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19 giugno

Santi Gervasio e Protasio

Martiri

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e le prime fonti storiche

Le notizie più antiche sui santi Gervasio e Protasio risalgono al quarto secolo. Il ricordo dei due martiri era tuttavia andato praticamente perduto nella Chiesa di Milano prima del loro ritrovamento. Tra la fine del secolo quinto e l'inizio del secolo sesto, un autore anonimo compose una passio dei santi che fu inserita in una lettera falsamente attribuita a sant'Ambrogio. Nella lettera falsamente attribuita figurava come autore Filippo, descritto come il primo grande benefattore della Chiesa di Milano al tempo del vescovo san Caio. Secondo questa passio, Filippo avrebbe sepolto i due santi nella sua casa, e il testo presentava Gervasio e Protasio come figli gemelli dei santi Vitale e Valeria. Morti i genitori, i due fratelli avrebbero venduto i beni di famiglia per distribuire il ricavato ai poveri, ritirandosi poi in una casetta dove trascorsero dieci anni in preghiera e meditazione. La narrazione riferisce che i fratelli furono denunziati come cristiani ad Astasio, di passaggio per Milano diretto alla guerra contro i Marcomanni, e che per aver rifiutato di sacrificare furono condannati a morte. La passio tramanda che Gervasio morì sotto i colpi dei flagelli e Protasio fu decapitato. Una diversa tradizione, tramandata dalla Datiana historia ecclesiae Mediolanensis, afferma invece che i santi furono convertiti al Cristianesimo dal vescovo san Caio, il quale avrebbe retto la Chiesa di Milano dal sessantatre all'ottantacinque. La medesima opera riferisce che i genitori erano nobilissimi cittadini di Milano e che il martirio sarebbe avvenuto ai tempi di Nerone, tra il cinquantaquattro e il sessantotto. Gli storici riconducono tuttavia con maggiore probabilità il martirio di Gervasio e Protasio alla persecuzione di Diocleziano all'inizio del secolo quarto, oppure alle persecuzioni della metà del secolo terzo sotto Decio o Valeriano.

L'invenzione e la traslazione delle reliquie

Nel tremorsenttantaquattro avvenne l'invenzione dei corpi di Gervasio e Protasio a Milano ad opera di sant'Ambrogio. Il sette giugno di quell'anno sant'Ambrogio fece operare uno scavo nella zona cimiteriale di Porta Vercellina, nel sottosuolo antistante la basilica cimiteriale dei santi Nabore e Felice. Nell'area dello scavo furono trovati i corpi dei due martiri. Gli anziani, ad invenzione avvenuta, affermarono di averne sentito un tempo i nomi e di averne letta l'iscrizione sepolcrale. Sant'Agostino si trovava a Milano in quegli anni, e Paolino di Milano svolgeva l'incarico di segretario e biografo di sant'Ambrogio. Sant'Agostino e Paolino di Milano affermano che il vescovo Ambrogio ebbe una rivelazione, mentre lo stesso sant'Ambrogio, scrivendo alla sorella Marcellina la cronaca di quegli avvenimenti, parla solo di un presentimento. Gli scritti di Agostino e Paolino risalgono rispettivamente al trentanovecentosettantaquattro-quattrocentosette e al quattrocentoventidue. La sera del diciotto giugno le sacre spoglie furono trasportate nella vicina basilica Fausta per una veglia notturna di preghiere. Il giorno seguente, venerdì diciannove giugno, le spoglie furono solennemente traslate nella basilica di Sant'Ambrogio con un grandissimo ed entusiastico concorso di popolo. La basilica di Sant'Ambrogio era stata appena finita di costruire e fu consacrata con la deposizione di queste reliquie. Sant'Ambrogio aveva predisposto il luogo sotto l'altare della nuova basilica come sua tomba, ma scoperti i corpi dei due martiri, Ambrogio cedette loro la parte destra. Le fonti escludono in modo assoluto che l'invenzione dei corpi sia stata un espediente di Ambrogio contro la corte e Giustina, la quale pretendeva la consegna agli ariani di una basilica milanese. È del tutto gratuita l'opinione che i due martiri siano una trasposizione cristiana dei Dioscuri. La traslazione delle reliquie fu fatta da Ambrogio a scopo liturgico, sull'esempio delle traslazioni orientali, eufebisticamente segnando una svolta nella storia del culto dei santi e delle reliquie con un influsso notevole in tutto l'Occidente.

La diffusione del culto e la liturgia

I due santi godettero subito di una notevole popolarità, soprattutto in Occidente, e furono particolarmente venerati in Italia, a Ravenna, a Brescia e a Roma. Sotto il pontificato di Innocenzo primo, vissuto tra il quattrocentodue e il quattrocentodiciassette, la matrona Vestina eresse a Roma una chiesa dedicata in loro onore, che corrisponde all'attuale chiesa di San Vitale in via Nazionale. La devozione si estese anche in Gallia, dove furono venerati a Vienne e a Rouen, in Spagna a Carmona e in Africa a Cartagine. L'anniversario dell'invenzione entrò nei più importanti Calendari e Sacramentari. Il Calendario Cartaginese, il Sacramentario Gregoriano e il Martirologio Geronimiano ricordano concordemente i santi il diciannove giugno. Il Martirologio Geronimiano ricorda i santi anche il venti maggio per un probabile errore di lettura e trascrizione, il ventotto luglio, giorno dei santi Nazario e Celso nei cui Atti si parla anche di Gervasio e Protasio, e il trenta ottobre per cause ignote. La festa dei due martiri viene celebrata il diciannove giugno in coincidenza con l'anniversario della solenne traslazione del tremorsenttantaquattro nella basilica di sant'Ambrogio. Il quattordici maggio la liturgia ambrosiana ricorda la reposizione dei corpi dei santi Ambrogio, Gervasio e Protasio. Infine, il martirologio commemora a Milano i santi Gervasio e Protasio martiri, i cui corpi furono rinvenuti da sant'Ambrogio e solennemente traslati nel giorno della commemorazione nella nuova basilica da lui costruita.

Le ricognizioni storiche delle reliquie

Una ricognizione delle reliquie dei santi Ambrogio, Gervasio e Protasio avvenne negli anni mille ottocento sessantaquattro e mille ottocento settantuno. La prima fase della ricognizione si svolse il tredici gennaio mille ottocento sessantaquattro sotto l'altare maggiore della basilica di Sant'Ambrogio. In quella circostanza furono trovati due loculi vicino ad Ambrogio. Il loculo più grande, situato a nord e a destra di chi celebra verso il popolo, apparteneva ai due martiri, mentre il loculo più stretto, situato a sinistra, apparteneva a sant'Ambrogio. I corpi rimasero nei due loculi fino al milletrecento ottantacinque circa, quando l'arcivescovo Angelberto secondo riunì i corpi in un'unica urna di porfido in occasione del rifacimento totale della basilica del quarto secolo che era cadente e della costruzione dell'altare d'oro del maestro Wolvinio. L'urna di porfido fu scoperta ma non aperta nel mille ottocento sessantaquattro, e fu disposta in senso trasversale sopra i due loculi lasciati vuoti in situ. L'otto agosto mille ottocento settantuno l'urna di porfido fu scoperchiata per ordine dell'arcivescovo Luigi Nazari di Calabiana. Al momento dell'apertura l'urna era piena per due terzi di acqua limpida, e sul fondo stavano i tre scheletri. I corpi furono esaminati diligentemente e appartenevano a uomini. Lo scheletro di sant'Ambrogio misurava centosessantatré centimetri, mentre gli scheletri di Gervasio e Protasio misuravano rispettivamente centottanta e centottantuno centimetri. Indagini dell'epoca e successive indicarono che una precedente ricognizione dei corpi doveva essere avvenuta tra la fine del quinto e l'inizio del sesto secolo. Nel mille ottocento settantuno, dopo l'annuncio della scoperta milanese dei corpi dei santi Gervasio e Protasio, cinque città sostennero di possederli a loro volta. Particolarmente vivaci furono le proteste mosse dalla città di Alt Breisach sul Reno presso la curia di Milano riguardo al possesso dei corpi. I corpi dei santi furono infine riposti in una nuova e attuale urna preziosa eseguita nel mille ottocento settantaquattro, realizzata dopo la ricognizione del mille ottocento settantuno.

Domande frequenti

Quando si festeggiano i santi Gervasio e Protasio?

I santi Gervasio e Protasio si festeggiano il diciannove giugno, giorno anniversario della solenne traslazione delle loro reliquie. La liturgia ambrosiana ne celebra inoltre la reposizione il quattordici maggio.

A Milano, commemorazione dei santi Gervasio e Protasio, martiri, i cui corpi furono rinvenuti da sant’Ambrogio e in questo giorno solennemente traslati nella nuova basilica da lui costruita. — Martirologio Romano