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6 febbraio

Santi Tommaso Cesaki, Antonio da Nagasaki e Lodovico Ibarki

Fanciulli, martiri

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini della comunità e l'arrivo della persecuzione

Anni prima degli eventi luttuosi, una nave proveniente dal Portogallo giunse in Giappone e i marinai si stabilirono a Nagasaki, dando vita a una comunità sempre più numerosa. Tale comunità aveva ospitato fervidi missionari e San Francesco Saverio, che riuscì a portare il Cristianesimo in quelle terre lontane. I cristiani si moltiplicarono rapidamente, tanto che alcuni re vennero battezzati alla nuova fede e inviarono ambascerie a Roma. Dopo i Gesuiti giunsero in Giappone anche i Francescani. L'imperatore Taicosamaci accolse inizialmente i frati minori nelle sue terre, permettendo loro di creare case e chiese. Tuttavia, l'imperatore cambiò profondamente idea e cominciò a perseguitare implacabilmente i missionari e i loro seguaci, facendoli imprigionare. Furono così fatti prigionieri tre Padri Gesuiti, alcuni catechisti e terziari, avviati in catene verso Nagasaki.

Il cammino della testimonianza e della gioia

Agli inizi del sedicesimo secolo la cittadina di Osaka era in fermento per l'arrivo dell'imperatore Taicosamaci con il figlioletto di cinque anni. Una lunga processione di soldati, cavalieri e dignitari precedeva il principino. Dall'altra parte della città si snodava un altro corteo, composto da ventisette persone povere, lacere e sfinite dal lungo viaggio. Il gruppo era formato da giovani e anziani prigionieri con volti solari e illuminati da felicità interiore. I prigionieri erano cristiani e venivano oltraggiati per la loro fede durante il cammino. Durante il viaggio verso Nagasaki, i prigionieri cantavano e salmodiavano gioiosi. Tra di essi c'erano i giovani Tommaso di quattordici anni, Antonio di tredici e Lodovico di undici. Nel lungo cammino a piedi i prigionieri attraversarono terre ricoperte di ghiacci e steppe, passando per innumerevoli città e paesi. Il loro esempio luminoso durante il cammino fece altri adepti al Cristianesimo. Il governatore di Carazu ebbe compassione di loro e propose di rinnegare Cristo per aver salva la vita, ma nessuno accettò. Giunti a Nagasaki il governatore ripeté la proposta, ma essi rifiutarono ancora con fermezza.

Il martirio e i prodigi a Nagasaki

I prigionieri furono condotti al luogo del supplizio, una piccola altura fuori città con ventisei croci diverse da quelle tradizionali. I genitori di Antonio attesero il figlio sul luogo per convincerlo a salvarsi. Antonio rifiutò di salvarsi, incoraggiò i genitori a sopportare il dolore della sua morte, li abbracciò, regalò loro la sua sopravveste e ricevette la loro benedizione. I tre piccoli martiri si avviarono verso le croci cantando inni. Quando le voci tacquero, i carnefici iniziarono a trafiggerli con le lance. I fedeli si accostarono alle croci per raccogliere il sangue dei martiri e promisero di tornare a pregarli. I martiri morirono a Nagasaki in Giappone il cinque febbraio millenovecentonovantasette. I fedeli tornarono il giorno dopo nell'ora in cui uno dei sacerdoti uccisi soleva dire la Messa, servita dal piccolo Antonio. Sulle croci mancavano i corpi del sacerdote e di Antonio. Altri fedeli raccolti nella chiesa dei francescani videro all'altare il sacerdote ucciso in atto di celebrare la Messa, servito dal piccolo chierico. Il prodigio dell'apparizione si ripeté nei giorni seguenti finché le salme non furono staccate dalle croci e interrate. Varie persone interrogarono le guardie per sapere dove fossero stati deposti i due corpi. Le guardie affermarono di aver veduto i corpi sparire e ricomparire al loro posto. Papa Benedetto XIV parlò di questo fatto nella sua opera De Canonizzazione Sanctorum definendolo grande miracolo.

Domande frequenti

Quando si festeggiano i Santi Tommaso, Antonio e Lodovico?

La loro ricorrenza liturgica si celebra il sei febbraio, ricordando il sacrificio compiuto nei primi giorni del mese di febbraio millenovecentonovantasette.