle difficoltà seguendo la voce interiore che le diceva di soffrire tutto per amore. Trascorsero quindici lunghi anni di attesa e di preparazione prima della vera e propria fondazione. Nel frattempo Emilia radunò un gruppetto di ragazze che condividevano il suo aiuto ai poveri e le sue fervide speranze. Nel 1832 morì il nonno materno, il barone Portal, procurando una ricca eredità a Emilia e ai suoi fratelli. Con i fondi di questa eredità, nel 1832 Emilia comprò una grande casa e vi racchiuse le compagne. La sera di Natale Emilia si insediò nella nuova casa insieme alle compagne, concretizzando la sua opera a lungo maturata. L'insediamento avvenne nonostante la dolorosa opposizione del padre, che rifiutò di rivederla per molti anni. Emilia provò un cuore spezzato per l'opposizione paterna ma anche la gioia immensa di un dono totale a Dio. La città di Gaillac, tipica città meridionale, inizialmente si riscaldò, schernì e chiacchierò riguardo all'iniziativa. La cittadinanza di Gaillac si calmò gradualmente davanti al successo manifesto dell'opera e le postulanti affluirono numerose. Con l'aiuto del vescovo di Albi, monsignor de Gualy, che prese sotto la sua protezione le religiose, fondò la congregazione delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione. Emilia scelse come patrono e modello il grande umile dell'Evangelo che credette per primo al mistero del Bambino-Dio sulla parola dell'angelo, ispirandosi al Vangelo di Matteo riguardo all'Angelo che appare a san Giuseppe.
L'espansione missionaria in Algeria e nel Mediterraneo
All'ardore apostolico di Emilia non bastavano i poveri, i malati e i fanciulli, poiché ella aveva sempre sognato le Missioni. Tre anni più tardi si aprirono nuove vie per l'Istituto appena nato. Il fratello di Emilia, Agostino de Vialar, dimorava in Algeria fin dalla conquista francese. Agostino de Vialar era colpito dalla profonda miseria degli indigeni e fece appello alla sorella a nome del console di Reggenza per aprire un ospedale a Bouffarik, presso Algeri. Emilia arrivò in Algeria con le prime compagne in tempo per affrontare un'epidemia violenta di colera. Madre de Vialar e le sue figlie affrontarono la situazione con efficacia e dedizione straordinarie. Utilizzando il denaro del nonno, creò ospedali e scuole in Algeria tra l'ammirazione dei musulmani. La dedizione delle suore attirò la venerazione dei musulmani, che le chiamavano affettuosamente le marabutte bianche. Un musulmano, mentre Emilia gli medicava una gamba in cancrena, le indicò il Crocifisso dicendo che doveva essere molto buono per spingerla a fare quel gesto. Durante un breve soggiorno a Gaillac, madre Emilia scrisse le costituzioni del suo Istituto in ginocchio davanti al tabernacolo e monsignor de Gualy le approvò calorosamente. Emilia ritornò in Africa con l'anima piena di vasti progetti e le fondazioni si susseguirono ad Algeri, Bona, Costantina e Tunisi, includendo noviziati, ospedali, asili e scuole. Il vescovo di Algeri era generoso ma confusionario e autoritario, e nutriva tanta stima di Emilia de Vialar da voler monopolizzare per sé il nascente Istituto, cosa che avrebbe significato tagliargli le ali. Papa Gregorio XVI affermò che madre de Vialar difendeva giustamente il suo diritto. Il vescovo di Algeri fece così pressioni su Parigi per ritirare alle religiose l'autorizzazione a risiedere in Algeria. Nel gennaio 1843 madre Emilia dovette abbandonare l'Algeria lasciandovi la maggior parte della sua fortuna. Madre Emilia esortò le sue figlie a non piangere, definendo l'accaduto solo una prova e ricordando che Gesù aveva sofferto molto di più. Per quindici anni madre de Vialar solcò il mare per impiantare le sue figlie ovunque la Provvidenza le chiamasse, compiendo un periplo intorno al Mediterraneo in cui fondò quattro prospere case a Malta, Cipro, Tripoli e Beirut. A Malta la tempesta la gettò sull'isola come san Paolo e madre Emilia visitò successivamente la Palestina del Cristo, l'Egitto della Sacra Famiglia, Aleppo, Erzerum, la lontana Birmania e l'Australia.
La prova della croce e il definitivo approdo a Marsiglia
A Gaillac, nella sua prima comunità, la superiora locale, ingannata da un uomo d'affari senza scrupoli, aveva accumulato debiti immensi, provocando un disastro con un'amministrazione rovinosa. La superiora locale di Gaillac se ne andò anziché scusarsi, avviando persino cause contro madre Emilia per avere indietro la dote, causando povertà, debiti e ondate di pesante maldicenza. Madre de Vialar fu tormentata dalle calunnie e assediata da creditori paragonati a lupi divoranti, ed fu costretta a lasciare la sua città natale poiché non vi poteva più fare del bene. Tolosa rappresentò una tappa dolorosa sulla via dell'esilio per madre de Vialar. A Tolosa la madre mangiava il pane secco della povertà condito con un energico sorriso, affermando che se non fosse divenuta povera l'Ordine non sarebbe prosperato. Madre de Vialar provava grande dolore nel vedere le figlie nella privazione completa, ma di fronte a questa crisi manteneva sempre la tranquillità, affermando che il loro Ordine doveva prosperare nella povertà. Nel 1852 madre de Vialar giunse a Marsiglia, definita la terra promessa e la Porta dell'Oriente, una sede indicatissima per un Ordine missionario grazie al contatto agevole con le fondazioni. A Marsiglia madre de Vialar trovò la benevola accoglienza del vescovo missionario monsignor Eugenio di Mazenod, fondatore degli Oblati di Maria Immacolata. L'incontro fu provvidenziale tra due anime fatte per comprendersi. Il cuore della Congregazione trovò così sistemazione definitiva a Marsiglia e le Suore dell'Apparizione operarono successivamente con instancabile zelo in Europa, in Asia e in Africa. Dio aveva dato a madre de Vialar un cuore forte e un'intelligenza notevole che nessuna prova aveva potuto abbattere, unendo l'audacia alla prudenza e credendo fermamente che la grazia di Dio allarga i limiti del possibile. Santa Emilia de Vialar possedeva una grazia memorabile nel sorriso e un calore particolare nell'accoglienza, con gesti delicati capaci di aprire anche i cuori più induriti. Sapeva che nella pratica della carità non esiste nulla di piccolo. Durante l'epidemia di colera ad Algeri, spese una piccola fortuna per fornire ai malati la limonata che l'amministrazione rifiutava di dare. Mantenne sempre una sollecitudine materna nei confronti delle sue figlie spirituali, anche quando le mandava ai confini del mondo, e raggiunse musulmani, giudei e pagani, facendoli sentire immersi nell'irraggiamento di una vera tenerezza. Madre de Vialar morì quasi improvvisamente il 24 agosto 1856 all'età di cinquantanove anni. La povera gente che conosceva la sua bontà esclamò subito che la santa era morta. La Chiesa ratificò il giudizio popolare sulla santità il 24 giugno 1951 tramite la canonizzazione solenne operata da papa Pio XII, ricordandola come vergine dedita alla diffusione del Vangelo in regioni lontane.
Il cammino di una vita
Il percorso terreno di Sant' Emilia de Vialar ha avuto inizio a Gaillac nel 1797, in un'epoca di profondi mutamenti. La sua risposta alla chiamata del Signore si è concretizzata nel 1832 con la fondazione della congregazione delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione. Da quel momento, la sua vita è divenuta un pellegrinaggio di carità che ha attraversato confini e culture. In Algeria, la sua dedizione si è manifestata nel modo più alto durante l'epidemia di colera, quando ha aperto ospedali e scuole per rispondere al grido di dolore di una popolazione colpita dalla malattia e dall'abbandono. L'impegno profuso in terra algerina non è stato esente da tribolazioni; nel 1843, a causa di gravi conflitti con il vescovo locale, ha dovuto subire l'umiliazione dell'espulsione. Tuttavia, il fervore di Sant' Emilia non si è spento di fronte a tale avversità, trasformandosi anzi in una spinta propulsiva per un'espansione missionaria che ha raggiunto l'Europa, l'Asia, l'Africa e persino l'Australia. Con una tenacia che solo la fede può sostenere, ha continuato a guidare le sue consorelle in un'opera di evangelizzazione e soccorso che non conosceva soste. Nel 1852, il trasferimento della sede della congregazione a Marsiglia ha segnato l'ultima tappa di questo lungo viaggio. Proprio a Marsiglia, nel 1856, la fondatrice ha concluso i suoi giorni, lasciando un'eredità spirituale e operativa che ha attraversato i decenni. La Chiesa ha riconosciuto il valore di questo servizio eroico attraverso la canonizzazione celebrata da papa Pio XII nel 1951, confermando come la sua dedizione sia stata un dono prezioso per tutta la cristianità.
Il ricordo liturgico
La devozione a Sant' Emilia de Vialar si intreccia con il suo impegno di fondatrice e con la sua capacità di trasformare la sofferenza in occasione di servizio. La memoria liturgica di questa santa, canonizzata nel 1951, viene celebrata il 24 agosto. Tale data invita i fedeli a meditare sulla vita di una donna che ha saputo leggere i segni dei tempi, portando la presenza di Dio dove la solitudine e la malattia sembravano avere l'ultima parola. Il ricordo di Sant' Emilia non è soltanto un atto di omaggio al passato, ma un richiamo costante alla responsabilità di ogni cristiano verso i fratelli più fragili. La sua espansione missionaria, che ha toccato terre lontane, continua a risuonare nella missione attuale delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione, che custodiscono la memoria della loro fondatrice nel quotidiano operare. Celebrare la sua festa significa rinnovare l'impegno a costruire ponti di carità e a non arrendersi dinanzi alle incomprensioni o alle difficoltà che il cammino della vita, inevitabilmente, pone davanti a chi sceglie di servire il Signore con sincerità di cuore.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sant' Emilia de Vialar?
La festa liturgica di Sant' Emilia de Vialar si celebra il 24 agosto.
A Marsiglia in Francia, santa Emilia de Vialar, vergine, che, dedita alla diffusione del Vangelo in regioni lontane, istituì la Congregazione delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione e la diffuse con dedizione. — Martirologio Romano