19 giugno
Sant' Ildemarca (Childomarca) di Fecamp
Badessa
Aggiornato il 15 settembre 2026
La fondazione del monastero di Fécamp
A metà del settimo secolo, un nobile signore di nome Vaneng, che ricopriva la carica di governatore del paese di Caux, decise di fondare un monastero femminile nella foresta di Fécamp. Questa decisione nacque da una consuetudine di vita, poiché Vaneng era solito recarsi frequentemente a caccia proprio in quella foresta. Per realizzare la sua pia opera, Vaneng ottenne il necessario benestare ecclesiastico da sant'Audoeno, vescovo di Rouen, e inoltre da san Vandregisilo, abate di Fontenelle.
La chiamata di Ildemarca
Nel frattempo, un monaco di Fontenelle di nome Sindard, che svolgeva l'incarico di diacono, si recava talvolta a Bordeaux per sbrigare affari legati al suo monastero. Durante questi viaggi nella città di Bordeaux, il diacono Sindard riceveva sempre ospitalità in un convento retto dalla badessa Ildemarca. Fu in quella circostanza che Sindard maturò la convinzione di dover agire per il bene della Chiesa nascente. Il monaco convinse Ildemarca a mettersi a disposizione dell'abate Vandregisilo per un nuovo e più grande incarico. La religiosa era già stata avvertita da una visione celeste riguardo al futuro e luminoso servizio che avrebbe dovuto compiere. In seguito, san Vandregisilo presentò formalmente Ildemarca al fondatore Vaneng, il quale affidò proprio a Ildemarca la direzione del nuovo monastero di Fécamp nell'anno seicento sessantaquattro.
La vita della comunità e l'accoglienza di san Leodegario
La comunità femminile di Fécamp fiorì rapidamente sotto la guida saggia e spirituale di Ildemarca. Come avveniva per altri importanti monasteri del tempo, il cenobio di Fécamp contò presto più di trecento religiose. All'interno del monastero fu organizzata con solennità la lode perpetua, nota come laus perennis, per elevare a Dio preghiere giorno e notte. Intorno all'anno seicento settantacinque, gravi eventi sconvolsero la regione: il maestro di palazzo Ebroino fece mutilare le labbra e la lingua a san Leodegario, vescovo di Autun. Lo stesso Ebroino incaricò Vaneng di custodire il prigioniero politico. Vaneng, tuttavia, trattò san Leodegario con ogni riguardo e gli assegnò proprio il monastero di Fécamp come residenza sicura. Santa Ildemarca e le sue suore si prodigarono con grande amore nell'assistere il vescovo ferito e sofferente. Grazie a queste cure premurose, san Leodegario poté presto riprendere a celebrare la Santa Messa e a tenere conferenze edificanti alla comunità di Fécamp. Il soggiorno di san Leodegario nel monastero durò circa due anni. Quando Ebroino constatò con rabbia che il suo nemico era sopravvissuto alle ferite, mandò a farlo rapire da Fécamp, e poco dopo, verso l'anno seicento settantasette, lo fece assassinare.
Il transito e il culto liturgico
Santa Ildemarca morì qualche anno dopo questi drammatici eventi, in una data non precisata ma collocata storicamente attorno all'anno seicento ottantadue. Il culto in onore di Ildemarca fu diffuso con devozione dai monaci di Fontenelle. I religiosi scrissero il nome di Ildemarca al diciannovesimo giorno di giugno nella loro redazione del Martirologio Geronimiano. La santa figura inoltre al ventesimo giorno di giugno in un antico calendario del priorato di Perrecy, situato nella diocesi di Autun. Le reliquie di Ildemarca furono purtroppo disperse nell'anno ottocento quarantadue a causa della totale distruzione del monastero perpetrata dai Normanni. Nel Martirologio, Ildemarca viene ricordata come degna badessa nel monastero di Fécamp in Neustria, in Francia. Lo stesso Martirologio custodisce la memoria di come Ildemarca accolse benignamente e curò con carità cristiana san Leodegario dopo che questi era stato brutalmente mutilato da Ebroino.
La vita e il servizio
La vicenda biografica di Sant'Ildemarca si colloca nel contesto vibrante della spiritualità del settimo secolo. Giunta a Fécamp, la sua esistenza fu trasfigurata da un evento mistico che la chiamò a un impegno diretto nella direzione del monastero. Nel corso dell'anno seicentosessantaquattro, ella assunse il governo della comunità, guidando le monache con fermezza e dedizione. La sua autorità non fu esercitata come dominio, ma come un servizio umile e costante, volto a preservare la santità del luogo e la pace interiore delle consacrate. La sua vita fu un cammino di obbedienza alla visione celeste ricevuta, che divenne la bussola per ogni sua decisione amministrativa e spirituale all'interno della clausura.
Il momento di maggiore prova per la sua carità fu l'incontro con san Leodegario. Durante la prigionia di quest'ultimo, Sant'Ildemarca scelse di non voltarsi dall'altra parte, ma di offrire sostegno e vicinanza al perseguitato. In quel gesto di accoglienza si manifesta la grandezza d'animo della badessa, capace di vedere in ogni uomo sofferente il volto di Cristo. La sua opera a Fécamp non fu dunque soltanto di preghiera isolata, ma di attiva partecipazione alle vicende del suo tempo, vissuta però sempre con la sobrietà propria di chi ha posto ogni speranza nel Signore. La sua morte, avvenuta nell'anno seicentottantadue, segnò la conclusione di un'esistenza spesa interamente per la gloria di Dio e il bene delle anime a lei affidate.
Il culto e la memoria
La figura di Sant'Ildemarca è tramandata attraverso la solenne memoria liturgica che la Chiesa le riserva nel mese di giugno. La sua devozione trova fondamento in antiche testimonianze scritte, tra cui spicca la menzione nel Martirologio Geronimiano, che ne fissa il ricordo al giorno diciannove di giugno. Questa persistente memoria nel tempo attesta come la santità della badessa sia stata riconosciuta e venerata dalle generazioni successive, che hanno visto in lei un modello di vita cristiana integra e generosa.
Oltre alla data del diciannove giugno, il suo nome appare anche nel calendario di Perrecy, che ne celebra la memoria il venti giugno, confermando la diffusione del suo culto in diverse aree geografiche. Questi riferimenti liturgici non sono semplici dati cronologici, ma rappresentano il desiderio della comunità dei credenti di mantenere vivo l'esempio di una donna che ha saputo rispondere con coraggio alla chiamata del Signore. Celebrare Sant'Ildemarca significa oggi rinnovare l'impegno a vivere la fede nella quotidianità, sull'esempio di chi ha saputo unire la contemplazione del mistero divino alla carità concreta verso i fratelli che subivano la prova della prigionia e dell'esilio.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Ildemarca?
La sua memoria liturgica si celebra il diciannovesimo giorno di giugno nel Martirologio Geronimiano e il ventesimo giorno di giugno nel Calendario di Perrecy.
Qual è il ruolo di Santa Ildemarca nella storia della Chiesa?
Santa Ildemarca è ricordata come la prima badessa del monastero di Fécamp in Neustria, nota per aver guidato una grande comunità di religiose e per aver curato con dedizione il vescovo martire san Leodegario.
Nel monastero di Fécamp in Neustria, in Francia, santa Ildemarca, badessa, che accolse benignamente e curò san Leodegario mutilato da Ebroíno. — Martirologio Romano