9 luglio
Sante 7 Francescane Missionarie di Maria
Vergini e martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
La fondazione e la partenza per la missione
L'istituto delle suore Francescane Missionarie di Maria nacque nel 1877 per opera della fondatrice madre Maria della Passione, il cui nome civile era Hélène de Chappotin de Neuville, la quale fu in seguito beatificata nel 2002. Le religiose di questa congregazione furono chiamate in Cina da monsignor Francesco Fogolla, il quale ricopriva l'incarico di vicario generale dello Shanxi meridionale. Il 12 marzo 1899, un gruppo composto da quattordici suore partì da Marsiglia alla volta della Cina, accompagnato da dieci frati e dallo stesso monsignor Francesco Fogolla. Tra le quattordici religiose in viaggio, sette erano specificamente destinate a prestare servizio nella città di Taiyuan, situata nella provincia dello Shanxi. Tali suore provenivano in parte dai Châtelets in Francia e in parte da varie case sparse francesi, riflettendo una variegata provenienza geografica che comprendeva due suore italiane, una del Lussemburgo, una olandese e tre francesi. Il viaggio giunse a compimento il 4 maggio 1899, data in cui le missionarie arrivarono felicemente a destinazione. Poiché all'epoca non era disponibile un convento idoneo ad accoglierle, le suore si sistemarono provvisoriamente all'orfanotrofio della città. Quella struttura caritativa ospitava amorevolmente più di duecento bambine bisognose di cure e di istruzione. Con spirito di dedizione e totale disponibilità, le religiose iniziarono a lavorare alacremente nella missione, ottenendo fin da principio risultati molto promettenti e consolanti.
La persecuzione dei Boxer e la prova della fede
Il clima di serenità della missione mutò radicalmente quando, il 23 aprile 1900, il viceré dello Shanxi Yu-Hsien fece il suo ingresso nella città di Taiyuan. Quel viceré era tristemente noto per il favore accordato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, i cui affiliati erano conosciuti in Occidente con l'appellativo di Boxers. I Boxers si resero autori di molte stragi contro le missioni cattoliche presenti nella regione. Circa due mesi dopo l'arrivo del viceré, i Boxers comparvero anche a Taiyuan, iniziando a diffondere tra il popolo accuse calunniose contro i cristiani, definiti ingiustamente nemici della patria. I credenti furono accusati di essere avvelenatori di pozzi e seviziatori di bambini, e perfino ritenuti la causa principale della siccità e della conseguente carestia che affliggevano la regione. Per alimentare tale odio, il viceré affisse per le strade un proclama contro i cristiani, nel quale dichiarava che il fetore dei cristiani era arrivato fino al cielo e che perciò non pioveva né nevicava. A seguito di questi annunci minacciosi, i cristiani cominciarono a fuggire per trovare salvezza. Il vescovo invitò calorosamente le stesse suore a fuggire per sottrarsi al pericolo imminente. Tuttavia, la madre superiora suor Maria Ermellina di Gesù rifiutò fermamente di fuggire, dichiarando con eroico abbandono di essere venute in quelle terre unicamente per dare la vita per Gesù. Nel frattempo, i soldati del viceré portarono via con la forza le orfanelle dall'orfanotrofio, privando le suore dei loro piccoli protetti.
La prigionia e il martirio a Taiyuan
Il 5 luglio 1900 il viceré ordinò alle suore, ai frati, ai seminaristi e ai domestici di lasciare le loro case. L'intero gruppo fu trasferito in un'abitazione ritenuta più sicura chiamata Albergo della pace celeste, che in realtà costituiva un vero e proprio luogo di prigionia. All'interno di quella struttura i cattolici furono rinchiusi in un padiglione, mentre i protestanti furono confinati in un altro. Il 9 luglio 1900, verso le quattro del pomeriggio, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli tutti. Dinanzi a quella tragedia imminente, monsignor Gregorio Grassi invitò tutti i cattolici a prepararsi cristianamente alla morte e impartì loro l'ultima assoluzione. Subito dopo, i Boxers giunsero anche nel settore dei cattolici e li condussero al palazzo del viceré, dove furono immediatamente condannati a morte. Nel cortile del palazzo del viceré i fedeli subirono l'esecuzione capitale a colpi di sciabola e di arma da fuoco. Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime a subire la crudele esecuzione. Dopo aver assistito con intrepido coraggio alla carneficina dei loro compagni, le sette suore intonarono il Te Deum abbracciandosi fraternamente e porsero serenamente il collo alle spade dei carnefici, sigillando la loro esistenza con la palma del martirio.
La glorificazione e il culto liturgico
La notizia del martirio giunse a destinazione e madre Maria della Passione, avuta la conferma dell'avvenuta uccisione, esclamò commossa di poter finalmente dire di avere sette vere Francescane Missionarie di Maria, decidendo inoltre di scrivere un libro che parlasse diffusamente di loro e del loro eroico sacrificio. I martiri di quel tragico evento comprendevano due vescovi, ossia Gregorio Grassi e Francesco Fogolla dell'Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni. Tra i compagni vi erano due sacerdoti, un fratello laico dell'Ordine dei Frati Minori Osservanti e quattordici laici cinesi, undici dei quali appartenevano al Terz'Ordine francescano. Il 24 novembre 1946 papa Pio XII procedette alla beatificazione delle sette suore insieme ai loro compagni di martirio. In quella stessa data furono beatificati anche altri testimoni della fede, tra cui padre Cesidio Giacomantonio, ucciso il 4 luglio 1900 a Hengzhou, e monsignor Antonino Fantosati insieme a padre Giuseppe Maria Gambaro, morti tre giorni dopo. Successivamente, papa san Giovanni Paolo II autorizzò la fusione delle cause di vari beati martiri in Cina in un'unica causa, includendo i ventinove martiri francescani. Il decreto relativo a tale fusione porta la data dell'11 gennaio 2000, e undici giorni dopo, il 22 gennaio, fu firmato il decreto de signis. Infine, il 1 ottobre 2000, papa Giovanni Paolo II iscrisse solennemente i martiri fra i santi. La memoria liturgica del gruppo fu fissata al 9 luglio. Nello stesso giorno, l'Ordine dei Frati Minori ricorda anche il già citato padre Cesidio Giacomantonio, e la Chiesa intera rinnova il proprio ringraziamento a Dio per la testimonianza luminosa di questi santi che donarono la vita in Cina il 9 luglio 1900.
Il cammino missionario
Il percorso di queste sette religiose ebbe inizio con una partenza coraggiosa dal porto di Marsiglia, nell'anno millenovecentonovantanove, verso una missione che richiedeva un distacco profondo e una vocazione autentica. Giunte a Taiyuan, in Cina, le missionarie si inserirono con umiltà nel tessuto sociale locale, ponendo le proprie energie al servizio dell'orfanotrofio cittadino. In quel luogo di accoglienza, esse vissero la missione non come un'opera esteriore, ma come una quotidiana liturgia di servizio verso i bambini abbandonati, testimoniando la carità francescana in un contesto di grande alterità culturale e geografica.
Tuttavia, il tempo della missione fu presto segnato da una prova severa. La loro testimonianza pubblica e la dedizione al servizio si scontrarono con un clima di crescente ostilità, che portò le religiose alla prigionia presso quello che era noto come l'Albergo della pace celeste. In quel luogo di sofferenza, lontano dalle case di Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, le sette martiri mantennero intatta la loro fedeltà al mandato ricevuto. Il nove luglio dell'anno millenovecento, il loro cammino terreno si concluse tragicamente con l'esecuzione capitale tramite decapitazione. La loro morte non rappresentò però una sconfitta, bensì il sigillo definitivo di un'esistenza spesa interamente per il Vangelo. La Chiesa, riconoscendo l'eroicità della loro testimonianza, ha elevato queste sorelle all'onore degli altari, additandole come modelli di coerenza cristiana e di dedizione missionaria, capaci di attraversare il martirio con la pace nel cuore e la certezza della vita eterna.
Il ricordo liturgico
La memoria liturgica delle sette Francescane Missionarie di Maria è fissata al nove luglio, giorno in cui la Chiesa fa memoria del loro transito al cielo. Questa data non è solo il ricordo di un evento storico avvenuto a Taiyuan, ma diventa ogni anno occasione per rinnovare il senso di gratitudine verso chi ha saputo donare tutto per la diffusione del messaggio cristiano. La canonizzazione solenne, presieduta da papa Giovanni Paolo II il primo ottobre dell'anno duemila, ha sancito il legame indissolubile tra queste martiri e la Chiesa universale.
Il culto verso queste vergini e martiri invita ogni fedele a riflettere sul significato profondo della missione, che trascende le frontiere geografiche per radicarsi nell'amore per Dio. La loro storia, pur nella sua drammaticità, continua a parlare al cuore dei fedeli contemporanei, richiamando la necessità di una testimonianza coerente e coraggiosa in ogni tempo. Celebrarle significa onorare il sacrificio di chi, provenendo da diverse nazioni europee, ha trovato nell'unità della fede la forza per affrontare il martirio, offrendo al mondo un esempio luminoso di dedizione totale che ancora oggi ispira la preghiera e la riflessione delle comunità cristiane.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sante 7 Francescane Missionarie di Maria?
La memoria liturgica delle sante Sette Francescane Missionarie di Maria si celebra il 9 luglio.
Nella città di Taiyuan nella provincia dello Shanxi sempre in Cina, passione dei santi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla, vescovi dell’Ordine dei Frati Minori, e ventiquattro compagni, martiri, che durante la persecuzione dei seguaci della setta dei Boxer furono uccisi in odio al nome di Cristo. — Martirologio Romano