Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

22 maggio

Santa Umiltà

Badessa Vallombrosana

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la chiamata alla vita religiosa

Rosanna Negusanti nacque a Faenza nel 1226, nello stesso anno in cui si compiva il transito di san Francesco d'Assisi. Ella nacque dalla nobile unione tra i coniugi Elimonte e Richelda. Nel 1241, all'età di quindici anni, la giovane subì il primo grande dolore con la perdita del padre Elimonte. L'anno successivo, a sedici anni, obbedendo al volere della famiglia e alle usanze del tempo, sposò il patrizio Ugonotto dei Caccianemici. Dalla loro unione nacquero due bambini, i quali purtroppo morirono appena battezzati dopo un brevissimo tempo di vita terrena. Nel contempo la Provvidenza volle che venisse a mancare anche la madre Richelda, lasciando Rosanna sola di fronte alle prove dell'esistenza. A ventiquattro anni, decisa di comune accordo con il marito Ugonotto a non cedere allo sconforto, scelse di ritirarsi a vita religiosa. Entrambi varcarono i chiostri della canonica di San Perpetua per servire il Signore in spirito di penitenza. Nel 1254 la donna lasciò il chiostro della canonica, mentre il marito Ugonotto sarebbe morto in seguito nel 1256. Fu proprio in questa fase di passaggio che Rosanna Negusanti cambiò il proprio nome in Umiltà, segno visibile di una radicale conversione interiore. Durante il cammino spirituale fu guarita miracolosamente da una grave malattia che aveva minato le sue forze.

La clausura a Vallombrosa e la guida delle monache

Dopo aver lasciato la canonica, Umiltà si ritirò in clausura dentro una celletta costruita appositamente per lei presso il monastero vallombrosano di Sant'Apollinare. Quel luogo di preghiera vantava radici antiche, essendo stato fondato tra il 1012 e il 1015 da san Giovanni Gualberto. La futura santa visse in quella celletta per dodici anni consecutivi. In quel silenzio operoso purificò ed elevò il suo spirito attraverso lunghe ore di preghiera e rigorosi digiuni. Ella seppe alternare mirabilmente la vita contemplativa con l'ascolto e i consigli elargiti a quanti si rivolgevano a lei per un aiuto spirituale. Il suo luminoso esempio attrasse alcune giovani di Faenza, le quali sentirono il desiderio di costruire altre celle vicine alla sua per vivere sotto la sua saggia guida. Nel 1266, su consiglio del vescovo Petrella, Umiltà accettò finalmente di diventare la guida spirituale delle nuove monache. Le sorelle furono riunite nel vecchio monastero della Malta a Vallombrosa, in provincia di Firenze, e la struttura fu chiamata d'ora in poi di Santa Maria Novella. All'epoca di questo importante incarico Umiltà aveva quarant'anni. Diventò una guida piena di bontà, saggezza ed energia per le nuove figlie spirituali, indirizzandole con fermezza e dolcezza alla via della santità. Alcune di queste prime monache godono tuttora di un culto particolare per la santità della loro vita. Trascorsero così quindici anni in cui la comunità mise in pratica con fedeltà la Regola di San Benedetto e le Costituzioni Vallombrosane tramandate da san Giovanni Gualberto.

La fondazione a Firenze e gli ultimi anni

Nel 1281, all'età di cinquantacinque anni, madre Umiltà intraprese una nuova e coraggiosa opera, iniziando a costruire una nuova casa spirituale dedicata alle giovani fiorentine. Quel periodo storico a Firenze era profondamente scosso e lacerato dalle cruente lotte civili tra le fazioni dei Bianchi e dei Neri. La nuova chiesa fu eretta a Firenze in onore di San Giovanni Evangelista. Per la realizzazione di questo edificio sacro la fondatrice si affidò all'arte di illustri maestri: l'architetto della chiesa fu Giovanni Pisano, mentre il decoratore fu il celebre Buffalmacco. La chiesa fu solennemente consacrata nel 1297 dal vescovo Francesco Monaldeschi. Pur essendo gravata da una salute molto fragile, segnata da pesanti infermità, e dall'avanzare dell'età anziana, suor Umiltà mantenne sempre contatti personali diretti con le comunità di Faenza e di Roma, desiderosa di assicurare stabilità e continuità spirituale a entrambi i monasteri. Dopo aver affrontato sei mesi di intense sofferenze fisiche, la madre terrena si spense a Firenze il ventidue maggio 1310 all'età di ottantaquattro anni.

Il transito, le traslazioni e la memoria scritta

Un anno esatto dopo la sua morte, il sei giugno 1311, il corpo della santa fu esumato. Nonostante fosse stata sepolta nella nuda terra sotto il pavimento della chiesa, il corpo fu trovato incorrotto. La salma fu rivestita di preziosi indumenti e da quel momento ricevette un culto ininterrotto da parte del popolo. Nel corso dei secoli successivi le sacre spoglie furono oggetto di vari spostamenti per motivi di sicurezza e devozione. Il corpo fu traslato dapprima nel monastero di Santa Caterina, poi nel 1529 fu trasferito nel monastero di Sant'Antonio, e successivamente nel 1534 fu traslato a San Salvi. Nel diciannovesimo secolo la salma trovò dimora nel monastero dello Spirito Santo di Varlungo, presso Firenze. Nel 1972 avvenne l'ultima traslazione nel Monastero dello Spirito Santo di Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze, dove tuttora le reliquie sono conservate alla venerazione dei fedeli. La memoria storica e spirituale della fondatrice è custodita in preziosi documenti antichi. Esiste una prima 'Vita' della santa scritta dal monaco contemporaneo Biagio intorno al 1330; tale testo è contenuto nel codice 271 della Biblioteca Riccardiana di Firenze. Esiste inoltre una seconda 'Vita' tramandata nel codice 1563 della medesima Biblioteca Riccardiana. Numerosi testi dei secoli successivi, giungendo fino agli Atti della Congregazione dei Riti del 1720, continuano a riportare notizie e testimonianze sulla sua figura. I documenti riguardano la sua persona, i suoi scritti, i processi apostolici e le fondazioni dei monasteri a lei collegati. La spiritualità di santa Umiltà emerge con particolare forza dai pochi Sermoni pervenutici fino a noi, autentica espressione di profonda umiltà e di fervido amore per Dio e per il prossimo.

Il culto liturgico e i riconoscimenti ufficiali

Il culto tributato a santa Umiltà è antichissimo e risale tradizionalmente alla solenne elevazione delle reliquie avvenuta nel 1311. In occasione di quell'importante evento liturgico fu concessa alla comunità una Messa propria in onore della vergine. Pochi anni dopo, nel 1317, i vescovi radunati ad Avignone concessero particolari indulgenze a quanti avessero visitato i suoi luoghi santi. Il riconoscimento ufficiale della Chiesa cattolica giunse il ventisette gennaio 1720, quando la Congregazione dei Riti, sotto il pontificato di papa Benedetto XIII, confermò l'antico culto immemorabile. In quella circostanza fu stabilito di celebrare stabilmente la Messa propria nel giorno della sua festa liturgica, fissata al ventidue maggio. Successivamente, nel 1942, la badessa vallombrosana fu solennemente dichiarata compatrona di Faenza, la sua città natale. Nel corso dei secoli le furono inoltre dedicati altari nei due monasteri da lei fondati che appartengono alla Congregazione Vallombrosana, a perenne ricordo della sua opera spirituale.

Domande frequenti

Quando si festeggia Santa Umiltà?

La memoria liturgica di Santa Umiltà si celebra il ventidue maggio di ogni anno.

Di cosa è patrona Santa Umiltà?

Santa Umiltà è onorata come compatrona della città di Faenza, sua terra natale.

A Firenze, beata Umiltà (Rosanna), che, con il consenso del marito, visse dodici anni come reclusa; su richiesta del vescovo, poi, costruì un monastero di cui divenne badessa e che associò all’Ordine di Vallombrosa. — Martirologio Romano