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14 febbraio

Santi Modestino, Fiorentino e Flaviano

Martiri

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e ministero in Oriente

San Modestino nacque ad Antiochia nel 245 da una nobile famiglia, distinguendosi fin dalla giovinezza per virtù e nobiltà d'animo. Nel 302 fu consacrato vescovo della città e patriarca della regione di Antiochia, assumendo la guida pastorale di quella grande comunità cristiana. Con l'avvento della persecuzione di Diocleziano nel 303, il santo pastore fu costretto a ritirarsi in un eremo sul monte Silpio per sfuggire alla furia repressiva delle autorità imperiali. Successivamente, nel 310 ritornò alla sua sede patriarcale per riprendere apertamente il proprio ministero. In quel periodo cruciale, egli predisse il Vangelo di Cristo e compì numerosi miracoli e guarigioni che rafforzarono i credenti. A causa della sua coraggiosa testimonianza fu arrestato e torturato, ma in seguito fu liberato dalla prigione dai fedeli della sua diocesi.

Il viaggio missionario e l'arrivo in Italia

Dopo questi eventi, Modestino partì per l'Italia insieme ai collaboratori Fiorentino sacerdote e Flaviano diacono, uniti dal medesimo zelo apostolico. I tre arrivarono via mare a Locri in Calabria, dove predicarono il Vangelo alla popolazione locale. Furono presto arrestati a Locri e portati in carcere a Sibari per la loro aperta professione di fede. Secondo la tradizione, furono miracolosamente liberati dal carcere dall'Arcangelo Michele, che sciolse le loro catene. Raggiunsero via mare Pozzuoli o Cuma e da lì proseguirono il cammino verso l'Irpinia, stabilendosi nei pressi di Abellinum. Nei pressi di Abellinum predicarono gli insegnamenti di Cristo e Modestino compì nuovi miracoli e guarigioni, portando molti alla fede cristiana.

Il martirio e la testimonianza di fede

La loro infaticabile opera di evangelizzazione attirò nuovamente l'attenzione delle autorità romane, e i tre compagni furono arrestati, imprigionati e processati da un inviato dell'imperatore Massenzio. Furono condotti nel luogo detto Pretorio, dove subirono il martirio con vesti arroventate che lacerarono le loro carni. Affrontarono le sevizie con ferma fortezza interiore, sigillando con il sangue la loro totale adesione al Signore. Morirono nella notte fra il quattordici e il quindici febbraio del 311, compiendo il loro sacrificio nel quarto secolo. Il testo liturgico ricorda che Modestino fu vescovo, portò molti alla fede e la rafforzò col suo sangue.

Il ritrovamento delle spoglie e il patronato

I loro corpi furono pietosamente raccolti e sepolti dai cristiani abellinati che ne custodirono la memoria nella notte del martirio. Sui corpi furono poggiate insegne con i nomi e le dignità per preservarne l'identità nei secoli. Sul corpo di San Modestino fu poggiata in particolare una scultura argentea raffigurante una colomba, simbolo dello Spirito Santo. I corpi furono ritrovati nell'estate del 1166, ponendo fine a un lungo periodo di oblio. I corpi ritrovati furono portati solennemente nella cattedrale di Avellino, dove sono ancora oggi conservati nella Cappella del Tesoro di San Modestino ad Avellino. Nel 1220 furono nominati patroni primari della città e della diocesi di Avellino dal vescovo Ruggiero, suggellando il legame indissolubile tra la comunità e i suoi martiri.

Preghiere e tradizioni devozionali

Esistono preghiere dedicate a San Modestino che ricordano le sue fatiche, i tormenti e la carità dimostrata verso i fratelli. Le preghiere invocano la protezione di San Modestino per la città di Avellino e la guida contro le difficoltà quotidiane. Un'altra preghiera menziona i martiri Modestino, Fiorentino e Flaviano e la loro opera per rigenerare la patria dall'idolatria al Cristianesimo. Un testo menziona che un terremoto ha tolto la parola al centro antico, che è ancora deserto, legando la memoria dei santi alle prove storiche della terra irpina. Le prime tre preghiere del testo sono state tradotte dal latino ed adattate da S. Orga.

Fonti storiche e studi agiografici

L'opera è corredata da una bibliografia di studi, manoscritti e pubblicazioni storiche e agiografiche su San Modestino e compagni. Viene citato il testo di Modestino pubblicato sulla rivista Il Ponte a Avellino nell'anno venticinquesimo del 1999, numero cinque del tredici febbraio 1999 alla pagina uno. Viene citato il saggio di S. Orga intitolato Modestino e Fiorentino pubblicato su Il Ponte ad Avellino nell'anno ventiseiesimo del 2000, numero sei del dodici febbraio 2000 alla pagina sette. Viene citata l'opera di S. Piotati intitolata Ricerche sull'istoria di Avellino, volume secondo, stampato a Napoli nel 1828 alle pagine centoventotto, centoventinove e centosessantuno. Viene citato lo scritto del Vescovo di Avellino Ruggiero intitolato De Vitae sancti Modestini all'interno dell'opera Avellino sacro di S. Bellabona. Viene citata la Storia di Avellino di F. Scandone, volume primo parte prima edito ad Avellino nel 1946 alle pagine da centodue a centoquattordici e da centosessantacinque a centottantatré. Viene citato il volume secondo parte prima della Storia di Avellino di F. Scandone, stampato a Napoli nel 1948 alle pagine ottantaquattro e da centosettantatré a centosettantaquattro. Viene citato il volume terzo della Storia di Avellino di F. Scandone, stampato a Napoli nel 1948 alle pagine duecentoventiquattro e duecentoventicinque. Viene citato il saggio di F. Scandone intitolato Martirio di San Modestino pubblicato nell'opera La cattedrale di Avellino, nella storia, nel culto e nell'arte a Cava dei Tirreni nel 1966 alle pagine da sessantacinque a settanta. Viene citata l'opera di G. Zigarelli intitolata Storia della cattedra di Avellino e dei suoi pastori, stampata a Napoli nel 1856 alle pagine trentacinque e trentasei.

Domande frequenti

Quando si festeggiano i Santi Modestino, Fiorentino e Flaviano?

La ricorrenza liturgica si celebra nei giorni quattordici e quindici febbraio.

Di cosa sono patroni i Santi Modestino, Fiorentino e Flaviano?

Sono patroni primari della città e della diocesi di Avellino.