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3 marzo

Santa Cunegonda

Imperatrice

Santa Cunegonda

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le nozze e l'ascesa al trono imperiale

All'età di circa vent'anni, Cunegonda contrasse matrimonio con Enrico, duca di Baviera. Enrico fu incoronato re di Germania nel 1002 e imperatore del Sacro Romano Impero nel 1014. Il dieci agosto del 1002, a Paderborn, Cunegonda venne incoronata regina. Il quattordici febbraio del 1014, Cunegonda e il marito si recarono a Roma, dove ricevettero la corona imperiale da papa Benedetto VIII. All'inizio del ventesimo secolo si sono sviluppate polemiche storiografiche sul matrimonio tra Enrico e Cunegonda. Alcune fonti antiche, inclusa la bolla di canonizzazione di papa Innocenzo III, affermano che la coppia fece voto di perpetua verginità, definendo la loro unione come matrimonio di San Giuseppe e attribuendo a Cunegonda il titolo di vergine. Autori moderni sostengono che il titolo di vergine non trovi riscontro negli scritti dei contemporanei come Rodolfo il Glabro. Secondo la cronaca di Rodolfo il Glabro, Enrico prese atto della sterilità della moglie ma rinunciò al diritto di ripudio previsto dal diritto germanico. Enrico decise di mantenere l'unione matrimoniale senza discendenza a causa della grande pietà e santità che riconosceva nella consorte. La scelta di Enrico e la fama di santità dei coniugi diedero origine alla leggenda del matrimonio di San Giuseppe.

La Vita e la bolla di canonizzazione riferiscono che Cunegonda fu accusata ingiustamente di infedeltà coniugale. Per dimostrare la propria innocenza, Enrico decise di sottoporre Cunegonda alla prova del fuoco. Cunegonda accettò l'ordalia e camminò a piedi nudi sopra vomeri infuocati senza riportare alcuna ferita. Dopo il miracolo, l'imperatore chiese perdono alla moglie per aver creduto alle calunnie e le accordò da allora totale fiducia e stima. L'episodio dell'ordalia conserva un forte valore simbolico, prescindendo dalla sua effettiva storicità. L'esistenza di Cunegonda fu caratterizzata da pratiche ed edificate manifestazioni di carità, umiltà e mortificazione. Nel 1007, con il sostegno del marito, Cunegonda promosse la costruzione del duomo di Bamberga. Nel 1021, l'imperatrice fondò il monastero di Kaufungen a seguito di un voto espresso durante una grave malattia da cui era guarita.

La vita monastica e il transito al cielo

Nel 1025, colpita dal lutto per la morte del marito, Cunegonda si ritirò nel monastero benedettino di Kaufungen. In seguito alla vedovanza, si è ritirata in un monastero per condurre vita monastica fino alla morte, scegliendo Cristo come sua eredità. In occasione dell'anniversario della morte di Enrico secondo, Cunegonda convocò diversi vescovi per la consacrazione della chiesa di Kaufungen, a cui donò una reliquia della Santa Croce. Durante la cerimonia di consacrazione, dopo la lettura del Vangelo, Cunegonda rinunciò alle abiti e alle insegne imperiali, si fece tagliare i capelli e indossò il saio benedettino. Da monaca, continuò a impiegare i propri beni per edificare monasteri, decorare edifici di culto e soccorrere i poveri. Nello stato monastico visse in piena umiltà, ignorando il suo passato di imperatrice. Dedica la maggior parte del tempo alla preghiera, allo studio delle Sacre Scritture, ai lavori manuali e alle mansioni più umili. Svolse con particolare dedizione l'incarico di far visita e prestare conforto alle consorelle inferme. Praticò una rigorosa penitenza, cibandosi solo del minimo indispensabile per il sostentamento e rifiutando i cibi ricercati. Cunegonda mantenne questo stile di vita severo fino alla fine dei suoi giorni.

Secondo il Martirologio, santa Cunegonda ha concluso la sua vita terrena ad Oberkaufungen, nella regione tedesca dell'Assia. Cunegonda morì il tre marzo di un anno incerto, collocato preferibilmente dagli storici nel 1033 anziché nel 1039. La data precisa della sua morte è il tre marzo 1033. I resti mortali della santa sono stati tumulati nella cattedrale di Bamberga, vicino al marito. Le sue spoglie sono state trasferite e inumate solennemente a Bamberga al fianco di quelle di sant'Enrico.

Il culto e la canonizzazione

Negli anni immediatamente successivi al decesso, la figura non è stata oggetto di una spiccata devozione. A partire dal dodicesimo secolo la venerazione popolare per lei si è intensificata notevolmente, superando quella tributata al marito Enrico. Il processo di canonizzazione è stato avviato durante il pontificato di papa Celestino III. Papa Innocenzo III ha approvato ufficialmente il culto mediante una bolla emessa il ventinove marzo 1200. Durante il quindicesimo secolo, la diocesi di Bamberga riservava alla santa imperatrice quattro feste solenni annuali. La prima celebrazione liturgica ricorreva il tre marzo, giorno dell'anniversario del suo decesso. La seconda celebrazione si teneva il ventinove marzo, in corrispondenza dell'anniversario della canonizzazione. La terza festività cadeva il nove settembre, per commemorare la traslazione delle sue reliquie. La quarta ricorrenza si svolgeva il primo agosto, in memoria del primo miracolo attribuito alla santa. Storicamente a Bamberga si festeggiava anche il ventinove marzo, il nove settembre e il primo agosto.

Domande frequenti

Quando si festeggia Santa Cunegonda?

Oggi festeggiata; si celebra il tre marzo, ricorrenza principale della morte. Storicamente a Bamberga si ricordava anche il ventinove marzo, il nove settembre e il primo agosto.

Di cosa è patrono Santa Cunegonda?

Le fonti fornite non menzionano specifici patronati per Santa Cunegonda.

A Oberkaufungen nell’Assia, in Germania, santa Cunegonda: molti benefici arrecò alla Chiesa insieme al marito sant’Enrico imperatore, e, dopo la morte di costui, ella stessa migrò al Signore nel convento in cui come monaca si era ritirata, facendo di Cristo la sua eredità. Il suo corpo fu deposto con tutti gli onori accanto alle spoglie di sant’Enrico a Bamberga. — Martirologio Romano