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31 maggio

Visitazione della Beata Vergine Maria

Visitazione della Beata Vergine Maria

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il rinnovamento conciliare del culto mariano

La Chiesa ha sentito il bisogno di riordinare le idee intorno alla posizione dottrinale e cultuale in onore della Vergine Maria dopo circa venti secoli di storia, tradizione e culto. Il riordinamento dottrinale e cultuale mariano è avvenuto tramite due interventi solenni, ovvero il Concilio Vaticano II, l'operato di papa Paolo VI e varie riforme del calendario liturgico. Alla luce dei principi teologici del Vaticano II si è aperto un capitolo nuovo sulla comprensione del mistero globale della Madre di Dio. La festa della Visitazione di Maria ad Elisabetta va letta proprio nel clima di questo approfondimento e riordinamento conciliare. Prima del Concilio si dava più spazio al dato di fatto che alla giustificazione teologica riguardo alla festa della Visitazione. In passato si insisteva maggiormente sul culto di venerazione dovuto alla Vergine Maria e meno sulla spiegazione del rapporto con la Liturgia della Chiesa. Prima del Concilio il ciclo mariano sembrava quasi autonomo e in parallelo a quello cristico. Oggi, grazie al Concilio Vaticano II, vi è maggiore apertura alla riflessione teologica per evidenziare i motivi per cui il culto di venerazione è dovuto alla Vergine Maria nell'anno liturgico. Si è così dimostrati più sensibili e attenti a trovare il giusto inserimento della memoria mariana nel tempo di Cristo e dello Spirito, considerato l'unico ciclo cultuale dell'anno liturgico. L'attenzione della Chiesa si è focalizzata nel collocare il giusto ricordo di Maria nei tempi liturgici particolari, nelle solennità e nelle feste del Signore che hanno con lei uno speciale rapporto. La Chiesa sa cogliere il significato delle solennità, feste e memorie di Maria nell'armonia dell'anno liturgico del Signore. Gli episodi mariani appartengono infatti alla stessa economia della salvezza. Alcuni episodi mariani precedono la nascita del Signore, come la Natività di Maria e la sua Presentazione al tempio. Alcuni episodi mariani seguono la Pentecoste, come nel caso dell'Assunzione di Maria. Il Concilio Vaticano II ha tracciato le linee programmatiche dottrinali e cultuali in onore della Vergine Maria specialmente nella Costituzione liturgica Sacrosanctum concilium e nella Costituzione dogmatica Lumen gentium. Il testo della Sacrosanctum concilium al numero 103 è straordinariamente ricco pur nella sua brevità. La Sacrosanctum concilium recita che nella celebrazione del ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con speciale amore la beata Maria Madre di Dio. Maria è congiunta indissolubilmente con l'opera salvifica del Figlio suo secondo la Sacrosanctum concilium. In Maria la Chiesa ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione e contempla con gioia ciò che essa tutta desidera e spera di essere, come in un'immagine purissima.

Il principio teologico e il memoriale

Il principio teologico fonda il binomio tra Maria e liturgia, ossia dottrina e culto, fede e devozione. Il principio teologico si fonda sul vincolo indissolubile di Maria con l'opera salvifica di Cristo e sul risvolto ecclesiale della venerazione di Maria come immagine purissima della Chiesa. Viene così superata l'idea di un culto mariano parallelo a quello di Cristo. Viene superato il culto tributato a Maria senza una spiegazione teologica adeguata o senza un valido legame con la liturgia. Il Concilio riconduce il culto mariano nell'unica celebrazione del mistero di Cristo e della Chiesa. Il riferimento al principio teologico va al di là della giustificazione della presenza di Maria nel ciclo liturgico. Il principio teologico diventa il fondamento della memoria della Vergine nella liturgia in quanto memoriale, presenza e attualizzazione dell'opera salvifica di Cristo. La giustificazione cristologica e la valenza ecclesiale trascendono lo stesso ciclo liturgico annuale per guardare Maria nel memoriale dei misteri di Cristo. I misteri di Cristo costituiscono l'unico oggetto di ogni celebrazione liturgica. L'idea del memoriale trova la sua giusta continuazione nel capitolo ottavo della Lumen gentium. La Lumen gentium contempla Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, dentro l'economia della salvezza. La Lumen gentium ha permesso di ricomprendere il culto a Maria riservato, distinto in liturgico e devozionale. L'Esortazione apostolica Marialis cultus di papa Paolo VI esplicita ulteriormente la distinzione del culto in liturgico e devozionale. Dal contesto dei testi conciliari si evince che il culto mariano trae fondamento dal mistero di Cristo nella sua globalità, secondo il principio della vicinanza a Cristo. Maria fu presente nei misteri di Cristo e perciò non può essere taciuta nell'attuazione liturgica di essi. La liturgia è descritta nel testo conciliare come il mistero pasquale di Cristo e la sua presenza nella Chiesa secondo la Sacrosanctum concilium. Il ricordo di Maria acquista una maggiore e specifica portata. La presenza di Maria è indissolubilmente legata al compimento del mistero di Cristo dalla predestinazione all'incarnazione, dalla passione, morte e risurrezione fino all'ascensione e pentecoste. Il Concilio mette in evidenza l'indissolubile vincolo di Maria con l'opera salvifica di Cristo attualizzata nell'azione liturgica. Il Concilio mette in evidenza anche il risvolto ecclesiale della venerazione di Maria come immagine della Chiesa.

L'Esortazione Marialis cultus e la riforma liturgica

L'Esortazione apostolica Marialis cultus di papa Paolo VI si colloca decisamente sulla scia del Vaticano II. La Marialis cultus fu pubblicata il 2 febbraio 1974. Il documento affronta con stile semplice e piano argomenti complessi relativi al culto della Vergine Maria nella liturgia. La Marialis cultus offre una lettura lucida e oggettiva della dimensione mariana nella liturgia rinnovata alla luce dei nuovi libri liturgici. La pubblicazione della Marialis cultus rappresenta il coronamento dei vari interventi mariani precedenti e della riforma liturgica in corso. I precedenti interventi mariani includono le encicliche o esortazioni Mense maio del 1965, Christi Matri del 1966 e Signum magnum del 1967. La riforma liturgica in atto comprendeva il Calendarium Romanum del 1969 e il Missale Romanum del 1970. La prima parte della Marialis cultus si intitola La Vergine nella restaurata liturgia romana. La prima parte presenta una chiara interpretazione del ricordo di Maria nell'anno liturgico nel contesto della festa della Visitazione. Il calendario rivisto ha permesso di inserire in modo più organico e con un legame più stretto la memoria della Madre nel ciclo annuale dei misteri del Figlio. La Marialis cultus passa in rassegna i tempi dell'anno liturgico, le solennità, le feste e le memorie mariane. Le tre solennità mariane dell'anno liturgico celebrano tre dogmi della Chiesa cattolica sul mistero della Vergine Maria. L'Immacolata fin dal suo primo istante si celebra l'otto dicembre. La solennità della Madre di Dio nella sua missione salvifica si celebra il primo gennaio. La solennità dell'Assunta in cielo nel suo destino finale accanto a Cristo, primizia della Chiesa, si celebra il quindici agosto. Le due feste mariane ricordano la Natività l'otto settembre e la Visitazione il trentuno maggio. La Madonna di Lourdes si celebra l'undici febbraio. La Madonna del Monte Carmelo si celebra il sedici luglio. La dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore si celebra il cinque agosto. La Vergine Maria Regina si celebra il ventidue agosto. La Vergine Addolorata si celebra il quindici settembre. La Vergine Maria del Rosario si celebra il sette ottobre. La Presentazione di Maria al Tempio si celebra il ventuno novembre. Il Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria si celebra il sabato dopo la solennità del Sacro Cuore di Gesù. La Marialis cultus ha agito come una luce in un momento storico difficile per la pietà mariana. Il documento ha permesso di chiarire il posto di Maria nella vita liturgica e nelle forme devozionali secondo lo spirito del capitolo ottavo della Lumen gentium. L'intento di papa Paolo VI fu di superare la crisi mariana degli anni settanta e di incrementare il rinnovamento della pietà mariana. Il rinnovamento della pietà mariana mirava a far apparire con più chiarezza l'aspetto dottrinale e la bellezza della forma. Il culto della Vergine deve presentare una nota trinitaria, cristologica ed ecclesiale. Paolo VI aggiunge quattro orientamenti per il culto della Vergine, che sono quello biblico, liturgico, ecumenico e antropologico. Nella conclusione della Marialis cultus, Paolo VI sintetizza il valore teologico e pastorale del culto della Vergine Maria. La conoscenza, la celebrazione e il gustare la presenza viva di Maria sono elementi fondamentali per l'efficacia della vita pastorale e per il rinnovamento della vita in Cristo.

Le origini storiche e l'Oriente bizantino

La festa della Visitazione trova la sua giustificazione nel Vangelo di Luca nei versetti dal primo al trentanove fino al cinquantasei. Il Vangelo ricorda la Vergine Madre che porta in grembo il Figlio di Dio e si reca da Elisabetta per aiutarla e proclamare la misericordia di Dio. La festa della Visitazione affonda le sue origini nell'oriente bizantino. L'origine della festa distingue il concetto generale dall'attuale sistemazione. Originariamente la festa era una memoria legata a una reliquia chiamata maphorion o omophorion. Il maphorion è il manto, velo o veste della Vergine usato per coprire capo e spalle. I patrizi Galbios e Candidos portarono il maphorion da Gerusalemme a Costantinopoli nel 472. La reliquia fu custodita nel santuario di Blacherne a Costantinopoli, dedicato alla Madonna. L'imperatore Leone I e la regina Verina fecero costruire accanto al santuario una cappella a pianta centrale chiamata Santa Soros per custodire la reliquia. La dedicazione della cappella Santa Soros avvenne il due luglio 473. La festa era nota anche con il nome di Madre di Dio del segno o Platitera. Il nome Platitera significa più ampia del cielo perché contiene Colui che i cieli non possono contenere. L'iconografia bizantina riproduce la Madonna in posizione frontale con le braccia sollevate in segno di preghiera e accettazione. L'immagine presenta il bambino Gesù in un tondo o clipeo al centro del ventre. Il soggetto iconografico richiama il mistero dell'Incarnazione del Verbo e l'evento dell'Annunciazione. L'iconografia richiama la sottesa mediazione della grazia dedotta dalla visita in fretta alla cugina Elisabetta. Durante l'incursione degli Avari avvenuta il cinque giugno 619, la preziosa reliquia venne nascosta e custodita in luogo sicuro. Il due luglio 619 la reliquia venne restituita al santuario in forma solenne. Il due luglio divenne la data di celebrazione della festa per tradizione. La festa si diffuse anche nell'Occidente intorno al secolo dodicesimo con il titolo di Madonna delle grazie. La festa divenne oggetto di studio nell'ambito della ricerca teologica. La diffusione della festa della Visitazione ebbe un grande incremento dal 1263 in poi. Bonaventura da Bagnoregio, Ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori, estese la festa a tutti i conventi dell'Ordine francescano nel Capitolo generale di Pisa del 1263. Nel 1263 l'Ordine francescano estese anche la celebrazione dell'Immacolata Concezione a tutti i suoi conventi. Nel 1389 papa Urbano VI fissò la data della festa al due luglio nel calendario liturgico. Nel 1390, anno giubilare, papa Bonifacio IX decretò la celebrazione a tutta la Chiesa occidentale con la bolla Superni benignitas Conditoris. L'estensione della festa divenne giuridicamente effettiva solo dopo lo scisma d'Occidente del 1414. Il Concilio di Basilea confermò l'estensione della festa il primo luglio 1441. Il titolo e la data della festa si sono perpetuati fino alla riforma liturgica del Vaticano II. Paolo VI volle il nuovo Calendarium Romanum pubblicato il quattordici febbraio 1969. Il Calendarium Romanum determinò l'attuale sistemazione della festa con grado liturgico di festa e titolo della memoria Visitazione della Vergine Maria. La data della celebrazione fu fissata al trentuno maggio dalla riforma liturgica.

La riflessione teologica sulla grazia e sulla mediazione

Per la festa dell'Immacolata Concezione la difficoltà principale era costituita dai testi rivelati della Lettera ai Romani nei capitoli terzo e quinto circa l'unicità del Redentore. Anche per la Mediazione di tutte le grazie esiste la difficoltà derivante dall'unicità dell'unico mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù, citato nella Prima lettera a Timoteo, nel Vangelo di Giovanni e negli Atti degli Apostoli. L'unicità di Cristo rendeva inutile proporre un'altra forma di mediazione intermedia. I grandi autori della Scolastica del secolo tredicesimo concordano nel ritenere che la pienezza di grazia derivi a Maria sia per la purificazione nel seno della madre sia per la concezione del Figlio. Dalla pienezza graziosa scaturiscono per Maria l'esenzione dal peccato attuale e l'estinzione del fomite o inclinazione al peccato. Grazie a tale pienezza Maria poté essere degna Madre di Cristo ed esercitare l'ufficio di mediazione verso gli altri. Giovanni Duns Scoto è chiamato il Cantore dell'Immacolata. Giovanni Duns Scoto introduce la ragione dell'esenzione dal peccato originale, che è più radicale. L'esenzione dalla colpa originale costituisce l'esenzione da ogni colpa attuale. L'esenzione dalla colpa originale fonda la vera radice della dignità di Maria. La dignità rende Maria piena di grazia e superiore a tutte le creature dell'ordine naturale e soprannaturale. Il dono speciale a Maria è la conseguenza logica della predestinazione assoluta e incondizionata di Maria insieme a Cristo. Cristo e Maria sono stati predestinati nell'unico e medesimo atto di predestinazione prima della creazione del mondo e prima della colpa di Adamo. Maria è legata a Cristo da un duplice legame, naturale o materno e morale o di grazia. Cristo e Maria si trovano al sommo vertice della gloria e della grazia a motivo della loro predestinazione. Cristo si trova al vertice per natura e Maria per partecipazione o grazia. La mediazione di Maria si fonda storicamente sulla sua maternità oltre che sulla speciale predestinazione. La maternità rende Maria più perfetta di ogni altra creatura perché più vicina a Cristo, fonte della gloria e della grazia. Giovanni Duns Scoto scrive nella sua Ordinatio che nella concezione del Figlio Maria ha avuto la pienezza di grazia a cui doveva pervenire per disposizione di Dio. Cristo ha voluto trasfondere gratuitamente nella Madre la pienezza di grazia. Cristo ha voluto Maria accanto a sé nell'azione mediatrice tra l'uomo e se stesso. La mediazione di Maria riceve il suo sigillo con il consenso a essere la Madre del Signore espresso nel Vangelo di Luca. La mediazione di Maria deriva fondamentalmente dal primato assoluto di Cristo e partecipa all'unica sua mediazione. Teologicamente il Figlio è prima della Madre. Cronologicamente Maria precede il Cristo. Nel presentare il compito di mediazione di Maria si deve sempre partire da Cristo unico mediatore e non da lei. L'aforisma schematico Per Mariam ad Iesum deve sottendere prima l'altro aforisma Per Iesum ad Mariam che lo fonda e lo giustifica. Il principio generale della riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II dichiara che l'unica mediazione del Redentore non esclude ma suscita nelle creature una varia collaborazione partecipata da un'unica fonte. Papa Paolo VI ha applicato il principio della mediazione alla Vergine Maria nella sua esortazione apostolica Marialis cultus. Paolo VI ha riordinato la festa della Visitazione fissandola al trentuno maggio con il grado liturgico di festa.

Il viaggio verso la montagna di Giuda

Maria porta in sé il Verbo umanizzato, la Parola divina incarnata e il Figlio che assume l'uomo. Maria si mette in cammino in fretta, spinta dall'Essere e Agire di Dio, per rispondere subito e con responsabilità alla chiamata del Signore. Il viaggio di Maria non serve a verificare il segno annunciato ma a obbedire senza indugio all'invito dell'Arcangelo. L'Arcangelo aveva ricordato a Maria che Elisabetta, sua parente, nella sua vecchiaia aveva concepito un figlio. Maria comprende che solo chi è toccata dalla stessa grazia può condividere la sua gioia e va ad annunciare la Buona Novella ad Elisabetta. La giovane Madre scende dalla Galileia per salire verso la montagna di Giuda. Maria parte spinta da una nuova e potente energia interiore che le fa vivere in anticipo tutte le tappe della maternità. Maria si accoda alla prima carovana disponibile, forse insieme allo sposo Giuseppe. Il gruppo attraversa luoghi solitari, centri abitati e santuari di culto per raggiungere Ain Karim nei pressi di Gerusalemme. Il viaggio ricorda simbolicamente la via seguita dai Patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe quando attraversarono la Terra Promessa toccando i santuari di Sichem, Betel, Silo, Gilgal, Gabaon e Gerusalemme. La città di Giuda ricorda la sede della primitiva Tradizione ricevuta da Melchisedek attraverso Abramo e arrivata fino a Giuseppe per via dinastica. Elisabetta vanta la discendenza di Aronne, sommo Sacerdote dell'Alleanza sul Sinai. Il nome Ain Karim significa sorgente della vigna, sorgente di Israele e sorgente di Giuda. In questo luogo sorgente il Cristo presente nel seno di Maria si rivela come sorgente e compimento del disegno di Dio. Elisabetta viene invasa di gioia dalla semplice presenza di Maria. Maria è la Vergine che genera ed Elisabetta è la sterile che partorisce. L'Antica Alleanza è simboleggiata dalla sterilità della vecchiaia di Elisabetta. La Nuova Alleanza è simboleggiata dalla fecondità della giovane madre vergine e Maria. I primi ad accorgersi della novità sono i due nascituri nel grembo delle madri. Giovanni, il cui nome significa il Signore è misericordia, simboleggia il frutto della giustizia di Israele. I genitori di Giovanni, Elisabetta e Zaccaria, sono dichiarati giusti davanti a Dio. Il nome Elisabetta significa Dio l'ha detto con giuramento. Il nome Zaccaria significa Il Signore si è ricordato. L'Antico Testamento si riassumerebbe nella triade di nomi Giuramento, Memoria e Misericordia. La triade del Nuovo Testamento è rappresentata da Gesù, Giuseppe e Maria. Il nome Gesù significa Dio Salvatore. Gesù è colui che apre al Popolo di Dio il cammino verso il Regno di Dio, la vera Patria del Cielo. Il nome Giuseppe significa il Signore ha aggiunto e annuncia la sovrabbondanza di grazia offerta da Dio al suo Popolo. Il nome Maria ha più significati a seconda della radice di riferimento, aramaica, ebraica o egizia. Dall'aramaico, Maria significa Principessa, Regina, Signora, tradotto in greco con Kyrìa e in latino con Domina. Il significato di Maria come Signora trova riscontro nella Donna primordiale della Genesi e in quella escatologica dell'Apocalisse, menzionate nelle profezie di Isaia e Micheia. Dall'ebraico, Maria potrebbe indicare Colei che vede o Colei che fa vedere. Il significato ebraico di Maria introduce alla sua missione di rendere visibile l'Invisibile. Nessuno ha mai visto Dio né può vederlo, ma l'unigenito Figlio incarnato lo ha rivelato. Cristo è l'immagine del Dio invisibile e chi vede Cristo vede ugualmente Dio Padre. Dall'egizio, il nome Maria significa Colei che è amata da Dio. Maria è la Donna amata da Dio perché porta nel suo seno l'Amato e Prediletto.

L'incontro delle madri e il saluto di Elisabetta

L'incontro alle sorgenti di Giuda tra le due madri sintetizza in Giovanni la giustizia dell'Antico Testamento fecondata dalla Misericordia divina. L'accoglienza del nascituro Gesù apre alla nuova realtà inaugurata da Maria definita Vergine fatta Chiesa. La semplice presenza di Cristo in Maria è sorgente di gaudio per chi lo riconosce. Il Battista esulta di gioia nel grembo di sua madre dopo aver riconosciuto per rivelazione la presenza di Cristo. Elisabetta viene contagiata dal suo frutto viscerale, è piena di Spirito e pronuncia la domanda sulla Madre del suo Signore. Elisabetta proclama beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore. La fede consiste nella risposta alla parola invito divino che rende soggettivamente presente Dio nell'uomo. Alla parola dell'Angelo Maria ha risposto con il suo sì rendendo presente agli altri la Parola. Elisabetta gioisce profondamente ed esulta nella sua anima interiormente sollecitata dal sì del figlio che porta in grembo. Maria non risponde alla lode di Elisabetta e non assapora la lusinga del complimento. Maria si pone sola davanti al Dio incarnato nel suo seno e proietta la lode ricevuta al suo Signore. Il Signore è l'unica sorgente di gioia e il solo degno di onore secondo l'Apocalisse. Lo schema della preghiera autentica prevede il movimento da Dio a Cristo, da Cristo a Maria e da Maria all'uomo, e inversamente. Il racconto della visita di Maria ad Elisabetta pone a confronto il Precursore e il Messia. L'evento messianico annunciato dall'arcangelo Gabriele esce dal seno di Maria per iniziare la sua avventura storico umana. Il racconto evangelico è semplice, essenziale, senza retorica e scarno di aggettivi. Il testo presenta tre modalità specifiche, ovvero Maria si mette in cammino in fretta, Elisabetta grida con voce forte e il bambino sobbalza di gioia. Sulla scena della visita sono ben in vista le due madri, mentre i due nascituri sono invisibili. Lo Spirito Santo è protagonista invisibile e visibile nelle manifestazioni che suscita. Il saluto di Maria è senza parole e Luca utilizza il silenzio per collocare la sua persona al centro della scena. Il bambino nel grembo percepisce la presenza del Messia attraverso la voce di Maria. L'avvenimento dell'incontro è raccontato due volte, sia da Luca che da Elisabetta. Il tratto comune dei due racconti è il sussultare del bambino nel grembo materno. Il primo racconto di Luca narra il bambino che sussulta, Elisabetta riempita di Spirito Santo e la sua proclamazione a gran voce. Il secondo racconto precisa che a far sobbalzare il bambino è stata la voce di Maria con un salto di gioia. Luca usa un termine per esprimere una speciale sensazione materna diversa da quella naturale. Il termine usato da Luca esprime una profonda e delicata gioia che pervade tutta la persona e trasuda all'esterno. La gioia descritta è la gioia messianica. Elisabetta sente il bambino sobbalzare in grembo. Elisabetta è ripiena di Spirito Santo. Elisabetta comprende che il sobbalzo del bambino è un gesto legato alla salvezza. Prima di nascere, Giovanni riconosce che Maria porta nel suo grembo il Messia. Giovanni esprime il riconoscimento del Messia con un sobbalzo di gioia e di allegrezza. Maria è portatrice di santificazione e di autentica gioia. Al saluto di Maria, Elisabetta risponde definendola benedetta fra le donne e benedetto il frutto del suo grembo. Elisabetta si chiede il motivo per cui la madre del suo Signore vada da lei. Elisabetta proclama beata colei che ha creduto. Le parole di Elisabetta costituiscono un'interpretazione di ciò che accade e una rivelazione di Dio. Il grido di Elisabetta constata una benedizione già ricevuta da Dio. L'espressione semitica fra le donne equivale al superlativo fra tutte le donne. L'evangelista usa l'espressione fra le donne per attirare l'attenzione sulla funzione di Maria come Madre del Signore. A Maria è riservata una benedizione perché ontologicamente predestinata da Dio. A Maria è riservata una beatitudine perché storicamente accetta e aderisce alla volontà di Dio. Maria partecipa alla visibilità dell'invisibile Verbo di Dio. Elisabetta riconosce la funzione materna di Maria proclamandola benedetta come madre e beata come credente. Giovanni salta di gioia all'udire la voce di Maria. Elisabetta comprende l'intimo significato della voce di Maria grazie al sussulto e adoperandosi come piena di Spirito. L'espressione di Elisabetta sulla madre del Signore pone una domanda meravigliata senza risposta. Chiamando Maria Madre del mio Signore, Elisabetta riconosce l'identità di Maria e di Gesù. Nel Vangelo di Luca Gesù viene chiamato Signore per la prima volta. Gli angeli chiameranno Gesù con lo stesso titolo nell'annuncio ai pastori. Il riconoscimento della Madre del Signore è il titolo mariano più splendido e meraviglioso. Il titolo di Madre del Signore è paragonabile all'espressione della fede pasquale dell'apostolo Tommaso. Il primo riconoscimento di Elisabetta riguarda la maternità fisica e personale di Maria. Il secondo riconoscimento sulla fede di Maria si usa in terza persona per indicare l'apertura all'universalità. La maternità fisica appartiene solo alla persona di Maria. La maternità spirituale si apre agli altri e si applica a chiunque crede. Per la sua fede, Maria è modello di tutti coloro che ascoltano e osservano la Parola. Maria può chiamarsi Madre dei credenti. Abramo è definito il Padre dei credenti secondo i testi della Lettera ai Romani e della Lettera ai Galati. Le due funzioni della maternità sono presenti in Maria da sempre a motivo della sua predestinazione assoluta. La fede di Maria è stata sempre adulta e matura fin dall'inizio. Maternità e fede esprimono in Maria la sua singolare personalità della donna dal Genesi all'Apocalisse. Nella primordiale scelta a Madre del Signore è implicita la funzione formale del credente perfetto.

Il Magnificat e la lode universale

Il cantico del Magnificat è definito una piccola summa teologica e una scuola di preghiera per la sua ricchezza di contenuti. La chiave di lettura del Magnificat è la pienezza di lode e di ringraziamento nel cuore della giovane Madre. La giovane Madre eleva la gioia al suo Figlio e Signore resosi geneticamente presente nel suo seno a nome dell'intera umanità. Il cantico ha un valore esemplare permanente per l'uomo di fede. L'evangelista Luca pone il cantico sulla bocca della giovane Madre. Il cantico è stato eseguito per la prima volta ad Ain Karim nei pressi di Gerusalemme. Ain Karim è il teatro universale dell'avventura teandrica di Cristo sulla terra. La sceneggiatura dell'avventura di Cristo è penetrata nell'etere come memoriale con le parole Fate questo in memoria di me. Il Magnificat è una scuola di vita spirituale che sgorga da un cuore virgineo e puro. Il Magnificat è una guida sicura di preghiera per la vita interiore del credente. Ascoltando la giovane Madre che magnifica il Signore si scopre il cammino autentico dell'umanità credente. Il Magnificat è nato dalla fede della Chiesa primitiva riprendendo temi della spiritualità degli anawim. Gli anawim sono i poveri del Signore. I temi della spiritualità degli anawim sono stati applicati all'evento mistero della Redenzione. L'evangelista Luca ha inserito il Magnificat nel suo racconto dell'infanzia di Gesù. Il Magnificat è inserito insieme ai cantici di Zaccaria e di Simeone. Il cantico è una raccolta di testi e citazioni dell'Antico Testamento. L'agiografo ha posto il cantico sulla bocca di Maria per ricordare l'azione salvifica di Dio nella storia di Israele. La struttura del cantico si ripartisce in tre temi fondamentali. Il primo tema è la risposta di Maria. Il secondo tema è il soccorso dei poveri e dei piccoli a discapito dei ricchi e dei potenti. Il terzo tema è il favore divino a Israele in seguito alla promessa fatta ad Abramo. Nella prima parte Maria ringrazia Dio per il favore manifestato verso la sua serva. La seconda parte descrive l'azione di Dio per i poveri, i deboli e gli oppressi del mondo. La terza parte annuncia il trionfo del disegno di Dio per tutti i popoli in forza della promessa. Dio viene esaltato per quanto ha fatto e farà. L'oggetto del magnificare di Maria è Cristo stesso. Cristo si è impiantato nel grembo di Maria. L'azione dell'amore divino termina in Cristo che è simboleggiato in Israele suo servo. Israele suo servo rappresenta l'intera umanità. Con il suo sì Maria abbraccia tutta la storia dell'Amore divino. La lode di Maria si riveste di universalità superando ogni barriera temporale e spaziale. La lode di Maria assurge a valore di paradigma per qualsiasi credente. Ogni uomo è presente in Cristo prima della creazione del mondo. Molti santuari e chiese in Italia e all'estero sono dedicati con il titolo di Madonna delle grazie o Santa Maria delle grazie. La data della celebrazione non è uniforme e ogni paese festeggia secondo la propria tradizione. La data più comune prima dell'attuale riforma era il due luglio. La riforma conciliare è stata applicata da papa Paolo VI. Nel Calendarium Romanum del 1969 e nella Marialis cultus del 1974 la festa si celebra il trentuno maggio. La festa del trentuno maggio ha il titolo di Visitazione di Maria Vergine con il grado liturgico di festa. La festa si situa tra le solennità dell'Annunciazione del Signore del venticinque marzo e della Natività di San Giovanni Battista del ventiquattro giugno. Il Martirologio ricorda la festa della Visitazione quando Maria venne ad Elisabetta sua parente. Elisabetta aveva concepito un figlio nella vecchiaia. Nel gioioso incontro tra le due future madri il Redentore santificò il suo precursore già nel grembo. Maria rispose al saluto di Elisabetta esultando nello Spirito e magnificò il Signore con il cantico di lode.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Visitazione della Beata Vergine Maria?

La festa si celebra attualmente il trentuno maggio, mentre in passato veniva comunemente festeggiata il due luglio.

Di cosa è patrona la Visitazione della Beata Vergine Maria?

La festività è legata al titolo e al patrocinio della Madonna delle grazie, venerato in numerosi santuari.

Festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, quando venne da Elisabetta sua parente, che nella vecchiaia aveva concepito un figlio, e la salutò. Nel gioioso incontro tra le due future madri, il Redentore che veniva santificò il suo precursore già nel grembo e Maria, rispondendo al saluto di Elisabetta ed esultando nello Spirito, magnificò il Signore con il cantico di lode. — Martirologio Romano