Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

25 giugno

Santi Domenico Henares e Francesco Do Minh Chieu

Vescovo e laico, martiri

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la vocazione missionaria

Il soggetto è un vescovo missionario domenicano. Domenico nacque a Baena, nella diocesi di Córdoba in Spagna, il diciannove dicembre millesettecentosessantacinque. Domenico nacque da genitori poveri. Da giovanotto fu chiamato a servire nell'Ordine dei Frati Predicatori. Vestì l'abito domenicano nel convento di Santa Croce in Granada nel millesettecentottantatré. Sentì crescere il desiderio di consacrare la vita alle missioni. Appena fatta la professione religiosa, ottenne di essere affiliato alla provincia domenicana delle Filippine. La provincia domenicana delle Filippine aveva l'evangelizzazione del Tonchino orientale in Vietnam. Si preparò all'apostolato nel convento di Ocana. Salpò da Cadice il ventinove settembre millesettecentottantacinque per le isole con altri confratelli tra cui Saint Ignazio Delgado y Cebrian. Giunse a destinazione il nove luglio millesettecentosei dopo un lungo e faticoso viaggio. A Manila frequentò i corsi di teologia. A Manila fu incaricato di insegnare lettere nel collegio di San Tommaso. Ricevette l'ordinazione sacerdotale nel millesettecentottantanove. Fu mandato come missionario apostolico nel Tonchino orientale. Partì per Macao all'inizio del millesettecentonovanta per unirsi al padre Delgado e ad altri due sacerdoti diretti al medesimo Vicariato Apostolico. Conosceva la lingua annamita. Appena approdato nel Tonchino poté iniziare il ministero pastorale.

Il ministero episcopale nel Tonchino

I superiori apprezzarono la sua pietà, prudenza, purezza di vita e singolare pazienza. Gli fu affidata la direzione del seminario eretto a Tien-Chu per la preparazione dei preti indigeni. Il capitolo del millesettecentonovantotto lo nominò pro-vicario provinciale. L'anno seguente fu nominato Vicario generale di Monsignor Delgado. Monsignor Delgado era stato eletto Vicario Apostolico del Tonchino orientale dopo la morte di Monsignor Feliciano Alonso. Pio VII nel millesettecento lo nominò vescovo di Fez e coadiutore di Monsignor Delgado. Monsignor Henares fu ordinato vescovo a Phunhay nel millesettecentotre. La nuova dignità non lo indusse a mutare il suo umilissimo genere di vita. Da quel giorno si sentì acceso da un più ardente zelo per le anime e da una più viva brama di martirio. Ricevette dalla Spagna la notizia della nascita di una nipotina. Compose una preghiera e la mandò al fratello perché la insegnasse alla figlioletta. La preghiera chiedeva a Gesù di liberare dal male il vescovo Fra Domenico e di concedergli la grazia di spargere il sangue per la fede. Ogni anno il vescovo visitava tutte le cristianità del suo Vicariato per amministrare i sacramenti e confermare i battezzati. I battezzati erano inclini a coltivare superstizioni. L'evangelizzazione dell'Indocina, oggi Vietnam, iniziò nel secolo sedicesimo ad opera di alcuni francescani. Il metodico organizzatore dell'evangelizzazione fu il gesuita Alessandro de Rhodes, morto nel millesecento sessanta. Si verificarono persecuzioni, ma verso il millesecento cinquantatré circa trecentomila annamiti avevano abbracciato la fede cattolica.

La persecuzione e l'arresto

Dal millesettecentoventi al millesettecentoquaranta il re Minh-Manh cercò di estinguere la fede nel suo regno. Il re Minh-Manh era intelligente ma crudele e xenofobo. In principio il re fu tenuto a freno dal viceré della Cocincina, il vecchio Thuong-Cong, favorevole ai cristiani. Il viceré Thuong-Cong morì nel millesettecentotrentatré. Dopo la morte del viceré, il re ordinò di cacciare i nuovi missionari e distruggere le chiese. Il re ordinò che i cristiani rinnegassero la religione calpestando il crocifisso e che fosse soppresso l'insegnamento religioso. Nel millesettecentotrentasei furono chiusi i porti agli europei e i sacerdoti furono ricercati attivamente. I cristiani perirono a migliaia durante la persecuzione. Di pochi cristiani uccisi fu possibile raccogliere notizie per il processo di beatificazione. Tra le vittime illustri figurano Monsignor Ignazio Delgado y Cebrian e il coadiutore Saint Domenico Henares. Monsignor Delgado e Saint Domenico Henares erano domenicani spagnoli che lavoravano nelle missioni da quasi cinquant'anni. La persecuzione riprese più violenta nel millesettecentotrentotto. I due presuli furono costretti a nascondersi di villaggio in villaggio per sfuggire ai soldati. Il ventinove maggio Monsignor Delgado fu sorpreso e incarcerato a Kien-Lao. Monsignor Henares si trovava con Monsignor Delgado al momento dell'arresto. Monsignor Henares riuscì a sfuggire ai soldati rifugiandosi nella casetta di una cristiana. La donna lo nascose dietro un graticcio di canne usato per l'allevamento dei bachi da seta. I soldati si ritirarono. Il vescovo non poteva camminare per l'età e gli strapazzi sofferti nel cuore della notte. Il vescovo si fece trasportare sopra una lettiga nella vicina cristianità di Dat-Vuot per non esporre la sua ospite alla vendetta dei persecutori. Il vescovo era seguito dall'inseparabile catechista Saint Francesco Chieu. Il vescovo aveva insegnato latino e teologia a Francesco nel seminario di Tien-Chu. Francesco non aveva voluto separarsi dal vescovo fuggiasco e ricercato dai soldati come un bandito al momento della persecuzione. Francesco era riuscito a raggiungere Xuong-Dien sul mare con Monsignor Henares nella speranza di trasferirsi in un'altra provincia. Vedendosi ricercati, presero a noleggio una barchetta ma non riuscirono a prendere il largo per il vento contrario. Il prefetto del villaggio finse di essere loro amico e esortò i cristiani della riva a fare loro segno di ritornare a terra promettendo ospitalità. I due missionari furono albergati in casa di un pescatore di nome Nghiém. Il prefetto del villaggio denunciò i missionari al mandarino il nove giugno millesettecentotrentotto. Il mandarino fece arrestare i missionari dai soldati. Gli sgherri rinchiusero il vescovo in una gabbia di bambù. Gli sgherri posero una pesante canga al collo del catechista e del padrone della capanna. I prigionieri furono condotti a Nam-Dinh, capitale della provincia.

Il processo e la testimonianza di fede

Davanti alla porta della città Francesco vide delle croci distese per terra per essere calpestate dai viandanti. Francesco accelerò il passo, raccolse le croci e se le strinse al seno. Francesco non si lasciò strappare le croci di mano nonostante le percosse dei soldati fino al passaggio della gabbia di Monsignor Henares. I mandarini infuriati fecero imprigionare Francesco in un luogo separato dal carcere del vescovo. Il processo fu istruito la notte stessa dai magistrati della città. Monsignor Henares fece pubblica professione di fede davanti ai magistrati. I magistrati non riuscirono a estorcere nessuna informazione sui confratelli con le loro domande. I magistrati decisero di convocare contemporaneamente anche gli altri missionari già arrestati. I confessori provarono una grande ma breve gioia nel rivedersi. Il Vicario Apostolico Monsignor Delgado e il coadiutore Monsignor Henares si scambiarono impressioni in spagnuolo attraverso i fori delle gabbie. I due vescovi si animarono vicendevolmente al martirio e si separarono certi di rivedersi in cielo. Nghiém, atterrito dalle minacce dei tormenti, rinnegò la fede calpestando e bestemmiando la croce. Francesco fu invitato al gesto sacrilego in ossequio al re. Francesco rispose ai giudici che Dio è il vero sovrano e che non vilipenderà mai la croce. I giudici inviperiti fecero flagellare Francesco fino al sangue prima di rimandarlo in prigione. I giudici fecero altri tentativi per salvare Francesco dalla morte durante l'attesa della sentenza reale. Francesco spiegò le verità della fede e fece un paragone sul rispetto del corpo del padre per giustificare il rifiuto di calpestare la croce. Francesco disse che non avrebbe calpestato l'immagine del Signore neanche se gli avessero strappato le viscere. I magistrati accecati dal furore consegnarono Francesco ai soldati per una seconda flagellazione. I soldati percossero Francesco con tanta violenza da strappargli brandelli di carne. Francesco fu posto a sedere sopra una tavola irta di chiodi per la sua ostinazione. I due missionari furono condannati alla decapitazione perché maestri di una falsa religione. I condannati si mostrarono così gioiosi alla notizia da stupire gli stessi pagani.

Il martirio e la glorificazione

I soldati condussero i condannati all'esecuzione tra due ali di popolo portando le sentenze inalberate su una picca. Monsignor Henares leggeva un libretto di preghiere e confortava i cristiani durante il tragitto. Francesco, carico della canga e coperto di piaghe, invitò i piangenti a non rattristarsi parlando dell'ingresso nella vera patria. I mandarini costrinsero tre soldati cristiani ad assistere all'esecuzione per indurli all'apostasia. Il vescovo esortò i tre soldati cristiani a sopportare i patimenti per conquistare il regno dei cieli. I tre soldati risposero chiedendo al vescovo di pregare per loro una volta giunto nel regno beato. Francesco si inginocchiò nel luogo del supplizio per raccomandare l'anima propria a Dio. Il carnefice mozzò la testa a Francesco al terzo colpo. L'esecuzione di Francesco avvenne sotto gli occhi del vescovo. La stessa fine della decapitazione fu riservata subito dopo al vescovo. Il vescovo era chiamato da tutti il padre dei poveri. Il vescovo non disponeva di grandi ricchezze per soccorrere i poveri. Il vescovo soccorreva i poveri rammendando con le proprie mani le loro vesti. Il vescovo abbreviava le ore di sonno per aiutare i bisognosi. Fedeli e pagani si precipitarono sui corpi dei due martiri appena furono decapitati. I presenti astersero il sangue dei martiri con dei pannilini. La folla si appropriò di brandelli delle vesti dei martiri. I mandarini si riempirono di confusione per gli attestati di venerazione verso i martiri. I mandarini ordinarono che i giustiziati fossero immediatamente seppelliti. I mandarini comminarono pene severe per chi fosse stato sorpreso a raccogliere sangue in casi simili. La testa di Monsignor Henares fu esposta dentro una cesta per sette giorni. La testa fu esposta lungo la via che conduceva alla vicina città. La testa fu poi gettata nel fiume Vi-Hoang legata a grosse pietre per impedirne il ritrovamento. La testa finì nella rete di un pescatore cristiano per intervento della Provvidenza. I resti dei due martiri sono conservati nella città di Bui-Chu. I resti sono conservati insieme a quelli di altri nove martiri vittime del re Minh-Manh. I santi furono canonizzati da Giovanni Paolo II il diciannove giugno millenovecentottantotto. Il martirio è avvenuto nella città di Nam Dinh nel Tonchino, ora Vietnam. I santi martiri sono Domenico Henares, vescovo dell’Ordine dei Predicatori, e Francesco Do Minh Chieu. Francesco Do Minh Chieu era catechista. Domenico Henares propagò la fede cristiana per quarantanove anni. Francesco Do Minh Chieu operò assiduamente insieme al vescovo. Entrambi furono decapitati insieme per Cristo. L'esecuzione avvenne sotto l’imperatore Minh Mang. La data della morte è il venticinque giugno millesettecentotrentotto.

Domande frequenti

Quando si festeggia Santi Domenico Henares e Francesco Do Minh Chieu?

La festa liturgica si celebra il venticinque giugno.

Di cosa è patrono Santi Domenico Henares e Francesco Do Minh Chieu?

I fatti forniti non menzionano patronati specifici per i santi.

Nella città di Nam Định nel Tonchino, ora Viet Nam, santi Domenico Henares, vescovo dell’Ordine dei Predicatori, e Francesco Đỗ Minh Chiểu, martiri, dei quali il primo propagò per quarantanove anni la fede cristiana, il secondo, catechista, operò assiduamente con lui: entrambi furono decapitati insieme per Cristo sotto l’imperatore Minh Mạng. — Martirologio Romano