Santi Eleuterio ed Anzia
Martiri
Aggiornato il 22 luglio 2026
Le origini agiografiche e i testi
Gli Acta dedicati a San Eleuterio, conservati sia nella redazione greca sia in quella latina, presentano un carattere fortemente leggendario. I testi scritti in lingua greca risultano posteriori al secolo quinto. Secondo questa narrazione, il santo era figlio di Anzia e del console Eugenio, che era rimasto vedovo. Dopo essere stato ordinato diacono e prete, Eleuterio fu consacrato vescovo da un certo Aniceto e successivamente inviato come pastore nell'Illirico. Il comes Felice provvide a prelevare il vescovo per condurlo a Roma al cospetto dell'imperatore Adriano, per il giudizio. Il colloquio con il sovrano si aprì con lusinghiere promesse ma si concluse tragicamente con la condanna a morte di Eleuterio e di sua madre Anzia. Secondo la versione greca, il martirio si compì il quindici dicembre. Una traduzione latina del testo greco, anteriore al secolo ottavo, riporta invece che il vescovo Aniceto destinò Eleuterio alla comunità di Aeca in Puglia. Lo stesso testo latino colloca il ritorno a Roma dei due martiri e la loro uccisione alla data del diciotto aprile. I cittadini di Aeca si impossessarono dei corpi per traslarli nella propria città. È opportuno precisare che San Eleuterio non deve essere confuso con il Sant'Eleuterio di Parenzo, commemorato anch'esso il diciotto aprile. La qualifica di vescovo dell'Illirico fu introdotta nel Martirologio Romano dal cardinale Cesare Baronio, che la desunse da fonti greche. Le relazioni storiche tra Eleuterio e la città di Aeca sono ritenute puramente artificiali dallo studioso Delehaye. Un ulteriore elemento di complessità testuale derivò dal diacono Floro, il quale lesse erroneamente la dicitura riferita ad Aeca come se indicasse Messina. Questo errore penetrò nel Vetus Romanum e nel Martirologio Romano, sebbene sia certo che Eleuterio non ebbe alcuna relazione con la città siciliana. Sulla vita strettamente storica del santo non si possiedono dati certi.
La tradizione liturgica e il culto
Il culto tributato a San Eleuterio è molto antico e ampiamente documentato dalle fonti liturgiche. Spesso il nome del santo compare nella forma latina di Liberalis. Nei sinassari greci il suo nome si trova registrato al quindici dicembre e nei giorni ventuno o venti luglio. Il Martirologio Geronimiano attesta la sua memoria il diciotto aprile, il cinque settembre e il ventiquattro novembre, data in cui era particolarmente venerato a Rieti. La medesima data del diciotto aprile compare nel Calendario Marmoreo di Napoli e nei libri liturgici mozarabici. L'esistenza di una fitta rete di testimonianze liturgiche trova riscontro nella presenza di numerose chiese edificate in onore del santo in tutta Italia. Un edificio sacro sorgeva a Roma lungo la via Labicana, mentre altre chiese erano dedicate a Eleuterio a Nepi, a Vasto e a Parenzo d'Istria. In quest'ultima località il santo veniva solennizzato il diciotto aprile, esattamente come accadeva ad Aeca. Molteplici erano le date di venerazione nelle diocesi italiane: a Chieti la festività cadeva il ventuno maggio, giorno in cui il santo era onorato anche a Benevento, Salerno e Sulmona. A Terracina la celebrazione si teneva il tredici maggio, ad Arce il ventisette maggio, mentre a Canne in Puglia il santo veniva festeggiato il trentuno dicembre in qualità di vescovo locale. Nella stessa Canne il martire veniva considerato figlio di Evanzia, nome che costituisce una evidente corruzione di Anzia. La devozione ha segnato profondamente il territorio italiano anche attraverso la toponomastica e le istituzioni monastiche. Il celebre monastero della Maiella è intitolato a San Liberatore, avendo tratto il proprio nome proprio da questa figura di santo. Allo stesso modo, la località denominata Sant'Eleuterio, situata presso l'antica Aequum Tuticum degli Irpini lungo la via Traiana, deve la sua denominazione al martire. Secondo le ricerche dello studioso Lanzoni, non è del tutto da escludere l'identificazione di questo santo con un martire romano chiamato Liberale. Quest'ultimo martire romano era sepolto nel cimitero situato al clivum Cucumeris. Gli itinerari dei pellegrinaggi del settimo secolo attestano che i fedeli visitavano regolarmente la sua tomba. Presso il sepolcro del martire romano sorgevano due iscrizioni successive all'epoca di papa Damaso, le quali sostenevano che egli fosse stato un personaggio illustre, descritto come patricio clarus de germine consul prima di affrontare il martirio.
Il cammino terreno
La vicenda di San Eleuterio si inserisce in un tempo di fervente costruzione ecclesiale durante il quinto secolo. Ricevuta l'imposizione delle mani da parte di Aniceto, egli ha percorso i gradi del ministero sacro, venendo ordinato diacono, presbitero e infine innalzato alla dignità episcopale. Tale missione lo ha condotto a esercitare il suo servizio in differenti territori, tra cui l'Illirico, la città di Roma, Rieti, Napoli e Parenzo. In ogni comunità, il vescovo Eleuterio ha operato come guida spirituale, sostenendo il cammino dei credenti e consolidando le fondamenta della Chiesa in regioni spesso segnate da grandi sfide. Accanto a lui, Santa Anzia ha condiviso il cammino della testimonianza cristiana, unendo la propria vita alla missione evangelica in un contesto storico complesso. L'autorità imperiale, rappresentata dall'imperatore Adriano, ha infine decretato per loro la condanna a morte, vedendo nella fermezza della loro fede un ostacolo al potere terreno. Il martirio avvenuto a Roma ha sigillato il loro percorso, trasformando la fine terrena in una nascita alla vita eterna. La successiva traslazione dei corpi dei martiri nella città di Aeca ha permesso che la loro memoria venisse custodita con onore, diventando un punto di riferimento per le generazioni future. La storia di Eleuterio e Anzia rimane dunque un monito di fedeltà, che invita a guardare oltre le sofferenze del presente per scorgere la luce della gloria di Dio, manifestatasi pienamente nel dono di sé offerto dai martiri per amore del Vangelo.
Il ricordo liturgico
La memoria liturgica di San Eleuterio e di Santa Anzia è caratterizzata da una varietà di date che testimoniano la profonda devozione che le comunità locali hanno nutrito nei loro confronti attraverso i secoli. Sebbene la data principale del diciotto aprile sia quella maggiormente riconosciuta, il calendario liturgico riporta numerose altre ricorrenze, tra cui il quindici dicembre, il ventuno luglio, il cinque settembre e il ventiquattro novembre, oltre ad altre celebrazioni distribuite nelle diverse località che ne conservano il ricordo. Questa molteplicità di date non deve stupire, poiché riflette la venerazione sentita e diffusa che ha attraversato le epoche, radicandosi profondamente nella pietà popolare di Aeca e di altre città. Ogni celebrazione rappresenta un momento privilegiato per invocare l'intercessione dei martiri e per rinnovare l'impegno a vivere con la medesima dedizione che ha caratterizzato la loro esistenza. Il culto, mantenutosi vivo grazie alla custodia dei corpi dei santi, continua a unire i credenti nella preghiera e nella gratitudine per il dono della loro testimonianza, che ancora oggi parla al cuore di chi cerca il volto di Dio nella storia degli uomini.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santi Eleuterio ed Anzia?
La festa principale ricorre il 18 aprile secondo il Martirologio Geronimiano, ma il culto è attestato in molteplici date in base alle diverse tradizioni locali e orientali.