26 settembre
Santi Cipriano, Giustina e Tectisto
Martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini di Giustina e la conversione
Esiste un legame antico tra la città di Piacenza e santa Giustina. Anticamente si venerava a Piacenza una santa di nome Giustina, inizialmente identificata con santa Giustina da Padova. La santa di Piacenza sembra non avere legami con quella di Padova. La Chiesa riconosce diverse sante chiamate Giustina. Le uniche sante Giustina ad avere un legame con Piacenza sono quella da Padova e quella di Antiochia. La santa Giustina di Piacenza fu inizialmente riconosciuta in quella di Padova. Giustina era originaria di Antiochia ed era figlia di un sacerdote pagano. Giustina aveva davanti a sé un futuro ricco e tranquillo. La tradizione descrive Giustina come gentile d'animo e di modi, bella d'aspetto e nobile di carattere. Giustina avrebbe potuto avere uno sposo all'altezza, dei figli e un futuro tra gli agi. Giustina rinunciò a tutto per amore di Cristo. La prima parte della leggenda si intitola Conversione di Cipriano. Ad Antiochia la fanciulla Giusta ascolta le prediche del diacono Paralio e si converte. Giusta riceve il Battesimo insieme ai genitori Edesio e Cledonia dal vescovo Ottato. Il padre di Giusta, Edesio, viene ordinato presbitero poco dopo il battesimo. Giusta frequenta la scuola catechetica della città per istruirsi nella nuova religione. Giusta scelse la verginità. Giusta assunse il nome di Giustina, diventando diaconessa ed essendo messa a capo di un monastero.
Il mago Cipriano e il tranello d'amore
Il pagano Aglaide osserva Giusta nel tragitto verso la scuola e se ne innamora chiedendola in sposa. Giusta rifiuta la proposta di matrimonio avendo deciso di restare vergine. Aglaide tenta di rapire Giusta ma il tentativo fallisce. Aglaide si rivolge al mago Cipriano offrendo un forte compenso per ottenere un filtro amoroso. Cipriano, aiutato dal demonio, prepara un filtro d'amore da spargere intorno alla casa della fanciulla. Giustina si accorse dell'inganno, prega e si fa il segno della croce mettendo in fuga il demonio. La tradizione racconta che Giustina cacciava i demoni con un semplice soffio della bocca e con il segno della Croce. Cipriano tentò ancora evocando il padre dei demoni. Il capo dei demoni promette di ingannare Giusta sulla vera santità per indurla alle nozze. Giusta scopre il tranello del demonio e lo scaccia con il segno della croce. Il demonio confessa a Cipriano che il segno della croce è più potente di lui. La potenza di Giustina stupì il mago Cipriano. Cipriano si convertì a Cristo riconoscendolo come il più potente. Cipriano comprese che la magia e i sortilegi erano in nulla rispetto all'Onnipotente.
La giovinezza e la vita di Cipriano prima della fede
Cipriano è l'autore dell'opera intitolata Confessione di Cipriano. Nella Confessione di Cipriano, il mago Cipriano racconta la sua vita precedente alla conversione. La vita precedente alla conversione di Cipriano era piena di sortilegi, incantesimi e rapporti col diavolo. Lo scopo del racconto di Cipriano è esaltare la misericordia di Dio ed esortare i peccatori ad aver fiducia in essa. Cipriano fu consacrato fin da bambino ad Apollo. A sette anni Cipriano fu iniziato ai misteri di Mitra e Demetra. A quindici anni Cipriano conosceva le virtù dei frutti, degli alberi, delle erbe e di tutto ciò che esiste in terra, in cielo e in mare. Cipriano fu educato ad Argo, Elide e Sparta. Cipriano imparò l'arte della divinazione in Frigia. A vent'anni Cipriano si recò a Menfi in Egitto. A Menfi Cipriano apprese la magia e i rapporti col demonio. A trent'anni Cipriano si recò in Caldea per apprendere l'astrologia. In Caldea Cipriano conobbe un diavolo che gli mise a disposizione una falange di demoni. Tornato ad Antiochia, Cipriano ebbe presto grande rimomanza come filosofo e mago. Cipriano fu visitato da Aglaide, che gli confidò il suo amore per Giustina. Cipriano si innamorò di Giustina e fece sforzi per conquistarla insieme ad Aglaide. Tutti gli sforzi per conquistare Giustina furono vani. Constatando l'invincibilità del Cristo, Cipriano rientrò in se stesso.
Il pentimento e il ministero episcopale
Cipriano scacciò i demoni dei quali si era servito. Un certo Timoteo persuase Cipriano facendogli conoscere la misericordia di Dio. Cipriano confessò pubblicamente tutti i suoi delitti e misfatti. L'amico Eusebio confortò Cipriano dicendogli che era vissuto nell'ignoranza ma che i suoi delitti potevano essere perdonati facendo penitenza. Cipriano si convinse e si fece condurre nella chiesa cristiana. Cipriano bruciò pubblicamente i suoi libri. Cipriano si lasciò conquistare dall'amore per Gesù. Cipriano consegnò i libri di magia al vescovo Antimo. Cipriano si dichiarò cristiano e riceve il Battesimo il giorno di sabato santo. L'anno successivo il vescovo conferisce a Cipriano gli ordini sacri fino al sacerdozio. Giustina e Cipriano condussero due esistenze esemplari uniti dall'amore per il Crocifisso. Dopo sedici anni, sentendosi vicino a morire, il vescovo designa Cipriano come suo successore sulla cattedra episcopale di Antiochia. Durante il suo episcopato, Cipriano combatte gli eretici. La vicenda riprende il tema popolare del mago che vende l'anima al diavolo e della fanciulla che trionfa sul seduttore.
Il martirio e la passione
Il secondo complemento è intitolato Passione di Cipriano e narra la fine gloriosa di Cipriano e Giustina. Giustina e Cipriano furono catturati durante le persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano. Cipriano e Giustina furono arrestati dal comes di Oriente, Entolmio. Cipriano e Giustina furono condotti a Damasco. Durante l'interrogatorio a Damasco, Cipriano raccontò il suo incontro con Giustina e la sua conversione. Cipriano esortò Entolmio a convertirsi. Entolmio fece scarnificare Cipriano. Entolmio fece flagellare Giustina. Il giorno dopo Entolmio immerse ambedue in una caldaia di pece bollente, ma essi ne uscirono illesi. Entolmio spedì Cipriano e Giustina a Nicomedia da Diocleziano. L'imperatore fece decapitare Cipriano e Giustina presso il fiume Gallo insieme a Teoctisto. Il martirio avvenne nell'anno 302. I corpi dei martiri furono gettati in pasto alle fiere, ma queste non li toccarono. Giustina e Cipriano morirono entrambi martiri per decapitazione. La figura di Giustina testimonia l'amore per il Vangelo, la coerenza nella verginità e la serenità nel martirio.
Le reliquie e il culto a Piacenza e a Roma
Sei giorni dopo alcuni marinai presero i corpi e li portarono a Roma. I corpi di Cipriano, Giustina e Teoctisto furono portati a Roma da alcuni marinai. La matrona Rufina edificò una basilica in onore dei tre martiri presso il foro di Claudio. A Roma una certa Rufina diede ai corpi onesta sepoltura. Nel Medioevo si pretese di trovare i corpi di Cipriano e Giustina presso il Battistero Lateranense. Nel 1000 l'antipapa Giovanni Filagato ritrovò casualmente le reliquie di santa Giustina di Antiochia nella Basilica di santa Rufina a Roma. A seguito del ritrovamento delle reliquie, il culto a Piacenza si spostò su santa Giustina di Antiochia. Le reliquie furono portate in trionfo a Piacenza il 17 agosto 1001. Le ossa della santa venerata oggi a Piacenza riposano nella Cattedrale a lei intitolata. Da allora la santa Giustina venerata a Piacenza fu identificata con quella antiochena. In seguito al ritrovamento dei corpi, la festa di Cipriano e Giustina fu introdotta nel Breviario Romano.
Fonti storiche e dibattito agiografico
L'autore del testo è Gaia Corrao. I santi furono introdotti per la prima volta da Beda nel suo Martirologio. I santi erano sconosciuti alle antiche fonti agiografiche e ignorati dai martirologi orientali e occidentali. Attraverso i martirologi storici, i santi passarono nel Martirologio Romano. Nel Romano i santi sono commemorati il 26 settembre. I Greci venerano i santi il 2 ottobre. Gli studiosi hanno opinioni discordanti sulla personalità e l'esistenza storica dei santi. Alcuni studiosi antichi e moderni non dubitarono che Cipriano fosse un vescovo e martire di Antiochia. Altri studiosi pensano che Cipriano non sia mai esistito storicamente ma sia nato dalla confusione con il vescovo Cipriano di Cartagine. Le fonti agiografiche non sono chiare e contengono evidenti contraddizioni. Esiste un sermone di san Gregorio Nazianzeno pronunciato probabilmente il 3 ottobre. Nel 379 fu pronunciato un discorso in onore di Cipriano. Il discorso su Cipriano attesta che fu un mago e un filosofo prima di convertirsi al cristianesimo. Cipriano divenne vescovo di Cartagine e illustrò la sua Chiesa e l'Occidente con virtù e scritti. Durante la persecuzione di Decio, Cipriano fu prima esiliato e poi decapitato. Il corpo di Cipriano fu nascosto da una donna e poi recuperato ed esposto alla venerazione grazie a una rivelazione. La tradizione su Cipriano fu conosciuta da Prudenzio che la menzionò nel suo carme Peristephanon.
La diffusione della leggenda tra Oriente e Occidente
Un componimento poetico dell'imperatrice Eudossia della metà del V secolo fornisce una versione differente su Cipriano. Secondo Eudossia, Cipriano fu vescovo di Antiochia anziché di Cartagine. Sempre secondo Eudossia, al tempo della persecuzione di Diocleziano, Cipriano e la vergine Giustina furono arrestati dal prefetto Entolmio. Entolmio fece tormentare Cipriano e Giustina e li inviò a Nicomedia dall'imperatore. Il componimento di Eudossia ebbe larghissima diffusione nell'antichità e nel Medioevo in versioni greche, latine, siriache, arabe, etiopiche e slave. La personalità storica di Cipriano vescovo di Cartagine è indiscussa, mentre quella di Cipriano di Antiochia è dubbia. Il Martirologio Siriaco ignora Cipriano di Antiochia. Cipriano di Antiochia non appare nel Geronimiano. A Roma non è mai esistita una chiesa dedicata a Cipriano di Antiochia. Nei sinassari greci Cipriano di Antiochia fu introdotto dopo la diffusione dello scritto eudossiano. Molti studiosi negano l'esistenza storica di Cipriano di Antiochia. Gli studiosi ipotizzano l'esistenza nel quarto secolo di una leggenda agiografica comune con protagonisti Cipriano e Giustina. Il racconto leggendario consta di tre parti, di cui due esistenti prima del 379 e la terza composta tra la fine del quarto e l'inizio del quinto secolo. L'intento degli autori della leggenda era di mostrare l'impotenza del diavolo, la potenza di Cristo e l'efficacia del pentimento. La festa-notizia ricorda che sono commemorati il 26 settembre nel Martirologio Romano e il 2 ottobre dai Greci, mentre nel Medioevo la loro memoria fu inserita nel Breviario Romano.
Il cammino della fede
La vicenda di Giustina ha inizio ad Antiochia, dove la giovane, vivendo nella consacrazione della sua verginità, accolse l'annuncio del Vangelo attraverso la predicazione di un diacono. La sua vita fu presto turbata dalle attenzioni di un uomo di nome Aglaide e dalle arti oscure di Cipriano, un mago che tentò vanamente di piegare la volontà della giovane attraverso i suoi sortilegi. Tuttavia, ogni tentativo di seduzione o di sopraffazione si infranse contro la fede incrollabile di Giustina. Ella rispose a tali insidie tracciando il segno della croce, un gesto che non solo la protesse, ma che scosse profondamente lo spirito di Cipriano. Di fronte a quella forza spirituale che non riusciva a dominare, il mago comprese la falsità dei propri poteri e, riconoscendo la superiorità del Dio dei cristiani, si convertì, abbracciando con umiltà la fede che aveva cercato di combattere.
Il percorso dei tre santi si intrecciò in modo indissolubile sotto il peso delle persecuzioni imperiali di Diocleziano e Massimiano. Cipriano, Giustina e Teoctisto furono tratti in arresto e sottoposti a crudeli torture, volte a fiaccare la loro resistenza e a costringerli all'apostasia. Nonostante il dolore inflitto, essi rimasero saldi nella testimonianza del loro amore per Cristo, trasformando il luogo della loro sofferenza in un altare di fedeltà. Condotti verso il fiume Gallo, affrontarono la decapitazione con la serenità di chi sa di riporre la propria vita nelle mani di Dio. Il loro sacrificio, avvenuto nell'anno trecentodue, rimane un pilastro della memoria cristiana, un esempio di come la conversione possa mutare radicalmente il cuore umano e di come la grazia operi anche negli animi più lontani per condurli alla verità.
Memoria e culto
La memoria dei Santi Cipriano, Giustina e Teoctisto è radunata con solennità nel Martirologio Romano, che ne fissa la celebrazione liturgica al ventisei settembre. Questo giorno invita i fedeli a fare memoria di un martirio che ha attraversato i confini del tempo, unendo le comunità cristiane nel ricordo di coloro che hanno testimoniato il Vangelo fino al dono supremo. La venerazione per questi santi non si è limitata ai luoghi della loro passione, come Nicomedia, ma si è diffusa in diverse terre, giungendo a toccare anche la memoria delle comunità in Italia, con riferimenti che giungono fino a Piacenza.
È interessante notare come la tradizione liturgica, nella sua ricchezza, offra diverse prospettive di venerazione. Mentre la Chiesa latina li commemora nella data di fine settembre, le Chiese di tradizione greca onorano la memoria di questi martiri il due ottobre, segno di una devozione che, pur nelle diverse scansioni temporali, proclama un unico messaggio di speranza. La figura di Giustina, in particolare, continua a parlare agli adulti di ogni tempo come modello di una purezza che sa resistere alle tentazioni del mondo, mentre la vicenda di Cipriano rimane un conforto per chiunque cerchi la strada del ritorno alla fede. Insieme a Teoctisto, essi formano un coro di testimoni che, attraverso i secoli, richiama i battezzati alla coerenza della vita cristiana e alla perseveranza nella preghiera, ricordandoci che la testimonianza dei martiri è il seme fecondo da cui nasce la vitalità costante della Chiesa.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i santi Cipriano, Giustina e Teoctisto?
Sono commemorati il 26 settembre nel Martirologio Romano e il 2 ottobre dai Greci.