5 aprile
Santa Caterina Thomas
Vergine
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e la formazione spirituale
Caterina Thomas nacque il primo maggio 1531 nel paese di Valldemoza sull'isola di Maiorca nelle Baleari, in Spagna, come attestato anche dal Martirologio che la colloca proprio in questa regione iberica. Era la penultima di sette figli di un modesto contadino di nome Giacomo e crebbe in una famiglia caratterizzata da una fede semplice e profonda. Non possedendo una corona del Rosario, imparò a recitare le Ave Maria contando le foglie di un ramoscello d'ulivo. Era abituata a camminare a piedi nudi anche tra i cardi spinosi per comprendere il significato della sofferenza attraverso le piccole ferite. Fin da fanciulla prese come speciale protettrice la santa vergine e martire di cui portava il nome, orientando ogni suo pensiero verso il cielo. Rimase orfana a soli sette anni e questo doloroso evento la costrinse a trasferirsi dagli zii presso la tenuta Son Gallard. Qui conduceva il bestiame al pascolo e svolgeva diversi lavori domestici per aiutare la famiglia ospitante. La lontananza della chiesa rendeva difficile la sua partecipazione regolare alle funzioni religiose, permettendole di assistere alla messa solo la domenica. Per colmare questa assenza, costruì piccoli altari ai piedi degli ulivi nei campi per pregare intensamente anche nei giorni feriali. Era poco attratta dai divertimenti mondani e maturò presto il desiderio profondo di conservare la verginità, rimanendo sempre fedele a questo proposito interiore.
L'incontro con padre Antonio Castaneda e l'ingresso in monastero
La svolta nella sua vita giunse con l'incontro con Padre Antonio Castaneda del collegio di Miramar. Padre Antonio Castaneda era nato nel 1507 e morto nel 1583, ed era vissuto per oltre quarant'anni nel Romitorio della Santissima Trinità di Maiorca. Padre Castaneda conobbe Caterina durante le visite alla fattoria e ne intuì immediatamente le straordinarie virtù spirituali. Sotto la direzione spirituale di Padre Castaneda, Caterina decise di entrare in monastero per consacrarsi interamente al Signore. Gli zii tuttavia si opposero fermamente alla sua entrata in monastero, considerandola analfabeta e totalmente priva di dote. Padre Castaneda intervenne risolvendo le difficoltà economiche e logistiche che bloccavano il suo cammino. Caterina fu inizialmente collocata come domestica nella nobile famiglia Zaforteza a Palma di Maiorca. A casa dei Zaforteza imparò a leggere e a scrivere e poté finalmente dedicarsi alle letture spirituali. In questo periodo si impose una Quaresima austera cibandosi solo di pane e acqua per purificare il proprio spirito. Mortificava inoltre il proprio corpo usando una pelle di porcospino come cilicio, sebbene queste penitenze così rigide finirono per compromettere la sua salute fisica. Fu infine accolta nel 1553 come corista nel Monastero delle Canonichesse Regolari di Sant'Agostino a Palma, intitolato a Santa Maria Maddalena. Entrò in monastero senza dote grazie all'aiuto determinante di Padre Castaneda, coronando il suo pio desiderio di vita religiosa.
La vita religiosa e le prove interiori
Il noviziato durò due anni e sette mesi, probabilmente a causa della salute cagionevole della giovane. Per mascherare la sua debolezza fisica, la tradizione riferisce che masticava grani di pepe per farsi venire un po' di colorito durante il noviziato. La sua preghiera fervida suscitava l'ammirazione profonda delle consorelle, che vedevano in lei un modello di dedizione. Non mancarono tuttavia momenti di grande prova, poiché dovette affrontare tremende prove interiori e forti tentazioni del demonio. Superate queste aspre battaglie spirituali, emise i voti religiosi il 24 agosto 1555 all'età di ventiquattro anni. Indossò la veste dimessa di consorella e rifiutò qualsiasi regalo, considerando ampiamente sufficiente essere Sposa di Cristo. Rifulse per la noncuranza di sé e l'abnegazione della volontà, cercando sempre l'ultimo posto. Per umiltà cercava addirittura di far credere di essere sciocca, sebbene le consorelle conoscessero bene i suoi santi espedienti. Padre Salvatore Abrines fu il suo confessore in quegli anni, guidandola con prudenza lungo i sentieri della perfezione mistica. Caterina considerava ormai il corpo quasi una prigione per l'anima e guardava unicamente al cielo, desiderosa solo dell'unione definitiva con il suo Creatore.
I doni mistici e le estasi
Le preghiere di Caterina si trasformarono ben presto in profonde estasi e la fama di tali fenomeni uscì rapidamente dalle mura del monastero. Il vescovo di Maiorca Monsignor Giovanbattista Campeggio le faceva visita regolarmente e le chiedeva spesso consiglio, nonostante lei fosse soltanto una semplice suora. Era straordinario il fatto che non venisse mai meno all'obbedienza, recandosi dai superiori anche durante lo stato di estasi quando le veniva comandato. Non amava presentarsi alla grata a causa della grande popolarità acquisita, ma lo faceva sempre se le veniva ordinato per obbedienza. Trasmetteva l'amore per Dio a quanti la cercavano per consiglio spirituale o semplicemente per curiosità. Possedeva il dono soprannaturale di scrutare i cuori, portando molti peccatori alla conversione a vita nuova. Il Signore le manifestava durante i rapimenti estatici anche le necessità di persone esterne al monastero, estendendo la sua carità oltre la clausura. Aveva una grande devozione per la Passione di Cristo che meditava piangendo in cella, in coro e in refettorio. Provava un grandissimo amore per l'Eucaristia e visitava il tabernacolo il più spesso possibile, ricevendo la Comunione e rimanendone ogni volta totalmente trasformata. Pregava instancabilmente per tutti, in particolare per i peccatori, per i defunti, per la Chiesa colpita dalla scissione dei protestanti e per il pericolo dei Turchi. I fenomeni estatici divennero più frequenti e appariscenti con il passare degli anni, stupendo i testimoni oculari. Nel 1571 visse un'estasi della durata di ventuno giorni, che rappresenta la più lunga della sua vita mistica. La fama della sua santità si diffuse in tutta l'isola di Maiorca e in Spagna, accompagnata dalla fama di compiere miracoli improvvisi ed eclatanti.
Il transito e la glorificazione
L'ultima estasi della santa durò dal lunedì di Passione, che corrispondeva al 29 marzo, fino al giorno di Pasqua, fissato al 4 aprile del 1574. La santa morì il giorno successivo alla fine della sua ultima estasi, esattamente il 5 aprile 1574, come aveva precedentemente predetto. La santa lasciò al mondo intero un esempio luminoso di amore incondizionato a Dio. Il suo corpo subì diverse traslazioni a partire già dal 1577, prima di essere sistemato definitivamente nella cappella del Monastero di Palma di Maiorca. Quaranta anni dopo la morte, in occasione della prima ricognizione ufficiale, il corpo fu trovato incorrotto, destando grande meraviglia. Nel corso del successivo processo di canonizzazione fu proclamata beata nel 1792. Papa Pio XI la proclamò solennemente santa il 22 giugno 1930, riconoscendo ufficialmente la sua eroica santità. Il corpo della santa è detto popolarmente Santa Rina tra i fedeli devoti. Il suo nome religioso o anagrafico nel Martirologio è Caterina Tomás, e la Chiesa ne celebra la memoria il cinque aprile di ogni anno.
Il cammino terreno
La storia di Santa Caterina Thomas ha inizio nel 1531 tra le quiete terre di Valldemoza, a Maiorca. Fin dai primi anni, la sua indole manifestò un orientamento naturale verso la vita contemplativa e il servizio spirituale. Il suo percorso di fede trovò una dimora stabile nel 1553, quando ella fece il suo ingresso nel Monastero di Santa Maria Maddalena a Palma di Maiorca. Questo luogo divenne lo spazio privilegiato del suo incontro con il Signore, dove ella scelse di consacrarsi definitivamente professando i voti religiosi il 24 agosto 1555.
Durante gli anni trascorsi tra le mura del monastero, la vita di Caterina fu caratterizzata da una straordinaria intensità mistica. Molti testimoni dell'epoca riportarono la frequenza di fenomeni estatici, momenti in cui l'anima della religiosa sembrava distaccarsi dalle preoccupazioni terrene per immergersi nella contemplazione del soprannaturale. Questa esperienza, vissuta con umiltà e riservatezza, non fu mai un elemento di vanto, ma una grazia accolta nel silenzio del chiostro. La sua dedizione non vacillò mai, guidando i suoi passi fino al termine del suo pellegrinaggio terreno, avvenuto il 5 aprile 1574. La sua dipartita lasciò in eredità alla comunità di Palma di Maiorca l'esempio di una donna che aveva saputo fare della propria vita un'offerta pura e costante al Creatore, superando le fragilità umane per aprirsi totalmente alla luce della fede.
Il ricordo nella Chiesa
Il culto di Santa Caterina Thomas si è radicato profondamente nella memoria collettiva dei fedeli, in particolare nell'isola di Maiorca, di cui è patrona. Il riconoscimento ufficiale della sua santità è giunto nel 1930, quando Papa Pio Undicesimo ha elevato la religiosa agli onori degli altari, confermando la fedeltà del suo cammino e la fecondità del suo esempio per le generazioni future.
La memoria liturgica, che ricorre ogni anno il 5 aprile, invita i fedeli a sostare in preghiera e a meditare sulla semplicità della vita di Caterina. Nonostante il trascorrere dei secoli, il suo messaggio rimane attuale: un invito alla perseveranza nella fede e alla ricerca di Dio anche nelle forme più nascoste del quotidiano. La venerazione verso questa Santa, che ha vissuto la propria vocazione con tale radicalità, continua a essere un segno di speranza e un richiamo alla santità, ricordando a ogni credente che l'unione con Dio è il traguardo ultimo di ogni esistenza umana.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Caterina Thomas?
La memoria liturgica di Santa Caterina Thomas si celebra il 5 aprile, giorno successivo alla sua nascita al cielo.
A Palma di Maiorca in Spagna, santa Caterina Tomás, vergine, che, entrata nell’Ordine delle Canoniche regolari di Sant’Agostino, rifulse per la noncuranza di sé e l’abnegazione della volontà. — Martirologio Romano