Santi Mariano e Giacomo

Martiri di Lambesa

Aggiornato il 22 luglio 2026

Il contesto delle persecuzioni e l'arresto

Durante il terzo secolo, e precisamente nell'anno 259, la regione della Numidia fu teatro di una dura persecuzione contro i cristiani. L'imperatore romano Valeriano Publio Licinio, in carica dal 253 al 260 come successore di Emilio, aveva promulgato due editti anticristiani negli anni 257 e 258. Il secondo editto imperiale prescriveva la pena di morte immediata e senza processo per vescovi, sacerdoti e diaconi. In questo clima di tensione, il gruppo composto da Agapio, Secondino, Tertulla, Antonia ed Emiliano venne commemorato il quattro maggio, mentre i martiri Giacomo e Mariano vennero ricordati alla data del sesto giorno di maggio. Agapio, Secondino, Giacomo, Mariano, Tertulla, Antonia, Emiliano e i loro compagni subirono il martirio a Cirta e Lambesa, in Numidia, nel 259. Le vicende di questi martiri africani sono state unificate nella narrazione di un'antica Passio, sebbene la loro morte sia avvenuta in giorni e luoghi distinti. L'unificazione dei racconti del loro martirio è stata mantenuta nelle opere storiche successive, come gli Atti dei Martiri e la Bibliotheca Sanctorum. La Passio dei martiri di Lambesa è stata redatta da un compagno cristiano arrestato insieme a loro, la cui identità rimase sconosciuta. Grazie all'esperienza diretta dell'autore, il testo della Passio, articolato in quindici capitoli, descrive fedelmente la situazione precedente al martirio con dettagli di elevata attendibilità. La grande attendibilità di questa Passio rappresenta una rarità rispetto ad altri testi antichi simili, spesso scritti a distanza di tempo e arricchiti da elementi leggendari. I personaggi principali della Passio sono il diacono Giacomo e il lettore Mariano, entrambi compagni dello scrittore anonimo. I tre cristiani stavano viaggiando attraverso la Numidia, che era diventata provincia romana nel primo secolo. I tre viaggiatori sembravano provenire dalla regione dell'Africa proconsolare. Durante il percorso si fermarono presso una villa a Mugnae, una località situata nella periferia di Cirta, la moderna Costantina in Algeria. Nello stesso luogo arrivarono i due vescovi Agapio e Secondino. Il preside della provincia aveva richiamato i due vescovi dall'esilio a cui erano stati condannati in seguito al primo editto dell'imperatore Valeriano. In virtù di tale decreto, Agapio e Secondino furono condotti a Cirta per essere processati dai magistrati civili. Prima del loro trasferimento, i due vescovi ebbero l'opportunità di incitare al martirio i due giovani chierici e gli altri cristiani riuniti per l'interrogatorio. Alcuni giorni dopo la partenza dei vescovi, la villa fu circondata dalle autorità. Mariano, Giacomo, lo scrittore anonimo e altri presenti furono tratti in arresto. I due giovani chierici si erano rivelati spingendo gli altri fedeli a rimanere saldi nella propria fede. Condotti davanti ai magistrati di Cirta e interrogati, Giacomo dichiarò apertamente la sua carica di diacono. Mariano sostenne di essere un semplice lettore, ma non fu creduto e venne sottoposto a tortura con l'accusa di voler salvare la vita con una falsa dichiarazione. Sia Giacomo che Mariano avevano già vissuto la precedente settima persecuzione, promossa nel 249 dall'imperatore Decio, vissuto tra il 200 e il 251. I due chierici mostrarono la loro nobiltà d'animo e il desiderio del martirio mantenendo un contegno sereno durante l'arresto e le successive torture.

Le sofferenze della prigionia e le visioni celesti

Il capitolo quinto della Passio riferisce che i prigionieri furono appesi per le dita delle mani con dei pesi legati ai piedi. Il capitolo tredicesimo descrive l'atteggiamento della madre di Mariano, la quale, pur soffrendo, esultò nel vedere il figlio avviarsi verso la morte per la fede. Durante la prigionia, il diacono Giacomo ebbe una visione in sogno del già martirizzato vescovo Agapio. Nel sogno, Agapio appariva felice durante un banchetto fraterno insieme ad altri ex compagni di prigionia e di torture già uccisi. Nella medesima visione, un bambino si staccò dal gruppo per preannunciare a Mariano e Giacomo che il loro martirio sarebbe avvenuto il giorno seguente. Mentre si trovavano in carcere, diversi altri cristiani che non ricoprivano cariche ecclesiastiche vennero condannati a morte. Secondo la narrazione della Passio scritta dal cristiano sopravvissuto, ai vescovi Agapio e Secondino vengono affiancate le due giovani Tertulla e Antonia. Le due ragazze erano state affidate alla custodia e alle cure del vescovo Agapio. Avvicinandosi la propria morte, Agapio pregò intensamente e a più riprese affinché anche alle due fanciulle venisse concesso il dono del martirio. Il capitolo undicesimo riporta che Agapio ricevette una rivelazione divina in cui una voce gli chiedeva perché insistesse nel domandare ciò che aveva già ottenuto fin dalla prima preghiera. La Passio cita la figura di Emiliano, un soldato e cavaliere di cinquant'anni che aveva mantenuto per tutta la vita la castità. Emiliano aveva un fratello pagano che era solito deriderlo per la sua appartenenza alla religione cristiana. Durante la detenzione in carcere, Emiliano sognò il fratello che gli chiedeva in modo canzonatorio come vivessero la condizione di oscurità della prigione. Emiliano rispose nel sogno che per un cristiano brilla una grande luce anche nelle tenebre. Il fratello continuò a interrogarlo chiedendogli se tutti i martiri avrebbero ottenuto la stessa corona nel regno dei cieli o se qualcuno dei presenti avrebbe ricevuto una ricompensa superiore. È stato affermato che tutte le stelle posseggono luminosità pur differendo tra loro. È stato dichiarato che tra i martiri risplenderà maggiormente chi avrà sofferto con più forza e più a lungo. Il Martirologio Romano riporta alla data del quattro maggio la commemorazione dei santi martiri Agapio, Secondino, Emiliano, Tertulla e Antonia. Agapio e Secondino avevano il titolo di vescovi. Emiliano era un soldato. Tertulla e Antonia erano vergini. I santi Agapio, Secondino, Emiliano, Tertulla e Antonia subirono il martirio a Cirta, nella regione della Numidia. La data di questo martirio viene collocata storicamente tra l'anno 258 e l'anno 259. L'inserimento della data del quattro maggio è stato ipotizzato per anticipare e avvicinarsi a quella certa del sesto giorno di maggio del 259, giorno del martirio di Giacomo e Mariano. Tra le esecuzioni dei due distinti gruppi di martiri trasorsero in realtà diversi mesi. Il decimo capitolo della Passio cita un consistente numero di martiri laici giustiziati prima e dopo i quattro ecclesiastici menzionati. La Passio riporta i nomi di alcuni martiri laici, evidenziando la presenza di bambini tra di essi. Tra i martiri laici figurano Floriano, Secondino, Gabro, Postumo, Gaiano, Mommino, Quintiano, Cassio, Fasilo, Fiorenzo, Demetrio, Gududo, due persone di nome Crispino, Donato e Zeone.

Il martirio supremo e la diffusione del culto

Il sesto giorno di maggio del 259, anche Giacomo e Mariano vennero decapitati sulla sommità di una rupe dirupata sopra il torrente di Lambesa. Lambesa era la capitale della Numidia e la sede del legato imperiale. I corpi decapitati di Giacomo e Mariano furono fatti cadere nel fiume sottostante. Il culto dedicato ai martiri di Lambesa raggiunse un'ampia diffusione. Sant'Agostino pronunciò un celebre discorso in onore dei martiri di Lambesa, noto come discorso trecentosettanta. Le vicende politiche che interessarono l'Africa del Nord determinarono il trasferimento delle reliquie di alcuni martiri di Lambesa dalla Numidia all'Italia ad opera dei profughi. La traslazione delle reliquie in Italia favorì la diffusione del culto dei martiri sul territorio italiano. I resti sacri dei santi Giacomo e Mariano giunsero a Gubbio, presumibilmente tra il quinto e il sesto secolo. Le reliquie di Giacomo e Mariano vennero deposte all'interno della cattedrale di Gubbio, intitolata alla loro memoria. La venerazione per i santi Giacomo e Mariano conobbe una grande intensità e diffusione durante il Medioevo, di pari passo con la crescita della città di Gubbio. San Pier Damiani, vescovo e cardinale vissuto tra il 1007 e il 1072, redasse un racconto dettagliato riguardante due visioni tratte dalla Passio dei due santi in occasione della loro festa annuale. L'insieme dei martiri africani di Lambesa è stato costantemente inserito nei vari Martirologi e negli Acta Sanctorum pubblicati nel tempo. Le date per la celebrazione liturgica dei martiri variano a seconda dei diversi testi storici. Il Martirologio Geronimiano distribuisce la memoria dei martiri tra le giornate del trenta aprile e del sesto maggio. Alcune edizioni antecedenti del Martirologio Romano fissavano la loro festività nei giorni ventinove e trenta aprile. I due gruppi di martiri vennero giustiziati in momenti differenti. Il Calendario Cartaginese attesta con certezza la data del sesto maggio esclusivamente per il martirio di Giacomo e Mariano. A Lambesa, località della Numidia situata nell'odierna Algeria, subirono il martirio san Mariano, che era lettore, e san Giacomo, che era diacono. San Mariano era sopravvissuto in precedenza alle persecuzioni dell'imperatore Decio dopo aver proclamato la propria fede cristiana. San Mariano fu arrestato una seconda volta insieme al suo compagno. I santi Mariano e Giacomo affrontarono la morte per decapitazione con la spada insieme ad altri fedeli, dopo essere stati sottoposti a gravi torture ed essere stati sostenuti dalla grazia divina. Gli eventi del martirio a Cirta e Lambesa avvennero nell'anno 259. L'ultima edizione del Martirologio Romano celebra Agapio, Secondino, Tertulla, Antonia ed Emiliano il quattro maggio, e Giacomo e Mariano il sesto maggio, mantenendo viva la commemorazione nella Chiesa universale.

Domande frequenti

Quando si festeggia il martirio dei santi Mariano e Giacomo?

La memoria liturgica dei santi Giacomo e Mariano si celebra il sesto giorno di maggio, mentre altri compagni martiri vengono ricordati il quattro maggio.

A Lambèse in Numidia, nell’odierna Algeria, santi martiri Mariano, lettore, e Giacomo, diacono: il primo aveva già da tempo superato indenne le vessazioni della persecuzione di Decio per aver confessato la fede in Cristo; nuovamente arrestato insieme al dilettissimo compagno, entrambi, dopo crudeli supplizi, confortati dalla grazia divina, morirono insieme a molti altri trafitti con la spada. — Martirologio Romano