28 aprile
Santa Gianna Beretta Molla
Madre di famiglia
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e l'infanzia
Gianna Beretta nacque il 4 ottobre 1922, giorno della festa di San Francesco d'Assisi, nella casa di campagna dei nonni paterni a Magenta, in provincia di Milano. Era la decima di tredici figli nati nella famiglia dei Beretta milanesi, i cui tredici figli erano stati ridotti a otto dall'epidemia di spagnola dopo la guerra dal 1915 al 1918 e da due morti nella prima infanzia. Dagli otto figli sopravvissuti dei Beretta derivano una pianista, due ingegneri, quattro medici e una farmacista. I genitori di Gianna erano profondamente cristiani ed entrambi Terziari francescani. Il padre, Alberto, era nato a Magenta ed era impiegato al Cotonificio Cantoni. La madre, Maria De Micheli, era nata a Milano. L'undici ottobre dello stesso anno Gianna ricevette il Santo Battesimo nella Basilica di San Martino con il nome di Giovanna Francesca. Cinque dei fratelli di Gianna morirono in tenera età. Tre dei fratelli di Gianna si consacrarono a Dio: Enrico, Giuseppe e Virginia. Enrico divenne medico missionario cappuccino in Brasile col nome di padre Alberto. Giuseppe divenne sacerdote ingegnere nella diocesi di Bergamo, e il fratello Giuseppe divenne sacerdote. Virginia divenne medico religiosa canossiana missionaria in India. I fratelli medici Madre Virginia e Padre Alberto divennero religiosi e missionari. Gianna era la penultima degli otto figli. La famiglia Beretta visse fino al 1925 a Milano in Piazza Risorgimento numero 10. Durante i diciotto anni di residenza milanese, la famiglia frequentò assiduamente la Chiesa dei Padri Cappuccini in Corso Monforte. Nel 1925 la famiglia si trasferì a Bergamo in Borgo Canale numero 1 a causa dell'influenza spagnola che aveva tolto la vita a tre dei figli e di un principio di tubercolosi della sorella maggiore Amalia. L'aria di collina di Bergamo era ritenuta più salubre. Il padre fece enormi sacrifici affinché tutti i figli potessero studiare fino alla laurea. Il padre ridusse le spese inutili, smettendo ad esempio di fumare il sigaro di punto in bianco. Il padre aveva una fede profonda, pietà sincera, convinta e gioiosa, ed era di grande esempio cristiano. Il padre si alzava ogni giorno alle cinque per recarsi alla Santa Messa e iniziare la giornata lavorativa davanti al Signore e nel Suo nome. La madre era una donna dalla fede profonda, dall'ardente spirito di carità, dal carattere umile, forte, fermo e deciso. La madre si recava ogni giorno alla Santa Messa insieme ai figli dopo la partenza del marito per il lavoro a Milano. Mamma Maria si occupò di ciascun figlio come se ne avesse avuto uno solo. La madre correggeva i figli aiutandoli a capire i loro sbagli, a volte servendosi solo dello sguardo. La madre imparò il latino e il greco per seguire meglio i figli negli studi. Gianna accolse fin dalla prima giovinezza con piena adesione il dono della fede e l'educazione cristiana ricevuta dai genitori. I genitori accompagnarono Gianna nella crescita umana e cristiana portandola a considerare la vita come dono di Dio. I genitori le insegnarono ad avere fiducia illimitata nella Divina Provvidenza e certezza dell'efficacia della preghiera. Gianna fu educata all'essenziale e alla sensibilità verso i poveri e le missioni secondo lo stile francescano. Gianna ricevette la Prima Comunione a soli cinque anni e mezzo, il quattro aprile 1928, nella Parrocchia Prepositurale di Santa Grata a Bergamo Alta. Da quel giorno andò con la mamma tutte le mattine alla Messa, facendo della Santa Comunione il cibo indispensabile di ogni giorno. Il nove giugno 1930 ricevette la Santa Cresima nel Duomo di Bergamo. Cresse serena prodigandosi per i fratelli e le sorelle senza mai stare in ozio. Amava tutte le cose belle, la musica, la pittura e le gite in montagna. Non le mancarono prove, sofferenze e difficoltà che non produssero traumi o squilibri grazie alla ricchezza della sua vita spirituale.
La giovinezza e la formazione
Nel gennaio 1937 morì la sorella Amalia all'età di ventisei anni. Dopo la morte di Amalia la famiglia si trasferì a Genova Quinto al Mare, città sede universitaria gradita a papà Alberto per tenere unita la famiglia. A Genova Quinto al Mare Gianna si iscrisse alla quinta ginnasio presso l'Istituto delle Suore Dorotee. Negli anni genovesi Gianna maturò profondamente la sua vita spirituale. Dal sedici al diciotto marzo 1938 partecipò a un corso di Esercizi Spirituali predicato dal gesuita Padre Michele Avedano per le alunne delle Suore Dorotee. A quindici anni e mezzo, durante questi Esercizi, visse l'esperienza fondamentale e decisiva della sua vita. Di questi Esercizi è rimasto un quadernetto di trenta pagine di Ricordi e Preghiere. Tra i propositi del quadernetto Gianna scrisse di voler temere il peccato mortale come un serpente e di preferire mille volte morire piuttosto che offendere il Signore. Tra le preghiere del quadernetto promise a Gesù di sottomettersi a tutto ciò che avrebbe permesso, chiedendo di farle conoscere la Sua Volontà. L'azione pastorale del parroco di Quinto al Mare, il liturgista Monsignor Mario Righetti, contribuì in modo determinante alla maturazione spirituale di Gianna. Monsignor Mario Righetti divenne il direttore spirituale di Gianna. Gianna fu attiva collaboratrice di Monsignor Mario Righetti nell'Azione Cattolica in qualità di delegata delle Piccolissime. Monsignor Mario Righetti inculcò in Gianna l'amore alla liturgia, fonte della sua vita spirituale. A Genova Gianna acquistò il messale quotidiano del Caronti che utilizzò ogni giorno. Al termine della quinta ginnasiale, i genitori di Gianna le fecero sospendere gli studi per un anno per rinforzare la sua delicata costituzione. Gianna si sottomise docilmente alla decisione dei genitori di sospendere gli studi per un anno. Gianna trascorse un anno in compagnia dei genitori, contenta di conoscerli meglio per imitarne le virtù. Nell'ottobre 1939 Gianna riprese gli studi frequentando il liceo classico presso l'Istituto delle Suore Dorotee di Lido d'Albaro. I bombardamenti su Genova provarono molto la madre Maria, che era già debole di cuore. Nell'ottobre 1941 la famiglia ritornò a Bergamo nella casa dei nonni materni a San Vigilio. Nell'anno della maturità classica Gianna perse entrambi i genitori a breve distanza l'uno dall'altra. La madre Maria morì il ventinove aprile 1942 all'età di cinquantacinque anni. Il padre morì il dieci settembre 1942 all'età di sessant'anni. Nel mese di ottobre 1942, dopo la morte dei genitori, Gianna ritornò a Magenta nella casa natale insieme a tutti i fratelli e sorelle. Nel novembre 1942 Gianna si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia. Gianna frequentò l'università prima a Milano e poi a Pavia. Gianna si laureò in Medicina e Chirurgia il trenta novembre 1949 e divenne medico chirurgo nel 1949 e specialista in pediatria nel 1952. Durante gli anni universitari Gianna fu una giovane dolce, volitiva e riservata. Negli anni dell'università Gianna affinò progressivamente la sua spiritualità. Quotidianamente Gianna partecipava alla Santa Messa e alla Santa Comunione. Gianna frequentava nei giorni feriali il Santuario dell'Assunta. Gianna compiva quotidianamente la Visita al Santissimo Sacramento e la meditazione. Gianna recitava quotidianamente il Santo Rosario. Insieme alle sorelle Zita e Virginia, Gianna si inserì nella vita della comunità parrocchiale di San Martino. Gianna offrì la propria collaborazione al parroco Monsignor Luigi Crespi. Gianna lavorò intensamente nell'educazione della gioventù presso l'Oratorio delle Madri Canossiane, che divenne la sua seconda casa. Gianna tradusse la sua grande fede in un generoso impegno di apostolato tra le giovani nell'Azione Cattolica. Gianna praticò la carità verso i vecchi e i bisognosi nelle Conferenze delle Dame di San Vincenzo. Gianna amava Dio e desiderava che molti lo amassero. Una compagna di liceo descrisse Gianna come una persona che donava un sorriso aperto, pieno di dolcezza e di calma, riflesso di gioia serena e profonda.
La professione medica e la vocazione
Il primo luglio 1950 Gianna aprì un ambulatorio medico dell'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro le Malattie a Mesero. A Magenta Gianna continuò a sostituire al bisogno il fratello medico Ferdinando. Gianna si specializzò in Pediatria a Milano il sette luglio 1952. Tra i suoi assistiti Gianna predilesse poveri, mamme, bambini e vecchi. Gianna sentiva e praticava la sua opera di medico come una missione. Gianna si preoccupava di aggiornare la sua competenza per giovare al corpo e all'anima della sua gente. Gianna continuava a curare tutti, specialmente chi è vecchio e solo, come medico a trecentosessanta gradi. Per Gianna tutto è dovere e tutto è sacro. Gianna diceva che chi tocca il corpo di un paziente, tocca il corpo di Cristo. Gianna accrebbe il suo impegno nell'Azione Cattolica prodigandosi per le giovanissime. Gianna sfogava la sua gioia di vivere attraverso la musica, la pittura, lo sci e l'alpinismo. Gianna si interrogava, pregando e facendo pregare, sulla sua vocazione. Gianna considerava la vocazione un dono di Dio da cui dipendeva la felicità terrena ed eterna. Le lettere del fratello padre Alberto parlavano del lavoro gravoso che affrontava da solo ogni giorno. Le lettere del fratello missionario maturarono in Gianna la specifica vocazione missionaria e la decisione di raggiungerlo a Grajaù per aiutarlo. La costituzione fisica non robusta di Gianna e l'intervento del suo direttore spirituale la convinsero che la strada missionaria non era la sua. Gianna si rasserenò e attese un segno dal Signore.
Il matrimonio e la famiglia
L'otto dicembre 1954, in occasione della Prima Messa di padre Lino Garavaglia da Mesero, Gianna incontrò per la prima volta l'ingegner Pietro Molla. Gianna e Pietro si conoscono nel 1954 e si sposano a Magenta il ventiquattro settembre 1955. Pietro Molla era dirigente della Società Anonima Fabbrica Fiammiferi e Affini, la fabbrica di fiammiferi di Magenta. Pietro Molla apparteneva all'Azione Cattolica ed era un laico impegnato nella parrocchia di Mesero. Gianna e Pietro erano stati entrambi invitati da padre Lino Garavaglia. Gianna Beretta appare estremamente limpida e estremamente graziosa all'ingegnere Pietro Molla nei primi incontri. Il fidanzamento ufficiale fu celebrato l'undici aprile 1955, lunedì di Pasqua. La Messa di fidanzamento fu celebrata da don Giuseppe, fratello di Gianna, nella Cappella delle Madri Canossiane a Magenta. Gianna e Pietro vissero il loro amore alla luce della fede. Gianna scrisse la sua prima lettera a Pietro il ventuno febbraio 1955. Nella prima lettera Gianna espresse l'intenzione di donarsi a Pietro per formare una famiglia veramente cristiana. Il dieci giugno 1955 Gianna scrisse a Pietro di amarlo molto e di averlo sempre presente. Gianna offriva il lavoro, le gioie e le sofferenze di Pietro insieme al proprio durante la Santa Messa e l'Offertorio. Gianna visse il periodo del fidanzamento radiosa nella gioia e nel sorriso. Gianna ringraziava e pregava il Signore durante il fidanzamento. Gianna era chiarissima nei suoi propositi e nella progettazione della nuova famiglia. Gianna trasmetteva a Pietro la sua grande gioia di vivere. Gianna chiedeva a Pietro come doveva essere e cosa fare per renderlo felice. Gianna invitava Pietro a ringraziare con lei il Signore per il dono della vita e delle cose belle. Gianna si preparò spiritualmente al Sacramento dell'Amore con un triduo, Santa Messa e Santa Comunione. Gianna propose il triduo anche al futuro marito Pietro. Pietro celebrò il triduo nella Chiesetta della Madonna del Buon Consiglio a Ponte Nuovo. Gianna celebrò il triduo nel Santuario dell'Assunta a Magenta. Pietro ringraziò Gianna per il pensiero del triduo e lo accolse con entusiasmo. Gianna e Pietro si unirono in matrimonio il ventiquattro settembre 1955 nella Basilica di San Martino a Magenta. Gli sposi si stabilirono a Ponte Nuovo nella villetta riservata alla famiglia del Direttore degli Stabilimenti della società dei fiammiferi. La villetta si trovava a poca distanza dalla Chiesetta della Madonna del Buon Consiglio. Gianna si recava quotidianamente a pregare e a partecipare alla Santa Messa nella Chiesetta della Madonna del Buon Consiglio. Dal 1956 Gianna svolse il compito di responsabile del Consultorio delle mamme e dell'Asilo nido dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia a Ponte Nuovo. Gianna prestò assistenza medica volontaria nelle Scuole Materna ed Elementare di Stato a Ponte Nuovo. Gianna fu una moglie felice. La coppia visse a Ponte Nuovo di Magenta. I coniugi vivevano la robusta tradizione religiosa familiare di Messa e preghiera quotidiana e vita eucaristica inserendola nella modernità. Gianna amava lo sport, in particolare lo sci, e la musica. Gianna dipingeva e portava a teatro e ai concerti il marito, grande dirigente industriale sempre occupato. Gianna arricchì di novità gioiose la vita della locale Azione Cattolica femminile. Nei ritiri dell'Azione Cattolica, momenti di forte interiorità, lei aggiungeva continue occasioni di festa ed era collaboratrice della loro gioia. Viveva l'incarico nell'Azione Cattolica come la missione di medico. Dopo la sua morte, il marito lesse gli appunti con cui lei preparava gli incontri scoprendovi una connessione indissolubile tra amore e sacrificio. Il diciannove novembre 1956 nacque Pierluigi nella casa di Ponte Nuovo. L'undici dicembre 1957 nacque Maria Zita, chiamata Mariolina, nella casa di Ponte Nuovo. Il quindici luglio 1959 nacque Laura nella casa di Ponte Nuovo. I figli della coppia nacquero in questo ordine: Pierluigi nel 1956, Maria Rita, ovvero Mariolina, nel 1957, Laura nel 1959. Gianna seppe armonizzare i suoi doveri di madre, moglie e medico a Mesero e Ponte Nuovo con la sua gioia di vivere. Gianna continuò a vivere la sua grande fede conformando ad essa il suo operare e ogni sua decisione. Gianna si sentì pienamente appagata nella comunione di vita e d'amore della famiglia.
Il sacrificio supremo
Nel settembre 1961, verso la fine del secondo mese di gravidanza, durante la quarta gravidanza, fu scoperto un fibroma all'utero e Gianna fu colpita da un voluminoso fibroma uterino. Il fibroma all'utero era un tumore benigno. L'intervento chirurgico di asportazione del fibroma fu eseguito nell'Ospedale San Gerardo di Monza. La scoperta portò al ricovero in ospedale, alla gravità sempre più evidente del caso e alla prospettiva di rinuncia alla maternità per non morire e non lasciare soli tre orfani. Gianna sapeva il rischio che comportava il continuare la gravidanza. Prima dell'intervento, Gianna supplicò il chirurgo di salvare la vita che portava in grembo. Prima dell'intervento, Gianna si affidò alla preghiera e alla Provvidenza. La vita del bambino fu salvata durante l'intervento. Gianna ringraziò il Signore dopo aver salvato la vita del bambino. Gianna trascorse i sette mesi precedenti il parto con forza d'animo e impegno di madre e medico. Gianna temeva che la creatura in grembo potesse nascere sofferente e pregava affinché ciò non accadesse. Alcuni giorni prima del parto, Gianna era pronta a donare la sua vita per salvare quella del suo bambino. Gianna disse esplicitamente al marito di scegliere il bimbo in caso di decisione tra la sua vita e quella del figlio. Pietro conosceva la generosità, lo spirito di sacrificio e la forza delle decisioni di Gianna. Pietro si sentì in obbligo di coscienza di rispettare la volontà di Gianna. Per Gianna il nascituro aveva gli stessi diritti alla vita di Pierluigi, Mariolina e Laura. Gianna aveva una gerarchia di valori che collocava al primo posto il diritto a nascere. Gianna rappresentava lo strumento della Provvidenza affinché la creatura potesse venire al mondo. Per la crescita e l'educazione degli altri figli, Gianna faceva pieno affidamento sulla Provvidenza tramite i congiunti. La scelta di Gianna fu dettata dalla sua coscienza di madre e medico, dalla sua fede, dal diritto alla vita, dall'eroismo dell'amore materno e dalla fiducia nella Provvidenza. Nel pomeriggio del venti aprile 1962, Venerdì Santo, Gianna fu nuovamente ricoverata nell'Ospedale San Gerardo di Monza. Nell'ospedale le fu provocato il parto per espletarlo per vie naturali, ritenuta la via meno rischiosa, senza esito favorevole. Il mattino del ventuno aprile, Sabato Santo, diede alla luce Gianna Emanuela per via cesarea. Gianna Emanuela nasce a prezzo della vita della madre e del dolore dei suoi familiari. Per Gianna iniziò il calvario della sua passione, accompagnata da quella di Gesù sul Monte Calvario. Già dopo qualche ora dal parto le condizioni generali di Gianna si aggravarono con febbre sempre più elevata e sofferenze addominali atroci per il subentrare di una peritonite settica. La sorella Madre Virginia, rientrata inspiegabilmente e provvidenzialmente dall'India, poté assisterla nella sua agonia. Gianna solo raramente svelava le sue sofferenze e rifiutò ogni calmante per essere sempre consapevole di quanto avveniva e presente a se stessa. Rifiutò i calmanti anche per essere lucida nel suo rapporto con il suo Gesù, che costantemente invocava. Gianna disse a Madre Virginia che se avesse saputo quale conforto avesse ricevuto baciando il suo Crocifisso, e esclamò che se non ci fosse Gesù a consolare in certi momenti. Madre Virginia ricorda che Gianna attingeva la forza del suo saper soffrire dalla preghiera intima manifestata in brevi espressioni di amore e di offerta. Le espressioni di offerta di Gianna includevano l'amore per Gesù, l'adorazione, la richiesta di aiuto e l'invocazione alla Madonna, seguite da silenziose riflessioni. Nonostante tutte le cure praticate, le condizioni di Gianna peggiorarono di giorno in giorno. Desiderò ricevere Gesù Eucaristico anche giovedì e venerdì. A causa dell'incoercibile vomito, e per non mancare di rispetto al Signore, con grande rincrescimento si accontentò di ricevere sulle labbra una minima parte dell'Ostia. Il fratello Ferdinando aveva accettato da Gianna l'incarico di avvisarla quando fosse giunto il momento della sua morte con una frase stabilita. Ferdinando non ebbe il coraggio di eseguire l'incarico e ne incaricò Madre Virginia. Madre Virginia disse a Gianna di farsi coraggio e le rammentò che i genitori la attendevano in Cielo, domandándole se fosse contenta di andarvi. Nel movimento del ciglio si poté leggere la completa e amorevole adesione di Gianna alla Volontà Divina, velata dalla pena di dover lasciare i suoi amati figli ancor tanto piccoli. Gianna si consegnò al Padre come il suo Gesù. La madre di Gianna Emanuela può tenerla tra le braccia prima di morire. La madre di Gianna Emanuela muore il ventotto aprile 1962. All'alba del ventotto aprile, Sabato in Albis, fu riportata nella sua casa di Ponte Nuovo, come da suo desiderio precedentemente espresso al marito Pietro. Gianna morì nella sua casa di Ponte Nuovo alle ore otto del mattino del ventidue aprile o piuttosto del ventotto aprile 1962. Gianna morì all'età di trentanove anni. I funerali di Gianna furono celebrati nella Chiesetta di Ponte Nuovo. I funerali furono una grande manifestazione unanime di profonda commozione, di fede e di preghiera. Fu sepolta nel Cimitero di Mesero, dove riposa tuttora nella Cappella di famiglia. Rapidamente si diffuse la fama di santità per la sua vita e per il gesto di amore grande e incommensurabile che l'aveva coronata. Giovanna Beretta Molla è definita madre di famiglia, muore portando un figlio in grembo e antepone amorevolmente la libertà e la salute del nascituro alla propria stessa vita. Giovanna Beretta Molla è nata a Magenta, Milano, il quattro ottobre 1922 ed è deceduta il ventotto aprile 1962. La morte della madre di Gianna Emanuela viene considerata un messaggio luminoso d'amore. Ogni giorno dell'esistenza di Gianna era stato vissuto nella luce.
Il culto e la santificazione
La memoria di Santa Gianna Beretta Molla continua a vivere attraverso il frutto del suo estremo sacrificio. Gianna Emanuela è la figlia nata dal sacrificio della madre. Gianna Emanuela afferma di sentire in sé la forza e il coraggio di vivere e che la vita le sorride. Gianna Emanuela vuole rendere onore alla mamma dedicando la sua vita alla cura e all'assistenza agli anziani. Papa Giovanni Paolo secondo proclama Gianna beata a Roma il ventiquattro aprile 1994. Con la beatificazione, Giovanni Paolo secondo volle esaltare l'eroismo finale e l'esistenza intera della santa. Successivamente, lo stesso pontefice Giovanni Paolo secondo proclama santa Giovanna Beretta Molla il sedici maggio 2004. Il Martirologio ricorda santa Giovanna Beretta Molla a Magenta in Lombardia, fissandone la ricorrenza liturgica e perpetuandone il ricordo nei secoli come fulgido esempio di sposa, di madre e di medico che ha donato la propria vita per amore del prossimo e della famiglia.
Il cammino terreno
Il percorso di Santa Gianna Beretta Molla si è sviluppato all'interno di una cornice di dedizione intellettuale e spirituale. Dopo aver concluso il proprio percorso di studi, ella raggiunse il traguardo della laurea in medicina e chirurgia nell'anno millenovecentoquarantanove. Questo titolo non rappresentò soltanto un successo accademico, ma divenne lo strumento attraverso cui esercitare la cura del prossimo, applicando le proprie competenze in diverse realtà, tra cui Milano, Bergamo e Genova. La sua vita ebbe una svolta significativa nel millenovecentocinquantacinque, quando si unì in matrimonio con Pietro Molla, dando inizio a una famiglia fondata sulla fede e sulla carità reciproca.
Il momento culminante della sua testimonianza si presentò nel millenovecentossantuno. Durante la quarta gravidanza, le fu diagnosticato un fibroma uterino che poneva a serio rischio la sua incolumità. Con una consapevolezza limpida e coraggiosa, Gianna scelse di dare priorità alla sopravvivenza della creatura che portava in grembo, affrontando le conseguenze del proprio stato con serenità cristiana. Il parto cesareo, pur permettendo la nascita della figlia, condusse la madre verso un esito doloroso. Ella spirò a Ponte Nuovo di Magenta nel millenovecentossantadue, vittima di una peritonite settica. La sua vita, seppur breve, ha lasciato un segno indelebile, dimostrando che la grandezza d'animo risiede nella capacità di donarsi senza riserve per la protezione di un dono prezioso come la vita. La sua testimonianza rimane un punto di riferimento per chiunque cerchi di conciliare le responsabilità professionali con la dedizione radicale alla propria missione familiare.
La memoria liturgica
La figura di Santa Gianna Beretta Molla è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa universale attraverso il rito della canonizzazione, presieduto da San Giovanni Paolo II il sedici maggio del duemilaquattro. Questo atto ha sancito la santità di una donna che ha saputo elevare il proprio quotidiano a testimonianza di fede vissuta. La memoria liturgica della Santa viene celebrata annualmente il ventotto aprile, data in cui i fedeli sono invitati a fare memoria del suo sacrificio e della sua carità.
La devozione verso Santa Gianna si è diffusa rapidamente, trovando accoglienza presso molteplici realtà che riconoscono in lei una protettrice potente e un modello da imitare. Ella è invocata in particolare come patrona delle madri, dei medici e dei bambini non nati. Attraverso la sua intercessione, molti fedeli cercano conforto e sostegno nelle sfide legate alla maternità e all'esercizio della professione medica, trovando nella sua vicenda umana una luce che illumina il valore sacro di ogni esistenza. La sua festa liturgica rappresenta dunque un momento di riflessione sulla dignità della vita umana dal suo concepimento fino al suo compimento naturale, in un clima di preghiera e di gratitudine per il dono della sua testimonianza terrena.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Gianna Beretta Molla?
La memoria liturgica di Santa Gianna Beretta Molla si celebra il ventotto aprile.
Di cosa è patrona Santa Gianna Beretta Molla?
Nei fatti forniti non sono menzionati specifici patronati ufficiali.
A Magenta in Lombardia, santa Giovanna Beretta Molla, madre di famiglia, che, portando un figlio in grembo, morì anteponendo amorevolmente la libertà e la salute del nascituro alla propria stessa vita. — Martirologio Romano