2 ottobre
Santa Giovanna Emilia De Villeneuve
Religiosa e fondatrice
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e giovinezza
Jeanne-Émilie de Villeneuve nacque il 9 marzo 1811 a Tolosa, registrata anche come nata a Toulouse, in Francia, nello stesso giorno. La santa apparteneva a una delle più antiche famiglie nobili della Linguadoca. Era la terzogenita della coppia formata dal marchese Jean-Baptiste Marie Louis de Villeneuve e da Rosalie Gabrielle de Monteal-Avessens. Le sue sorelle maggiori erano Léontine e Octavie. Dopo la nascita del fratello maschio Ludovic, la famiglia si stabilì nel castello di Hauterive, vicino a Castres, a novanta chilometri da Tolosa. Inizialmente la famiglia trascorreva nel castello di Hauterive solo il periodo estivo. Il marchese si occupava del controllo dei possedimenti agricoli e della sua azienda di lavorazione del cuoio. Il padre delegò l'educazione dei figli alla moglie finché quest'ultima ne fu in grado. Il padre divenne per Émilie un vero modello, organizzando corsi d'avviamento professionale e mostrando grande vicinanza ai più poveri. Émilie si sentiva isolata dalle sorelle a causa della differenza d'età, finendo per diventare quasi insensibile. Sviluppò un grande amore per la precisione e fu incaricata dalla madre di impartire un'istruzione iniziale al fratellino.
Nel 1825 la signora de Villeneuve morì dopo una dolorosa agonia. Émilie non lasciò trasparire i propri sentimenti alla morte della madre. Nel gennaio 1826 ricevette la Prima Comunione senza mostrare emozione apparente. Il padre fu nominato sindaco di Castres. A causa della nomina del padre, Émilie e le sorelle furono affidate alla nonna paterna, mentre Ludovic fu mandato in collegio. Le sorelle furono felici del trasferimento e frequentarono regolarmente gli appuntamenti nel salotto della nonna. Meno di due anni dopo morì improvvisamente la sorella Octavie. Inizialmente Émilie rimase impassibile anche alla morte di Octavie. Poco dopo la morte di Octavie, Émilie scoprì la felicità nella preghiera, nella frequentazione dei sacramenti e nelle conversazioni religiose con gli amici della nonna. A fine novembre 1829, con il matrimonio di Léontine, Émilie divenne la padrona di casa del castello di Hauterive. Il padre si dimise da sindaco ma continuò a seguire le proprie attività agricole. Ludovic disapprovava il comportamento e le abitudini della sorella, ritenute poco ordinarie rispetto alle ragazze dell'epoca. Émilie condivideva il denaro datole dal padre con i poveri, andava a Messa ogni mattina e aiutava le giovani istruendole e assistendole se malate. Trovò una guida spirituale nel gesuita padre Leblanc, residente a Tolosa. Le elemosine e le visite non le bastavano più e desiderava condividere la vita dei più abbandonati per restituire loro dignità umana e spirituale.
La chiamata e la fondazione
A ventitré anni confidò all'amica Coralie de Gaix di sentire un'attrattiva irresistibile per la consacrazione religiosa tra le Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli. Coralie de Gaix lasciò in seguito un memoriale su Émilie. Padre Leblanc approvò il suo progetto di vita consacrata. I familiari non approvarono subito e il signor de Villeneuve le chiese di attendere quattro anni. Émilie accettò l'attesa su consiglio del direttore spirituale e intensificò le attività parrocchiali. Le amiche la chiamavano scherzosamente e ammirativamente Signor Vicario per la sua grande disponibilità. Ricevette una lettera da un benefattore e fervente cristiano di nome signor de Barre. Il signor de Barre affermava di aver avuto un'ispirazione durante la Messa affinché la giovane costituisse a Castres una casa diretta da religiose per l'educazione dei bambini abbandonati. Padre Leblanc, dopo preghiera e riflessione, concluse che l'opera rispondeva alla volontà di Dio. Il padre di Émilie si convinse dell'opera, anche perché la figlia sarebbe rimasta vicina a lui, e finanziò l'acquisto della casa. Lasciando il castello, Émilie disse al padre: È per Dio che vi lascio, voglio servire i poveri! La nuova fondazione fu denominata Congregazione dell'Immacolata Concezione. Il nome rifletteva la devozione di Émilie per la Vergine Maria, scelta come confidente dopo la perdita della madre. Le prime Regole fissavano come fini l'educazione dei bambini abbandonati, il servizio ai poveri e ai prigionieri, e l'istruzione e formazione professionale delle ragazze.
Émilie e due compagne fecero un mese di ritiro-noviziato presso il convento della Visitazione di Tolosa. Presero un abito religioso azzurro e emisero i voti temporanei l'8 dicembre 1836 alla presenza dell'arcivescovo di Albi. La fondatrice assunse il nome religioso di suor Maria, pur rimanendo nota comunemente col nome di battesimo. Dopo un iniziale appoggio popolare, il 29 marzo 1837 le tre suore aprirono un laboratorio di cucito e subirono pesanti attacchi. Le sarte professioniste avvertirono il peso della concorrenza della nuova comunità. Le sarte arrivarono a calunniare la nuova comunità. La comunità fu consigliata da padre Leblanc e non cedette alle calunnie. Alla fine dell'anno le critiche cessarono. Alla fine dell'anno vennero ammesse quattro postulanti. All'inizio dell'anno successivo la comunità ricevette l'incarico di occuparsi dei carcerati. Le religiose furono soprannominate suore azzurre o suore blu. Il primo maggio le suore si stabilirono nell'ex seminario minore. Madre Émilie era ammirata e rispettata dalle consorelle e dalle allieve. Il motto di madre Émilie era Dio solo! Lo stesso motto era già stato di santa Giovanna Antida Thouret.
Crescita dell'Istituto e missioni
Madre Émilie intraprese la redazione delle Costituzioni della comunità. Le Costituzioni furono approvate dall'arcivescovo di Albi alla fine del 1841. L'approvazione delle Costituzioni serviva anche a garantire alla comunità una formazione migliore. Dietro richiesta delle consorelle, madre Émilie venne nominata superiora a vita. Nonostante la carica, continuò a sottoporsi alla regola comune. All'inizio di giugno 1843 si trovava a Parigi per ottenere dal governo l'approvazione civile per aprire scuole comunali. A Parigi s'incontrò con padre François-Marie-Paul Libermann della Congregazione dello Spirito Santo. Padre Libermann divenne Venerabile dal 1910. Madre Émilie era in relazione epistolare con padre Libermann da un anno. L'obiettivo dell'incontro era l'invio di alcune suore in missione oltreoceano. L'invio in missione oltreoceano era stato auspicato da lei stessa nelle Costituzioni. Il trenta aprile 1844 la comunità s'insediò nel nuovo convento. L'insediamento avvenne dopo quaranta giorni di penitenza per ottenere i fondi necessari. La quaresima particolare era servita a madre Émilie per orientare anzitutto le sue figlie e lei stessa verso la conversione del cuore. Nel luglio 1846 le fondazioni proseguirono con l'apertura di un rifugio per prostitute. Madre Émilie raccomandò alle suore di non mostrare mai impazienza, disgusto o disprezzo verso le penitenti, qualunque torto avessero da rimproverare loro. Raccomandò di trattare le penitenti sempre con una dolcezza e un affetto tutti santi.
La prima partenza di quattro religiose per l'Africa avvenne il 22 novembre 1847. Seguirono altre partenze per l'Africa nel 1849 e nel 1850. Padre Libermann consigliò alle suore di avere tanta pazienza. Consigliò di non far assumere agli indigeni le abitudini europee. Consigliò di lasciare gli usi e i costumi naturali degli indigeni, perfezionandoli con i principi della fede, delle virtù cristiane e correggendo i difetti. Il 30 dicembre 1852 le Suore dell'Immacolata Concezione divennero un istituto di diritto pontificio. Un anno dopo, inaspettatamente, madre Émilie si dimise dall'incarico di superiora generale. Per sé desiderava solo la felicità di obbedire. Desiderava che le sue figlie prendessero una via autonoma senza la sua guida, che sarebbe comunque venuta meno. Le sue supposizioni divennero realtà verso la metà del 1854. Nel sud della Francia si diffuse il colera e la febbre miliare. La febbre miliare era una febbre contagiosa accompagnata da eruzioni cutanee. L'unica ad ammalarsi in Casa madre fu la Fondatrice. La Fondatrice si era offerta a Dio perché l'epidemia cessasse a Castres. Il 27 settembre fu costretta a mettersi a letto. Due giorni dopo fu trasportata in infermeria. Morì il 2 ottobre 1854, e la sua dipartita terrena coincise con il decesso avvenuto a Castres, in Francia, il 2 ottobre 1854. La morte avvenne mentre le sue figlie recitavano le preghiere per gli agonizzanti.
Diffusione e cammino verso la canonizzazione
Dopo la sua morte la Congregazione si espanse in Brasile e Argentina. L'espansione in Brasile e Argentina avvenne a seguito delle leggi francesi sulla separazione tra Chiesa e Stato. Nel 1998 si è aperta una comunità nelle Filippine. In Italia la Congregazione è stata presente dapprima a Rubiana. La Congregazione è presente ad Acqui Terme, dove opera tuttora. La Casa generalizia ha sede a Roma, nella casa per ferie Il Romitello. Ogni fondazione ha sempre lo scopo di accorrere dove i poveri hanno più bisogno, come ripeteva spesso la Fondatrice. La fama di santità è continuata nel tempo. Durante il mandato come superiora generale di madre Sylvie Azaïs si cominciò a copiare e classificare i documenti manoscritti. La classificazione serviva a operare una prima analisi della spiritualità della Fondatrice. Nel 1945 la nuova superiora madre Marie Agathe Vernadat iniziò lo studio degli scritti. Il 18 agosto 1947, durante il capitolo generale, madre Germaine Sapène riferì la decisione d'istituire il processo di beatificazione. La fase informativa durò dal 25 agosto 1948 al 6 febbraio 1950. La fase informativa si svolse presso la diocesi di Albi, nel cui territorio rientra Castres. La causa fu qualificata come causa storica perché avviata novantaquattro anni dopo la morte della candidata. Il 20 novembre 1948 fu svolta la ricognizione canonica dei resti della Serva di Dio. I resti furono nuovamente sepolti il 18 agosto 1949 nel giardino della Casa madre. I resti si trovano tuttora ai piedi di una statua della Madonna. La Madonna veniva invocata da lei come Notre Dame du Prompt Secours.
Trentaquattro anni dopo la trasmissione degli atti del processo a Roma, si svolse la riunione dei periti storici il 10 ottobre 1984. La positio super virtutibus fu trasmessa alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi nel 1986. Quattro anni dopo, il 30 novembre 1990, il processo informativo fu convalidato con un apposito decreto. Il 18 dicembre 1990 si tenne la riunione dei periti teologi. Il 4 giugno 1991 si tenne la riunione dei cardinali e vescovi membri della Congregazione. Il decreto che attribuiva a madre Giovanna Emilia il titolo di Venerabile fu promulgato a seguito delle riunioni. Il decreto fu letto di fronte al Papa il 6 luglio 1991. Il decreto fu reso noto il 9 ottobre del medesimo anno. Dal 16 maggio al 20 ottobre 2003 si svolse il processo diocesano su un probabile miracolo. Il miracolo riguardava la guarigione di Binta Diaby, un'adolescente musulmana che viveva in Guinea. Nel 1994 Binta Diaby aveva ingerito della soda caustica e rischiava di morire di peritonite. La ragazza fu trasportata in una casa delle suore a Barcellona. Le suore iniziarono una novena alla Fondatrice e le diedero in mano un'immagine con reliquia. Dopo ventitré giorni la ragazzina si alzò guarita. La convalida dell'inchiesta sul miracolo avvenne il 4 febbraio 2005. La commissione medica si riunì il 16 febbraio 2006. I periti teologi si riunirono il 26 gennaio 2007. I cardinali e vescovi membri della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi si riunirono il 6 novembre 2007. Il decreto di approvazione definitiva giunse il 17 dicembre 2007, aprendo la strada alla beatificazione. La celebrazione della beatificazione si svolse a Castres il 5 luglio 2009. La celebrazione fu presieduta dal cardinale Angelo Amato, Prefetto delle Cause dei Santi, in qualità di inviato del Santo Padre.
Come secondo miracolo per ottenere la canonizzazione fu esaminato il caso di Emily Maria de Sousa, nativa di Patrolina, in Brasile. Il 5 maggio 2008 Emily Maria de Sousa, all'età di nove mesi, infilò un dito in una presa di corrente ricevendo una scossa elettrica. La bambina fu condotta in ospedale e ricoverata in terapia intensiva. La bambina poteva mangiare, ma aveva difficoltà a respirare e un'ipertonia muscolare. Il 14 maggio le fu inserito un tubo gastrico e fu trasferita in pediatria. Uscì dall'ospedale il 20 maggio in stato molto grave, incapace di vedere, respirare, parlare, stare in piedi e con il collo che ciondolava. I genitori della piccola, consigliati dall'amica suor Ana Celia de Oliveira, decisero di compiere una novena alla Beata Giovanna Emilia. Verso la sera del 30 maggio 2008 vi fu un cambiamento radicale in cui la bambina riprese a vedere e tornò alla normalità. L'evento fu riconosciuto come guarigione inspiegabile con un decreto reso noto il 6 dicembre 2014. Il 17 maggio 2015 in piazza San Pietro a Roma, papa Francesco ha ufficialmente posto alla venerazione di tutta la Chiesa cattolica madre Giovanna Emilia De Villeneuve. Nella stessa data del 17 maggio 2015 sono state poste alla venerazione altre tre Beate: suor Maria Alfonsina Danil Ghattas, madre Maria Cristina dell'Immacolata Concezione, al secolo Adelaide Brando, e suor Maria di Gesù Crocifisso, al secolo Mariam Baouardy.
Il cammino di santità
La vicenda terrena di Santa Giovanna Emilia De Villeneuve si intreccia profondamente con le strade di Tolosa, Parigi e Castres, luoghi che hanno visto maturare il suo progetto di bene. È nel 1836 che, a Castres, la santa fonda la Congregazione dell'Immacolata Concezione, ponendo le basi per un'opera destinata a fiorire. La sua sensibilità verso le ferite del prossimo la conduce, nel 1838, a intraprendere l'assistenza ai carcerati, un campo di missione allora difficile e trascurato. Con grande fermezza interiore, non si limita ai confini locali, ma guarda al mondo intero: nel 1847, il suo spirito missionario la spinge a inviare le prime suore della sua congregazione in terra d'Africa, espandendo l'abbraccio della carità ben oltre le distanze geografiche. La vita di Giovanna Emilia è un continuo esercizio di spoliazione. Nel 1853, consapevole del bene dell'istituto, sceglie di dimettersi dal ruolo di superiora generale, offrendo un esempio raro di distacco dal potere e di umile sottomissione al volere divino. Il suo ultimo atto di amore si compie nel 1854, quando accetta di morire a causa di un'epidemia di colera, offrendo la propria esistenza per i malati e per la congregazione che aveva generato con tanta fatica. La sua vita, conclusasi a soli quarantatré anni, rimane una pagina limpida di dedizione totale.
Memoria e canonizzazione
Il culto di Santa Giovanna Emilia De Villeneuve è stato solennemente riconosciuto dalla Chiesa universale attraverso la sua canonizzazione, avvenuta per mano di Papa Francesco nel 2015. La sua figura è accolta oggi come un faro di speranza e di incoraggiamento per quanti operano nel campo dell'assistenza sociale e dell'evangelizzazione. La memoria liturgica, che la Chiesa celebra il 2 ottobre, invita i fedeli a ripercorrere il suo stile di vita sobrio e operoso. Nonostante non le siano stati attribuiti patronati specifici, la sua intercessione è invocata con fiducia da chiunque cerchi la forza per servire i poveri e per affrontare con coraggio le prove della vita. La sua testimonianza, che attraversa il diciannovesimo secolo per giungere intatta fino a noi, continua a parlare al cuore dei fedeli di ogni continente, ricordando che la santità si costruisce nel quotidiano, tra le pieghe della sofferenza umana e nella gioiosa disponibilità alla missione.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Giovanna Emilia De Villeneuve?
La sua ricorrenza si celebra il 2 ottobre di ogni anno.