28 febbraio
Sante Marana e Cira
Vergini ed eremite
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'origine e la scelta della vita eremitica
Le sante Marana e Cira nacquero a Berea, cittadina della Siria identificata con l'odierna Aleppo, da una famiglia di stirpe illustre. Educate secondo la loro condizione e la loro nobile nascita, le due giovani donne decisero tuttavia di disprezzare tutti i vantaggi e gli agi concessi loro dalla natura. Si recarono in un luogo angusto e recintato presso la città di Berea, dove vissero esposte alle intemperie e senza neppure un modesto riparo. Per suggellare la loro separazione dal mondo, fecero murare la porta del loro romitorio e al suo posto lasciarono soltanto una piccola finestra. Attraverso questa finestrella le eremite ricevevano ciò che era strettamente necessario per vivere. La testimonianza di questi fatti ci giunge in modo esclusivo per via scritta, poiché Teodoreto dedica a Marana e Cira il capitolo ventinove della sua Religiosa Historia, opera redatta intorno all'anno 440 quando le due donne erano ancora pienamente viventi. Teodoreto rimane l'unica fonte antica e si ignora la data esatta della morte, la quale viene comunque collocata in Siria verso l'anno 450.
La regola della penitenza e il silenzio
La vita delle eremite era scandita da una severa penitenza e da una ferrea disciplina spirituale. Marana e Cira indossavano abiti così lunghi da coprire loro i piedi e portavano davanti una specie di velo che scendeva fino alla cintura, coprendo completamente il viso, le mani e lo stomaco. A questa rigorosa copertura aggiungevano il peso di pesanti catene, rese ancora più gravose per rendere la loro esistenza terrena ancor più penosa. Talvolta prolungavano il digiuno sino a raggiungere la durata di quaranta giorni consecutivi. Alcune domestiche, desiderose di imitare il loro genere di vita, le avevano seguite nel cammino spirituale; per loro le sante fecero costruire una casetta adiacente al romitorio, ordinando alle donne di abitarla. Marana e Cira osservavano gli atti delle domestiche attraverso una piccola finestra e facevano loro compiere frequenti esercizi di preghiera, infiammandole nell'amor di Dio. Per quanto riguarda i contatti con l'esterno, le eremite parlavano con le donne che le visitavano soltanto durante il tempo della cinquantina, ovvero il periodo pasquale. Marana trascorreva tutto il resto dell'anno in continuo silenzio ed era la sola a parlare a queste visitatrici. Cira, invece, possedeva una costituzione più delicata e manteneva un silenzio assoluto, al punto che nessuno ha mai udito la minima parola uscire dalle sue labbra. Per di più, Cira viveva perennemente curvata fino a terra, senza alcuna possibilità di raddrizzarsi o rizzarsi. Quando Teodoreto scrisse la sua opera, erano già quarantadue anni che le due donne conducevano la vita di eremite.
I pellegrinaggi e il cammino verso la santità
Spinte dal vivo desiderio di venerare i luoghi santi che Gesù Cristo aveva onorato con le sue sofferenze, le sante intrapresero un pellegrinaggio a piedi fino a Gerusalemme. Durante questo cammino di andata, le eremite si attenevano alla regola di mangiare soltanto dopo aver debitamente adorato Dio. Giunte alla meta, compirono la loro devozione e ripresero subito dopo il cammino di ritorno verso la Siria. Il viaggio di ritorno da Gerusalemme richiese non meno di venti giorni di cammino, affrontati sempre nel rigoroso digiuno. In un'altra occasione, Marana e Cira si recarono in Isauria per visitare la venerata chiesa di santa Tecla, la protomartire. Col passare del tempo e con l'avanzare degli anni, le sante non rallentarono mai il loro austero modo di vita. Al contrario, proseguirono con un ardore senza posa rinnovellato verso la corona gloriosa promessa da Cristo ai suoi fedeli.
Il culto nei sinassari bizantini e nel Martirologio Romano
La memoria delle sante eremite fu accolta in tempi diversi nelle differenti tradizioni liturgiche della Chiesa. I sinassari bizantini commemorano Marana e Cira alla data del ventotto febbraio. Lo studioso H. Delehaye ha tuttavia dimostrato che questa data fu scelta arbitrariamente e che i trenta asceti o coppie di asceti menzionati nella Religiosa Historia furono introdotti in blocco nei sinassari. Nei calendari d'Oriente questi asceti compaiono nello stesso identico ordine con cui sono citati da Teodoreto, coprendo un arco di date che va dal tredici gennaio al primo marzo. In Occidente, invece, Marana e Cira non ricevettero alcuno speciale culto liturgico fino al decisivo intervento del cardinale Cesare Baronio. Nelle adnotationes redatte per il tre agosto, Baronio fece diretto riferimento all'opera di Teodoreto per introdurre la loro memoria nel Martirologio Romano. I calendari bizantini a disposizione di Baronio, tra cui in particolare il Menologio del cardinale Sirleto, non riportavano affatto la memoria delle sante al ventotto febbraio, confermando l'iniziativa autonoma del cardinale nel fissare la data occidentale al tre agosto.
Il cammino ascetico
La vita delle sante Marana e Cira si è svolta nel corso del quinto secolo, in un contesto geografico che vede la Siria come centro pulsante del loro apostolato silenzioso. A Berea, loro città natale, le due vergini scelsero di vivere recluse all'interno di un piccolo sito murato, dedicando ogni momento della giornata alla meditazione e alla mortificazione del corpo. La loro ascesi si manifestava attraverso forme di penitenza molto severe, tra cui la pratica di digiuni prolungati e l'uso di pesanti catene, segni tangibili di una volontà ferma nel sottomettere la carne allo spirito. Questo stile di vita non era inteso come fine a se stesso, ma come un mezzo per raggiungere una comunione più profonda con il Signore, lontano dalle distrazioni e dalle vanità di un mondo che sentivano estraneo.
La loro dedizione non conosceva confini, spingendole a compiere faticosi pellegrinaggi a piedi, affrontati sempre in digiuno. Con il cuore rivolto verso le mete più sacre della cristianità, raggiunsero Gerusalemme, camminando con la consapevolezza di chi sa che ogni passo è un atto di preghiera. Successivamente, il loro cammino proseguì verso la regione dell'Isauria, confermando la natura itinerante della loro vocazione ascetica. Nonostante le dure prove fisiche, Marana e Cira mantennero sempre intatta la loro fedeltà alla scelta eremitica. Il loro transito terreno, avvenuto in Siria intorno all'anno quattrocentocinquanta, ha chiuso una parabola di vita spesa interamente nel nascondimento, lasciando un'eredità di rigore e di umiltà che continua a interrogare la coscienza dei credenti contemporanei.
Il culto e la memoria
La venerazione per le sante Marana e Cira ha trovato una collocazione stabile all'interno della liturgia orientale e latina, testimoniando la stima della Chiesa per il loro alto rigore spirituale. Nei sinassari bizantini, la loro testimonianza viene solennemente ricordata il giorno ventotto del mese di febbraio, data che segna il momento in cui la comunità dei fedeli si unisce nel ringraziamento per il dono della loro esistenza. Questa ricorrenza permette di ripercorrere, anno dopo anno, le tappe di un'ascesi che ha saputo sfidare le fragilità umane in nome di un amore più grande.
Sebbene il Martirologio Romano indichi una data differente per la commemorazione, fissata al giorno tre del mese di agosto, il significato profondo del loro culto rimane immutato nelle diverse tradizioni. La figura di queste due eremite, custodi di una preghiera incessante e di un coraggio che ha superato le fatiche dei lunghi viaggi a piedi, continua a essere un punto di riferimento per chi cerca, nel silenzio del cuore, una via per servire Dio con autenticità. La loro memoria, preservata nel corso dei secoli, invita a riflettere sulla forza trasformatrice della preghiera e sulla bellezza di una vita spogliata di tutto, eccetto che dell'essenziale.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Marana e Santa Cira?
Le sante vengono commemorate il ventotto febbraio nei sinassari bizantini e il tre agosto nel Martirologio Romano.
Di cosa sono patrone le sante Marana e Cira?
Le fonti storiche e i dati biografici non menzionano alcun patronato specifico per queste sante eremite.
Commemorazione delle sante Marana e Cira, vergini, che presso Beréa in Siria vissero in un luogo angusto e recintato, esposte alle intemperie, senza neppure un modesto riparo, osservando il silenzio e ricevendo da una finestrella il vitto loro necessario. — Martirologio Romano